Gioielli di luce

Lo scorso weekend mi sono dedicata alle esplorazioni negli angoli vicini a casa.
Molti sanno che a Roiano il nome della piazza principale, piazza tra i Rivi, deriva dal fatto che una volta c’erano effettivamente dei ruscelli che circondavano il sito; questi poi sono stati interrati, ma non sono spariti del tutto.
Ricordo tra l’altro che Roiano, alla fine del 1800, era un villaggio considerato a parte rispetto al centro della città. Il suo “ingresso a Trieste” lo ha fatto, tra le varie cose, quando sono state erette le case (quasi tutte contemporanee) di via Udine e via Boccaccio, in pieno stile Liberty, nel primo decennio del 1900: ecco allora che la contiguità tra Roiano e città è stata ottenuta.
Ma torniamo ai nostri rivi.
Se si salgono le colline delle tre salite principali, la storica Scala Santa, e poi via Moreri, e vicolo delle Rose, è possibile notare nella parte più alta che i ruscelli originali, che si collocano nel solco tra una collina di risalita e l’altra, sono ancora visibili. Sulla carta Tabacco n. 47 riconosco tra questi il rio Rosani, il rio Montorsino, il rio Martesino ed altri. Alcuni sentieri entrano trasversalmente nel bosco, e collegano una salita all’altra attraversando i ruscelli in alcuni punti. E’ il caso del percorso che poi sbuca verso l’antenna di Gretta, ma non ricordo più bene da dove imboccarlo.

Decido allora, sabato scorso, di tornare a mappare questi punti.
Cominciamo con un punto facile. Rio Rosani.
Prendo Vicolo delle Rose, salgo in vespa (che pigra, buuu! ma avevo poco tempo, volevo intanto cominciare).
Il profumo e la vista del bosco, da soli, mi hanno riconciliata con i vecchi ricordi: passeggiate in salita al tempo delle medie, musica nelle orecchie e attività sportiva a Campo Cologna.
Il rio Rosani si vede quando la salita si divide verso Piscianzi, girando sopra un ponte. Il rio non è tenuto sempre sgombro dai materiali abbandonati, ma il suo volume d’acqua lo continua a portare.

Vado a caccia del dettaglio. Metto i piedi tra i sassi, e passo quasi sull’acqua.
All’improvviso, vedo che posso rubare un segreto del rivo con le foto. La luce corre su agili puntini luminosi, e segue la forma delle increspature d’onde.
Se la esposizione fotografica dura abbastanza a lungo, tutto il percorso dei brillanti di luce viene impresso sulla memoria (o fu pellicola), come la scrittura di una formula magica, condensata in un solo fotogramma.
Una poesia.

delicata ed elegante l'acqua si increspa e la luce lo mostra
luce che bacia le foglie giochi di luce sull'acqua che scende
p.s. guardatele in grande, altrimenti il pizzo o la rete non rende!

Bora all’orizzonte

La scorsa settimana ci sono state le mareggiate, i sassi della spiaggia di Barcola sono stati in gran parte scaraventati più su, sul cemento.
Prendo la macchina fotografica, e vado ai Topolini.

E’ bello sentire il vento, forte, insieme al sole. Trascina il vapore d’acqua all’orizzonte, e fa vibrare la linea retta.
Però fa lacrimare gli occhi, e non riesco più a vedere che cosa sto inquadrando…

il castello galleggiante in due in acqua guarda che colori che ha il mare vibrazioni all'orizzonte

Weekend lungo con gli amici

Lo scorso Ferragosto siamo stati al mare a Canovella con Carluca e i loro amici. Davide e Giovanna, Fabio e Susanna sono venuti a Trieste appositamente per il weekend, e ovviamente con gli amici dei nostri amici abbiamo fatto delle discussioni interessanti! Dopo una pausa per cambiarci, la sera ci siamo rivisti per provare il ristorante giapponese sulle Rive (una buona scoperta) e il molo Audace al buio (niente luna per una notte romantica): per la festa di Ferragosto, la città si è presentata al meglio!

