Sul Tagliamento

E’ domenica, mi sveglio tardi, Dado è già andato via per la partita di hockey.
Manca poco alla partenza del treno, non ho deciso bene dove andare in bici questa volta, ma mi preparo una colazione al sacco, e vado in stazione.
Scendo a Codroipo, apro la cartina, e decido la meta: senza fronzoli o diversivi, punto subito dritta al Tagliamento.
Dopo la fine della strada che passa per Biauzzo, trovo l’argine, lo supero, e mi butto nel folto delle acacie attraverso un sentiero che sembra appena aperto, praticamente un single track. Mantengo l’equilibro sul pedale mentre le fronde mi toccano la faccia, e la terra sotto la ruota si trasforma in sabbia e ciottoli.
Ci siamo.
Eccolo là, che si apre davanti agli occhi: il letto bianco, e più distante, l’acqua.

erbe e prati quasi magredi segni di ruote presso l'argine erbe pioniere Pulire il Tagliamento
sassi che sbucano dallo specchio Tagliamento che corre lontano motociclisti sul greto del fiume un segno per ritrovare il sentiero

Porto la bici fino al primo guado, e una splendida luce dorata fa riflettere lo specchio orizzontale punteggiato di sassi. Questo è uno dei rami del fiume, e sembra che un po’ più in là si riesca ad attraversarlo.
Faccio una cosa insolita per i miei giri: lascio la bici a riposo sui sassi. Se voglio ampliare il mio raggio d’azione, questa volta è meglio se procedo a piedi, leggera.
Dunque aggiro l’acqua nel punto in cui è più bassa, e comincio la mia passeggiata nel verso della corrente.

Le piccole onde procedono, apparentemente, alla mia stessa velocità. Calpesto i primi sassi che riemergono dal fiume, mi sembra quasi di misurarne il confine. Ogni tanto butto un occhio verso la bici, ma la tentazione di proseguire è più forte. Anche quando la bici diventa un puntino lontano, e poi sparisce, continuo ad allontanarmi. Le piantine pioniere stanno dritte e equidistanti, fiori gialli profumano l’aria sulla sabbia.

Lungo il fiume non c’è nessuno, ogni tanto il sole sbuca dalle nuvole e, quando si riflette sull’acqua, sembra una pallida luna.
Nel silenzio, si riesce a percepire uno sbattere d’ali sopra la testa; alzo lo sguardo, gli uccelli sono più alti di quanto credevo.
Dallo sfondo, emerge il rumore di alcune moto da cross. Dopo un po’ riesco a vederli: tre centauri risalgono i sassi nel verso opposto al mio. Alzo un braccio per salutarli da lontano, loro staccano una mano dal manubrio e ricambiano il saluto.

Sotto i piedi, le curve azzurre si fanno strada nell’alveo, talvolta interrotte e poi riemerse.
La scomparsa e riapparizione delle acque segue un meccanismo di infiltrazione, come nel caso delle risorgive. Polle d’acqua segnano la sabbia, che forma infiorescenze a riccio, arrotolata dal getto in uscita. I banchi di sabbia secchi restano bucherellati a fiore. Non vorrei alterare queste forme, ma cedo: attraverso la sabbia con le dita anche io, mi confondo coi segni della natura.

Dopo un’ora di passeggiata faccio dietro front, la luce cambia, il fiume è opaco.
Mi avvicino alla corrente con le ginocchia, immergo la faccia.
Completamente.
Acqua dolce! Mi rinfresca come un buongiorno del mattino.
Col rumore di qualche granello di sabbia tra i denti, torno indietro rinnovata, e ritrovo la bici che mi aspetta fedele.

