“Ci vediamo da Mario” (diceva Ligabue)

Oggi c’era di nuovo sciopero.
Non me l’aspettavo, siamo un po’ sopra la solita media: fase difficile.

E così, con l’inatteso pomeriggio libero, ho potuto riprendere la bici col sole in piena settimana, aah che soddisfazione, i giorni scorsi c’era la pioggia e faceva freddo, per cui era già troppo tempo che non la inforcavo.
Mi alzo in piedi sui pedali, ondeggio mentre spingo sulla marcia più alta, e la corsia del bus di cui mi approprio sembra un fiume, e i pedali le pale di un battello a vapore.

Faccio un giro in città a caso, vedo il tramonto gialloazzurro dal molo, non so dove andare, poi torno a casa, poi mi dico no: ancora un po’ di pedalata.
Vado a trovare Fra, passa il tempo e si fa buio fuori, quindi la saluto e penso: ora nel tornare a casa in bici a ‘sta ora avrò freddo, mmh meglio che faccio in fretta.
E invece no: si sta proprio bene, il profumo della bici la sera è quello giusto, quindi ancora una volta arrivo quasi fino a casa e… scarto dall’altro lato, ancora un giro in città col buio, ancora una pedalata in piazza Unità, ancora una tappa a veder se incrocio Dado lungo la strada, ancora un giretto per una mostra a Palazzo Costanzi e…

Vorrei anche passare a trovare tutti gli amici. Vorrei che fossero lì, sempre al solito posto, dove basta passare per poterli trovare. Da Asterios è così: passi, e sai che presso i libri c’è Edi. In radio è così: basta accenderla la sera, e dietro il microfono ci sono le bolzanine, posso ascoltare le trasmissioni e anche chiamarle in radio. Persino stamattina al Galilei, sono tornata nel mio vecchio mondo, e chi ho ritrovato lì? I due vecchi amici Ilia e Lawrence, che ora insegnano, insieme ai prof di disegno matematica e italiano dei tempi miei, e c’era pure Stefania che ci ha sposati.

Ma il mondo non è tutto a portata di bici come vorrei.

tralicciatura tralicci m'illumino di meno just driving old town

Città di notte

Ore due di notte.
Salutati gli amici, e chiusa la loro porta di casa dietro le nostre spalle.
Siamo andati via dalla festa per ultimi, ci siamo riservati la possibilità di scambiare gli abbracci con calma.
Siamo in centro città, a piedi, piove leggermente, non abbiamo l’ombrello ma per fortuna c’è il cappuccio, e gli autobus che avevamo usato all’andata ora sono finiti. Che si fa?

La pioggerellina non si nota.
Le luci si riflettono nelle pozzanghere.
Poche macchine passano di rado.
La passeggiata fino a casa è leggera come una piuma, chiacchieriamo, non fa freddo, e quando siamo sotto casa nostra è un peccato che il tragitto sia già finito.
Arrivo a casa, ore 2:22. Si sta che è una meraviglia.

hyacint

Passaggio affollato

Il passaggio dalla fine dell’anno vecchio all’inizio dell’anno nuovo è stato pieno di persone e di spunti.
La sera dell’ultimo, Barbara portava con sè il profilo del futuro, mentre noi facevamo scorta di fortuna con il ragno del cucù.
Il pomeriggio del primo, il molo era pieno di triestini che facevano “listòn”.
L’arte ci ha sorriso, per ben cominciare: ne abbiamo discusso con Fulvia Lorenzutti, autrice di una mostra di sculture in merletto alla sala comunale, e con Elena e Matteo, incontrati in caffetteria , divagando sulla fotografia.
Auguri, auguri a tutti!

il profilo del futuro listòn sul molo merletti immersi cucù

Anche E.T. aveva la bici

Tra le varie pedalate degne di nota, valgono anche quelle fatte in città vicino a casa, mi pare evidente.

