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La manutenzione dei sentieri
Sul sentiero numero 12, che dalle scalette dell’obelisco di Opicina porta fino alla cattedrale di Monte Grisa attraverso il Bosco Bertoloni e il Bosco Bidischini, c’è un piccolo pezzo di storia. Io l’ho scoperto oggi.
Il segnale fisso di mira, una colonna con foro da traguardare alla sommità, fu realizzato nel 1883 sulla cresta del monte in prossimità di Opicina. Venti anni prima l’Osservatorio Astronomico aveva messo a punto la specola presso l’Accademia di Commercio e Nautica, e due anni prima si era dotato di nuovi telescopi. Il segnale fisso di mira fu aggiunto per segnare con esattezza il nord geografico rispetto alla specola, e fungeva da punto di riferimento per le osservazioni astronomiche dedicate alle esigenze di navigazione.
Si ipotizza che il suo danneggiamento sia avvenuto cinquant’anni fa.
Mi ha colpito come ancora adesso si possa essere in tempo per ritrovare delle cose da valorizzare, dato che il segnale fisso di mira è stato restaurato in anni recenti, cioè nel 2009.
Da quelle parti, inutile dirlo, si possono anche osservare caprioli in corsa.
Sentieri di mezza altezza uniti
Finalmente l’ho percorso tutto, dall’inizio alla fine! Erano due anni che ci provavo! Un insieme di sentieri che permettono di attraversare le colline di Roiano, di Gretta e di Prosecco, tutto di filato in un’unica passeggiata di tre-quattro ore.
Le due estremità le conoscevo bene, fatte tante volte.
E nel mezzo, il nodo: il quadrivio del rio Bovedo. Che era come un luogo del mistero, oggi quasi irriconoscibile perchè praticamente mancava l’acqua del ruscello! Per fortuna alcuni tratti della sua vista mi erano familiari. E non li ho più confusi.
Eppure, questi bivi nel bosco, queste alternative appena percepibili che oggi ho fissato nella memoria, tra qualche anno saranno ancora gli stessi?

Itinerario: da via degli Olmi alla discesa per Piscianzi alla isolivello in collina per Scala Santa, e poi si attraversa Scala Santa rimanendo alla stessa quota e prendendo la prima a destra nel bosco: solo così (seguendo le marcature rosse e blu del sentiero sugli alberi) si attraversa il rio Martesino usando il ponte superiore, e poi (se ai vari bivi si va sempre verso l’alto) si arriva fino a via Bonomea sopra l’antenna, proprio all’imbocco di via Terstenico. Là dentro si prosegue verso il palo che porta il numero 39, e poi nel bosco attraversando due guadi minori, fino al guado maggiore col quadrivio del rio Bovedo: lì, dei quattro, si prende il sentiero verso l’alto. A quel punto si sale, attraversando una radura con pozzanghera e salendo ancora (tenendo la destra nei due piccoli bivi): così si raggiunge la strada Stefania, da percorrere tutta fino alla fine della Napoleonica
Cinguettio di mille storni al tramonto
Comunicato stampa
E’ uscito oggi sul sito del Comune l’elenco con le nuove nomine:
Segni della Barcolana
Che colore hanno i Consigli, a Trieste?
Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la
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Da lunedì sono disponibili tutti i dati dell’esito delle elezioni amministrative.
Per cui ci si può chiedere: “Quanto sono risultati colorati in rosa i consigli circoscrizionali, comunale, provinciale a Trieste?”
Cominciamo con le circoscrizioni.
Lì la base statistica è sufficientemente ampia da poter cercare eventuali relazioni tra l’offerta di candidati (1653 nominativi) e il risultato per gli eletti (che sono 100). [1]
Controllando le liste si incontrano spesso i casi in cui le donne candidate sono 2 su 20, oppure 1 su 15.
L’effetto per l’occhio è strano, stonato.
Piccola eccezione per le liste di “Trieste Città Metropolitana – Sindaco Fortuna Drossi”: sono le uniche che superano la barriera del 50%, proponendo il 55% di donne. Purtroppo, non ottenendo nessun eletto, l’esempio, pur interessante, non entra nel conto.
Il risultato dell’analisi è evidenziato dai seguenti grafici.
Il primo grafico mostra l’offerta di candidati, espressa come percentuale di uomini e donne, ordinando le liste secondo la presenza femminile decrescente.
Il secondo illustra la presenza di eletti, espressa come percentuale di uomini e donne, con le liste nello stesso ordine del grafico precedente.
