In viaggio presso Helsinki – il ritorno

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Avevo chiuso l’ultimo post con la domanda sbagliata.
Per un viaggio di ritorno con quella levataccia mattutina, la cosa da chiedersi non era: “a che ora mi dovrò svegliare“, ma: “a che ora riuscirò ad addormentarmi? quanti minuti dedicati ai sogni ci saranno prima del trillo della sveglia?“.

E così, con la testa ancora immersa nei fumi del sonno, mi sono trovata catapultata tra i negozietti dell’aeroporto di Helsinki, pronta per la via del ritorno.

Non ci è voluto molto tempo, ed ero già davanti alla porta di casa mia, che mi mettevo d’accordo con Davide per andare assieme a prendere PiQ all’asilo.

Autobus veloce, appuntamento in città, ed eccoci di nuovo vicini, a chiacchierare lungo la strada di tutti i dettagli dei giorni passati.

La cosa insolita, una volta arrivati al nido, è arrivata quando ho visto Piq, fresco di pisolo, col visetto ancora assonnato. “Ciaooo!“, pensavo io, “come stai, com’è andata in questi giorni!“, avrei voluto chiedergli, mentre lui con la manina cercava di acchiappare la mia guancia. Ma Piqlotto a quest’età vive ancora nel presente, non sa cosa vuol dire ieri o domani, e non ha parole pronte per i resoconti.
E allora come fare? Come adattare a noi il rito del racconto dei giorni precedenti?
Dado mi aveva già mandato costanti aggiornamenti, nelle telefonate e nei messaggini giornalieri, quindi sapevo cosa era successo, ma il punto è che avrei voluto sentirlo anche da Diego.

Ci ho pensato un po’, nel pomeriggio, le orecchie in attesa di parole che Piq non sapeva dire.
Finchè ho capito che avrei dovuto usare gli occhi.
“Guarda cosa ho imparato di nuovo“, mi ha detto Diego in uno sguardo mentre giocava in silenzio sul tappetino. “Ho provato a tuffarmi sempre più in giro, e ora te lo mostro“, pronto a scattare verso i giochi più lontani. “Tienimi i piedini altrimenti scivolo, ecco, ora vado molto più veloce sulla pancia, arrivo fino all’altro lato della stanza in poche manate, hai visto come lo so fare bene?“.
E il suo sorriso soddisfatto mi diceva che era tutto ok.