Padova fotografia

foto Silvia Camporesi foto Isabella Bona

Ieri, venerdì, gita trenobici a Padova per vedere una mostra fotografica organizzata dal CNF, Centro Nazionale di Fotografia. Il simpatico custode Giancarlo mi ha dato le infomazioni necessarie a fare tappa negli uffici del CNF, conoscerne le amministratrici e il coordinatore. Volevo infatti informazioni sugli altri eventi organizzati per la rassegna “racconti di donne”. Ho scoperto in realtà che il prossimo festival della fotografia, organizzato come ogni anno a Padova ad aprile, ospita 30 autori, di cui zero donne. Mah.

Nel pomeriggio, il giretto in bici si è dipanato sulle strade lungo argine del circondario di Padova. Il più bello è stato il lungoargine Terranegra, presso il Piovego, col sole finalmente sbucato tra le nebbie, e l’orizzonte misterioso, sfumato all’infinito.

ponte sul Piovego colori concordi lungoargine Piovego lungoargine Terranegra

in bici sugli argini

Ogni giro di ruota una storia

Domenica scorsa, non avendone avuto abbastanza della pedalata di sabato, sono tornata in bici per proseguire il giro a partire dal punto in cui ero arrivata il giorno prima.
Ci metto dunque un’oretta per percorrere la tratta Monfalcone-ponte sull’Isonzato, e da lì proseguo per una strada per me nuova, fino al mare, verso la laguna di Punta Sdobba. Devo dire che la pedalata è stata anche stavolta monotona, appesantita dal cielo grigio, dalla foschia all’orizzonte e dal freddo sulle dita (avevo dimenticato i guanti a casa), per un totale di 40 chilometri di pianura andata e ritorno.
Però, com’è d’obbligo per i giri in bici, che promettono sempre di raccontare delle storie, anche stavolta ho trovato il premio finale.

Giungo infatti alla riserva naturale del Caneo, di cui non sapevo l’esistenza. Trovo il bar chiuso, e decido di mangiare il panino-pranzo restando sulla sella, perchè se mi fermo prendo freddo. Attraverso i canneti con uccelli acquatici, e nel canale sulla mia destra trovo un dettaglio che mi cattura l’attenzione. È lei! Questa immagine la conosco già! È la stessa che ho già visto in una delle foto di Emilio tra le mie preferite, che faranno parte della nostra prossima mostra di febbraio! Una barca di legno, semisommersa dall’acqua, ricoperta di muschio. Lui l’ha ritratta in bianco e nero, due volte, con diversi livelli di marea. Io a colori, ieri, come se fossi entrata nel mondo delle sue foto.
Aveva ragione, Emilio, a dire che facciamo gli stessi giri. E pensare che questo tour l’avevo scelto su google earth…
(continua…)

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IMG_4041 IMG_4042 IMG_4055 l'angolo dei pescatori

Monte sei busi in bici

Venerdì mattina, dopo molti giorni di attesa, è finalmente tornata fuori una buona occasione per una gita treno bici. Giornata fredda (temperatura in discesa sotto i dieci gradi), ma cielo lipido e sole: perfetto.
Stazione, biglietto, macchinisti Furio e Ciccio che mi attaccano bottone, e arrivo a Monfalcone. Passo a salutare Rosa che smonta la mostra con l’ultimo mandarino in mano, attraverso un corteo di bandiere sindacali in sciopero, e vado a comprare la cartina Tabacco del Monfalconese, meditando un itinerario Ronchi – Doberdò. Il libraio mi suggerisce un percorso: strada statale 15, dopo la prima curva con la piramide si va a sinistra nello sterrato. Seguo il suggerimento: inizio il giro tra i sassi e i saliscendi della via lungo il metanodotto. Il primo tratto non è bello, pieno di antenne, ma poi si arriva al Monte Sei busi e alla Trincea dei Bersaglieri, postazione che permette di vedere da un lato il mare e dall’altro le alpi. Da lì lo sterrato si fa più largo e dolce, e mi permette di arrivare (involontariamente!) fino a Doberdò, che era quello che avevo in mente, risbucando sulla SS15 da utilizzare poi al ritorno.
Come la dritta sull’itinerario, anche il suggerimento su dove trovare la carta Tabacco (che a Trieste non era reperibile) l’ho raccolto tra gli incontri casuali. L’esplorazione contiene anche questo: la raccolta sulla via di informazioni altrove introvabili.

monte sei busi

In bici senza confini

Ricevo e pubblico: diffondete! Noi ci saremo!!