Il giorno dopo ci siamo ritrovati al mare a Sistiana, (treno-bici per l’andata, e barca-bici per il ritorno). Dopo tre volte di seguito che ci vedevamo, non abbiamo resistito e ne abbiamo aggiunta una quarta. “Venite a casa da noi, Luca butta una pasta”, ha detto Carla. Dopo che avevamo giocato a scopone scientifico, briscola, bowling e golf con la consolle Wii, dovevamo assolutamente continuare a giocare: non poteva mancare l’aggiunta di un giro di coteccio!

colore degli occhi Dado e Carla faccioni con gli amici al mare Biuti e Tilde
da Sistiana col traghetto Trieste dal traghetto traghetto-bici il molo di notte

Sono un’osservatrice di gerridi

Sabato scorso ho fatto un giro per i boschi dell’altopiano.
Dall’obelisco di Opicina, a Banne lungo il percorso ciclabile, per poi staccarmi dalla strada seguendo un sentiero. Trovo un pozzo, mi arrampico su fino all’antenna, arrivo a Conconello. Entro nel bosco Tommasini, giro dietro al campo di Cologna, e scendo giù per villa Giulia fino a via Cantù. Mi rinfresco alla fontana, rubo le more, mi fermo a leggere un libro.

Il comprensorio forestale composto dai boschi Tommasini, Pavani, Rossetti e Venezia risale al 1842, quando un rimboschimento artificiale con pino nero aveva cominciato a sostituire le latifoglie autoctone. I lavori di rimboschimento furono premiati nel 1900 con il premio più prestigioso all’esposizione mondiale di Parigi, e continuano tuttora con diradamento selettivo

il mare da sotto l'antenna conconello lavanda verso il cielo lo stagno di Villa Giulia
more girini nello stagno idrometra fa caldo

Prima di scendere in via Cantù mi sono soffemata presso lo stagno di Villa Giulia, ripristinato nel 1995 dai Tutori degli Stagni e delle Zone Umide. Un posto veramente rilassante, dove sono rimasta ad ipnotizzarmi per un po’, tra il canto dei grilli e il rumore del vento.
In questo periodo dell’anno i rospi smeraldini sono allo stadio di girini. Cosa fanno i girini tutto il giorno? Mangiano, mangiano e poi mangiano, attaccandosi alle erbe e alle foglie galleggianti qua e là; e scodinzolano al loro solito modo, mentre passano da una postazione di pasteggio all’altra.
E poi ci sono gli insetti che camminano sull’acqua, i gerridi detti anche idrometra, che scattano da un punto all’altro come se avessero sempre paura. Piccoli menischi d’acqua li accompagnano fedelmente, come dei pattini, sempre presenti sotto il lieve peso delle zampe.

Carretti e clanfe

Dopo la storia del gelataio de Campanelle raccontata da Giordano, molti altri carretti sono seguiti. Ha cominciato a raccontare prima Luisa, poi Rita, e poi Franco… ed ecco fatta una collezione di scenette d’altri tempi.

“Nel ’63, Luisa iera ‘ndada a abitar in Borgo San Sergio.
Iera un signor col carretto de gelato, che andava a Muja, con l’ape, e faseva l’ultimo giro a Borgo. El se fermava per ultimo sempre là del piazal de Luisa, e tuta la mularia zigava… “El xè rivà Mòcolo!”
Venti anni dopo, iera picio Davide, e ancora girava Mòcolo, e tuti i lo ciamava cussì.
Perchè el suo gelato no vegniva sempre ben, certe volte iera i tochi de iazo che colava zo pel secio, e quei tochi de iazo ai muleti ghe sembrava come un mòcolo…”

“E in Cavana? Iera el castagnèr, el baracchetto de le castagne.
E quel dei mussoli? Quela volta iera la bancarella che vendeva i mussoli, sì perchè quela volta se podeva! E dopo te se netavi la man su una straza unta, che gaveva tuti i colori meno che neto…
E poi iera el baracheto de la menta: una ioza de menta, nel bicèr de acqua (che iera quel del quartìn, sempre quei iera i biceri), e via.”

“E a Roma? Bancarelle con i blocchi di ghiaccio grandi così, che venivano grattati: ce facevano la grattachecca, e ce facevano le granite con gli sciroppi Fabbri, che costavano un bianco e un nero, meno del gelato.”
“Perchè el gelato iera roba de ricchi!”

