Almeno una storiella buffa alla settimana

Domenica scorsa volevo fare la mia solita escursione in bici, ma ero stata invitata da Francesca per una nuotata in piscina. Ottima idea pure quella. Che fare? Andando in bici verso la piscina, anche se la strada è breve, si combinano le due cose. Esco allora con un buon anticipo: faccio un giretto a pedali per le rive, un moletto dopo l’altro, consumando il tempo fino alle undici, ora in cui Francy mi attendeva alla piscina: “Puntuale, eh!” aveva detto.
L’automatismo mi porta dopo la stazione marittima, posizione un tempo occupata dalla vecchia piscina Bianchi… che ora non c’è più. Eh sì, dimenticavo, la nuova piscina Bianchi è un po’ più in là; poco male, pedalando ancora un po’, arriverò lì alle undici e cinque. Giungo quindi all’astronave della Bianchi nuova, lego la bici, ma non vedo nessuno fuori ad aspettarmi. Bon, saranno dentro. Ma non c’è nessuno neanche dentro… Telefono a Fra, ma non risponde. Chiamo il papi, che faceva parte del gruppo. “Dove siete?” “Alla piscina di S. Giovanni!”. Doh…
Non posso lamentarmi di aver fatto un giro in bici troppo breve. Dopo praticamente un’ora sui pedali, tocco finalmente l’acqua della piscina in compagnia degli altri. Devo dire che, dopo questo buon riscaldamento, ho nuotato bene.
piscina a montegrotto

La manutenzione della bici (con autoironia)

L’altro giorno mi si è rotto il porta borraccia vecchio di dieci anni, così ne ho preso uno nuovo da Cottur, acchiappato giusto in tempo prima dell’orario di chiusura del negozio.
Ho dovuto armeggiare un po’ per montarlo, perchè le viti erano troppo corte: ne ho dovute prendere due più lunghe, perchè in serie andava anche montato il nuovo porta pompa (preso dopo la successione di forature alle gomme, mi pare ovvio).
Esco per un giro in bici, ma la borraccia tende sempre a sgusciare fuori dalla sede, che risulta troppo stretta, soprattutto nell’afferragio superiore: o era troppo grossa lei (ma non volevo cambiare la borraccia con una più piccola), o era troppo stretto lui (il porta borraccia). Ok: ricominciamo, smonto tutto, recupero lo scontrino e vado a cambiarlo.
Ritorno in negozio ben decisa: ” Salve, vorrei un porta borraccia, ero già venuta da voi e avevo preso questo, che però non mi va bene, e…” lo tiro fuori “… anzi no. Come non detto. Cancella tutto. Va bene così, grazie grazie, saluti”.
Esco, con il porta borraccia in mano, afferrato dal lato giusto, illuminata. L’avevo montato alla rovescia.
la borraccia sgusciante

Piccole scenette quotidiane

Stamattina, facendo la solita strada a piedi, ho sentito uno strano rumore ripetitivo alla mia destra. L’auto che mi si stava avvicinando aveva la ruota bucata. Faccia della signora alla guida sconsolata.
Qualche isolato più avanti, di nuovo rumore dalla strada. Toh! Un’altra auto con la ruota bucata. Tutte oggi? Faccia della stessa signora alla guida sconsolata.
Quanti giri doveva fare ancora prima di trovar parcheggio?

Il gelato e la bici

La storia seguente, a forza di rimandi per fare spazio ad altri post, è ormai fuori stagione. Bon, immaginatevi il caldo estivo attorno alla scena, ok?
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Dopo una lunga pedalata tra i campi nel sole, e prima di salire sul treno che porta a casa, ci sta bene un bel gelato.
Questa gelateria è quella giusta? Non ancora, vado avanti verso la stazione, e poi se c’è tempo prima del treno lo prendo. Arrivata – dieci minuti al treno. Ok, vada per il gelato. Cominciamolo subito, altrimenti si squaglia.
Arriva il treno. Raggiungere di corsa il vagone per le bici col gelato in mano è un’impresa. Caricare sul treno la bici senza strizzare nella mano il cono del gelato è ancora più arduo, ma è fatta.
Eccomi su. Fisso la bici al porta bici. Ora ci si può rilassare. Anzi no… aaaah la bici fissata male cadeee… per riprenderla, il gelato sguscia dalla mano… finisce sotto la ruota… tutto schiacciato e distrutto in poltiglia!!! Bon che prima di salire avevo preso un tovagliolo di carta…
Il gelato e la bici non vanno d’accordo.

vignetta pupettiverdi

Una storiella d’acqua dalla Cilla

Ricevo e, autorizzata, pubblico: troppo bello questo raccontino!!!

