Weekend con la neve

Sabato e domenica li ho passati vicino alle fonti di calore: scaldino, caminetto, calorifero. Per cena e per pranzo sono andata da ma e pa (dove ho assaggiato un tentativo di dolce cotto nella macchina del pane).
Quando è uscito il sole, siamo andati a fare una passeggiata con Dorfi. La neve, e forse anche il sale della strada nei polpastrelli, dopo un po’ le facevano tremare le zampette.
Il sentiero di collegamento tra Piscianzi e Scala Santa era percorribile, anche con la neve. Già altre volte il bosco mi aveva dato la sensazione di essere un posto caldo. Questa volta, con la luce del tramonto, l’effetto era ancora più evidente.
E se quella era la giornata più corta dell’anno, vuol dire che siamo a posto, pronti per la risalita.

contadinelle del presepe il presepe a casa mamma l'abete del giardino di casa erba fresca con la neve
colori caldi oltre i vigneti il sentiero con la neve sotto la tettoia d'inverno zampette di cane
la neve sui pastini dorfi nel bosco tramonto sul mare papi e pa

Salvia e sommaco

Domenica scorsa sono andata in esplorazione di un nuovo sentiero, denominato “Strada Stefania”, adocchiato come sempre sulla carta Tabacco del Carso.

Si imbocca alla fine della Napoleonica, dal lato di Monte Grisa. Costeggia la Napoleonica un po’ più in basso, in posizione esposta sul costone, con grande vista mare. La conclusione dell’itinerario arriva sul Monte Radio, ma questa parte per stavolta non l’ho trovata: lascio alle prossime puntate la ricerca della seconda metà della strada.

Scopro così un “single track” poco battuto, tra rocce carsiche e tronchi di pino marittimo. Il percorso in questa stagione rende al massimo, tuffandosi in un’esplosione di sommaco e salvia selvatica. Luci e profumi colpiscono la mente fino a farti ridere, euforica…

l'arrivo del tram presso l'Obelisco l'inizio della strada stefania vista mare su grignano salvia e sommaco
il rosso dell'autunno salvia, sommaco e rocce carsiche margherite gialle con fondo mare strada stefania
strada stefania colori punteggiati incontro con Francesco piante nane e frattali

Il sentiero Piscianzi – Scala Santa

L’altro sabato, mattina nebbiosa, avevo un paio d’ore a disposizione. Giusto il tempo di esplorare un sentiero che avevo visto sulla cartina, e di cui non avevo ancora trovato l’inizio. Mi sfuggiva, come un mistero del bosco: un percorso vicino a casa, ed irraggiungibile nello stesso tempo… com’era possibile! Bisognava trovarlo!

E così ho preso il tram, portando ago e filo con me. Chissà cos’avranno pensato gli altri passeggeri, mentre vedevano che durante il tragitto mi rinforzavo i bottoni un po’ allentati del cappotto…

Scendo poco sotto l’obelisco.
Il primo tratto da percorrere è il sentiero parallelo a via degli Olmi: un’ampia discesa che porta fino a Piscianzi. Foglie gialle rosse e verdi sulla strada, piccole gocce di condensa, aperture panoramiche su colline e vigneti. Chi l’ha detto che col tempo bigio non si possono apprezzare le meraviglie dell’autunno? Il sottobosco è più profumato, gli alberi vicini scacciano il freddo e i colori vincono lo stesso.

Mi fermo a sbirciare un campo coltivato sulla sinistra, metto il naso nella rete che interrompe il muro alto. Silenzio, filari dorati di viti. Sembra che non ci sia nessuno, eppure… FLUFF FLUFF FLUFF! L’aria si sposta sopra di me. Passa uno stormo di uccelli, un lenzuolo sopra la testa, un suono che è una sorpresa. Devo venire in questi angoli nascosti, per riscoprire il rumore del volo?

l'imbocco sotto via degli omi la rugiada sul sottobosco l'ingresso al sentiero vista sulla collina d'autunno
castagne nel bosco Piscianzi Dado sotto la pergola piccola servitù

Arrivo a Piscianzi, i lavori alle tubature vanno a rilento. Chi vuoi che venga quassù con la macchina per l’asfalto?
Il sentiero che cerco inizia qua, tra le case, in via delle Robinie. Ecco l’ingresso, su un tratto privato, sembra un rito di passaggio: una galleria coi pampini d’uva mi dà il benvenuto.