“E a Trieste? di fronte alla pescheria, iera una rivendita de stanghe de iazo, i le becàva co la clanfa, un ganzo fatto a “U”, perchè no te rivavi a ciorlo co le mani. E cussì se inganzava el toco co la clanfa, e se lo faseva sbrissar zo pel mucio. Cussì chi lo comperava lo meteva in iazèra. Le iazère funzionava cussì, iera un contenitor dove che te metevi el iazo, e po’ bon.”

“E oggi a Barcola ghe xè i campionati de tuffo a clanfa (la seconda edizione è questo sabato, n.d.r.), che i vien spiegadi anche in lingua facile a questo link!”
From our observations, the clanfa is performed by jumping from a rock or from whatever you want and viva là e pò bon and exposing your panz to the sea with arms and legs wide open and body arcuated back. A moment before the contact with the sea, you have to close yourself with the shape of horse’s zoccolo (the clanfa) and then, just after you are inside the water, you have to reopen yourself to produce a pression wave and to not go down like a pampel against the bottom. A famous triestin baskettar explain the technique on his website (Pecile, 2008). A clanfa not well performed is called panzada and the performer will abbronz his front side immediately (Fig. de merd).

Dieci lire

Domenica scorsa, al pranzo di famiglia, abbiamo fatto una scorpacciata di funghi raccolti in bosco da Luisa e Giordano, accompagnati con la polenta.
Quando siamo arrivati al dessert, sono cominciati gli aneddoti sulla Trieste di una volta.
Nel ’57-’58, Giordano aveva dieci anni.
Ecco un suo racconto di quel periodo.

“I gelati, una volta, i costava dieci lire.
El gelatier vegniva de San Giacomo col carretto, sburtandolo a man fino a sotto la riva de via Campanelle, quela che ora xè dopo la fermata del bus, e che quela volta iera de strada bianca.
El gelatier el gaveva anca la corda. Quando i muleti i vegniva per cior el gelato, i li ciamava: cussì, in cinque-sei, i ghe dava una man per tirar el carretto su per la riva con la corda. Per ogni salita, el gaveva chi che lo iutava co la corda.
El gaveva almeno trenta chili de gelato, in seci de cinque-sei chili l’uno, e una cassettina che tegniva i coni.
Prima de la riva de via Campanelle, ghe iera un spaccetto, dove che el se fermava a bever l’ottavo, e el spetava che vegni i clienti. Ai fioi ghe prometteva un cono de gelato, se i ghe tirava el carretto su per la riva. Per ciò che no i se approfitti, alla fine el contava sempre i coni che i ghe gaveva consumado. Lui restava in spaccetto, e qualchedun ghe offriva un altro ottavo.
Co i muli iera rivadi su per la riva, e el gelatier iera ancora in spaccetto, lori i podeva ciorse soli el meritato gelato, solo che de sconto i ciamava le sorelle e le amiche (tutta la corte, cinque sei mule, fa conto che Giordano el gaveva tre sorelle…), che le vegni a ciorse el gelato anca lore, ma no col cono che poi se capissi: lore le se portava de casa el bicier. E cussì, la mularia iera orgogliosa de gaver ciolto più gelato de quel che i podeva!
El gelatier el saveva o nol saveva, o iera più importante che i ghe zuchi su el carretto?

Alla fine, anni dopo, el gelatier se ga comprà la moto Guzzi, col sidecar, e i vegniva su in due, non più a pie: lui co la moto, e el fio in sidecar. E cussì per la mularia xè finida la pacchia.”

porcini Giordano e Luisa la clanfa Giordano e Franco Rita e Luisa sotto il pesco

p.s. domani continua, con la storia della “clanfa”.

