L’altro giorno, su bora.la, è uscita la ricetta della rollata con fragole e panna.
Detto, fatto: avevamo già le fragole a casa, Dado si è messo a prepararla.
Se l’impasto per la rollata viene troppo alto, è difficile arrotolarlo, però si può sempre provare ad ammorbidirlo con un panno umido.
Solo che stavolta Dado non si è fidato, non voleva romperlo.
Ne è venuto fuori un dolce dritto, alto, a più strati.
Troppo buono. Mi son fatta subito il bis e il tris.
Ora vado a mangiarne ancora un po’…
Categoria: cucina
qua se magna, qua se bevi…
Qual è la tua mela preferita?
L’anno scorso ho “scoperto” la varietà delle mele di tipo fuji, che rendono molto bene centrifugate o nell’insalata.
Però dietro la distribuzione delle mele fuji ci deve essere qualche trucco, che sarebbe bello poter indagare. Infatti le ultime volte che ho preso le fuji, ho scoperto che sono state surgelate, prima della consegna per la distribuzione finale.
Uno dei sintomi dell’avvenuto surgelamento è la formazione di muffa negli spazi vuoti della mela. Quando si apre a metà e se ne vedono gli ossi, le paretine delle cavità centrali appaiono ricoperte da un merletto bianco fatto di muffa, che cresce lungo le fibre ad archi concentrici come festoni. Questo non impedisce di mangiare la mela: una volta scavato il torsolo, il resto è buono come al solito.
Nelle ultime settimane ho preso le fuji da posti diversi: dal baracchino frutta sotto casa, dal supermercato della catena più vicina, da un altro negozio dove non vado quasi mai. E tutte le volte le fuji avevano il cuore di muffa.
Deve esserci un monopolio nella distribuzione locale di mele fuji refrigerate. Mi piacerebbe proprio sapere chi è che lo fa.
Il tuo dito è il mio dito
Erbe ammollo
Fuori fa freddo, ma vicino ai fornelli fa caldo
Per chi ama la minestra
Lunedì scorso Dado, col mio aiuto, ha fatto la minestra di zucca e porro.
Una bella quantità: avevamo preso mezza zucca per un totale di alcuni chili.
Di solito in questi casi ce ne mettiamo da parte diverse porzioni, surgelate: questa è una delle nostre scorte preferite.
Solo che stavolta non abbiamo resistito: l’abbiamo finita prima!
Abbiamo mangiato minestra per tre cene consecutive.
Troppo buona.
Le cose che mi piacciono, sono quelle fatte in casa.
Segni
Ritorno a Cormons
Domenica scorsa sono tornata a fare un giro in bici nella zona che amo di più: Cormons, l’anello del Monte Quarin.
Solo che stavolta ho allargato il giro, ci ho fatto un paio di orecchie, sconfinando anche nel collio sloveno (bellissimi i vigneti disegnati sulle colline, da quella parte sono ancora più ossessivi).
A pranzo ho preso una minestra di zucca. Era così buona che ho fatto il bis. “Me ne porti un’altra uguale!”, ho chiesto.
Mi son fatta dare la ricetta. Zucca e porro. Nient’altro. “E del porro, si mette solo la parte bianca. Sennò si rovina il colore”.
Tappe del giro:
Cormons – Brazzano – Vencò – Dolegna del Collio – ponte sul fiume Judrio – Craoretto – bosco Romagno – di nuovo Vencò – confine con la Slovenia – Castel Dobrovo – Medana – Plessiva – e ritorno.
E’ nato con la camicia prima l’uovo o…
Adoro l’uovo in camicia, l’ho già detto. E’ in effetti un modo di cucinarlo leggerissimo e saporito: il bianco si fa soffice e vaporoso, il rosso può restare alla coque.
Però non è facile, ci vuole un po’ di tecnica. C’è sempre il rischio che si sbatocci tutto, che si perda mezz’ora a recuperarne i frammenti sparsi in acqua.
Dopo una raccolta di indizi qua e là, sono riuscita finalmente a fare l’uovo in camicia perfetto. Non so se mi riuscirà di nuovo, ma dato che il metodo che ho usato è ormai scientifico, credo che funzionerà ancora.
Ecco riassunta la sequenza.
– Bollire l’acqua in una pentola grande.
– Aggiungere una goccia di aceto.
– Far girare l’acqua in un vortice molto veloce.
– Rompere l’uovo al centro del vortice.
– Spegnere il fuoco e lasciar sfreddire l’acqua giusto un po’.
In effetti l’ultimo trucco era quello che mi mancava: se si spegne il fuoco, si ferma il movimento d’acqua dell’ebollizione.
La camicia di bianco attorno al rosso d’uovo si è formata subito, del tutto simmetrica e compatta. Solo da un lato era rimasta una punta che sporgeva: una camicia a forma di goccia, che continuava a girare su sè stessa. Una camicia adatta al ballo dei dervisci rotanti, con le loro vesti paraboliche.
I segreti della centrifuga
Durante il weekend spesso ci dedichiamo alla preparazione delle centrifughe di frutta. Ne surgeliamo alcune porzioni, così abbiamo la scorta per tutta la settimana. Sì, lo so che sarebbe meglio averla sempre preparata di fresco, ma vi sfido poi a lavare tutto l’ambaradan della centrifuga ogni volta da cima a fondo. Meglio far man bassa di frutta in una volta al baracchino, e assicurarsene la disponibilità a colazione ogni mattina.
Questa settimana (stavolta di lunedì) abbiamo preparato delle combinazioni mela-kiwi-pesca-uva. Sono tutti e quattro frutti che rendono bene.
Ce ne sono certi che vengono meglio e altri meno, e questi quattro sono da successo assicurato. Il melone, per esempio, secondo me sa di poco: non vale la pena.
Dipende però anche dallo stato di maturazione. Va evitata la frutta troppo matura che sta per “andarsene”, perchè durante la centrifuga si ossida definitivamente e può anche rovinare il risultato complessivo. Mi ricordo ancora di una anguria acquosa che, una volta triturata, emanava odore di zolfo…
Oltre alle già decantate doti della mela che può far sempre da base, ho scoperto che anche il kiwi è un ottimo elemento da tenere sempre a disposizione. Ne preparo una piccola scorta centrifugata a parte (quattro kiwi bastano e avanzano per tre chili di frutta), e poi ne aggiungo un fondo ad ogni bicchiere.
Il kiwi esalta il gusto rendendolo un po’ più aspro e vivace (spesso le centrifughe sono molto dolci perchè viene separata la fibra che attutisce il gusto; proprio questa dolcezza è uno dei segreti del loro successo).
Ma soprattutto il kiwi, in quanto acido, agisce da anti ossidante: ecco allora che la centrifuga non cambia subito colore ma rimane chiara, e si conserva meglio. Al momento ho provato che si mantiene bene in frigo anche fino alla mattina dopo: il gusto rimane fresco, non alterato. Una delizia.
























