E nel frattempo Diego fa il terremotino

Le vicende di una domenica pomeriggio a casa sola con Diego non saranno avvincenti come quelle di Dado che va negli USA, ma per me sono avventurose lo stesso.
Ho appena fatto una corsa per raggiugnere il telefono che squillava, e sentire le notizie di Dadone da oltreoceano, cercando di non far svegliare PiQ con troppi trilli, perchè ogni momento di tregua è buono.

Attorno a me qua in soggiorno c’è una marea di giochi sparsi in tutte le direzioni.
Diego ha passato l’ora precedente a tirarsi su in piedi una volta ogni due minuti, usando come appiglio il divano, la sdraietta, i pouf, le scatole, il tavolino e, ovviamente, me. Ha cominciato ad essere disinvolto in questo ieri, ed oggi è diventato pure veloce  a farlo: in due mosse, tac, tac, eccolo ritto di fronte ai miei occhi, gambe a stecca un po’ divaricate, mentre io da seduta a terra gli faccio da palestra vivente. Si molla pure con le mani impavido, e ondeggia libero con la pancia dentro la ciambella di sicurezza che gli faccio con le braccia, tipo hula hoop.

Il momento più psichedelico è stato quando ho steso il bucato.
Diego afferrava le gambe dello stendino, e lo faceva oscillare tutto.
Oppure inseguiva i miei passi avanti endrè, provando ad acchiappare le pantofole. Oppure si appendeva alla tovaglia stesa che arrivava quasi a terra. O provava ad arrampicarsi sul cubo con sopra il catino del bucato e ovviamente se lo tirava sulla testa (quasi vuoto, per fortuna, come pioggia solo gli ultimi calzini spaiati di Dado).
E poi inseguiva la pallina blu per tutto il soggiorno.
E sollevava i tappetini azzurri sopra la sua testa e sulle spalle tipo mantellina di superman.
E ovviamente scuoteva tutto quello che aveva in mano con gridolini esaltati.
Ci credo ben, l’autonomia di movimento guadagnata oggi è tutta nuova.

Come sta la rete nel 2013

Il convegno “State of the Net“, letteralmente “qual è la situazione della rete”, che si svolge a Trieste già da qualche anno, prima con cadenza biennale, ora annuale, secondo me è un gioiellino.
Ospiti stranieri e italiani, interventi di qualità, possibilità di vedere le attività anche da casa seguendone la trasmissione in streaming (come ho fatto io ieri, anche se il tutto si svolgeva piuttosto vicino, al molo quarto) e soprattutto una atmosfera tutta sua che caratterizza l’iniziativa: è facile diventare degli affezionati.
Agli organizzatori stanno a cuore i temi della democrazia partecipata, degli strumenti che rendono accessibili dati e conoscenza su internet, della diffusione di equità e di comportamenti innovativi e rispettosi delle risorse.
Trovo elegante la formula, con il salottino accompagnato da un grande schermo video, con il podio su cui si alternano i vari oratori che poi vengono raggruppati a confrontarsi tra loro su temi vicini anche se hanno idee differenti.
E nel frattempo, il pubblico si connette ai riferimenti citati nei discorsi. Anche i nostri amici Carluca erano venuti a sentire (oggi pomeriggio li ho beccati nel buio della sala, sedendomi casualmente proprio vicino a loro), e controllavano sull’i-pad i libri menzionati dallo speaker, o trasmettevano su twitter le frasi più significative dell’evento, confermando con atteggiamento “connesso” che erano perfettamente intonati all’ambiente.

key note a SOTN SOTN blu molo 4°, arredi Palla a SOTN
carluca a cSOTN il mio badge di ingresso a SOTN SOTN viola Petrini a SOTN

Anche Diego ha sentito un po’ del convegno stamattina, mentre da casa lo ascoltavo in streaming; però secondo me era invidioso del monitor rumoroso, cercava di parlarci sopra, più forte, riportando l’attenzione su di sè.
E ci credo che Diego ha da dire anche la sua. In questi giorni ha imparato a mettersi seduto da solo, a gattonare, a tirarsi su per mettersi nella posizione in piedi. Tutto insieme.
Ora riesco a scrivere due righe perchè Diego è appena andato a nanna; Dado è in viaggio, e probabilmente sta sorvolando l’oceano.

