Categoria: foto e arte
…in alto quatro nuvoli, de soto un fià de mar… xè el quadro più magnifico che mai se pol sognar!
BavieraTiroloTrentino – le foto (4), l’itinerario
In tutti i nostri viaggi in bici, c’è stata la presenza – per non dire il bisogno – dell’arte.
A Monaco, a Bolzano, a Trento ne abbiamo trovata.
Arte contemporanea, ovviamente; apertura della mente.
Realismo e iperrealismo li abbiamo già citati.
Ma ancora un’opera, in particolare, voglio ricordare.
L’artista si chiama Kimsooja.
Il lavoro si intitola “Bottari”.
Leggo la scheda.
Bottari è il termine coreano per “fagotto”. I fagotti, nel paese d’origine del’artista, venivano comunemente utilizzati per trasportare gli averi delle famiglie.
I Bottari messi in mostra sono imballi di stoffe e vestiti legati alla storia personale dell’artista e delle persone a lei vicine.
I fagotti simboleggiano l’esistenza nomade dei tempi passati e anche presenti. La migrazione e il viaggiare nel mondo globalizzato acquisiscono attraversi di essi un significato metaforico.
E così, improvvisamente, capisco.
I miei amici, i viaggiatori per lavoro.
Sono i nomadi di oggi, anche loro.




Frasi ipnagogiche
L’altra notte ho sognato di avere i capelli tutti per aria (come d’altronde mi accade spesso anche dal vivo), di sedermi su una panchina a Roiano, e di incontrare un addetto della “Parruccheria”, che mi diceva così: “Occhio, che ti viene in testa il tentacolo della medusa istriana!”
La notte dopo, Dado ha sognato di essere ad una conferenza piuttosto noiosa, e di prendere nota di queste parole: “Ghiribizzi intellettuali in forma di assoluto“. Da sveglio, dopo averci pensato per un po’, ha deciso che tutto sommato era una frase sensata!

Lunga vita alla musa dell’arte
L’altro sabato siamo andati a vedere la mostra al Salone degli Incanti: Trieste al centro, opere di Petrus.
Era da tempo che mi catturava la coda dell’occhio, e credevo che si trattasse di fotografie. Invece no: dipinti, tratti da fotografie, della nostra città e delle altre.
Ci vuole un po’ di tempo, durante la visita alla mostra, per entrare nel suo vero significato.
All’inizio sembra solo un’operazione seriale, una raccolta di angoli facili e più o meno uguali di scorci architettonici della città. Tinte piatte, punti di vista costanti. C’è persino un dettaglio del Salone degli Incanti, in una sorta di autocelebrazione del luogo della mostra.
Sul pavimento, al centro della sala, è riportata una mappa della nostra città, con l’individuazione di tutti i luoghi che sono stati fotografati e poi dipinti.
E lì viene fuori il senso di appropriazione che può essere dato dall’operazione artistica.
Anche io, quando disegno un soggetto che ho fotografato, entro con la matita in tutti gli anfratti , fino ad impararli a memoria; ne annoto il luogo, in un diario dell’incontro. Il ritratto diventa impresso nella memoria in modo sicuro, valorizzato. Non può più essere perso.
Mare caldo
Questa settimana la temperatura dell’aria si è abbassata di oltre dieci gradi; quella del mare, ancora no: si sa che il mare ha un’azione temperante.
La mattina, col cielo terso, è possibile vedere l’effetto di questa condizione: il mare sfrigola, come se fosse una brace, o una distesa di asfalto sotto il sole cocente, e fa levare vapori salati ben visibili all’orizzonte. Questo effetto si apprezza poche volte all’anno, quando la differenza di temperatura è forte, quando il vento ha spazzato la foschia.
Venerdì mattina mi sono svegliata presto e, prima di prendere il mio solito bus, sono passata sul molo con la macchina fotografica del Dado.
Avevo scommesso con me stessa che sarei riuscita a fotografare l’effetto miraggio all’orizzonte, la pelle d’oca del mare.
Erano già due mattine che si vedeva, quindi potevo sperare di ritrovarlo anche alla terza.
