Il laghetto inespugnabile

Le forature della bici si presentano sempre in serie, mi ha detto papi. Aveva ragione. Sabato scorso, la mattina, ero pronta per fare un giro treno-bici a Cervignano, ma appena uscita di casa ho scoperto che la ruota posteriore era forata. Ritorno a casa, Dado mi aiuta a cambiare la camera d’aria velocemente, e riparto per una nuova destinazione: ultimo treno utile, Monfalcone.

Che nuovo giro mi invento? Cartina FVG alla mano, propendo per la direzione Ronchi-Doberdò. Un cartello mi incuriosisce: centro ippico Terrarossa, riserva naturale. Andiamo a vedere! E così ho speso la mattina esplorando la zona protetta fino al centro visite, su strade bianche, sterrati e tappeti di foglie gialle bagnate; foglie che si attaccavano alle ruote e ai pedali; foglie di quercia, d’acacia, frassino e ciliegio canino, ognuna con la sua sfumatura dell’oro.
scotani sentiero-pietrarossa tappeto-dorato scotano
Volevo vedere il laghetto di Terrarossa: quello piccolissimo che appare a destra in autostrada presso Ronchi, che fa sempre girare lo sguardo. Ho fatto due volte il giro del sentiero attorno al lago, ma non si riusciva a vederlo: “la vegetazione è troppo alta”, mi ha detto un ciclista, e non c’erano accessi al lago. Allora provo a farmi strada uscendo dal sentiero: il lago è là, si sente la sua presenza, sotto forma di assenza degli alberi oltre un certo punto guardando in alto. Ma più volte l’intrico mi blocca, i rovi lasciano collezioni di spine attaccate ai miei vestiti, e allora riprovo senza la bici.
Mi inoltro tra gli alberi in uno slargo apparente, ma per l’ennesima volta i cespugli si fanno trppo fitti per poterli attraversare: non vedo nè spazi che si aprono davanti a me, nè la bici lasciata indietro presso il sentiero. Sento solo un rumore come di pioggia, che a notarlo diventa costante: tic toc, tic toc. Come di rametti che scricchiolano: cric croc, cric croc. Alzo lo sguardo: sono le foglie. Cadono continuamente dall’alto, ma non arrivano mai a terra: si fermano sempre a metà, incastrate sui cespugli e sui trivi dei rami, decorandoli di macchie rosse, gialle e marrone secco; continuano a cadere attorno a me che sto nei cespugli: tic tic, tic toc, cric croc.
Ho capito chi è che protegge il laghetto dai curiosi.
i-protettori-del-lago la-foglia-incastrata sorgenti-pietrarossa mappa-pietrarossa
Più tardi, allontanandomi per via della Fornace, chiedo ad una signora anziana che abita lì se è vero che non ci sono accessi al lago. “Da quando hanno fatto l’autostrada e scavato il canale per le risorgive, il livello del lago si è abbassato di molto”, mi spiega; “Non è più come quarant’anni fa, ora del lago si possono vedere solo le sorgenti”.
Sì, la sorgente l’ho vista prima di andare a caccia del lago.
Per vedere il lago, andate in autostrada.

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