Il collegamento tra Piscianzi e Scala Santa fa il giro della collina senza scendere di livello. Quanto sarà antico questo tratto? Il bosco è avvolgente e luminoso, si vede il fondo tappezzato di ghiande. Il giorno dopo non resisterò e dovrò tornarci, per mostrare la mia scoperta anche a Dado.

A fine sentiero si sbuca in Scala Santa, più o meno a metà altezza, resta solo la discesa.
Molte foglie ai lati della strada, vedo a terra delle castagne, provo a muoverle con la scarpa. Ma la scarpa mi fa SPLACH, accidenti, non erano castagne! Riparo al danno tra le foglie, vedo altre “castagne” nei dintorni, però queste sono rosa, rosse, gialle… aha, ho capito, sono prugne, ora mi stanno più simpatiche!

Il giro è quasi concluso, la discesa punta al mare. Da dietro un’auto salta fuori un gattino scatenato. Ha deciso di farmi un agguato! E’ carino col suo collare rosso, cerco di fargli una foto. Poso il ginocchio del fotografo, e lui mi salta sulla spalla… Gratta il muso sull’obiettivo, non sta fermo un momento! Sì, lo so, anche io voglio giocare. Però il pranzo mi attende. E allora ciao, ci rivediamo quando ripasso di qua!

i colori del bosco le foglie a manina il sentiero di ghiande sembrano castagne, e invece...
il gatto giocattolone il gattino scatenato ciao gatto sei sulla mia spalla la mappa dei sentieri nascosti

Ciao stagno, ti presento Dado

Lo stagno di villa Giulia, in questa stagione, non ha più le ninfee sul pelo dell’acqua, e mostra pochi cenni di attività: se ne sta più “nascosto”.
Per notare quello che succede, bisogna stare in silenzio per diversi minuti, come sempre in questi luoghi della calma.
Ed ecco che tornano fuori, liberati dal rumore della mente, i segnali più nitidi: i fruscii del vento, il canto degli uccelli lontani; le libellule che girano a coppie; le bolle d’aria che salgono dal fondo dell’acqua.
E il blu del cielo, dietro alle foglie, intenso come l’aria fresca.

la passeggiata verso lo stagno ancora il blu del cielo Paola e lo stagno lo stagno di villa Giulia
sopra lo stagno Paola e lo stagno il ramo nell'acqua Dado e il bosco
il cielo blu dietro le foglie green Dado al sole materia organica nello stagno

Fiumi, fichi, biscie e vele

L’altra domenica sono tornata su per le colline di Roiano, per continuare l’esplorazione dei rivi semi nascosti. Ho preso il tram per salire, e poi mi sono calata giù per via Moreri e per via Sottomonte.
Villette nascoste, profumo di more, fichi, susine in fermentazione.

Papi dice che la via Sottomonte è più buia delle altre della zona.
Poco più sotto di Piscianzi, il rio Montorsino è percettibile appena come rumore, è basso e inoltrato nel bosco. Ho provato a sporgermi per vederlo, ma una biscia gli faceva la guardia. Si muoveva lentamente, era rimasta appisolata al freddo per troppo tempo. Quindi papi aveva ragione.

Solo più in basso, ormai alla base di via Moreri, ho rivisto l’acqua, ma dell’altro fiume, quello che accompagnava i sonni della mamma appena arrivata a Trieste; era di nuovo il rio Rosani, il rio che avevo visto in vicolo delle Rose alto.

via sottomonte la biscia del fiume uva o bacche? ciao cavalletta!
complementari al lato della strada foto di Franco Pace Le vele

Poi ho continuato la passegiata in città, e sono andata a vedere la mostra fotografica al Salone degli Incanti: Le vele di Franco Pace.
Grandi stampe di oltre un metro e mezzo ciascuna, forme d’acqua, cielo e tela. Un forte impatto. E’ bravo, ovviamente. E si stupisce anche lui.
Chi fa fotografia non può non conoscere il senso della meraviglia.