Sabato scorso sono uscita che era già tramonto, ma faceva caldo, sembrava una serata estiva. Ho fatto tappa su tutti i moletti delle rive, come al solito. C’era ancora sul Molo Audace l’opera d’arte che avevo visto al mattino: un tratto del percorso impacchettato alla Christo, bitta fucsia-bitta rossa, tappeto blu e lampione giallo. “My favourite place” è il nome dell’opera (che si colloca nella serie “Public Art a Trieste e dintorni”), e mi pare un nome perfetto.
Alla fine del giro, passo alla Stazione Piloti di Trieste, che sta tra la Guardia di Finanza e L’Ausonia; quella da cui si può vedere il Pedocin, insomma. L’ingresso è vietato, ma il cancelletto è aperto, anche questa volta. E non c’è nessuno.
All’orizzonte ci sono il cielo e il mare che chiamano: rosa, grigio e giallo chiaro. Attraverso il cortile, raggiungo il molo: percorrerlo è attraversare un tratto dalla lunghezza infinita, verso l’aria e l’acqua. Sembra di stare in un sogno, di quei sogni in cui puoi andare avanti quanto vuoi, anche sull’acqua, e proiettarti a vedere dall’alto il paesaggio che spazia…
Ok, a fine molo ho fermato la bici. Sul muricciolo di fronte, tre sagome scure in silhouette, dapprima distanti, si avvicinavano tra loro; una sembrava portare la custodia di uno strumento musicale. Cosa c’entra uno strumento con le barche che stanno intorno?
A sinistra, l’unica luce forte della sera, il traghetto UN-Ro-Ro, che carica placidamente camion nella sua pancia.
Mi volto, ripercorro la strada all’indietro. Il molo si allunga anche stavolta, ai lati c’è l’acqua verde scuro, sembra sempre un sogno, si può scartare a lato e volare sopra il mare…

gioco d'arte sul molo audace il molo è nostro My favourite place Public Art a Trieste e dintorni

[Aggiunta di Davide]: beh, quel posto e quei moletti fanno parte dei nostri giri da quando eravamo morosetti. Sempre in bici, andavamo al tramonto nelle giornate calde a guardare la luce che cambia. E a darci qualche bacetto (innocente eh!). Un giorno, dal lato del molo della Finanza, siamo lì seduti a chiacchierare (!) e a un certo punto arriva da dietro una voce “Cosa fate qui?!” interrogativa e marziale… Un finanziere della garitta ci dice: “Questa è zona militare, è vietato l’accesso!” (e noi che ci siamo andati mille volte…) e “E poi lì sopra c’è una telecamera, non vi vorremmo vedere registrati…”! ohoho! Beccati! bon, figurino fatto, via da un’altra parte a sbaciucchiarsi ancora!! =*

Luoghi che fermano il tempo

La libreria San Marco è un posto dove si sta bene.
Lo so, abbiamo fatto la lista di nozze là, no ve digo e no ve conto, che no la xe ancora finida.
Là vicino c’è la fermata del bus da cui scendere al pomeriggio, c’è Banca Etica, c’è la pastoteca ‘penna bianca’ (giusto ieri eravamo lì a ripararci dalla pioggia come al solito, prima del cinema: pasta peperoni cipolla e capperi).
Se c’è da aspettare tra un appuntamento e l’altro nei dintorni, la libreria San Marco è il posto ideale. Ha il divanetto coi quotidiani. Ci ho consultato tanti libri che ho preso e tanti altri che non ho preso (a sbafo!).
Ieri pomeriggio dunque bighellonavamo là tra i nuovi titoli (c’è sempre qualcosa di nuovo tra i volumi strabordanti da ogni ripiano utile).
Ad un certo punto Asterios mi guarda, mi dice col solo labiale “vado in bagno”, io gli faccio cenno che ho capito, e si eclissa per un attimo. Poi torna: altro cenno con la testa, gli rispondo sempre in labiale “tutto ok”.
C’è solo un precedente di questa scena, ma la richiesta di tenere d’occhio il posto era stata più esplicita. Questa volta non c’è stato bisogno di dirlo forte. Quando c’è intesa…

foglia miseria foglia piastrellata Aghi di pino oceanic network

Tappa al giardinetto

Che tramonto, oggi. Cielo pulito spazzato dal vento. Il giardinetto sotto casa brillava nella luce bassa, spazio aperto tra i palazzi, case arancio cielo blu.

Col libro sotto braccio, sbirciavo la banda di ragazzini sul muretto. I loro riti incentrati sui rapporti di forza si perpetuavano. Il più piccolo e paffuto continuava a mantenere il suo posto tra loro, ogni tanto schivava una sberla (ieri gli avevano tirato un pugno sul naso, per strada sotto i nostri occhi).

Nonne a crocchio si chiacchieravano i cani. Due ragazze facevano ginnastica. Un corridore paziente girava, girava e girava sul perimetro a otto.