Per uscire da questa area aperta fino all’orizzonte, mi oriento coi segni che avevo piazzato sul percorso. Un ramo che avevo incastrato a forma di T sopra gli sterpi; uno stecco tipo fionda gigante, e un grosso sasso infilato nel nodo della V. Il paesaggio di fiume è indistinto come un deserto, e non è facile uscire dal letto se non si ricordano i pochi attraversamenti possibili.

sassi colorati come pesci fantasia sassetti sotto l'acqua infiorescenze di risorgiva sabbia bucata da gorgoglii di risorgiva
le mie dita si comfondono coi segni d'acqua il fiume azzurro che corre lontano gorgoglio di polle d'acqua attenzione! area pulita dai volontari

Quando abbandono il folto dell’argine, noto un cartello lasciato da dei volontari. “Attenzione! Quest’area è stata pulita dai volontari di Legambiente. Aiutaci a mantenerla così“.
Ritorno a Codroipo, e faccio uno spuntino al bar. Sul banco c’è il volantino di Legambiente e WWF. L’iniziativa di pulizia del fiume è del giorno prima, centrata presso Biauzzo.
Proprio dove son passata io.
Ora ho capito chi aveva aperto quel single track.

Ancora sui Magredi – informazioni tecniche

Sul cartello che precede il guado del Cellina, leggo.

“ZPS, Zona di Protezione Speciale dei Magredi di Pordenone: vietata la distruzione degli habitat naturali necessari alle specie avifaunistiche tutelate, l’organizzazione di manifestazioni fuoristradistiche, la creazione di nuove cave e discariche, e in generale l’eliminazione degli elementi naturali e seminaturali del paesaggio agrario con alta valenza ecologica.”

“Al di là dell’aspetto povero della vegetazione, i magredi ospitano un numero davvero rilevante di specie e di rarità in ambito botanico. Similmente a quanto avviene per gli ambienti desertici, in primavera, appena la disponibilità d’acqua aumenta e le condizioni ambientali si fanno meno severe, i brulli magredi sono capaci di regalare lo spettacolo di splendide fioriture.”

“Nel greto ciottoloso, cioè nel letto attivo del fiume, cresce una vegetazione pioniera rada fatta di singoli steli e ciuffi d’erba fra cui si rileva qualche specie alpina. I semi di queste piante sono trasportati continuamente dai monti verso valle per azione dello scorrere dei fiumi. Nelle zone più riparate dalle piene, si sviluppa invece una vegetazione di erbe che forma cuscinetti e chiazze più estese di prato discontinuo. Infine nelle aree più lontane dai greti, sui suoli più fertili, sono presenti i magredi più evoluti. Questi sono delle vere e proprie praterie, con copertura pressochè completa del terreno.”

“Il termine Magredi deriva dal vocabolo friulano “Magredis” che significa prati magri (poco fertili). Il paesaggio dei Magredi, ampio e aperto, dove lo sguardo può spaziare liberamente, contraddistingue in modo quasi esclusivo l’alta pianura friulana. I Magredi si rilevano al margine degli estesi letti ghiaiosi dei fiumi Cellina-Meduna, Colvera e Tagliamento”.

Colvera?

la storia delle piante pioniere L'ambiente magredile

Pelo di farfalla e mignolo bagnato

Domenica scorsa, faccio tappa al lago di Cornino.
Era tempo che volevo vederlo, da quando ne avevo letto l’articolo su Bora.la.

Prendo il treno per Gemona la mattina presto, pedalo tra Trasaghis e Peonis sulle tracce del ciclista Bottecchia, e vedo il colore blu del laghetto accendersi a lato della strada, sotto il monte.
La discesa a lago dal lato nord è percorribile con la bici.
Mi apposto a bordo costa, appollaiata su una roccia emersa dove c’è posto a malapena per me. Ho tutto il giorno davanti. Faccio compagnia al lago per un po’.