Vacanze minimaliste

In questi giorni liberi, alterno i passaggi ai due stagni più vicini, come se fossero nel giardino di casa; in effetti sono raggiungibili con un semplice tratto di tram.
Martedì dunque torno allo stagno di Villa Giulia, quello dove non si può arrivare in bici perchè ci sono le scale, dunque vado a piedi.

Questo è lo stagno per la lettura. Mi sdraio sui massi vicino all’acqua. Servono tre massi grossi per fare un “divano”, ovviamente ad inclinazione variabile, per cui ogni tanto devo far cambio di posizione per non restare incriccolita: sdraiata, seduta o di fianco. A turno.
Questo stagno ha un suono diverso dall’altro (quello di Banne); questo ha il vento a ondate che passa nelle foglie degli alberi; le conacchie, i grilli; le api che ronzano; le rane. E, non troppo lontano, ad un certo punto sento un tonfo, e quello che mi sembra il grugnito di un cinghiale… beh, a quel punto ho deciso di non muovermi per un po’.

lo stagno come vasca da bagno il cielo nello stagno di ninfea in ninfea guardando gli alberi sopra di me

Passano le ore, si avvicina l’ombra e un po’ di fresco. A tratti rarefatti arriva il “blub” di una bolla d’aria che esce dallo stagno, o il “plop” di una ranetta che salta sulla ninfea. Come quella rana che, passando di foglia in foglia, raggiunge l’ultima foglia a malapena sul bordo e, senza volerlo, finisce in acqua, ih ih…

Mi ri-immergo nella lettura. L’autrice racconta di essere in vasca da bagno, anche lei intenta a leggere. Alla fine decide di realizzare una sua fantasia dissacrante. Immerge il volumentto appena finito nell’acqua all’olio di menta. Completamente. Un delitto geniale…

il salto della rana ninfee gialle

Sono un’osservatrice di gerridi

Sabato scorso ho fatto un giro per i boschi dell’altopiano.
Dall’obelisco di Opicina, a Banne lungo il percorso ciclabile, per poi staccarmi dalla strada seguendo un sentiero. Trovo un pozzo, mi arrampico su fino all’antenna, arrivo a Conconello. Entro nel bosco Tommasini, giro dietro al campo di Cologna, e scendo giù per villa Giulia fino a via Cantù. Mi rinfresco alla fontana, rubo le more, mi fermo a leggere un libro.

Il comprensorio forestale composto dai boschi Tommasini, Pavani, Rossetti e Venezia risale al 1842, quando un rimboschimento artificiale con pino nero aveva cominciato a sostituire le latifoglie autoctone. I lavori di rimboschimento furono premiati nel 1900 con il premio più prestigioso all’esposizione mondiale di Parigi, e continuano tuttora con diradamento selettivo

il mare da sotto l'antenna conconello lavanda verso il cielo lo stagno di Villa Giulia
more girini nello stagno idrometra fa caldo

Prima di scendere in via Cantù mi sono soffemata presso lo stagno di Villa Giulia, ripristinato nel 1995 dai Tutori degli Stagni e delle Zone Umide. Un posto veramente rilassante, dove sono rimasta ad ipnotizzarmi per un po’, tra il canto dei grilli e il rumore del vento.
In questo periodo dell’anno i rospi smeraldini sono allo stadio di girini. Cosa fanno i girini tutto il giorno? Mangiano, mangiano e poi mangiano, attaccandosi alle erbe e alle foglie galleggianti qua e là; e scodinzolano al loro solito modo, mentre passano da una postazione di pasteggio all’altra.
E poi ci sono gli insetti che camminano sull’acqua, i gerridi detti anche idrometra, che scattano da un punto all’altro come se avessero sempre paura. Piccoli menischi d’acqua li accompagnano fedelmente, come dei pattini, sempre presenti sotto il lieve peso delle zampe.