Carissimi, queridos,
Il 22, sabato, ci sarà una pedalata sconfinata tra Italia e Slovenia per strade secondarie, per celebrare la caduta del “muretto”, attraversando per la prima volta tutti quei sentieri tagliati dal fil di ferro o da una sbarra con finanziere\granicaro a guardia dei rispettivi sacri suoli. Si parte alle 14 dalla stazione FS italiana di Gorizia e i km sono 24, tutti in pianura. Mi sembra una cosa molto bella e storica, io ci vado con molta emozione. Ho spedito la mail anche a chi non potrà venire perché vive lontano, così approfitto per fare gli auguri di buon natale a tutti. Ecco: buon natale a tutti! Felices pascuas!
Emilio Rigatti

itinerario senza confini

Questo in figura è in linea di massima il percorso di km 24.
Treni di ritorno dei partecipanti che partono da Gorizia: alle 16.50 per UD-PN,
alle 17.15 per TS. L’importante è non perderli!
Se noi partiamo dalla stazione alle 14:00 – 14:30 ce la facciamo in due ore? Credo di si! C’è un po’ di sterrato e quattro scalini, di numero, da farsi sotto il muro di cinta dell’ospedale civile di Gorizia per raggiungere la ciclabile in Slovenia.
E’ molto interessante il pezzo da Peci – Rupa a Sempeter sia per l’ingresso in Slovenia a Miren che per la presenza della struttura museale più piccola al mondo! Se dovesse piovere il giorno prima, dovremmo modificare il tratto dalla Campagnuzza – Sant’Andrea a Savogna, passando per strade asfaltate.
Ciao a tutti.
Nevio Costanzo
Alberto Deana

Il laghetto inespugnabile

Le forature della bici si presentano sempre in serie, mi ha detto papi. Aveva ragione. Sabato scorso, la mattina, ero pronta per fare un giro treno-bici a Cervignano, ma appena uscita di casa ho scoperto che la ruota posteriore era forata. Ritorno a casa, Dado mi aiuta a cambiare la camera d’aria velocemente, e riparto per una nuova destinazione: ultimo treno utile, Monfalcone.

Che nuovo giro mi invento? Cartina FVG alla mano, propendo per la direzione Ronchi-Doberdò. Un cartello mi incuriosisce: centro ippico Terrarossa, riserva naturale. Andiamo a vedere! E così ho speso la mattina esplorando la zona protetta fino al centro visite, su strade bianche, sterrati e tappeti di foglie gialle bagnate; foglie che si attaccavano alle ruote e ai pedali; foglie di quercia, d’acacia, frassino e ciliegio canino, ognuna con la sua sfumatura dell’oro.
scotani sentiero-pietrarossa tappeto-dorato scotano
Volevo vedere il laghetto di Terrarossa: quello piccolissimo che appare a destra in autostrada presso Ronchi, che fa sempre girare lo sguardo. Ho fatto due volte il giro del sentiero attorno al lago, ma non si riusciva a vederlo: “la vegetazione è troppo alta”, mi ha detto un ciclista, e non c’erano accessi al lago. Allora provo a farmi strada uscendo dal sentiero: il lago è là, si sente la sua presenza, sotto forma di assenza degli alberi oltre un certo punto guardando in alto. Ma più volte l’intrico mi blocca, i rovi lasciano collezioni di spine attaccate ai miei vestiti, e allora riprovo senza la bici.
Mi inoltro tra gli alberi in uno slargo apparente, ma per l’ennesima volta i cespugli si fanno trppo fitti per poterli attraversare: non vedo nè spazi che si aprono davanti a me, nè la bici lasciata indietro presso il sentiero. Sento solo un rumore come di pioggia, che a notarlo diventa costante: tic toc, tic toc. Come di rametti che scricchiolano: cric croc, cric croc. Alzo lo sguardo: sono le foglie. Cadono continuamente dall’alto, ma non arrivano mai a terra: si fermano sempre a metà, incastrate sui cespugli e sui trivi dei rami, decorandoli di macchie rosse, gialle e marrone secco; continuano a cadere attorno a me che sto nei cespugli: tic tic, tic toc, cric croc.
Ho capito chi è che protegge il laghetto dai curiosi.
i-protettori-del-lago la-foglia-incastrata sorgenti-pietrarossa mappa-pietrarossa
Più tardi, allontanandomi per via della Fornace, chiedo ad una signora anziana che abita lì se è vero che non ci sono accessi al lago. “Da quando hanno fatto l’autostrada e scavato il canale per le risorgive, il livello del lago si è abbassato di molto”, mi spiega; “Non è più come quarant’anni fa, ora del lago si possono vedere solo le sorgenti”.
Sì, la sorgente l’ho vista prima di andare a caccia del lago.
Per vedere il lago, andate in autostrada.