Sovrapponendo i diagrammi, si nota una certa corrispondenza tra numero di candidate e numero di elette.
Inoltre risulta che la percentuale di elette diminuisce sempre rispetto alla percentuale di candidate.
Dunque, stando a quanto emerge dai dati, la mancanza di presenza paritaria delle donne ai vari livelli delle istituzioni risulta effettivamente correlata alla povertà di candidature nelle liste; inoltre, esistono anche anche altri fattori negativi, che concorrono all’abbassamento della percentuale delle elette.
I lettori di di bora.la ne hanno suggeriti alcuni nei loro commenti:
“Chi decide nelle segreterie, decide comunque di non stampare poster x le candidate. Guardando le facce, faccine, faccione …sorridenti dai cartelloni elettorali …tranne 2, purtroppo rare (Bassa Poropat e Clon), altre non ce ne sono.”
“Metti le donne, e quelli che ti stanno sugli zebedei ma devi candidare, nei collegi deboli e sono fatti fuori!” [2]
Dai dati delle liste circoscrizionali emerge un fattore positivo.
Solo un partito ha usato con costanza il metodo di proporre nomi di donne e uomini alternati ad uno ad uno. In una circoscrizione ha presentato il 50% esatto di donne in lista, mentre nelle altre circoscrizioni gli uomini in più sono stati raggruppati in fondo all’elenco.
Il metodo appena citato, insieme ad una percentuale di candidate lievemente maggiore che altrove, ha portato a questo partito il miglior numero di elette: 11 donne provengono dalle sue liste (su un totale di 16 donne insediate nelle circoscrizioni).
Cosa ne pensano le addette ai lavori?
“Le donne in questo settore continuano ad essere poche. La insufficiente disponibilità di servizi di cura offerti dall’ente pubblico sicuramente è uno dei freni” (Alessia Rosolen [3])
“E’ difficile trovare donne da inserire nelle liste: quando vengono invitate a candidarsi, rispondono che fanno fatica ad assumere incarichi aggiuntivi, hanno già un doppio lavoro” (Maria Teresa Bassa Poropat [4]).
Quest’ultima testimonianza è interessante per due motivi.
Il primo è che ricorda la presenza del fenomeno della cooptazione, valido per entrambi i generi (meccanismo solitamente non favorevole, se i vertici uscenti sono sempre al maschile, dato che il sistema tende a replicare sè stesso), che però può diventare vantaggioso alla comparsa della prima che rompe il soffitto di cristallo e che comincia a “tirare”.
Il secondo motivo è che la citazione proviene da una donna in posizione apicale, e quindi può far tornare in mente l’effetto “role model”: la presenza di un esempio femminile in posizione di comando può portare all’emulazione.
I due fenomeni appena descritti, di “traino” da parte di chi ce l’ha già fatta in passato, e di “inseguimento” da parte dell’elettorato, possono aiutare a spiegare l’unico caso in cui le influenze negative sono state messe un po’ da parte.
Infatti, le cose cambiano se si comincia a guardare la composizione anche degli altri consigli.
Le diminuzioni nella percentuale delle elette rimangono frequenti (nelle circoscrizioni si è partiti da un 28% di candidate per arrivare ad un 16% di elette, in Comune il 24% di candidate ha portato al 20% di elette), ma la Provincia diversamente dagli altri organi, pur partendo da un 28% di candidate ha raggiunto il 38% delle elette [1],[2].
Dunque, in questa tornata elettorale, per la Provincia si è realizzato sia il record triestino sulla quota delle elette, sia l’unica inversione di tendenza tra quante donne sono partite per la corsa e quante sono arrivate alla meta.



Composizione consigli degli organi amministrativi a Trieste. Percentuale degli eletti, suddivisi per genere, nella tornata elettorale aprile-maggio 2011
Fonti:
[1] dati Insiel
[2] Che genere di candidati, a Trieste?
[3] convegno “Le Donne e la Politica”, Trieste 07/04/2011
[4] convegno “tea for UDI”, dibattito con la delegata nazionale Pina Nuzzo, Trieste 25/03/2011
Note sulla modalità di realizzazione dei grafici per le circoscrizioni:
Nei grafici sono state inserite solo le liste che hanno ottenuto un numero di eletti maggiore o uguale a 5, adatto a compilare una statistica di genere.
Con questo criterio sono risultate escluse quattro liste con zero eletti, una lista che ha eletto una sola persona, una lista con due persone elette, una con tre persone elette.
Che genere di candidati, a Trieste?
Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la
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Oggi, mentre passavo in autobus davanti ai gazebo del centro, mi sono accorta di una cosa strana.
Mi sono resa conto che era già possibile fare delle previsioni certe sull’esito delle elezioni comunali.
Sì, posso dirlo, ho la sfera di cristallo!
I candidati sindaco sono dieci, chiaro, questo non rende le cose facili da immaginare, ma un dato è sicuro.
La probabilità che, tra questi dieci, sia eletta una donna, è zero.
Zero su dieci.
Mah.
Allora mi sono detta: beh, ci si può consolare con la sfida per la Provincia! Lì la situazione sembra un po’ più rosea, due donne candidate su sei, dài, trenta per cento, non è come nella proporzione della popolazione reale, ma è già un po’ meglio!
Però, anche lì, se non ci limitiamo a guardare la candidata principale che ha già esperienza da Presidente, i conti non tornano veramente. La lista che sostiene l’altra candidata, ha una (dico una!) sola candidatura femminile su oltre venti nomi.
Eppure, martedì scorso si è svolto al Caffè S.Marco un incontro promosso dal Forum delle Donne di Trieste che ha invitato tutte le donne candidate alle elezioni per il Comune e la Provincia di Trieste. Lo scopo dell’invito era far sottoscrivere alle candidate un appello dedicato alle donne. Ho letto l’appello, che si apriva così:
“democrazia compiuta è garantire in tutti i luoghi decisionali (consigli, giunte, enti) parità di rappresentanza. IMPEGNATEVI CON NOI! è doveroso il rifiuto e la denuncia di ogni stereotipo lesivo della nostra dignità! è indispensabile avere servizi di qualità per l’infanzia e per gli anziani!” (temi notoriamente cari all’elettorato femminile).
E questa è la chiosa: “Chiediamo alle candidate di impegnarsi con noi per realizzare questi obiettivi, e alle donne di votare DONNE”
Eh, bene.
Però, se il quesito è: quali donne potrebbero esser votate, allora com’è l’offerta che può tentare di rispondere a questa domanda?
Mi sono detta, facciamo i conti per bene.
Su IL PICCOLO del 17 aprile sono apparse tutte le liste con relative candidate e candidati.
Per il Comune di Trieste, il territorio ha saputo esprimere 237 donne candidate su 833 totali distribuiti su 23 liste. Si tratta del 28% circa.
Per la Provincia di Trieste, trovo 93 donne su 384 totali distribuiti su 16 liste. Appena il 24%.
Mmmh, se si guarda meglio, non tutte le liste sono uguali.
Talvolta l’elenco mostra nomi di donne alternati a quelli degli uomini; talvolta donne in tutti primi posti consecutivi. In molti altri casi, più semplicemente, la presenza è in ordine alfabetico.
Non è così difficile scovare delle tendenze.
Mi sono messa di buzzo buono, e ho fatto il mio grafichetto.
Più donne nella lista? Ti metto nella parte sinistra del grafico. Meno donne nella lista? Vai a destra!
Ma guarda un po’, in molti casi, i conti (o meglio, i lati) tornano…
Comunque, questa è solo la storia della “offerta”.
Ora mi sto domandando se le percentuali delle elette saranno molto simili a quelle delle candidate (a significare che: bisogna farsi avanti, proporsi…). O forse no. Chissà.
Dovrebbe mancare solo qualche giorno per saperlo.
Non si può avere la sfera di cristallo su tutto…
Bora.Qua
Se non ora, quando? Piazza Unità piena per la dignità delle donne
Il seguente articolo è stato pubblicato su bora.la
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La manifestazione “Se non ora, quando?”, svoltasi domenica 13 febbraio in centinaia di città italiane, è nata sul web.
Il sito senonoraquando13febbraio2011 ne elenca motivazioni e simboli.
Trieste ha risposto con una piazza Unità d’Italia insolitamente piena, e il fatto che la manifestazione sia stata prevalentemente spontanea è stato visibile dalle caratteristiche del corteo.
Diverse associazioni femminili hanno preso parte al corteo, ma alcune ne hanno anche preso le distanze; e per la maggior parte dei partecipanti si sono visti singoli cittadini; soprattutto donne, ma anche i loro compagni e mariti, le famiglie, i bimbi.
Tra le assenze, quella dell’UDI, che a livello nazionale ha preso la seguente posizione: “A titolo personale, ognuna è libera di partecipare; è opportuno però ribadire che l’UDI non può essere chiamata a schierarsi, a portare donne a una manifestazione che non rientra nella sua politica. Noi non abbiamo mai sottovalutato l’importanza di esporci nelle piazze, nelle quali ci siamo misurate in diverse situazioni: raccolta firme, Staffetta, in ultimo, il contrasto agli stereotipi con la Campagna Immagini Amiche. Ma non possiamo rinunciare alla nostra identità per rappresentare un confuso genere femminile, indignato e anonimo. La manifestazione in questione è infatti promossa in varie città come una manifestazione di donne non meglio definita.”
Tra le presenze, con i propri simboli e striscioni, quella delle realtà consolidate della Casa internazionale delle donne, e del Coordinamento donne Trieste. Seguite da molte persone che avevano creato il proprio cartellone colorato, il proprio messaggio personale. Il tricolore fatto di mutande, l’invito a spegnere la tv, la mimosa in mano.
Il vademecum della mobilitazione è stato nel complesso rispettato: non ci sono stati simboli politici o sindacali, a parte qualche adesivo o spilletta per la coda dell’occhio. Non era previsto alcun segno di riconoscimento (oggetti, fiocchi, sciarpe, colori..) oltre al logo della manifestazione creato da Maddalena Fragnito. Per cui gli ombrelli alti aperti, le sciarpe collegate a far striscione, sono risultate sì, prevalentemente rosa, rosse, bianche, nere… ma comunque casuali.
Alla testa del corteo, con in mano lo slogan principale, “Se non ora quando“, si sono presentate la Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, la parlamentare Tamara Blazina, insieme a donne notoriamente attive nella città. E molte giovani, giovanissime.
Il fatto che la manifestazione sia stata prevalentemente spontanea, effettivamente chiamata dal pensiero serpeggiante del web più che da strutture centralizzate, è risultato visibile dall’andamento che il movimento di piazza ha avuto nel corso della mattinata.
Dopo l’appuntamento delle ore 11 nel cuore della Piazza Unità d’Italia, che ha potuto sorprendere i visitatori della domenica con la presenza di migliaia di persone accalcate in una piazza praticamente piena, si è coagulato un primo corteo, che si è incamminato verso il Canale, intasando via Cassa di Risparmio, e poi bloccando per breve tempo il traffico delle Rive, giusto il tempo dell’attraversamento fino allo spazio pedonale. Un secondo corteo, più lento e che quindi si è ritrovato sganciato, ha compiuto un percorso più breve, megafono alla mano, fino a Piazza della Borsa, per poi rientrare e ritrovarsi con l’altro segmento in Piazza Unità.
Comunque, i temi resi visibili dall’iniziativa sono risulati prevalentemente due: il “Berlusconi dimettiti” (declinato in molti modi, per lo più ironici, tipo: “zio Mubarak si è dimesso, papi Berlusconi fai lo stesso“) e quello della dignità delle donne calpestata dall’immagine corrente. “La dignità delle donne è la dignità dell’Italia“, “Donne sull’orlo di un crisi di disgusto“, “Donne non in vendita“, con in mano il saggio di Lorella Zanardo, “Il corpo delle donne“.
Questa, in sintesi, l’immagine che la piazza Triestina ha esposto, con una partecipazione prevalentemente allegra, pacifica, bambine al seguito (“Anche lei c’è stata, alla sua prima manifestazione!“, ha detto la mamma di una bambina di un anno).
Sicuramente, una partecipazione numerosa. Secondo il servizio d’ordine, che ha scortato il tratto nel traffico con le auto della polizia, l’argomento ha portato in piazza più persone del solito.
Per quanto generico il messaggio di partenza, che verrà poi declinato da interpretatori dei media anche nazionali in molti modi (non necessariamente corrispondenti al pensiero di chi ci è stato), l’opinione di chi scrive è che la risposta triestina all’idea di lancio è stata rappresentata dal seguente simbolo.
In uno dei cuori pulsanti dell’evento, alla testa del rumoroso gruppo di percussioni della sezione femminile della Banda Berimbau, le BerimBabe, non c’era il solito fischietto del vispo capobanda di sempre, ma una ragazza, schemi del ritmo nella mano alzata. “Ora suoniamo il tre; ora il quattro…“, incitava, facendo segnare il passo a tutto il seguito. Una donna si è sostituita al leader che siamo abituati a vedere da sempre: ci ha messo la propria faccia, alla guida.



















































