Il sentiero Ressel con la neve

cielo blu con la neve a spasso per i campi neve nel bosco impronte di lepre
sentiero di neve nel bosco i tipi di legno Davidaola sulla neve impronte d'uccellino

La storia della vegetazione del nostro Carso è segnata da alterne vicende.
Il nostro altopiano non è sempre stato una landa pietrosa.
Fino al 1500, vaste foreste di querce (rovere, roverella, cerro) ricoprivano le spalle di Trieste, subendo sorti altalenanti a seconda dello sviluppo della città.
Dal 1500 in poi, incendi, tagli e pascoli indiscriminati hanno tarsformato gran parte di questi querceti in un’arida landa pietrosa e rocciosa.

Mentre leggo queste righe nel pannello che presenta il retroscena del sentiero Ressel, mi ricordo quanto scritto da Jared Diamond in Collasso, ovvero il tema dell’“amnesia del paesaggio”. Siamo così assuefatti all’aspetto del Carso come terra di pietre (spesso descritto così in associazione alle storie della Grande Guerra), da dimenticare che questa connotazione è il frutto della deforestazione.

Continuo a leggere il pannello.
Nella seconda metà del 1800, col contributo di Josef Ressel, sono state eseguite sul Carso imponenti operazioni di rimboschimento artificiale, con l’utilizzo del pino nero come pianta preparatoria. In tutto il Litorale austro-illirico, furono piantati ben cento milioni di piante: un lavoro immenso che valse il Grand Prix alla Esposizione mondiale di Parigi del 1900.
Ecco allora che ci siamo abituati anche al pino nero, ormai centenario, caratterizzante le zone dove è avvenuto il rimboschimento.

E a questo punto mi ricordo anche delle parole di un vecchio amico biologo, che lamentava gli altri elementi artificiali. Secondo lui, l’introduzione dell’abete rosso, del faggio, e di altri tipi di pino hanno squilibrato i rapporti tra le varie specie del bosco.

In conclusione, il lavoro di riforestazione del Carso è rimasto a metà.
Lo scopo iniziale del progetto era quello di avvicinarsi gradualmente ad un rimboschimento dalle caratteristiche naturali, ma le due guerre mondiali e i nuovi confini statali hanno rallentato l’evoluzione del progetto iniziale.

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