Colori e climi d’autunno

IMG_2806 IMG_2807 IMG_2813 colori d'autunno
Domenica scorsa, giro trenobici Cormons – Dolegna del Collio, un po’ più avventuroso del solito: due interruzioni per pioggia e una ruota bucata. Dalla prima acqua mi sono riparata prendendo un tè caldo a Mernico. La seconda pioggia è arrivata in comcomitanza con l’ora di pranzo e la foratura, per cui ho fatto tappa al rinomato agriturismo “La Subida”, dove ho potuto individuare la spina ancora conficcata nel copertone, il foro nella camera d’aria (immergendola nell’acqua per veder le bollicine d’aria venir fuori) e ho pranzato con rustiche prelibatezze in compagnia di due coppie al cui tavolo mi sono infiltrata, in mancanza di tavoli liberi.

L’itinerario l’ho scelto andando. Ho costeggiato il confine tra filari di viti gialle, rosse e viola; ho notato l’uso di piantare un cespuglio di rose all’inizio di ogni fila di viti; e ho visto come si può proseguire fino a Cividale (la prossima volta). Non sapevo scegliere qual era il momento di tornare indietro, mi dicevo: vado avanti ancora un po’, vediamo com’è la strada dietro la curva, esploriamo ancora questi campi, proseguiamo sullo sterrato, attraversamento di pozzanghere – sciaf sciaf sotto le ruote -, lascio la bici e proseguo sotto le viti ancora un po’…
Ad un certo punto, in mezzo ai filari, vedo un tipo col fucile che mi trova là ferma impalata. Mi chiede: “L’hai combinata grossa?”, e restiamo ancora un attimo lì, dubbiosi nel riconoscimento reciproco. Poi vado avanti, riprendo la macchina fotografica da sopra la bici, e rispondo: “Mi sono fatta un autoscatto”; e aggiungo, buttando un occhio al suo cane da caccia: “preso niente, oggi?”. “No, per oggi basta”. Anche lui era solo di passaggio come me, e per entrambi era arrivato il momento di tornare indietro.

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La rivincita della geografia

Quanti sono i ponti del Tagliamento, e quali di questi sono percorribili in bici? (poichè vanno esclusi quelli dedicati solo ad autostrada o ferrovia).
Nel momento in cui mi pongo, per la prima volta, questa domanda, conosco bene già due coppie di ponti, attraversate in altrettanti giri in bici; ponti vissuti come posizione di perno del giro, e luoghi dal panorama liberatorio.
Già parecchie sono state le pedalate esplorative di quest’anno, che stavano in relazione col Tagliamento, come luogo di ricerca della pianura, della Natura e dell’acqua rasserenante. Allora mi dico: potrei fare una collezione completa di ponti e di strade lungo-argine del Tagliamento, perchè no?
Eh, sì, magari la faccio. Ma non è tutta qui la faccenda. Questo è solo un esempio di elemento primigenio, che ne chiama con sè anche altri!
Tra i prossimi giri treno-bici (pianificati come sempre su Google Earth, che mi pare tutt’ora più convincente delle carte 1:25.000 per escursionisti) ci sono: la discesa del Torre, il costeggiamento delle Prealpi Giulie, e ci sono ampie a piacere esplorazioni lungoferrovia e fondovalle. Con un occhio ai punti cardinali nella scelta del fronte da percorrere al mattino o al pomeriggio, affinchè sia quello battuto dal sole.
bianco grigio e blu Tagliamento acqua azzurra

Luci e ombre

Sabato scorso, Bora a Trieste, sole e calma nell’entroterra. Alle 8.45 accendo il pc e guardo l’orario dei treni per Cormons: alle 9.04 c’è l’unico treno decente; prendo, ed esco! Combino quindi un piccolo e splendido giro treno-bici in mattinata: da Cormons all’Anello del Monte Quarin, un percorso che potrà essere un’ottima base per ulteriori esplorazioni ed itinerari nel Collio.
Due immagini: la pioggia di foglie d’acacia attraversate da luce dorata, poco dopo il maneggio della Subida. E presso il bosco di Plessiva, si accende davanti a me un mulinello di foglie di vite, rosse e grandi, portate in alto dal vento o forse dalla piroetta di un folletto ubriaco.

inizio del giro vigneti e nuvole vigneti sullo sfondo foglie di vite del collio

In treno ho parlato con Drasen, un ragazzo di Bucarest piuttosto giovane. Andava a Udine a cercare lavoro, i lavori precedenti fatti a Roma nei fast food erano una fregatura, mi ha detto. Ho avuto l’impressione che presso le stazioni si chiudesse in bagno per evitare il controllore.
Ieri ho visto il film di Ken Loach, “In questo mondo libero“, sul sistema del lavoro precario: come protagonista, una ragazza londinese, che subiva e metteva in atto i meccanismi che la portavano dalla condizione di sfruttata a quella di sfruttatore.