La perfetta guida turistica (conosce le esigenze dei ciclisti)

Domenica scorsa, gironzolando sul molo, ho incontrato un gruppo di sette giovani ciclisti in rosso, pieni di bagagli, che venivano dalla Polonia. Mi sono offerta di aiutarli.

Per voi futuri ciceroni, ecco le tipiche domande del ciclista itinerante polacco, con relativa traduzione.
Domanda: “Sono così tutte le città d’Italia?”
Traduzione: Il loro primo arrivo in Italia, col tramonto sulle rive di Trieste, li aveva entusiasmati.
Domanda: “Il mare qui è molto salato?”
Trad: il Baltico non ha molto sale; qui, dopo una nuotata, è necessaria la doccia per levarsi il sale di dosso prima di ricominciare a pedalare?
Domanda: “C’è una casa catodica?”
Trad: C’è un ostello dei preti dove dormire? (casa cattolica n.d.r.)
Erano frustrati perchè cercavano un pernotto a meno di venti euro, e gli alberghi presso le rive non andavano a meno di 70. Allora ho controllato per loro, c’era posto all’ostello della gioventù di Miramare, di cui Dado da casa mi aveva mandato il numero di telefono.
Domanda: “non ci sono strade in salita per arrivarci, vero?”
Eh, anche noi durante il nosto viaggio di nozze in bici coi bagagli facevamo spesso questa domanda…

Musica in città

Ieri pomeriggio, domenica pre-ferragosto, degli improvvisi botti han fatto tremare le finestre. Ho capito che era il momento di uscire. Ho preso la bici, e ho sentito gli ultimi fuochi d’artificio per la nave da crociera che lasciava piazza Unità.
In piazza della Borsa ho incontrato Pow Lean che suonava, grande! Mi sono messa a ballare insieme ai bambini che scuotevano le testoline vicino a lui. Ora sto ascoltando il suo cd: blues and rock, yeah!

Dato che la giornata in piazza procedeva bene, non sono più tornata a casa, e ho chiamato Dado fuori per cena. La sera infatti offriva un concerto di tanghi argentini e milonghe. I triestini della scuola di ballo si dimenavano in un angolo della piazza, nell’irresistibile tentativo di ballare il tango anche loro. Noi abbiamo gustato la musica in compagnia di due veri argentini, Sergio e Isabel, che ci hanno spiegato quali pezzi sono più usati nel loro paese, e quanto il gruppo che suonava li modificava con arrangiamenti propri. Sul loro blog Sergio e Isa parlano anche di Trieste, che scambio, ciao!

Mare

Ieri sono andata al mare con Anna. Mare tiepido, anche alle sette-otto di sera. Dapprima c’era un cielo blu intenso e pulito, dietro Anna scaldata dal sole. Poi c’era il tramonto rosa e viola, con la luna bassa da un lato dell’orizzonte e il sole altrettanto basso dall’altro lato.
Ogni mattina, alzando lo sguardo dal librobus, vedo un fotogramma di mare diverso. Qualche giorno fa il mare portava le Alpi a vista, calde, senza neve.

aspettando la barcolana 2 200km alpi carniche sagome sul molo notte

Storie d’aria e d’acqua

Oggi piove piove piove,
solo un’ora, dalle 19.
Forte, schizza, casca l’acqua!
Ci ripariamo alla Penna Bianca.
Mangiamo una pasta nel riparo. Pasta “alla zucchinara”.
Quarta volta che ho zucchine, pasta, torta, torta e pasta.
A cena finita, la pioggia è finita: senza attendere altro usciamo.

Neanche le otto, e si va a casa, con la bici in mano e la pancia piena… mentre Asterios è ancora al suo posto.
Asterios oggi prendeva una boccata d’aria con me, e io prendevo una boccata d’aria guardando in là, come una piccola cerimonia del tè.

E Alice fa i sorrisi giganti. Io dico: “sono spaesata”, e lei dice “che bello”, col sorriso grande, nonostante tutto affascinata.

Ah, ma ancora una cosa di giovedì scorso.
Per la festa di Lisa, siamo andati sul molo la sera.
Il mare era una grande massa calda, quadrata, tra i moli. Emetteva calore da sotto la sua pelle nera, lo vedevamo respirare.
Il mare di sera si veste da festa, con boa d’argento e perline d’oro.
E a volte mangia anche le luci blu.

AnotherShower non solo riflessi villamanin2004_02 dal molo