Sulla superficie verde-blu girano lente alcune foglie, convergono gruppi di avannotti, scattano i gerridi e scorrono le nuvole specchiate.
Mi metto a salvare insetti alati caduti in acqua, offrendo foglie-zattere al loro quasi inutile sgambettamento.
L’ape, una volta raggiunta la pietra col mio aiuto, ci mette parecchio a lisciarsi via dal pelo le gocce, raccolte insieme a una mini pozza di polline.
Recupero anche la mosca smeraldina, che dopo il tipico gesto di sfregamento delle zampe, testa le ali una alla volta, fa vibrar via l’umido, e se ne va.
Vedo pure una farfalla in acqua, che sbatte le ali come un rullo di tamburo, generando onde concentriche a tratti. Viene salvata dal mio piedone che, raggiungendola da sotto l’acqua in sù, la riporta nel mondo emerso. Riprende fiato per un bel po’ e, quando si sente pronta, vola via.

lo specchio di Cornino sasso da appostamnto ancora il lago salviamo le farfalle bagnate
pelo di farfalla umido il Tagliamento dall'Osservatorio bici e scarpe sul Tagliamento occhio al livello delle onde

La mia sessione minimalista sul lago viene interrotta dall’uscita di una grossa biscia che, da sotto l’acqua e tra i sassi immersi, sbuca a periscopio per ben due volte, troppo vicina per i miei gusti.
La signora alla guida del centro visite ascolta attenta la mia descrizione. “Hai avvistato una biscia del tipo <<natrice tessellata>>, ne sono certa. Terrore dei pescatori, si divora tutti i pesci piccoli quando sono ancora avannotti”. Entusiasta della notizia, mi sommerge di depliant su tutte le riserve naturali della Regione. Che ovviamente mapperò palmo a palmo con la bici.

Il pezzo forte del giro è la mia consueta visita al letto del Tagliamento. C’è una buona discesa a fiume proprio dal lato opposto del lago di Cornino.
Il suono d’acqua che scorre, continuo, forte, vicino all’orecchio posato sui sassi, cancella tutto il resto.
Prendo sole fino a scottarmi.
“Il re dei fiumi “, dice il pannello sul Tagliamento. “L’unico che è rimasto ancora nel suo alveo naturale“.
Gli altri fiumi europei lo invidiano. Quasi tutti, ormai, scorrono in un letto artificiale.

il Tagliamento dal ponte per Trasaghis il letto tra i monti

Dado al guado

il percorso del nostro giro in bici

Sabato scorso porto Dado in bici in uno dei miei posti preferiti.
Prendiamo il treno fino a Codroipo, per poi pedalare lungo lo Stradone Manin fino a Sedegliano. E poi Rivis, Turrida, e pausa pranzo.
A Sant’Odorico ci inoltriamo sul Tagliamento, e guadiamo qualche ramo d’acqua con la bici.
Piedi bagnati.
Ci accoccoliamo su un triangolo di ciottoli, nel cuore del fiume.
Attorno a noi, solo acqua che scorre.

Dado ha registrato la traccia gps del nostro giro. Nell’immagine satellitare, un po’ datata, l’acqua scorre in un’ansa diversa da quella attraversata da noi. Ma il fiume, all’interno del suo alveo sassoso, può cambiare posizione nel tempo come gli pare e piace, no?

La sera successiva, prima di addormentarmi, chiudo gli occhi e vedo ancora grandi spazi d’acqua. Un Tagliamento che ci circonda fino all’orizzonte.

le more del gelso davidaola in bici cartine fvg tra Turrida e Sant'Odorico
guadare il fiume a piedi L'acqua più fonda Dado e l'acqua Dado sul fiume
Tagliamento fino all'orizzonte

zoomtagliamento

Le diverse facce del Tagliamento

Domenica scorsa sono tornata, con treno e bici, nel punto dell’itinerario presso Codroipo che avevo lasciato una settimana prima.
Il programma della giornata era ben preciso: pedalare per qualche ora fino a Rivis, e poi cercare una discesa a fiume, per pranzare sul Tagliamento.
Mi ero attrezzata a dovere. Panino con melanzane ripiene in saccoccia. Cartina, sole e tutto il tempo davanti a me.

Senonchè, a mezzogiorno lo stomaco aveva già cominciato a brontolare.
Ah sì, è il primo giorno di ora legale, mi dico. Aspetta, aspetta, che prima di mangiare dobbiamo trovare il fiume. Però, di strada, ne manca ancora un po’.
Arrivo a Rivis che l’una è passata.
Quando supero la chiesa di Rivis, e vedo una “via Tagliamento” da imboccare, mi sento vicina alla meta.

Raggiungo la chiesa di San Girolamo, supero una zona di addestramento cani, equipaggiata con una piazzola ed un chiosco vuoto per gli eventi (ci sono persino dei piloni coi fari per l’illuminazione), ed ecco che la strada bianca si dirige verso l’argine.
Mi inoltro nel folto, tra pozzanghere e ciottoli, e il sentiero a saliscendi mi ricorda le tipiche zone che si formano presso i fiumi. A lato si intravede un rivolo d’acqua, e con un frullo d’ali si leva un uccello a zampe lunghe, tipo trampoliere. Gli alberi si diradano, e si intravede che oltre c’è un orizzonte che sta per aprirsi. Un senso di aspettativa mi prende, ed ecco che il letto del Tagliamento si affaccia davanti a me, lo spazio si apre e…
…niente acqua.
Uno strano silenzio.
Controllo la cartina.
La cartina mi dà una conferma: questa zona del letto è in gran parte secca. Tutta a secco, per oggi! Un deserto bianco, punteggiato di cumuli di sassi, e cespugli secchi o spelacchiati.

Accidenti.
Risalgo il letto del fiume su una grande strada di sassi.
Dopo un bel po’, la prima apparizione nel nulla è una piccola auto, da cui scende un uomo con occhiali neri, baffoni e un sacchetto di plastica: lo vedo che si fa una scorta personale di ciottoli.

Risalgo ancora lungo il letto a secco.
Si intravede una torre in lontananza: devo essere all’altezza di Turrida.
Arrivo ad una antenna della luce, un gruppo di addetti si avvia a farne manutenzione.
Risalgo risalgo e non riesco a rientrare. La strada lungo il fiume è sempre dritta, senza un cenno di diramazione. Quanto devo ancora andare avanti prima di poter mollare questo letto secco e semideserto?
La risalita continua imperterrita a fianco del fiume… si, il fiume…
che ora torna!
vedo l’acqua!
Eccolo!!!

Finalmente posso fermarmi per il pranzo. Attraverso le dune di una sabbia che nessuno ha calpestato prima di me. Porto la bici su un piccolo guado che supero a piedi: le scarpe sono impermeabili. Mi inoltro quanto possibile, e mi assesto in un’ansa tra due rami del fiume.
L’acqua mi circonda.
Méta.

Lavarsi le mani appiccicate d’arancio, direttamente nell’acqua del Tagliamento, non ha eguali.

la vista sull'acqua secca la strada nel letto
bici a fiume La sabbia intonsa pranzo sul fiume Acqua luccicante
Il fiume, finalmente Il Tagliamento all'ora di pranzo
pranzo sull'acqua Centro vacanze Chiesa di Sant'Odorico Vista su Turrida

Molti dei percorsi ciclabili della zona di Codroipo si diramano dallo Stradone Manin.
Ecco di seguito un itinerario tranquillo e sicuro per arrivarci.

Codroipo Stazione – piazza con caffè centrale – pista ciclabile che va nel verso opposto al traffico veicolare – indicazioni per Villa Manin (sempre su percorsi ciclabili) – arrivo nel piazzale di Villa Manin – ingresso Villa, lato trattoria – seguire l’indicazione per Rivolto – poco dopo, svoltare a sinistra lungo il perimetro delle mura del parco – alla prima interruzione della strada sterrata, continuare dritti lasciando Rivolto sulla destra – alla seconda interruzione, girare a sinistra sullo sterrato per Zompicchia – centro di Zompicchia, campanile – indicazioni per Beano, itinerario B5 – attraversamento della statale presso il ponte sul Corno – imbocco del vialetto sterrato che indica la B5 per Beano – continaure sulla B5 fino allo Stradone Manin.

le mura presso villa Manin primavera in fiore i fiori sul campanello verso lo Stradone Manin
fiori e bici ai lati della strada fiori ai lati della strada Uscita da S. Lorenzo alberi in fiore

Pozzanghere e guadi

vecchi segnali per le bici canalizzazione le grandi pozzanghere Scendere giù nel letto
sentiero interrotto autoscatto sul fiume con la bici La bici fin sull'acqua sotto l'acqua
da Pieve al fiume attraversare l'acqua passeggiata giù sul letto Chiesa di Pieve di Rosa

Sabato scorso, dopo il giro al Parco delle Risorgive, ho passato il pomeriggio in esplorazione, nella zona di Codroipo.
Pedalo tra Biauzzo, Iutizzo, Gorizzo e Camino al Tagliamento.
Arrivo alla chiesetta di Pieve di Rosa, e vedo l’argine in lontananza. Il fiume chiama. Mi inoltro nella direzione dell’acqua.

I sentieri verso il Tagliamento sono pieni di pozzanghere, slalom di qua, erba di là, fino ad un certo punto si riesce ad evitarle. Quando le pozze diventano piscine, però, arriva l’ora di bagnare un po’ le ruote. Evvia, dài, buttiamoci.
Sciaff, sciaff, il fango mi rallenta ma per un po’ le attraverso. Spingo sul pedale, plucc, plucc, finchè l’attraversamento non si fa troppo difficile. La melma mi rallenta, la bici non va più avanti, e allora…. PLOTTCCCH, metto un piede in acqua.
Cappero, la pozza è fonda! Guardo il collo del piede, solo l’orlo della scarpa emerge ancora asciutto.
Sono perplessa. Attorno a me un mini lago.
La scarpa è in gore-tex impermeabile, sta sprofondando, ma l’acqua non si sente. Non ancora.
Decido allora di fare un passo. Tiro fuori il piede con uno scatto, come un trampoliere. SPLOTT! Oh no!!! La scarpa è rimasta lì, incollata sul fango, e il nuovo passo l’ho fatto col solo calzino! Calzino nel fango!
Ah ah!
Mi vien quasi da crollare dal ridere!
Ah ah ah!
Bon bon, vediamo di minimizzare il danno.
Mi levo da là, recupero la scarpa, strizzo il calzino e lo metto ad asciugare.

Poco dopo sono sul letto del fiume.
Il Tagliamento si stende di qua e di là verso l’orizzonte.
Alle spalle bosco, davanti a me l’altra sponda.
Dei motociclisti fanno rumore, attraversano il fiume poco più in là.
Questo punto di passaggio del Tagliamento, abbastanza comodo da poter essere definito un guado, era in uso già nel settecento. In quegli anni, presso la chiesa di Pieve di Rosa, si trovava un ricovero per i pellegrini che proprio in questo punto decidevano di oltrepassare il Tagliamento per proseguire alla volta di Concordia e degli altri centri religiosi.

un perfetto porta bici il calzino ad asciugare

Lignano controvento

Domenica scorsa, avevo tutta la giornata davanti a me: Dado era a Padova con l’hockey. La temperatura era crollata di brutto, c’era Bora sul Golfo a 100 km all’ora, ma non ho resistito: sono partita per un giro in bici.

Treno fino a Latisana: appena arrivo ed esco dalla stazione, comincia a piovere… bell’inizio! Mi riparo al tendone della sagra paesana. Pranzo con frico e polenta, e dolci fatti in casa.
Quando ho finito, smette di piovere, e posso ripartire col sole. Mare o monti? Decidiamo la meta… cedo alla tentazione. Vado verso l’orizzonte aperto, verso la laguna. Inizio il percorso del Tagliamento citato nella guida “bici in FVG n. 2”, da Latisana a Lignano.

frico e polenta dolci alla fiera Torre di Latisanotta parrochet

Comincio così l’itinerario sul Tagliamento, un po’ tra i paesini, un po’ lungo l’argine.
Passo al Parco dei pappagalli: unico in Europa, ospita 300 specie. Scopro che “l’esecuzione di una prestazione canora non è affatto un comportamento istintivo, ma invece è il punto di arrivo di un impegnativo processo di apprendimento. Ogni singolo esemplare può avere un repertorio canoro leggermente diverso da quello di un altro individuo. Inoltre, meglio cantano, più fanno conquiste amorose”.

Riprendo il giro. Il vento soffia e stanca, e più procedo verso la costa, più il vento aumenta… Sto calda negli abiti pesanti e ho il para-orecchie, ma il rumore delle raffiche mi confonde; il soffio d’aria sugli occhi mi fa girar la testa.
Dovevo saperlo che andava a finire così, ma non mi ero saputa trattenere, attratta dalla luce del mare. Mentre pedalo tra i refoli, mi dico: “ancora un pezzo e poi decido cosa fare; ancora un pezzo”… e più passa il tempo, più è lunga tornare indietro.
(Dado che mi ascolta mentre scrivo, commenta: “che bella la mia Palla, con lo spirito avVENTOriero…”).

filari nel verde filari nel sole corteccia tuffo negli alberi

Arrivo a Lignano a fine pomeriggio, e sono cotta. Medito già di tornare col traghetto, e mi informo rintanandomi all’ufficio del turismo, che col suo silenzio senza vento, riesce un po’ a rinfrancarmi.
Però quando sono lì mi dicono: “Traghetti? L’ultimo è di sabato” (era domenica). Riprovo chiedendo delle soluzioni via terra. “I pulmini dell’APT? sono stagionali, e la stagione chiude al 13 settembre” (era il 14). Mentre la faccenda si fa critica, mi comunicano in extremis: “Forse ci sono gli autobus della SAF… l’ultimo parte tra venti minuti, dalla piazza all’altro lato del paese. In bici ce la puoi fare”.
Scatto inoltrandomi più definitivamente che mai verso il mare, e becco l’autista del bus pronto a partire, giusto in tempo. Riesco a negoziare un trasporto della bici, faccio un’ultima corsa per altri due isolati a prendere il biglietto, ritorno che li trovo già per strada, ma mi aspettano. E così salgo, carico il tutto, e finalmente mi piazzo comoda e pigra in direzione rientro. Dopo la scorpacciata di aria aperta, guardare dal finestrino è più tranquillo, con vista sul tramonto e sul mare metallico nero.

pioggia che si avvicina Tagliamento dall'argine Tagliamento tramonto dal treno

La rivincita della geografia

Quanti sono i ponti del Tagliamento, e quali di questi sono percorribili in bici? (poichè vanno esclusi quelli dedicati solo ad autostrada o ferrovia).
Nel momento in cui mi pongo, per la prima volta, questa domanda, conosco bene già due coppie di ponti, attraversate in altrettanti giri in bici; ponti vissuti come posizione di perno del giro, e luoghi dal panorama liberatorio.
Già parecchie sono state le pedalate esplorative di quest’anno, che stavano in relazione col Tagliamento, come luogo di ricerca della pianura, della Natura e dell’acqua rasserenante. Allora mi dico: potrei fare una collezione completa di ponti e di strade lungo-argine del Tagliamento, perchè no?
Eh, sì, magari la faccio. Ma non è tutta qui la faccenda. Questo è solo un esempio di elemento primigenio, che ne chiama con sè anche altri!
Tra i prossimi giri treno-bici (pianificati come sempre su Google Earth, che mi pare tutt’ora più convincente delle carte 1:25.000 per escursionisti) ci sono: la discesa del Torre, il costeggiamento delle Prealpi Giulie, e ci sono ampie a piacere esplorazioni lungoferrovia e fondovalle. Con un occhio ai punti cardinali nella scelta del fronte da percorrere al mattino o al pomeriggio, affinchè sia quello battuto dal sole.
bianco grigio e blu Tagliamento acqua azzurra