Giro treno-bici Venzone – Lago di Cavazzo

Questa gita domenicale è stata a lungo studiata su Google Earth. Fatto l’itinerario, fatti i biglietti, presi i pantaloni lunghi per la bici, c’è tutto.
Si parte domenica mattina col treno delle 7:35, che percorre la tarvisiana senza cambi. Arrivo due ore dopo alla stazione di Carnia. Discesa verso Venzone. Perchè non girellare nei campi? Andiamo a caccia dell’argine, ma in realtà troviamo un gregge di pecore, un cane da pastore e dei cani da caccia. Chiesetta di S. Maria a Portis, svise con la bici sull’erba.
Prima tappa della giornata: il centro storico di Venzone. Qua ci vuole una brioche con la cioccolata! Al Caffè vecchio, e poi intrufoliamoci tra i cortili di via delle Mura, le mura antiche!


Il giro era pensato per attraversare due volte il Tagliamento, per arrivare al lago di Cavazzo. Si passa per Bordano. Quanti murales sulle case! “Un’idea dell’ex sindaco di Bordano”, ci spiega Andrea Zingaro, che è anche orgoglioso di invitarci a vedere le sue colorate sculture a forma di farfalla. Per arrivare al lago, si deve superare il passo Bordano-Interneppo, facile, solo 100 metri di dislivello. In compagnia di altri murales che rappresentano illustri ciclisti in scalata insieme a te.


Arriviamo a Interneppo, e la vista dall’alto sul lago di Cavazzo (o Lago dei Tre Comuni) è sia affascinante, sia deturpata dall’autostrada che lo attraversa. Meglio godere il lungolago da vicino, tra le canne del parco, sdraiandoci ‘comodamente’ sui sassi, fino a mettere l’occhio quasi sul pelo dell’acqua e quindi sulla linea dell’orizzonte vicino.
Certo che mi spiaceva non essere rimasta un po’ di più a Bordano, a vedere il Parco delle Farfalle… Beh, allora torniamoci! Anche il percorso Trasaghis – Bordano è bello, segue l’altro argine del Tagliamento. Per il ritorno a casa, passiamo il secondo ponte sul Tagliamento, il Braulins – Gemona. E c’è pure tempo per un’ultima scalatina in bici, verso il centro storico di Gemona, dove troviamo un murales moderno: “parlate friulano, e inglese”.

Ritorno ai laghetti rossi

Con i laghetti rossi di Capriva avevo un conto in sospeso da un mese. Domenica scorsa, li ho ritrovati al primo colpo senza perdermi. Ho verificato che il nome “laghetti rossi” deriva dal colore della terra argillosa della zona del Rio Toccai.
Percorrendo in bici il sentiero sterrato che va dai laghetti alla Crosera dai Giaz, ho visto la strada cosparsa da ricci di castagne. Ho pensato: meglio fermarsi prima di bucare. E poi ho pensato: meglio ancora fermarsi a raccogliere le castagne! Ho fatto una piccola scorta da portare ‘fresca fresca’ per la castagnata che mi attendeva nel pomeriggio. C’erano anche parecchi gusci vuoti, e alcune scorze di castagna pelata sparse nel sottobosco. Forse una parte della scorpacciata era già stata fatta da qualche animale. Ci sono animali che sanno pelare le castagne per mangiarle?

bosco castagne laghetti rossi Paola è arrivata ai laghetti rossi

Al ritorno ho visto il treno passare sopra la mia testa, mentre raggiungevo la stazione di Gorizia dal sottopasso. Arrivo al binario e il treno è ancora lì: è il mio? non è il mio? Mentre mi oriento il treno comincia a muoversi senza di me. Era il mio. Accidenti. Mi consolo con un pranzetto risotto zucchine e scampi all’aria aperta, non lontano dalla stazione, in attesa del treno successivo.
Sul treno ho chiacchierato con i macchinisti veneziani. Secondo loro, a Venezia, coi politici che ci sono, può succedere di tutto. Ti dicono “Piazza S. Marco non serve più, i piccioni fanno epidemia”, e ci tirano su un centro commerciale. Te lo vedi, un palazzone di centro commerciale al posto di piazza S. Marco?

Tra gli altri incontri del giro: un uomo a cavallo nel bosco di San Lorenzo. Una coppia coi cesti straripanti di funghi: “chiodini e porcinelli. Cammini tanto tanto, e poi, quando mai ti aspetti, riempi il cesto”. E un paio di ciclisti epilati che dopo una tappa di cento chilometri meditavano un pomeriggio di pesca, e che hanno sgamato la mia provenienza triestina dagli adesivi ‘de palma’ sul telaio.

laghetti rossi