Il Tagliamento sotto Gemona – le luci del fiume

Palla sul Tagliamento acqua fredda e piante erranti radice riccia rossa sassi neri e luci scintillanti
un sentiero che sbuca sull'acqua Il Tagliamento dall'Osservatorio Tagliamento intenso pranzo a buon prezzo

Lo scopo del giro in bici dell’altra domenica presso Gemona è la visita del medio Tagliamento lungo entrambe le sponde del fiume.
La prima parte del percorso, sul lato ovest, segue la strada dei grandi ciclisti passando per il monumento storico dedicato a Bottecchia. Quella via deve essere rimasta cara al mondo del ciclismo, perchè per tutta la mattina vedo molte squadre di pedalatori venirmi incontro (chissà perchè, solo nella direzione opposta alla mia). E più mi avvicino al luogo del monumento, più alta è la percentuale di saluti (e persino di incoraggiamenti!) che ricevo da loro.

Dopo l’omaggio al lago di Cornino e all’osservatorio della riserva (con vista su tutta la valle bagnata dal fiume), mi dirigo subito all’ingiù. All’alveo del Tagliamento. Deve esserci una calamita, non so. Fatto sta, che di ingressi a fiume ne esploro almeno quattro-cinque in tutta la giornata.

la esse col ricciolo presso le Sorgive di Bars l'oro dei canneti verde acqua, chiaro
luce bianca sul fiume Rami d'acqua azzurra vista sui campi Ritorno a Gemona

Dedico il pomeriggio al lato est del corso del fiume. Lì la piana alluvionale si espande più del solito, ospitando le sorgive perenni di Bars e Cucco, sorprendendo il visitatore del bosco con sentieri tagliati da rivi permanenti, che forse si possono guadare solo in alcuni momenti dell’anno.
La luce sul fiume è splendida, se esplorata da tutti i lati e aperture tra i monti. Diventa bianca, come un lavaggio d’aria, quando il sole si abbassa un po’ sulle acque padrone della zona, tra i canneti dall’aura dorata, i ciottoli che a momenti si fan rossi e gialli, i fondali d’acque verdi e le sabbie punteggiate dal ricordo di pioggia.
In certi punti si vede il Tagliamento che risale contromano, incoraggiato dai fenomeni di sorgiva locale; piccole onde marcano il passo dei rami di fiume indipendenti e opposti tra loro, ognuno dotato della propria tinta di blu.

La zona delle sorgive dista una manciata di chilometri dalla strada principale, ed è segnata da un reticolo di sentieri anche carrabili. Quelli che corrono paralleli al fiume sono quasi stabili, ma l’acqua, con la sua forza, fa di essi quello che vuole. All’improvviso, un sentiero maggiore può risultare interrotto di netto, da uno dei soliti crolli del suolo che scende al livello più basso del letto.
Non è piacevole, però, finire colti di sorpresa da un sentiero morto proprio quando manca poca luce alla fine del giorno, e non tornano i conti con la mappa che prevederebbe una via di uscita a destra nel bosco. Forse non è il caso di inoltrarsi nel folto, anche se leggermente tagliato da un single track, quando l’ipotesi tramonto si fa vicina.
Seguo il principio secondo il quale l’ora tarda non è buona per le esplorazioni, e torno indietro. Per fortuna incontro una persona che mi descrive la via d’uscita senza farmi ripercorrere tutta la strada a ritroso, e poco dopo son più vicina al centro di Osoppo, che punto tenendo d’occhio il campanile.
Però sono contenta, so che ne vale sempre la pena.
Avvicinarsi alle zone in cui il potere della natura è più forte di quello della traccia umana, rimane un privilegio raro.

contrasti rossi sul fiume

Bicitinerario: Gemona stazione, sottopasso nord di via Trasaghis, ponte sul Tagliamento, a Braulins tenere la sinistra, attraversamento Trasaghis, passaggio sotto l’autostrada, svolta a sinistra con superamento del canale d’acqua, discesa lungo canale sulle orme di Bottecchia, monumento a Bottecchia, Peonis, Cornino lago, Cornino stazione e ponte di riattraversamento del Tagliamento parallelo alla ferrovia. Superamento di Cimano e pranzo da Gardo poco prima del cartello per Majano. Ingresso tra i campi sullo sterrato che inizia subito dopo il passaggio sul fiume Ledra, dirigendosi verso l’allevamento di trote di Mulino del Cucco. Attraversamento della Sorgiva di Bars per costeggiare l’argine del Tagliamento. Risalita del fiume fino al primo rientro utile per Osoppo. Strade minori che costeggiano Osoppo dal lato più vicino al fiume, sottopassaggio dell’autostrada, svolta a destra per attraversare il canale Ledra-Tagliamento. Il ritorno si conlcude sulla stessa via Trasaghis che porta al sottopasso ferroviario nord della stazione di Gemona da cui si è partiti.