—–Original Message—–
From: sorellina Cilla
Sent: 12 October 2007 9:21
To: sorellona Palla
Subject: blub splut splat

stamattina ero sveglia alle 6 per andare in piscina col papi. esco alle 6 e 30 col cappotto perché a quell’ora fa frrreddissimo. piscina di san giovanni aperta dalle 7 e papi mi fa anche una tesserina da 10 ingressi. era tanto che non andavo, quasi non mi ricordavo cosa dovevo fare. bon, mi faccio la doccia gelida per abituarmi all’acqua della piscina. papi mi dà una scuffia vecchia di stoffa, ma appena entro in acqua ovviamente la perdo e faccio svolazzare il mio codino di cavallo. ecco subito il bel bagnino che mi richiama… “paaapi, mi dai la tua cuuuffiaaa?” e cambio con la sua che per fortuna mi sta. tra parentesi l’acqua è calduccia (e allora occorreva gelarsi i sentimenti col doccino???). incomincio a nuotare con gli occhialini (di papi, cilla-astronauta-spaziale), ma dopo 4 vasche a stile sono già morta. che pappetta, penso! ma no, è solo perché sono andata troooppo veloce. allora rallento, ma è meglio non sforzare troppo il braccino, che comunque è andato giù di muscolatura. un po’ di stile e ogni tanto dorso per riposare. con un dorso tutto mio, mi schizzo, mi annego, acqua negli alveoli polmonari, cilla splat, splut, triplo BLUB! l’acqua poi è strana, perché non sudi, non sai esattamente quando sei caldo…ma sai quando sei stanco! braccia pesanti, gambe che non stanno bene a galla; l’unica cosa che sta bene a galla è rotonda e ha 2 chiappette… esco dall’acqua insieme a papi e vado nella piscinetta idromassaggio così sciolgo anche un po’ i muscoli, faccio un po’ di stretching per le braccia a penzoloni. vado a farmi la doccia (stavolta bollente) e mi asciugo la chioma. memore dei miei anni di piscina mi asciugo col phon portato da casa per evitare che mi si creino ciuffi ribelli (dalla piscina vedi spesso uscire capelli a parabola). yuppee, capelli normali! mi vesto, esco e… ma guarda, papi è ancora dentro, ho finito prima di lui, ah ah! paaapiiii!!! usciamo dalla piscina e sono appena le 8. bella sensazione di avere i muscoli rilassati e di avere ancore tutta la mattinata davanti impagabile.
rosolin-cill
bluereflection5

Filosofia notturna

Stanotte Dado ha parlato nel sonno (come già visto altre volte).
Siccome ero sveglia, gli ho dato corda per vedere come andava a finire. Sentite un po’:
D: bzbrubln
P: cosa?
D: il massimo, non c’è il massimo.
P: e allora?
D: non va bene. Non c’è il massimo del massimo.
P: Aaah. E il massimo cos’è?
D: LA PUZZETTA!!!

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p.s.: come ci sono finite le impronte del maiale sul soffitto?

Il radicio e il concerto

C’era una volta un radicio picio picio. Poichè era il più picio di tutti, veniva chiamato ‘radicieto scoresa’: no iera niente de lui, solo due ciuffetti che sparivano nella calca. Nella cesta delle verdure faceva ‘cucù’! e a malapena si sentiva la sua vocina. Un giorno venne preso come da un soffio di vento, e il mondo sotto di lui cominciò a girare… uooouuu… tutto si muove… blubb che paura!

Il radicieto fu portato da barbiere, che gli tagliò corta la frangetta. Poi in piscina, poi in sauna. Poi gli fecero una maschera di bellezza, con una crema profumata. E poi lo vestirono di tutto punto, pizzi e volant millefoglie. Non sapeva che sarebbe stato portato ad un concerto. Col suo abito da sera nuovo, sentì le orecchie ronzare: un rumore di chitarra hawaiana proveniva dall’altra stanza (iera Dado che gratava le corde della slide…).

Nel coro: ricotta, parmigiano, speck, pasta sfoglia ed erbe di provenza.

consigli…

beh, insomma, nella seconda serata di annunci matrimoniali, nel senso che raccontiamo agli amici che ci sposiamo, siamo andati in un bel locale a sentire musica e a fare un brindisi assieme a Dodo e Bibi.
io e Paola ci siamo lanciati nei balli, e a un certo punto salta fuori un omone, visibilmente allegro, con la ridarola fissa, che si scassa un po’ cercando di ballare, o di fermarsi dal ballare. mi fa, in triestino, ovviamente:

lui: ma te sa che mia moglie me sta zercando (mostrando il telefonino) de due ore e no la sa ancora dove che me son perso…
io: e dove la se ga perso???
lui: qua me go perso!!!
— conclusione ovvia ma non priva di verità. poi continua con un paio di perle…
lui: questa xè la tua compagna?
io, orgoglione: beh, sì, xè la mia morosa. anzi, presto sposa!
lui: ma te son sicuro che ela sia convinta de ti????
— batudòni…, el mato xè in piena… altre parole confuse e poi:
lui: volève ben, come mi e mia moglie, tra una baruffa e l’altra… stasera la me fa l’ocio nero…

e allora mi sono venuti in mente questi versi di De Andrè, da Bocca di Rosa…

si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come gesù nel tempio…
si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio.