Anche se ci dicono che le vacanze sono agli sgoccioli, che il tempo peggiorerà, e così via…, qua l’estate si sente più che mai!
Quasi ogni sera ci si ritrova a Ponterosso, per cenare e ascoltare musica, quella dell’iniziativa “Sotto lo stesso cielo”, e il caldo tropicale ci bagna mentre balliamo al concerto dei Radio Zastava.
Ci sono gli amici della radio, i compagni di classe, le cialde olandesi e i tramonti sul mare…
Cosa volere di più?
Categoria: musica
se le babe no vol che cantemo, noi cantemo per farle rabiar!
Disavventure quotidiane – parte 2
Giovedì scorso, dopo che ci eravamo ripresi dallo smarrimento della borsa coi documenti, il programma per la sera era questo: andare a Prepotto al civa-civa festival, mangiare lì in sagra e ascoltare il concerto della Banda Berimbau. Era un mese che mi ero annotata questo appuntamento, e non vedevo l’ora di rivederli: sono un gruppo pieno di energia, proprio quello che ci voleva per una giornata insolita come quella.
La strada fino a Prepotto è un po’ lunga: prendiamo l’autostrada per un pezzo, e poi torniamo indietro tra i paesi. Luca non conosce il Carso per cui gli parliamo delle osmizze, che si trovano qua per le alte, e che però bisogna conoscere altrimenti è un po’ difficile trovarle.
Il problema è che anche il “Civa-civa Festival” è un po’ difficile trovarlo: non vediamo nessuna indicazione…
Dopo un paio di inversioni per tornare sui nostri passi e cambiare strada (che figurin!), Dado attiva il navigatore satellitare sul suo telefono e prendiamo una laterale che parte da Slivia: sembra essere la più corta.
Devo dire che la strada mi era nuova, e si faceva pure stretta. “Sembra un single track“, dico ai ragazzi, riferendomi ai sentieri in cui passa una sola bici. Infatti le fronde si avvicinavano sempre più e si passava con l’auto a malapena…
Ad un certo punto la strada si fa sterrata, ma sul navigatore risulta comunque segnata: bon, ah.
I muretti a secco ci affiancano e pure i rovi, quando le pozzanghere sul tragitto si fanno sempre più grandi… Sembra che dobbiamo attraversare delle piscine! Mi fermo, e dopo un piccolo dibattito interno, mi risolvo di esplorare il tragitto a piedi prima di continuare.
Esco dall’auto e cerco di camminare sul lato dove il fondo sembra più solido, ma… ‘splash‘!! Entro col sandalo nell’acqua e nel fango. Bleah! Ok: la pozzanghera è profonda, questo si è capito.
Vediamo se è l’ultima e poi la strada migliora. L’unico modo per andare avanti è salire sul muretto a secco per superare il guado! La strada non è illuminata a meno dei nostri fari… si capisce che non è un bel percorso da cui continuare.
Torniamo indietro: l’unica è fare tutto quanto in retromarcia. (Piccolo dibattito anche su questo, e poi si va). Si passa a filo tra rovi e sassi, fino alla prima apertura verso un campetto laterale dove possiamo fare manovra: finalmente si ritorna a condizioni “umane”.
Mogi mogi, torniamo su una delle rotte scartate in precedenza, senza poter più vantare con Luca la nostra conoscenza del Carso…
In extremis, ci si mette pure il treno col passaggio a livello a farci attendere dietro la sbarra abbassata per diversi minuti.
Alla fine appaiono i primi cartelli piccolissimi: delle freccette con la scritta in verde nascosta nel buio, indicano finalmente il Civa-civa Festival. Finalmente!
Arriviamo a Prepotto che sono le 10: siamo stati un’ora e mezza in strada…
Il Civa-civa Festival si riconosce subito: salsiccie, pollo e cevapcici per tutti.
Il concerto non è ancora iniziato, ma parte proprio quando noi stiamo ordinando la cena.
Pum ta-ta, pum- ta-ta, tar-ta-tara-ta-tara-ta-ta!
