Diego da un paio di giorni ha imparato, da solo, a passare con la manina chiusa a pugno sulle labbra mentre fa i suoi soliti “canti”.
Il risultato?
Come questo!
httpv://www.youtube.com/watch?v=QRl-LiF1VsU
(per la gioia e l’allegria di papà)
Davide e Paola sul Web
il nostro piccolo
Diego da un paio di giorni ha imparato, da solo, a passare con la manina chiusa a pugno sulle labbra mentre fa i suoi soliti “canti”.
Il risultato?
Come questo!
httpv://www.youtube.com/watch?v=QRl-LiF1VsU
(per la gioia e l’allegria di papà)
Avevo chiuso l’ultimo post con la domanda sbagliata.
Per un viaggio di ritorno con quella levataccia mattutina, la cosa da chiedersi non era: “a che ora mi dovrò svegliare“, ma: “a che ora riuscirò ad addormentarmi? quanti minuti dedicati ai sogni ci saranno prima del trillo della sveglia?“.
E così, con la testa ancora immersa nei fumi del sonno, mi sono trovata catapultata tra i negozietti dell’aeroporto di Helsinki, pronta per la via del ritorno.
Non ci è voluto molto tempo, ed ero già davanti alla porta di casa mia, che mi mettevo d’accordo con Davide per andare assieme a prendere PiQ all’asilo.
Autobus veloce, appuntamento in città, ed eccoci di nuovo vicini, a chiacchierare lungo la strada di tutti i dettagli dei giorni passati.
La cosa insolita, una volta arrivati al nido, è arrivata quando ho visto Piq, fresco di pisolo, col visetto ancora assonnato. “Ciaooo!“, pensavo io, “come stai, com’è andata in questi giorni!“, avrei voluto chiedergli, mentre lui con la manina cercava di acchiappare la mia guancia. Ma Piqlotto a quest’età vive ancora nel presente, non sa cosa vuol dire ieri o domani, e non ha parole pronte per i resoconti.
E allora come fare? Come adattare a noi il rito del racconto dei giorni precedenti?
Dado mi aveva già mandato costanti aggiornamenti, nelle telefonate e nei messaggini giornalieri, quindi sapevo cosa era successo, ma il punto è che avrei voluto sentirlo anche da Diego.
Ci ho pensato un po’, nel pomeriggio, le orecchie in attesa di parole che Piq non sapeva dire.
Finchè ho capito che avrei dovuto usare gli occhi.
“Guarda cosa ho imparato di nuovo“, mi ha detto Diego in uno sguardo mentre giocava in silenzio sul tappetino. “Ho provato a tuffarmi sempre più in giro, e ora te lo mostro“, pronto a scattare verso i giochi più lontani. “Tienimi i piedini altrimenti scivolo, ecco, ora vado molto più veloce sulla pancia, arrivo fino all’altro lato della stanza in poche manate, hai visto come lo so fare bene?“.
E il suo sorriso soddisfatto mi diceva che era tutto ok.
Ieri pomeriggio, all’imbarco del volo per Helsinki, era facile intuire le diverse nazionalità.
Il corridoio sopraelevato che raggiungeva l’aereo era in parte esposto all’aria aperta, roba da sciarpa e berretto oltre al cappotto.
Con parlata chiaramente finlandese si accodavano delle ragazze in abitino estivo, spalle nude, palese “solata” da vacanza al sud che le aveva rese color fucsia, ed altri loro amici con le maniche corte.
Io invece mi sono tenuta gli strati addosso, e ho approfittato per pisolare un po’ durante il volo. Come PiQ che appena entra in carrozzina valuta se non sprecare una buona occasione di dondolio.
All’arrivo, il paesaggio mi è sembrato un po’ lunare. Piste di atterraggio sgombre, eh, niente da dire, però ai fianchi delle corsie i cumuli di neve erano alti anche un metro.
La notte è arrivata all’improvviso, anche col fuso orario che faceva quasi mezzanotte. E sui lati della strada innevata, si allinevano gli alberi bianchi, che apparivano in successione appena i fari del taxi li invitavano a far cucù.
