In viaggio verso Helsinki – 1

Sarà passato almeno un anno e mezzo dall’ultimo aereo che ho preso, ma appena arrivo a Ronchi, le routine da aeroporto mi risultano familiari da subito.
Vado spedita al controllo di sicurezza, tiro fuori prima che me lo chiedano computer e bustina dei liquidi che Dado mi aveva messo da parte, e passo liscia il controllo. Credo sempre che gli addetti alla sicurezza tendano a far aprire le valigie più spesso ai viaggiatori meno esperti: nella loro timidezza protestano meno.
Dopo l’incontro con colleghi e conoscenze dell’università alla porta d’imbarco, lascio il bagaglio al carretto sottobordo, e salgo la scaletta dell’aereo abbastanza leggera. Giornale? Si, grazie.
Vuole qualcosa da bere? Acqua, grazie. E il pacco con il biscottino fa “pop” mentre lo apro: era gonfio d’aria protettiva.

Il paesaggio fuori dal finestrino mi attira continuamente.
Montagne, montagne montagne e improvvisamente l’arco scintillante di una diga solitaria, e poi ancora montagne montagne montagne, mentre il pilota ci avvisa che stiamo volando a 6000 metri con la velocità di 600 chilometri all’ora, e che presto sorvoleremo Salisburgo per poi virare verso Monaco.

Dopo un saltellante atterraggio, arrivo al consueto aeroporto di transito, mi ricordo che è il caso di controllare se la porta d’imbarco è rimasta la stessa stampata sul biglietto, e in effetti no, è cambiata nell’ultima ora, e quindi vado subito a cercare la nuova uscita.
Primo volo arrivato tardi, secondo volo partirà tardi pure lui: tutto secondo il solito ritmo.
Posso bermi un tè dei miei preferiti, e scegliere un nuovo giornale in lingua inglese. Financial Times o Wall Street Journal? Oggi no, teniamo la finanza un po’ da parte, meglio l’International Herald Tribune, la versione esportata del New York Times.

Scambio gli ultimi messaggi prima di spegnere il telefono, stasera arriverò in albergo a mezzanotte, non sarà ora adatta per provare la webcam e fare ciao a chi è a Trieste.
“Oggi Diego ha dormito per tutta la strada fatta assieme fino alle 4. A casa ha mangiato la frutta con lo yogurt e poi ha voluto ancora un po’ di mela. Adesso gioca sul tappeto“, mi scrive il nonno.
“Diego ok, è passata anche zia Francesca, adesso sto preparando la pappa“, aggiunge Dado più tardi.
Tutti vicini a casa, a quanto pare, e da qua io in fondo non sono così lontana.

2 thoughts on “In viaggio verso Helsinki – 1”

  1. quello che non ti ho scritto nel messaggio, cara Paola, è che Diego, dopo la pappa di metà pomeriggio, ha giocato tutto il tempo con un’energia e una curiosità che cresce in continuazione. E’ uno spettacolo vedere tutte le azioni che fa per conquistarsi nuovi spazi, e i gridolini di gioia non contenuta quando scopre qualche nuovo movimento con i giocattoli che fanno rumore. Io e la mamma abbiamo pensato, sorridendo, a quanto si divertirebbe Diego con uno strumento musicale (un tamburo?)…ah poveri genitori…

  2. Ho notato che sulle scatole a volte batte un po’ come su un tamburo, mi sa che ci arriveremo!
    Baci
    P.

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