La band fa partire i tamburi e procede come un corteo tra i tavoli. Il ritmo chiama tutti, anche i ragazzi alla griglia ballicchiano con gli arnesi in mano!
Mangiamo abbastanza in fretta perchè il ritmo ci fa impazienti, o almeno fa impaziente me che non ho perso il buon umore, perchè si avvicina il momento tanto atteso di poter andare a ballare e saltare in mezzo alla folla.
La banda non si risparmia.
Durante il concerto, i pezzi durano dieci – quindici minuti ciascuno, e quasi tutti sono ad un livello elevato di ritmo.
A mezzanotte i musicisti suggeriscono che sono stanchi e stanno per smettere… ma il pubblico li acclama, e la musica riparte.
Numerose volte sembra che il pezzo sia l’ultimo, ma la musica continua per ore. Tra i tamburi, la nostra amica Licinka che suona fa gli occhi di chi non ne può più, ma il direttore d’orchestra continua a chiedere ritmo ai suoi e salta su e giù per il palco pieno di energia! Quando il pubblico applaude, le bacchette dei percussionisti applaudono di rimando, e così dal loro ticchettio la musica può partire ancora una volta: ogni scusa è buona per fare una ripresa.
La parte finale si realizza con i musicisti mescolati alla folla, in cerchio, che passeggiano in tondo, e noi li sentiamo vicinissimi e facciamo il ritmo a nostra volta con le mani o cantando assieme a loro.
Verso le due il concerto è finito e noi ci avviamo all’auto, però io sulla strada nel bosco ballo ancora e non smetto più…
(Fino al ronf finale sul sedile dell’auto, di cui ho ceduto il volante al Dadone).
Quizas
Finalmente abbiamo messo on-line il video di uno dei miei momenti preferiti della festa di Ico e Cla.
Clara in abito bianco suona il contrabbasso, Almachiara – la sua amica e testimone – canta, e la musica dolce dei Maxmaber ci avvolge.
httpv://youtube.com/watch?v=3hNVTEr65hE
Musica sul mare e dal divano
Martedì sera siamo andati a sentire il concerto ska dei Toasters sul mare all’Ausonia. Siamo arrivati di corsa dopo cena per non fare tardi, ma una volta lì abbiamo dovuto aspettare più di un’ora prima dell’inizio del concerto. Poco male: entrambi attrezzati di macchina fotografica, ci siamo messi a giocare con le luci della sera! I riflessi dei lampioni sul mare ci ipnotizzavano.
Dopo numerose sessioni di prove luci sul palco, parte finalmente il concerto. IL più longevo gruppo ska in azione anima subito la folla: chicken dance per tutti! Ovvero ballo dinoccolato stile ska, come viene viene.
Dopo una buona oretta passata a ballicchiare, avviso Dado: “vado a sedermi un attimo”. Dopo ancora un po’ aggiungo: “vado su, sulla terrazza”. La vista dall’alto è buona per fotografare i musicisti sul palco. In realtà era tutta una scusa: al piano di sopra ci sono i divanetti all’aperto. Lì, cullata dalle ultime animatissime canzoni, ho chiuso la serata con una bella ronfata finale!
Aspettando la bella stagione
Martedì scorso, sul molo bersaglieri, al tramonto
Musica: Aria Libera – Ben Hur
Chi mi insegna una canzone?
Sabato scorso, splendida festa di Pierpa e Teresa in osmiza. Stipati in quaranta in una saletta da venti, avremmo cantato fino alle quattro se il gestore non ci avesse spento le luci all’una, tra i ribaltoni di “su e zò pel pal” e le coreografie di “bigolo picio”…
Nel corso della serata, il canzoniere triestino redatto da Davide è stato arricchito di antichi pezzi tradizionali riesumati: potete scaricarlo da qua!
Prima di tornare a casa, è stata fondamentale una tappa a guardar le stelle nelle strade buie del carso…
Musica per le mie orecchie
E’ uscito il nuovo album di Ben Harper. Noi ce l’abbiamo già. Dovevo regalarlo io al Dado, ma poi lui alla cassa se l’è pagato da sè… impaziente.
