Da Geneve a Lausanne

Oggi la fortuna ci ha baciati.
La mattina siamo partiti per una tappa di 80 km sul lago Lemanno, e uno splendido sole ci ha illuminati per tutto il tragitto: Dado si é pure scottato le mani…
Fabio ci ha accompagnati in bici per i primi 20 km: viaggio in compagnia!!
Poi abbiamo proseguito tra i colli e lungo il lago fino a Losanna: un posto spettacolare con parchi sul lago e centro storico tutto in salita.
Appena arrivati ci hanno accolti Cecilia e Jean, di nuovo una serata tra amici! Aperitivo in terrazza, cenetta di pesce… yumm! W Chini super organizer e grazie per l’ospitalità.

con Fabio a Cully il segno della ruota le piante dei piedi Lac Leman
La via del tempo perso Dado Lago e Monti Davidaola sul lago Davidaola Chini y Jean

Luce-rna al buio

ciao! siamo a Lucerna, sul lago dei quattro cantoni. Siamo partiti da casa stamattina, e col treno siamo arrivati verso le otto di sera. abbiamo cenato e fatto un piccolo giro della città, carina tra l’altro.
Paolina è già andata a dormire, io la seguo fra poco. giusto il tempo di scrivere ‘ste due parole veloci e farvi vedere un paio di foto di Lucerna di sera e di noi due…
In partenza! A mestre! Panino Un libro
Lucerna dopo il tramonto Lucerna by night

La Svìzzeraaa, gli svizzeriii…

Ci siamo!
Le tanto attese ferie sono arrivate!
Domani mattina si parte per la Svizzera, carichiamo le bici sull’unico treno che le porta oltre le Alpi, il cisalpino “Canaletto” (EC 174), andiamo a trovare i nostri amici Fabio, Chini&Jean, e viaaa!
La Svizzera è molto ben attrezzata per i viaggi in bici: è dotata di 9 piste ciclabili nazionali e 55 regionali. Qua sotto c’è evidenziata la selezione dei percorsi nazionali lungo fiume e sull’altopiano che percorreremo. Ma niente è programmato. Solo il primo pernotto, e poi… avventura!!!

veloland mappa piste ciclabili semplificata

Il cielo sorride – parte 3

Nella parte finale del volo da Copenhagen, si è raggiunta la vista sui campi coltivati della zona di Monaco.
Il sole ormai radente ne accentuava la trama e le ombre.
I campi verdi erano di un velluto più spesso di quelli gialli; i riquadri di cereali avevano i famosi “cerchi nel grano” (ovvero le zone con le spighe cadute quasi casualmente), oppure erano arati interamente, in una scansione di passaggi a serpentina. Le balle di fieno sembravano pulci lucenti, che spiccavano sopra la loro piccola ombra.
Laghi o canali passavano dal colore blu intenso come il cielo, allo stato di specchio imbevuto di luce, a seconda del raggio che li colpiva.
E su un campo di calcio gli omini, apparentemente immobili visti da lassù, erano tutti raccolti da un lato. Evidentemente c’era una fase di gioco che prevedeva una punizione o un corner.

Ero proprio pentita di non aver portato la macchina fotografica, ma così ho bevuto i panorami in modo più continuo con gli occhi, e per rendere l’idea ho raccolto dai voli più vecchi un po’ di foto di repertorio.

campi o piastrelle?

Il cielo sorride – parte 2

Proseguiamo con il racconto del volo di ritorno da Copenhagen.
Dopo la vista sulle zone di pioggia, ad un certo punto ci siamo inoltrati nelle nubi. Tutto grigio-bianco al finestrino: non c’era più niente da vedere.
E poco dopo il cielo è riapparso. Uno spettacolo! Siamo finiti sopra una distesa di nuvole panna e ovatta. Cumuli nembi strepitosi!
La luce del sole li illuminava orizzontale: le creste, candide, erano contornate da una lucentezza radiosa! Il cielo azzurro appariva a spezzoni: era come planare su una distesa di icebergs sparsi sul mare. Pecorelle bianche fioccavano più in alto o più in basso. Un’immagine ideale da ricordare nei sogni: passaggi limpidi tra batuffoli a tutte le altezze. Sembrava di poter allungare la mano e toccarle: uno strato di cotone più leggero ricopriva, filante, il ripieno morbido e compatto. Era incredibile ricordare che in realtà si trattava di intangibile vapore. Cercavo di vedere se lo zucchero filato si muoveva e cambiava forma, ma era il nostro moto quello più rapido, perciò le nubi sembravano immutabili e perfette.