Lunghe attese da viaggio: manuale di sopravvivenza

Ok, lo avevo anticipato, sono di nuovo all’aeroporto di Atene, e questa volta per il viaggio di ritorno.
Cosa ci può essere di interessante in questo momento da viaggiatore fermo, momento peraltro lungo, che ora è solo all’inizio e in cui devo cercare di non consumare troppo i miei passatempi, per salvarmeli a rotazione fino alle 11 di questa sera, ora del ritorno a casa?
Non so perchè, ma essere in giro da qualche parte del mondo, senza dover fare per forza qualcosa di definito, mi affascina in qualche modo.
Tanto ora me lo sono rimesso in testa, che la libertà è sempre vincolata (il tempo durante un viaggio a volte è libero, ma libero non è il luogo, non può trasformarsi nel salotto di casa come se avessi un tappeto volante immediato *puff*). Per cui tanto vale andare a caccia in ogni occasione del margine di manovra che per quei minuti viene offerto, e giocarci un po’ su.

Per esempio, ora, uno dei miei nuovi giochini da viaggio è beffare il limite nel trasporto bagaglio a bordo. “Un solo bagaglio a mano, di peso e dimensioni consentite”. In questo caso, la caccia è ai limiti letterali delle regole nella loro più o meno efficace implementazione.
Non ho dimenticato la massima che un collega mi aveva consegnato anni fa (“Ci sono solo due tipi di bagaglio: il bagaglio a mano, e il bagaglio perso”), e ne ho visto prova nelle peripezie di altri viaggiatori frequenti (“mi hanno restituito la valigia persa dopo otto mesi, e nelle etichette degli aeroporti che aveva visitato prima di ritrovare casa, si vedeva che aveva fatto il giro del mondo”).
Quindi ho messo nella vista il radar per individuare le macchinette di check-in automatico, quelle che ti permettono di saltare il primo paio della lunga serie di occhi umani che guardano quante valigie hai con te, per spedire a parte peso e ingombro in eccesso, prima di lasciarti salire a bordo. Con gesti svelti tra la folla lenta, cerco di passarla liscia tra i buchi di attenzione del personale, occupato a guidare il flusso sparso di massa umana verso i posti incasellati nel velivolo.
Oggi ad esempio un funzionario della sicurezza mi ha controllato il biglietto prima di farmi entrare nella zona vassoi-nastri trasportatori-copripiedi di plastica della verifica ai raggi x. Poichè in quell’istante ero veramente da sola, senza fila a far volume dietro a me, questo addetto ha visto le mie due grosse valigie e mi ha chiesto “Questo è il suo bagaglio a mano?”. Ma io gli ho risposto con gentilezza: “Sì”, e lui ha esitato, ma mi ha fatto passare, forse domandandosi se era suo compito controllare anche il troppo bagaglio, o solo la corrispondenza gate-biglietto sulla carta che gli avevo esposto sorridendo.