E così è stato. “Visibilità buona, temperatura in diminuzione”. Il meteo aveva ragione.
Un giro di fiori serve sempre…
Un giro a Palinsesti – 2
A San Vito, prima sede della mostra Palinsesti, ho visto le opere nell’ex essiccatoio Bozzoli, con l’aiuto di una guida di nome Anna Rita. Mi ha detto che a San Vito c’è un comitato “chiudiamo Palinsesti: cossa xè ‘ste robe inutili de l’arte contemporanea”. Nonostante questo, lei vede il lavoro di guida come una missione: per far capire cosa può esserci di bello nell’arte.
Ho apprezzato molto il video “The Catalogue”, dell’artista Chris Akley. Una ripresa dei passanti nei corridoi di un centro commerciale, tutti identificati da immaginarie “tag”, etichette, che permettevano il riconoscimento automatico delle persone. E dei loro consumi, dei dati del conto in banca, della tessera sanitaria…
Inquietante tanto quanto realistico.
A San Vito, poi, ho visto la mostra “Arte e propaganda, fotografia sovietica degli anni 1920-1940”. In alcune foto c’erano dei volti cancellati, graffiati con delle righe di una lama. Le didascalie dicevano che i soggetti mancanti erano stati oggetto della repressione.
Cose che di solito non si vedono – grigio
Ecco fatta la settimana delle foto strane.
Non poteva mancare, in questa serie, l’omaggio all’acqua. Quale fonte d’immagini poteva essere più mutevole, per variazione di stato e creazione di forme?
L’arcobaleno dopo la pioggia dalla stazione: ok è un classico, ma è sempre un’immagine che fugge.
La scia di un moto d’aria nelle nuvole, come una cucitura vista dall’aereo.
Gli aghi di pino che formano una tessitura a tutte “V”, nello strato ghiacciato sul suolo.
Le bolle d’aria rotonde sotto il pelo delle pozzanghere gelate.
I menischi arrotondati nel ghiaccio, in cui lentamente si può sprofondare.
I festoni che il ghiaccio forma, ad ogni strato di gelata successiva.
La foto macro di un soffione in trasparenza, è uno di quelli giganti.
Le deformazioni del riflesso d’erba che sbuca dallo stagno di Colludrozza, ancora una volta, li volevo rivedere.
Cose che di solito non si vedono – verde e rosso
Rieccomi con la raccolta di foto strane.
Quelle particolari nel dettaglio, ma anche nella loro storia.
Le foglie di sommaco d’autunno, vicine e lontane, attraverso gli alberi e i cespugli.
La ruggine a medaglioni concentrici sul fianco di una lamiera scrostata.
Gli occhialini da piscina e le cipolle, che evidenziano un modo buffo di cucinare.
Le bolle d’aria a forma di bit e circuiti sulle foglie immerse nel ghiaccio ad Asti.
I cartelli con le mille vie ciclabili indicate: è la Svizzera, non è mica un posto qualunque.
Le scope che camminano da sole, nelle sculture di Land Art a Humus Park.
Le dita zebrate come tronchi di legno, pitturate un giorno a Villa Manin.
Il menisco con il mondo riflesso, nell’acqua attorno al muso di rana nello stagno.
Cose che di solito non si vedono – nero
Ritorno sulla raccolta di foto strane.
La collezione di immagini che scappano più facilmente, e che sono tornata indietro a ritrovare.
La bici con quattro sellini, un record che abbiamo visto in Olanda.
Le scarpe come vaso per le piante… evidentemente così son più profumate.
Il corvo dal pelo arruffato, scosso dal vento del monte Pilatus.
I cerchi e le graffe nel riflesso d’erba che sbuca dallo stagno di Colludrozza.
La pioggia all’orizzone che scende curva, concentrata in scrosci sul giallo del tramonto, e vista dal treno.
Le veneziane di luce riflessa nella vetrina della stazione di Cormons.
Gli anellini di luce gialla, sull’acqua nera della notte a l’Ausonia.
La corona di margherite appesa al portone del castello di Lubiana.


















