(continua…)

nuvole o panna montata?

L’immagine è una gentile concessione del nostro amico flickeriano Xamad: i suoi cieli sono eccezionali!!!

Il cielo sorride – parte 1

Giovedì scorso, ritorno da una trasferta “al salto” a Copenhagen. Durata: un giorno e mezzo; ritorno: volo preso per un soffio.
Nell’aereo c’è molto spazio: mi prendo un posto finestrino. Sono da anni abituata al volo, ma in questa occasione il cielo ha mostrato dei panorami d’eccezione!

Dapprima siamo arrivati in vicinanza di una zona di pioggie. Proprio in quel momento il pilota ha detto di allacciare le cinture. Momento di sospetto: attraverseremo turbolenze? E invece no: tutto tranquillo, anzi: con sorpresa.
Mi incollo a guardare fuori dal finestrino. A mezza altezza, si vedevano fitte nuvole grigie. Da un lato, si è aperta una macchia arancione. Presso questa zona di tramonto, cascate d’acqua azzurre scendevano a tratti isolati. Tutti abbiamo visto qualche volta striscie di pioggia concentrata al’orizzonte. Ma forse non dall’alto di un aereo!
Le colonne d’acqua si incurvavano come virgole, mentre noi cambiavamo punto d’osservazione: era come se scorressimo accanto ad un portico, il cui colonnato si esibiva in successione. Da dietro le colonne, luce rossa illuminava gli spazi vuoti del cielo.
Una meraviglia.

(continua…)

spring_shower

Humus Park

Sabato pomeriggio, giro treno bici a Pordenone. Ogni volta che ci vado, mi oriento nel centro storico ricordandomi degli stand di pordenonelegge.
Sono andata a vedere la mostra di foto e poesia “Confini e Frontiere” all’interno della rassegna Spilimbergo Fotografia, e poi ho visitato il Parco del Seminario, abbellito dall’esibizione di Land Art “Humus Park“.
Nel parco presso il fiume Noncello, si mimetizzavano le sculture realizzate in materiali naturali reperiti sul posto dagli artisti. Un piccolo esercito di scope danzanti mi catturava mentre io ci passavo in mezzo con la bici facendo cric-croc sull’erba tagliata!
L’angolo più bello del parco era quello nascoso presso un’ansa del fiume, reso magico dalla scultura italiana: un salice di fiori di legno a lungo stelo, cadente a tenda dai rami di un albero, che cantava con il rumore dell’acqua tra i sassi.

palla c'è pn museo pordenone centro
il ballo della scopa bruco salice magico ingresso svizzero

Il Quarin e la pioggia

Questa domenica volevo fare un giro in bici, ma per tutto il giorno il cielo chiamava pioggia e non mi sapevo decidere. A metà pomeriggio, dopo il giro di visite ad amici e parenti, finalmente vado: prendo il treno e arrivo a Cormons che sono le sei.
L’anello del monte Quarin l’ho già percorso altre volte ed è una delle pedalate più belle della zona. Per esplorare un itinerario nuovo, decido di salire su per il monte seguendo la strada panoramica: sono 160 metri di dislivello. Solo l’ora tarda e il cielo nuvoloso potevano permettere che l’arrampicatina non facesse sudare troppo, a luglio inoltrato.
Arrivo quasi in cima e il cielo comincia a rombare, si sentono finissime gocce d’acqua e il vento forma mulinelli di foglie… presa dal dubbio, sono tentata di tornare indietro per la via appena fatta, ma chiedo lumi sulla strada sterrata davanti a me: mi confermano che, proseguendo per di là, dopo un’ultima salitina si arriva alla chiesa e poi comincia la discesa per l’altro lato del monte. Quindi: vado avanti.

fiori sul monte quarin pendici monte quarin chiesa sul monte quarin effetto tindall

La vista dalla chiesa mi premia: cielo rosso davanti a me, nuvoloni neri verticali con l’acqua che scende più in lontananza, e raggi di luce tra le nubi a lato che schiariscono alcune zone pulite. La posizione privilegiata permette non solo di ammirare tutta la pianura fino all’orizzonte, ma anche di valutare la distanza tra la mia bici e la pioggia, e decido che il giro può essere arrischiato ancora per un po’.
Scendo il monte in picchiata dall’altro lato, curve tra i vigneti e steccati nel bosco, uno splendido premio di velocità da assaporare nei meandri del piccolo monte. La pianura si apre e ho ancora velocità nelle ruote, un improvviso profumo di fichi e di erba citronella mi immerge in una tisana di verde campagna.
Arrivo alla Subida e riconosco la strada nota, quella dove avevo forato sotto la pioggia tempo fa. Non è molta la strada che mi separa dalla stazione dei treni, quando goccioloni d’acqua radi cominciano in modo più deciso a toccarmi le braccia, e io li schivo a zig zag come in Matrix…
Sul binario del treno, la pioggia col sole farà compagnia a me e agli altri viaggiatori, rassegnati al ritardo del regionale da noi atteso per ben tre quarti d’ora, ma l’apparizione di un grande arcobaleno sopra le nuvole ci rasserenerà.