Ma torniamo alle libertà minimaliste e un po’ meno connotate di sfida, che possono riempire tutti gli altri minuti del tempo di attesa.
Ora sono in un caffè in open-space, con tavolini neri a varie altezze (se vuoi scegli quelli alti da drink con sedie-trespolo, oppure piazzi tutte le tue cose più largamente come ho fatto io ora, spalmando pc giornali e vassoio sul tavolo da quattro pur essendo in uno).
Ovvio che la conquista di questa postazione è per ben poco tempo dedicata davvero alla fase pranzo, che non ho concluso perchè il mio bicchiere non è del tutto vuoto, ed è invece mirata a tutte le utenze e ai servizi che posso richiamare a me con un solo passo da questo comodo punto di incrocio.
Il monitor con aggiornamenti sui voli è giusto a portata d’occhio (che non mi capitasse che mi distraggo troppo): il conto alla rovescia verso il momento in cui mi dovrò alzare dice: meno cinque ore.
Il punto ricarica-le-tue-batterie è offerto da uno sponsor che ha fissato il suo totem pubblicitario alle mie spalle (ho detto alle spalle, non ho scelto per panorama la pubblicità).
La porta d’imbarco del mio prossimo volo è traguardabile oltre le porte a vetri alla mia destra. Inutile andarci già ora (sarebbe come finire il gioco dell’oca troppo presto), però non si sa mai che venga veramente mantenuta quella uscita, o che sia cambiata per qualche motivo di traffico volo.

Per il pranzo ho conservato l’atmosfera del paese ospitante, scegliendo una classica insalata greca.
Ho raccolto pazientemente in un angolo i troppi coriandoli rosa di cipolla cruda tritata. Me li sono ritrovati stampati poco dopo sull’angolo del giornale che stavo leggendo, e quasi quasi li avrei fotografati, per ricordare gli aromi che possono ancora emergere da un settimanale datato 12-18 aprile. Me lo porto in giro ormai da tempo, si vede che ho pochi altri momenti per leggerlo.

Insomma, una attesa potenzialmente infinita va studiata sotto la luce dei frammenti di libertà che può offrire.
Ma per i bimbi che viaggiano con i turisti vicini a me, è molto più difficile resistere alle costrizioni dell’aeroporto.
A volte immagino Diego che si materializza tra le mie braccia sul sedile con cintura di sicurezza, e mi rendo conto che per lui la postazione fissa nel cubicolo avrebbe un tempo di tolleranza tipo un decimo della durata del volo. Non me lo vedo costretto al suo posto, come gli altri pupi che frignano in braccio agli altri passeggeri genitori. Nel mio orecchio mentale, piuttosto, suona la sua vocina squillante, che giubila “uak uak” di allegria, per aver -fuori d’ogni regola- conquistato la corsia di emergenza su cui gattonare a cinquemila metri, schiaffando sui metri conquistati una manina appiccicosa dopo l’altra, per agguantare palmo a palmo tutto lo spazio della moquette che ricopre il piano di camminamento dell’aereo.

Un’ora fa ero alla porta di imbarco dell’aeroporto di Creta, in una zona sovraffollata di persone assiepate in piedi.
I bambini dei turisti finivano presto abbarbicati sui loro genitori-albero. Come potevano accettare l’immobilità forzata, senza saper ancora leggere il loro destino di volo sui monitor?
Anche lì, pensavo a cosa avrebbe voluto fare Diego.
Per lui, avrei potuto svuotare completamente l’aeroporto, tornandoci la sera dopo l’orario di chiusura, appena lavato il pavimento. In questa trama immaginaria, la signora delle pulizie è una mia amica disposta a farci intrufolare. Così aggiustato, il terminale basso dell’aeroporto di Creta è tutto per lui, movimentato solo da alcune luci colorate della notte. Gambe di sedia come pertiche fisse al suolo, ecco pronta una nuova piazza grande per il gioco, con pareti-limite lontanissime tra loro, misurabile anche da bebè esploratori. Questo divertimento quasi impossibile non glielo posso veramente regalare, ma prestare per un momento con la fantasia forse sì.

Istantanee

Domenica, pranzo dai nonni.
Diego vede Dorfi e fa gridolini euforici. E’ incuriosito, non ha mai visto da vicino altri cani, allunga la manina dalla sua sedia. Dorfi si avvicina appena per annusarlo, poi fa il giro del tavolo, nota gli odori del pranzo, e chiede la sua porzione di assaggio, bau bau!