Un pezzo di Woodstock a Trieste

Ieri sera, quando siamo usciti, l’aria era tiepida e speciale. Le persone si riversavano in strada, gli autobus si facevano attendere, con ritardi di oltre venti minuti. Era il traffico sulle Rive, dovuto all’organizzazione del concerto.
Abbiamo deciso di fare un pezzo a piedi.
Arrivati al molo, abbiamo visto le barche che si radunavano, per godersi lo spettacolo da una posizione privilegiata. Ottima idea, perchè, anche a passarla sul mare, era una serata stupenda.
I gabbiani volteggiavano sopra Piazza Unità. Ali bianche sul fondo blu, illuminati dal basso, procedevano in voli circolari e costanti, evidentemente non a caso. Chissà se sentivano le vibrazioni provenienti dalle casse, trasmesse nell’aria fino a lassù.

Santana a TS - 2 Santana a TS - 3 Santana a TS - 4 Santana a TS - 1

Per chi non avesse visto il concerto di Santana ieri sera, ecco a questo link un video fatto da Dado che aveva una macchina fotografica dotata di un buono zoom.

Città in festa Santana a Trieste

Sere d’estate

Ok, lo so, all’estate manca ancora qualche giorno.
Ma tornare a Trieste e trovare il caldo, la musica in piazza Hortis la sera, la città in festa a sorpresa, fanno sentire in vacanza e a casa assieme.
Oggi a fine pomeriggio sono andata a prendermi un gelato in bici. Poi ho scoperto una interessante mostra alla sala comunale di piazza Unità. Era organizzata da un’associazione che promuove (mettendo un laboratorio con gli strumenti a disposizione) le diverse tecniche dell’incisione. Un argomento che mi incuriosiva da tempo. Eh si, è vero che queste tecniche richiedono molte ore di paziente lavoro (e delle ore cosecutive da dedicare a queste tecniche dove le trovo?), però quella di potermi sfogare di nuovo con un’attività dal forte sapore artigianale è un’idea che tengo di sicuro al calduccio per i momenti buoni.

Poco dopo Dado mi ha raggiunta in bici pure lui in piazza Unità.
Abbiamo cenato fuori, presso uno dei banchetti allestiti per la serata “gesti e sapori”, quello genovese da cui abbiamo preso gnocchi con la salsa di noci e trofiette al pesto.
E il tocco finale è venuto dal concerto di blues in piazza Hortis.
Direttamente da Londra, è scesa per l’occasione una grintosa Dana Gillespie. Compagna di Bob Dylan, amica di David Bowie, e attrice in Jesus Christ Superstar, la signora del boogie woogie ha portato un pezzo di storia qua sotto casa da noi, venendo in treno come se fosse in gita per il weekend.

laboratorio incisorio tramonto di giugno blues in piazza Hortis Palla e Dana

Lubiana capitale vicina

Domenica scorsa, dopo la visita al parco di Arboretum, siamo andati a fare una breve tappa a Lubiana. Eravamo Ambra, Luisa, Giordano ed io, oltre a tutta la comitiva degli amanti di funghi che è sciamata per le vie del centro.
Siamo andati a visitare il castello appena ristrutturato: ottima impressione, giovane ed antico insieme!
A Lubiana abbiamo scoperto dei dettagli che ci ricordavano la Trieste d’altri tempi, come le cornici in legno per le vetrine dei negozi storici (che da noi sono rimaste quasi solo da Toso e Cesca) e le viuzze pavimentate in porfido, inerpicate per il colle. Il bello è stato trovare questi dettagli mescolati con il fresco rinnovamento di una capitale recente: le ragazze che scorrono in roller, gli infiniti portabici, e le soluzioni di riparazione del castello (cavi d’acciaio leggeri, anelli blocca pietra e altri dettagli che mi divertivo a scovare con Giordano).
Nei mei sogni, i cloni delle veline che si vedono sotto casa da “Zampega”, vengono improvvisamente trasformati da un vento d’Europa, che teletrasporta qua vicino il bar del castello di Lubiana con tutto il suo seguito: sotterranei in pietra e ferro battuto, mostre d’arte contemporanea e catenelle di margheritine…

castello di Lubiana Lubiana sul fiume vosta dal castello di Lubiana scritte a Lubiana
castello di Lubiana sotterranei castello di Lubiana scale del bar al castello di Lubiana cappella del castello di Lubiana
per chi non sapesse chi è Chapel soluzioni tecniche al castello di Lubiana collana di fiori al castello di Lubiana spazio espositivo al castello di Lubiana