Davidaola alla Biennale di Venezia / 2

Questa domenica abbiamo visto la seconda metà della Biennale di Arte Contemporanea a Venezia. Arsenale: meno interessante che Giardini. Però, splendido spazio espositivo. Colonnati e magazzini storici.

Tecniche utilizzate nelle opere che si facevano notare di più: dipingere con l’acqua su pietra rovente, così l’acqua evapora subito, come il desaparecido ritratto. Ricamare con filo di seta su tela di lino, con perline luminose come le luci della città. Comporre un arazzo con pezzi colorati di metallo, che si rivelano essere dei lucenti tappi di bottglia. Saldare e laccare una scultura di lamiera a forma di gigante… cacca. Ricostruire la silhouette dei grattacieli di Manhattan con l’ombra di una serie di altoparlanti che riproducono il suono del traffico.

Queste, e molte altre, le idee degli artisti contemporanei.

Attenti a quei due

Cosa combinavano Paola ed Emilio a casa Rigatti, lo scorso giovedì, davanti ad un pc, con Dado e Rosa che davano suggerimenti sorseggiando tè allo zenzero?
Eh eh eh, qualche strana miscela bolle in pentola, oramai siete avvisati… le menti creative sono all’opera!
Come dice Emilio: “se non ci fosse stata quella pioggia a Bagnoli, non ci saremmo incontrati” (e infatti, l’incrocio istantaneo poteva sfuggire ad un occhio poco attento; ma la storia la sapete già).
Andando a Ruda abbiamo trovato le montagne blu che si stagliavano sul rosa del tramonto, una giornata dai colori stupendi; e poi ancora: profumo di legno (le travi nuove del tetto), citazioni di libri senza più fermarsi, arte varia alle pareti e teiera quasi dimenticata sul fuoco, ih ih ih…

(continua…)

davidaola da rosaemilio

Scambi

Domenica scorsa siamo andati a trovare Claudio De Paoli, il nostro fotografo delle nozze. Dopo l’incontro, ci ha ospitati a cena: “Questa sera siete con noi”, non potevamo rifiutare!
Mentre gustavo l’arrosto con le patate, la mia attenzione si fissava su una delle loro presine… “ma guarda un po’, è proprio come una di quelle che facevamo noi, deve essere un disegno comune…” pensavo io. Che roba: ci ho messo un po’ per capire, e apprezzare con piacere, che una delle bomboniere che avevamo sparso per il mondo era in uso a casa sua (ma come ho fatto a dimenticarlo! E’ che non ce n’erano due uguali… non è facile ricordarle tutte!).
Durante la serata, ho scoperto che anche Nevia, la moglie di Claudio, è un’amante dell’uncinetto, e del disegno, che aveva coltivato al tempo del Nordio, insomma delle cose fatte a mano.
Un po’ come Erica. Infatti, oggi ho guardato la cassetta della posta con trepidazione: “come mi piacerebbe trovarci una sorpresa…” ho pensato prima di aprirla. E infatti c’era!!! Una busta scritta a mano e senza bollo, quindi portata di persona, che doveva sicuramente contenere un pensiero speciale. Proprio così: c’era un cd di foto per noi da parte di Erica, e questo gesto l’ho trovato proprio delizioso. I regalini fatti con le proprie mani sono unici e valgono mille volte tanto.
Ah sì: e per cena abbiamo mangiato l’ultima fetta di torta con la composta di mele fatta da Cecilia “dall’inizio” e portata domenica a pranzo.
Viva la creatività e chi la scambia!
alcune presine

Davidaola alla Biennale di Venezia

Questo fine settimana io e Paolina siamo andati alla Biennale di Venezia. Avevamo pensato di andarci già in giugno. Capitava quasi bene, con l’inaugurazione quasi contemporanea al nostro matrimonio. Poi non ci siamo andati, e tiraparaemola abbiamo trovato il momento di andarci quasi alla chiusura della mostra.
A me e a Paola piace molto l’arte contemporanea, soprattutto da quando io ho avuto occasione di seguire un corso di arte al Conservatorio e ho potuto condividere con Paola le scoperte che facevo.
Sabato siamo stati ai Giardini, a vedere i padiglioni nazionali. Mi sono piaciuti: l’Austria, qualcosa in Spagna, la Russia, Israele, Australia e poi diverse opere nel Padiglione Italia che propone un’insieme scelto da vari paesi.
Sopra le altre, secondo me, l’opera di Sol Lewitt, maestro del minimalismo e del concettuale, purtroppo morto in aprile. Due grandi pareti, una di fronte all’altra, colorate a mano a carboncino: una con una sfumatura dal grigio scuro al grigio chiaro andando verso il centro, dall’altra parte l’inverso, chiaro all’estremità e scuro al centro.
Ma tanto mi è piaciuta anche una pozzanghera nei giardinetti tra i padiglioni, opera della Natura, datata 3 Novembre 2007. Non occorre pagare il biglietto per ammirarla, perciò guardatela anche voi…



Ma il disegno dove lo metto…

I disegni sono bidimensionali: comodo, si possono sempre mettere via, imbucare. Dove? Soluzioni di ieri e di oggi, e qualche chicca, nello scambio di mail di seguito…

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Da: Paola
A: Fabrizio-indirizzo1

Ciao Fabrizio. (…) È divertente poter mostrare sul web il proprio lavoro anzichè tenerlo chiuso in un cassettino come ai vecchi tempi! Proprio oggi ho messo on-line un disegno nuovo.
Cari saluti,
Paola

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Da: Fabrizio-indirizzo1
A: Fabrizio-indirizzo2
Oggetto: Inoltro

Fabrizio,
rispondi a questa mail di Paola.
Ciao,
Fabrizio.