Giro treno-bici Venzone – Lago di Cavazzo

Questa gita domenicale è stata a lungo studiata su Google Earth. Fatto l’itinerario, fatti i biglietti, presi i pantaloni lunghi per la bici, c’è tutto.
Si parte domenica mattina col treno delle 7:35, che percorre la tarvisiana senza cambi. Arrivo due ore dopo alla stazione di Carnia. Discesa verso Venzone. Perchè non girellare nei campi? Andiamo a caccia dell’argine, ma in realtà troviamo un gregge di pecore, un cane da pastore e dei cani da caccia. Chiesetta di S. Maria a Portis, svise con la bici sull’erba.
Prima tappa della giornata: il centro storico di Venzone. Qua ci vuole una brioche con la cioccolata! Al Caffè vecchio, e poi intrufoliamoci tra i cortili di via delle Mura, le mura antiche!


Il giro era pensato per attraversare due volte il Tagliamento, per arrivare al lago di Cavazzo. Si passa per Bordano. Quanti murales sulle case! “Un’idea dell’ex sindaco di Bordano”, ci spiega Andrea Zingaro, che è anche orgoglioso di invitarci a vedere le sue colorate sculture a forma di farfalla. Per arrivare al lago, si deve superare il passo Bordano-Interneppo, facile, solo 100 metri di dislivello. In compagnia di altri murales che rappresentano illustri ciclisti in scalata insieme a te.


Arriviamo a Interneppo, e la vista dall’alto sul lago di Cavazzo (o Lago dei Tre Comuni) è sia affascinante, sia deturpata dall’autostrada che lo attraversa. Meglio godere il lungolago da vicino, tra le canne del parco, sdraiandoci ‘comodamente’ sui sassi, fino a mettere l’occhio quasi sul pelo dell’acqua e quindi sulla linea dell’orizzonte vicino.
Certo che mi spiaceva non essere rimasta un po’ di più a Bordano, a vedere il Parco delle Farfalle… Beh, allora torniamoci! Anche il percorso Trasaghis – Bordano è bello, segue l’altro argine del Tagliamento. Per il ritorno a casa, passiamo il secondo ponte sul Tagliamento, il Braulins – Gemona. E c’è pure tempo per un’ultima scalatina in bici, verso il centro storico di Gemona, dove troviamo un murales moderno: “parlate friulano, e inglese”.

Le gite trenobici

Domenica scorsa c’era Pordenonelegge. “Nel programma non c’è niente di interessante”, ci eravamo detti dopo un’occhiata veloce sul sito. E invece non era così. Bastava leggere un po’ più a fondo le note sugli autori. Rosi Braidotti. Docente di Women’s Studies all’Università di Utrecht. Nata a Latisana. Quando le chiedo l’autografo dopo il suo intervento, si mette subito in relazione con me: una nomade in bici, è la sua dedica. Anna Maria Crispino. Presidente della Società Italiana delle Letterate. Dovrò controllarne il sito.

E così, siamo andati al Pordenonelegge in una splendida giornata di sole. Non col treno: con la bici, da Codroipo, perchè la tentazione di farne un giro libro+treno+bici era troppo forte. La distanza in teoria era breve, in pratica abbiamo fatto 50 km di pedalata, grazie agli smarrimenti sull’argine lungo-fiume a caccia del secondo ponte sul Tagliamento che non c’era (stava più a sud, non più a nord…); eppure, il tratto migliore è stato proprio la divagazione tra i campi. Cespugli di falsi girasoli sotto le pannocchie rosso bruciate. Una femmina di fagiano dalla coda lunga che si alza in volo spaventata da noi. Le Alpi come un pezzo di bussola e come meta di via delle Alpi. Il sole sempre davanti, lungo la statale percorsa al ritmo di 70 pedalate al minuto (ha fatto i conti Dado).

campi e cielo davidaola tra i fiori falsi girasoli pordenonelegge