Sarà passato almeno un anno e mezzo dall’ultimo aereo che ho preso, ma appena arrivo a Ronchi, le routine da aeroporto mi risultano familiari da subito.
Vado spedita al controllo di sicurezza, tiro fuori prima che me lo chiedano computer e bustina dei liquidi che Dado mi aveva messo da parte, e passo liscia il controllo. Credo sempre che gli addetti alla sicurezza tendano a far aprire le valigie più spesso ai viaggiatori meno esperti: nella loro timidezza protestano meno.
Dopo l’incontro con colleghi e conoscenze dell’università alla porta d’imbarco, lascio il bagaglio al carretto sottobordo, e salgo la scaletta dell’aereo abbastanza leggera. Giornale? Si, grazie.
Vuole qualcosa da bere? Acqua, grazie. E il pacco con il biscottino fa “pop” mentre lo apro: era gonfio d’aria protettiva.
Il paesaggio fuori dal finestrino mi attira continuamente.
Montagne, montagne montagne e improvvisamente l’arco scintillante di una diga solitaria, e poi ancora montagne montagne montagne, mentre il pilota ci avvisa che stiamo volando a 6000 metri con la velocità di 600 chilometri all’ora, e che presto sorvoleremo Salisburgo per poi virare verso Monaco.
Dopo un saltellante atterraggio, arrivo al consueto aeroporto di transito, mi ricordo che è il caso di controllare se la porta d’imbarco è rimasta la stessa stampata sul biglietto, e in effetti no, è cambiata nell’ultima ora, e quindi vado subito a cercare la nuova uscita.
Primo volo arrivato tardi, secondo volo partirà tardi pure lui: tutto secondo il solito ritmo.
Posso bermi un tè dei miei preferiti, e scegliere un nuovo giornale in lingua inglese. Financial Times o Wall Street Journal? Oggi no, teniamo la finanza un po’ da parte, meglio l’International Herald Tribune, la versione esportata del New York Times.
Scambio gli ultimi messaggi prima di spegnere il telefono, stasera arriverò in albergo a mezzanotte, non sarà ora adatta per provare la webcam e fare ciao a chi è a Trieste.
“Oggi Diego ha dormito per tutta la strada fatta assieme fino alle 4. A casa ha mangiato la frutta con lo yogurt e poi ha voluto ancora un po’ di mela. Adesso gioca sul tappeto“, mi scrive il nonno.
“Diego ok, è passata anche zia Francesca, adesso sto preparando la pappa“, aggiunge Dado più tardi.
Tutti vicini a casa, a quanto pare, e da qua io in fondo non sono così lontana.
Giusto giusto al compimento del settimo mese, a Diego è spuntato il secondo dentino. E ci stava! Ora che le minestre col formaggino e la frutta grattuggiata sono diventati una certezza del menu, Diego si tuffa in grandi mangiate e spazzola certi piattoni che sembrano da adulti.
Spende un sacco di tempo con i giocattoli, li passa con disinvoltura da una mano all’altra, e nei momenti di pausa si contempla pure le manine, roteandole pian piano, mentre con occhio attento osserva il palmo e poi il dorso e di nuovo palmo e dorso coi ditini spalancati. Ogni tanto si afferra il piedino e tende la gamba come una ballerina, uno due esercizio fatto!
Se gli leggi un libro dei suoi, seguendo pagina per pagina il racconto degli animaletti disegnati sulla stoffa, lui si concentra ed ascolta affascinato l’intonazione cantilenante, e non gli dispiace riascoltare la filastrocca enne volte. Oggi mentre giocava con la scatola dei giocattoli (perché bisogna dire che a volte la scatola da mordicchiare gli piace più dei giocattoli stessi) sono riuscita ad ipnotizzarlo battendo le mie dita a ritmo sul fondo della cassa di cartone come fosse un tamburo, e tra spazzate e picchiettate che gli ripetevo ciclicamente, Diego si è cotto addormentato: ora che so questo nuovo trucco, me lo segno!