La sera parlo al telefono con Ambra, lei mi dice: “è Davide quello che sento cantare?”; e Dado le risponde: “no, è Ben Harper. E’ qui con noi: ora te lo saluto…”. Davide non aveva imbrogliato di molto. La notte, ha veramente incontrato Ben in sogno, chiedendogli dov’era il pick-up della sua chitarra weissenborn…
In passato lo abbiamo visto suonare dal vivo, e siamo andati a farci fare l’autografo. Tutti timorosi per l’effetto divo, ci siamo presentati. “We’re Davide and Paola”, dice Dado; “I’m Paola”, sento il bisogno di spiegare io, e Ben Harper risponde:”I know”…
I suoi vecchi dischi mi ricordano una delusione su un presunto amico, che ora non conta più.
Il suo stile è colpevole dei rumorismi di chitarra slide che si sentono la sera a casa… [UPDATE] e qui mi inserisco io… eccovi qua i veri rumorismi di cui parlava Paola, così potete ascoltarli anche voi
E le sue canzoni mi ricordano il corteggiamento del Dado da piccolo: Dado che mi registra una cassetta con “Gold to me”, che poi canticchieremo andando in bici. Dado che prende delle fogliette d’oro da regalarmi, e la sera prima del mio compleanno cambia il signififcato con cui poi me le darà.
Perturbazione o serenità?
L’ultima sera del nostro viaggio di nozze siamo capitati a Genova al concerto dei Perturbazione. bravi e bravi, ma ve lo abbiamo già detto, o lo sapete già.
Cantano storie un po’ malinconiche, ma ci piacciono.
Paola quella sera era emozionata, sarà per la musica o più semplicemente perchè si parlava di matrimonio e di cambiamenti… Comunque il nostro matrimonio è stato una “perturbazione” nella nostra vita, ma di quelle perturbazioni che lasciano il cielo sereno e l’aria fresca…
“Se l’amore è un gioco, quali regole ti dai?” – Perturbazione – Battiti per minuto
Musica in città
Ieri pomeriggio, domenica pre-ferragosto, degli improvvisi botti han fatto tremare le finestre. Ho capito che era il momento di uscire. Ho preso la bici, e ho sentito gli ultimi fuochi d’artificio per la nave da crociera che lasciava piazza Unità.
In piazza della Borsa ho incontrato Pow Lean che suonava, grande! Mi sono messa a ballare insieme ai bambini che scuotevano le testoline vicino a lui. Ora sto ascoltando il suo cd: blues and rock, yeah!
Dato che la giornata in piazza procedeva bene, non sono più tornata a casa, e ho chiamato Dado fuori per cena. La sera infatti offriva un concerto di tanghi argentini e milonghe. I triestini della scuola di ballo si dimenavano in un angolo della piazza, nell’irresistibile tentativo di ballare il tango anche loro. Noi abbiamo gustato la musica in compagnia di due veri argentini, Sergio e Isabel, che ci hanno spiegato quali pezzi sono più usati nel loro paese, e quanto il gruppo che suonava li modificava con arrangiamenti propri. Sul loro blog Sergio e Isa parlano anche di Trieste, che scambio, ciao!
Balla, Barbarina, balla!
1987. Doposcuola. Barbara, fresca di pattinaggio artistico, mi insegna delle coreografie inventate sul momento, e in due ci esercitiamo a fare i “numeri” a casa sua.
2007. Dopocena. Barbara, come ci aveva detto domenica a Barcola, stasera balla in piazza Unità le coreografie della festa della radio, vestita “da donna”, come dice lei (sta benissimo, n.d.r.).
Con l’abbronzatura e i tacchi alti, gira sulle note di “Mas que nada”, la stessa musica che Dado ed io ascoltavamo nei giorni precedenti alle nozze (oba-o-ba-o-baaa…).






