Quindici anni fa, stessa casa.
Dopo pranzo, faccio il giro delle vie circostanti, porto Dorfi a curiosare tra le scalette in pietra e i fiori raccolti ai lati delle stradine, macchina fotografica alla mano. Inquadro il muschio che cresce sui tetti bassi, gli iris dalla tinta intonata con la lamiera ondulata; a volte metto solo a fuoco, guardo attraverso le lenti della reflex senza scattare. Gli scatti si preparano a tornare fuori in una delle mie mostre. Il rito si ripete ogni giorno, con una compagnia fedele.

Qualche anno prima, gioco col dizionario di un libro fantasy. Voglio inventare una parola nuova. Metto insieme un paio di frammenti di quel linguaggio che non esiste, per comporre il nome “Dorfea“. In teoria, si può interpretare. E la traduzione suona più o meno così: “Spirito della terra“.
Una idea che parla di passeggiate nel bosco.

Dorfi

Ed il sole, tutto tondo…

È sabato mattina, Dado Dorme, Diego dorme, c’è il sole fuori.
È veramente arrivata una nuova stagione, calda all’improvviso, e dobbiamo ancora studiare come approfittarne; al momento acchiappiamo la luce passeggiando in centro città con la carrozzina, mappando ogni metro delle zone pedonali, mentre il gelato ci sgocciola sulle mani.

Comunque Diego, le idee chiare su cosa combinare in questi giorni, c’è le ha.
Da un giorno all’altro, ha imparato a spostarsi trascinandosi sulla pancia, nuotando un po’ a rana e spingendo con mani e piedi a tutta forza. Da adesso, ogni angolo della stanza è suo.
Ma non solo! Per lui, la spinta di mani e braccia che trasla il suo corpo rispetto alla superficie su cui è appoggiato, vale anche in senso relativo. Cioè, non importa quanto grande è la montagna che sta davanti a lui, quello che conta è che se non si muove Diego, si muove la montagna.
E così, Diego si sposta in orizzontale o in verticale indifferentemente, arrampicandosi in braccio a noi come fosse uno scalatore, su e giù per il lettone, tuffandosi oltre il bordo del materasso o involtolando testa e braccia nelle coperte sbuffando pernacchiette.
Se agguanta un oggetto più grande di lui, che sia un morbido pouf del soggiorno a forma di cubo, o una sedia, o un più innocuo cuscinone, con tutta la forza delle sue braccine se lo tira addosso sopra la testa, e lo sballotta come fosse il miglior compagno di giochi gigante.
Se preparo una bella pista azzurra orizzontale per lui, stendendo il tappetino di gomma davanti ai suoi occhi, invitandolo a percorrerlo con una serie di giocattoli da raggiungere fino all’altra estremità, Diego risolve subito il problema usando il pensiero laterale: tira tutto il tappetino verso di sè con grande entusiasmo, in modo che siano i giochi ad arrivare verso di lui e non il contrario.

E poi ti credo che a fine serata, prima del bagno che lo rinfresca dall’ultima sudata, Piq sgambetta ormai stanco ma ancora euforico per tutte le novità conquistate.

PiQ esploration PiQ esploration PiQ esploration

Ritorno sulla pista ciclabile – con carrozzina e bebè

Non mi ricordo mai dov’è l’imboccatura di quel tratto di pista ciclabile immerso nel bosco, che va da Trebiciano ad Orlek oltre il confine, ma ora me lo segno.
Come punto di riferimento si può prendere una fontana verde che si vede dalla strada principale, un po’ prima del monumento a centro paese, per poi entrare da lì nelle stradine tra le case, fino ai primi segnali di bici che indicano la via.
Ora anche Diego lo sa!

il percorso ciclabile da Trebiciano ad Orlek la via per Orlek campetti del Carso
campetto cucù primavera in fiore Dado e Diego sulla pista ciclabile