Comunque la novità di questi giorni è per lui il tentativo di muoversi e orientarsi nello spazio. Sono solo un paio di giorni che Diego sta seduto qualche minuto in più da solo senza bisogno di aiuto (ok, dondola ancora come un birillo e a volte casca senza capire perché), e già vuole sperimentare le posizioni successive a quella da seduto, e conquistare terreno nuovo. Stamattina, ogni due minuti, dalla sua comoda posizione da seduto sulla imbottitura della palestrina, si buttava in avanti o di fianco per prendere qualche gioco lontano o per guardare cosa succedeva di lato (e magari di fianco c’ero solo io che bevevo il tè, ma che curiosità quella bianca tazza!). E così ogni due per tre Diego si trovava scomodamente piazzato a faccia in giù, intrappolato in questa nuova situazione senza visuale, e con le gambette stantuffanti cercava di uscire da questa impasse, ma non ne veniva fuori. E allora tutta la mattina è andata avanti così, con Diego inarcato sulla pancia come un delfino, intento a spingere nel vuoto per cercare di guadagnare millimetri, a nuotare senz’acqua sbuffando col visetto sulla stoffa imbottita, fino a spingere la testa oltre l’imbottitura, fuori sul parquet, stoc!, colpetto sulla fronte dall’altezza di un centimetro, uffa vien pure una arrabbiatura. A questo punto, dopo un po’ di sforzo inutile, Diego rinuncia e recupera una vecchia ancora di salvezza, usa la tecnica imparata un mese fa e sbilancia tutto il peso della testa da un lato, e.. e… argh… forse ce la faccio… ssssi… Oooh ecco, mi sono rigirato di nuovo a pancia in su. Sarà una posizione noiosa e adatta ad un bebè ancora piccolo, ma almeno a pancia in su prendo fiato un attimino. E già che ci sono, mi consolo col dito in bocca per un po’.
Che fatica imparare a muoversi. Comunque dopo ci riprovo di nuovo.
Mi piace il simbolo dei sei mesi di età, come tappa e come passaggio conquistato.
Diego sembra tirare fuori delle novità improvvise proprio adesso, come da calendario della crescita.
Passa maggior parte del suo tempo seduto, ancora con un po’ di aiuto e supporto, però è evidente che preferisce questa posizione attiva, che gli permette di afferrarsi i piedini, di passarsi i pupazzetti da una mano all’altra e studiarli bene, mentre da sdraiato e passivo si annoia molto prima.
Ha un sacco di cose da dire, chiacchiera con vocalizzi vari che usano lettere e sillabe diverse, che in futuro gli serviranno di sicuro. Ieri sera, siccome era un po’ euforico, si è esercitato parecchio a gridare forte. Bella scoperta!
Ma la cosa più buffa, secondo me, è che vorrebbe già muoversi di più di quel che può. Quando lo porti in giro in braccio, orientato verso il mondo esterno, lui guarda tutto con grande interesse. Se nota un oggetto nuovo che lo incuriosisce, allunga la mano per provare a toccarlo anche se è lontano. Sporge il busto, sbilancia il peso e la testa, vuole proiettarsi verso la meta… se lo lasciassi andare, farebbe un bel tuffo nel vuoto… si può dire che ha le sue idee, prima ancora di poterle realizzare!
Sono settimane ricca di novità!
Diego cresce verso i sei mesi e impara un sacco di cose, facendo felici mamma, papà e nonni tutti.
Girarsi a pancia in giù e ritorno è un gioco molto divertente.
Stare seduto con equilibrio precario, dondolando un po’ “ooooohoohohooh!”
Schioccare la lingua e rispondere al suono del cavallo “clop clop”.
Ridere euforico per gli scherzi e i faccioni senza fermarsi più.
Dormire nel lettino grande e non sentire differenze con la piccola culla di prima.
Sgambettare per la contentezza quando arriva la pappa…
…e se è un cucchiaino di mela grattugiata “mi ci butto! Ahhmmmmm!”