pioggia davanti a me stazione arcobaleno in stazione sera dopo la pioggia

Villa Manin

Domenica scorsa siamo andati a vedere la mostra estiva di arte contemporanea God & Goods, Spiritualità e Confusione di Massa a Villa Manin. Molti degli eventi in archivio presso quella sede li abbiamo visti, e come le volte passate anche questa è stata interessante: almeno metà dei lavori ci portava qualche sorpresa.

Mi piace vedere che la fotografia è molto presente nell’arte contemporanea. Insieme alla rappresentazione della nostra società sotto diversi punti di vista.

Ci ha colpito il lavoro di Artur Zmijewski, “Them“. Un video in cui diverse squadre si esprimono in un gioco di ruolo che le vede impegnate nei loro credo più profondi: la squadra dei giovani polacchi nazionalisti, dei cattolici conservatori, dei socialisti pacifisti e dei filoisraeliani. E’ loro compito dipingere grandi poster che contengano i simboli del loro credo. Tali simboli vengono stampati su magliette che indosseranno, portando i colori della loro squadra. Ecco allora che le squadre ritornano sul luogo in cui ci sono i poster coi simboli dipinti da tutti, per commentare e rispondere agli stimoli degli altri. Li vediamo rivaleggiare in tentativi inizialmente creativi di ‘defacement’ (alterazione del messaggio della fazione opposta), sovrapponendo il proprio segno all’altrui, avvicinandosi poi alla rissa, alla distruzione, alla prevaricazione e incomunicabilità. Interessante l’accostamento delle sequenze presentate nel video, perchè permette di astrarre dal tipo di preferenza culturale, mostrando come è facile in generale, da qualunque punto di partenza, cadere nel rifiuto dell’altro.

In teoria, avrebbero potuto negoziare un accordo. Conoscete anche voi quei giochi proposti sotto forma di sfida, che sottendono la possibilità di un punto d’incontro amichevole, che però rimane facilmente nascosto dalla lotta fino al fallimento finale…

manin tin astronave rossa

Ciclabile Mincio-Po: parte 5. Il Po fino a Ferrara

mappa ciclovia sul Po

L’ultima tappa del nostro giro in bici sul Mincio e sul Po ci ha portato a superare la soglia dei 200 km totali.
Spesso lungo il percorso del Po erano praticabili sia argine destro che argine sinistro. Il Po fa da confine di regione, per cui le persone che abbiamo incontrato hanno dimostrato rivalità nei confronti di quelle dell’altro lato, consigliandoci sempre di restare nella regione in cui eravamo: per esempio ci spiegavano che dall’altro lato la strada era più lunga/scomoda/tortuosa (e parliamo di ciclisti che sembravano informati sui fatti) o i ristoranti più cari!!
Solo dopo Ferrara la ciclovia diventa segnalata in modo ufficiale come percorso “Destra Po”.

La pianura alluvionale verso Ferrara, dobbiamo ammetterlo, è monotona e piatta: non c’è confronto coi percorsi dei fiumi di montagna come il Brenta. Anzi, il placido, largo e opaco Po in certi tratti mi ha ricordato l’immutabile Mekong della mia lontana trasferta in Cambogia.

L'uniformità lungo il Po' un po' di laghetto Ferrara classic Ferrara corte mercato

Ferrara, come meta, è il premio del ciclista viaggiatore. Il centro pedonale è il regno delle bici, e anche fuori dall’area storica sono numerose le piste ciclabili fianco strada. Passare per Ferrara all’ora di pranzo, coi suoi mattoni rossi e gli intonaci arancioni, ci ha fatto sentire il caldo del viaggio tutto in una volta, mentre l’occhio spaziava sotto i portici a volta dal colore terra bruciata…
La gita si è conclusa al meglio sull’erba soffice del Parco Massari, dove fontane ed ombra ci hanno garantito la tanto attesa frescura finale, prima del ritorno in treno, a casa per cena.