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Da: Fabrizio-indirizzo2
A: Paola

Cara Paola,
mi ha fatto piacere ricevere queste tue righe. Anch’io sono stato appassionato di disegno a mano libera ed avevo vari lavori esposti a suo tempo ai muri del Liceo Scientifico G. Oberdan. Alcuni ne ho anche a casa ma purtroppo un paio che erano là e che erano i migliori saranno ormai in qualche cantina…

Purtroppo, dopo il liceo, gli studi all’Università e il lavoro ma, in primis, la mia solita abnegazione nell’immergermi nell’occupazione corrente mi avevano rapidamente privato di questa abilità che coltivavo fin da bambino anche con successo in vari concorsi. Spero che tu possa avere un po’ di costanza nel continuare a dedicarti a quest’arte. Cercherò di sbirciare la nuova opera…

Orpo, proprio ora sto sentendo delle voci “Fabrizio, Fabrizio, smetti di disegnare, cerca di produrre…”… ma chi è ?, non c’è nessuno in stanza e nemmeno nelle stanze vicine… sarà meglio che ora torni a riprendere in mano le pratiche interrotte ieri !Ciao, ciao, Fabrizio.

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Sì, si, continuo. Ecco qua uno degli ultimi lavori. Ciao!! Paola
grass-colour

So cosa sto disegnando

Bargaggina è un’artista genovese. In questi giorni comincia un corso di pittura: insegna. Con la forza delle sue creazioni, sbarca in giro per il mondo… una energia che sparge come spezie al vento… ecciù! pepe!!!
Ecco qua una citazione dalle facce delle sue amiche. Mi ci son fatta quasi il crampo alla mano, e ho usato pure il pennello, per spazzare la polvere di gomma tra una matita e l’altra…

girl network

La motivazione della foto o del disegno

Fin da quando ero piccola, fin dai miei primi ricordi, c’è sempre stato un rapporto con la creatività.
Una attività essenziale per me è stata disegnare, sempre. Ho disegnato almeno per vent’anni di seguito, completando anche più di un lavoro in una sola giornata, e ho conservato quasi tutto: il pre-scolare ritratto del gatto bianco su sfondo rosso ha il suo posto nell’armadio di là.
Qualche anno fa, la macchina fotografica ha rubato di botto il posto alla matita, con una chiara motivazione pratica. Scattare una foto è più rapido che finire un disegno. In mancanza di tempo, una forma di sopravvivenza molto vitale.

Dopo parecchi anni di matite ferme (almeno sei?), l’altro ieri, ero in autobus, avevo un’idea, e pensavo: so che la posso disegnare, anche se è da tanto tempo che non lo faccio, so che la vedo e la metto su carta senza difficoltà.
Beh, è facile dirlo, ora. Il trasporto che si ha durante l’operazione del disegno è più intenso, e viscerale.
i'm back drawing

Repetitions / serialità



Qualche settimana fa ho comprato dei vestitini di seta.
Due. Sono praticamente uguali tra loro. Ed uguali al terzo che avevo preso nello stesso posto un anno fa, alla bancarella delle cose indiane del mercatino di settembre.
Ora fa freddo, non è il momento di metterli. Ma sapere di averne in abbondanza mi fa pensare che posso tornare nei posti in cui li ho portati in precedenza. La torrida Mantova del festivaletteratura. La fresca San Daniele dell’hobbiton.
Rosa, azzurro e viola.

Frammenti di Lille allo specchio

Nel fine settimana scorso, tra una scena del matrimonio e l’altra, abbiamo girato Lille in modo abbastanza casuale.
Quali sono i modi tipici per fruire una città come turisti?
Uno di questi è fare foto alle forme architettoniche tipiche del luogo. Sulle vie pedonali del centro storico di Lille, si allineano casette da città del nord: tetti a punta, geometrie di mattoni, stretti edifici aggiunti in mezzo agli altri preesistenti.
Altra classica esplorazione è quella culinaria. Dove ci portava il naso? Dove c’erano le gauffres: cialde alle fragole, alla crema di marroni, al cioccolato fondente… (Dado goloso!)
Come terza ovvietà, abbiamo approfittato dei negozi per lo shopping. Roba per nulla tipica da parte nostra, a dire il vero: succede solo tre volte all’anno!

Eppure…
Qualcosa di più personale ci doveva essere.

La luce in una camera al piano alto: il pomeriggio al morbido tra i grattacieli.
Il cambio di lingua al ritorno dalla Francia a Treviso: improvviso senso di confidenza con il conducente e la banconiera italiani.
E i riflessi sulle superfici dei palazzi di vetro o di rame. Nubi che corrono, squarci di sole. Finestre quadrate che fanno le pance e le onde. Noi specchiati vicini e lontani: un’ora di gioco a foto alterne (brrr… rubami la macchina fotografica!!).


Il saggio come affresco di un’epoca

Recensione dell’ultimo libro letto.
Titolo: Women, art and society.
Autrice: Whitney Chadwick.
Trovato alla libreria del MACBA di Barcellona, centro per la cultura contemporanea.
Portato in treno, in bus, in aereo, con tutto il suo chiletto abbondante di peso.
Tomo di 500 pagine che ti accompagna per tutto il percorso della storia dell’arte, affrontando le trasformazioni sociali e culturali affiancate alle questioni di genere. Donne produttrici di cambiamento nell’arte, che esplorano tecniche artigianali, che contribuiscono all’editoria degli albori ed all’immaginario visuale scientifico. Donne rappresentate nell’arte, in modi che mostrano gli streotipi dellle varie epoche.
Quando arrivo all’arte contemporanea, la sento, è mia, è quella che parla dei miei tempi.

In programma, tappa alla Biennale di Venezia, e si continua.

frizzuli fiori-di-chini&jean daminaviola callalille