Il Tagliamento sotto Gemona – Cornino d’inverno

specchio grigio specchio blu specchio verde

Domenica scorsa sono andata a pedalare nella zona di Gemona che, a differenza del resto della regione coperta di nebbia, secondo il meteo doveva avere bel tempo.

Come prima tappa sono tornata al lago di Cornino. La prima volta c’ero andata d’estate. Chissà com’era il lago d’inverno, mi dicevo; chissà se era diverso, se ospitava delle formazioni di ghiaccio.

Appena ho raggiunto la stradina del lago, mi sono tuffata all’ingiù con la bici. Sapevo la meta, non esitavo come la prima volta, in cui la riserva di Cornino era un punto nascosto da scoprire.
Ho puntato diretta all’estremità sud del lago, quella con la discesa di roccia. Lo stesso punto dove mi ero fermata a osservar farfalle lo scorso luglio.

Appoggio la bici.
Scendo sui sassi.
Scelgo la stessa pietra di quella volta, probabilmente. Mi siedo presso l’acqua.
Lo specchio del lago si apre, verde-blu, alla mia vista. E mi accorgo… che non c’è ghiaccio, che il lago è uguale a sè stesso, che proprio in quel momento arriva il sole, a scaldarmi.
Mi sembra di essere tornata in un posto ben noto, come se fosse un secondo salotto di casa. Un posto che, basta mettere il naso fuori dal portone, chiudere gli occhi in treno per un po’, pedalare appena un’oretta, e poi… sì, è un posto vicino, a portata di mano.
Posso venire a rilassarmi qui quando voglio.

Di nuovo sul lago Lago di Cornino

La confluenza Tagliamento – Fella

il rivoletto di fiume ghiacciato

Questa domenica arriva finalmente una giornata di sole. Alèe, posso fare un giro in bici! Guardo la cartina, e mi metto una meta in testa: l’esplorazione del triangolo di confluenza tra il fiume Tagliamento e il fiume Fella.

Mi sveglio presto, prendo il treno fino a Carnia, sopra Gemona.
Arrivo alle nove, la mia sponda del fiume è ancora in ombra. Allora attraverso. Prendo il ponte piccolo che sta parallelo al Ponte della Carnia, su una strada minore. E vedo il Fella in tutta la sua larghezza.
Il fiume sotto di me romba e mi dà la vertigine; sapevo che la pioggia dei giorni passati avrebbe fatto venire giù l’acqua in piena! Lo vedo scendere in una cascata celeste e bianco-latte.

Raggiungo il letto del Fella appena posso, passando per la cava di sassi da fiume. E lì, trovo la prima sorpresa. Un effetto meraviglia, i rami d’acqua laterali sono ghiacciati. E l’acqua sotto lo strato di ghiaccio se n’è andata giù tra i ciottoli. E’ rimasto solo lo specchio superficiale, fatto di cristalli allungati a forma di raggi di sole che incoronano i sassi uno per uno. Una primizia che si può vedere solo al mattino!

Passo alcune ore tra i sentieri della zona “In Prat”, fino a raggiungere la metà della confluenza, dove si allunga il rivo Sgenaulie, un ruscello verde circondato da canneti e pozzanghere ad anelli.
L’angolo di unione con le acque del Tagliamento mi scappa davanti agli occhi, come un punto di fuga della prospettiva possibile. Da questo punto di vista, il Tagliamento appare in ombra, un’ombra che arriva proprio dopo il ponticello sullo Sgenaulie, cambiando all’aria la temperatura e l’odore come in una eclisse di mezzogiorno. E’ l’improvvisa scomparsa del sole dietro il monte S. Simeone, che col suo fianco si mangia la luce di questo tratto di valle.

l'acqua piena del Fella Ponte della Carnia Paola sul Fella cristalli di ghiaccio da ex pozzangehre
un granchio di ghiaccio il rivo Sgenaulie il rivo Sgenaulie tra le canne il sole che si nasconde dietro al S. Simeone

Lascio momentaneamente la zona, pranzo alla riserva di pesca Cison. Antipasto marinato con radicchio di Treviso, fagottino di starne con cavolfiori e castagne, dolcetto di cioccolata brownie con l’arancia. Yumm!
Proprio quando finisco di mangiare, vedo un raggio di sole che fa cucù: ha appena fatto il giro intorno al S. Simeone ed è sbucato dall’altro lato della cima del monte. E allora riparto.

Incoraggiata dalla momentanea luce, passo all’esplorazione dell’altra metà del triangolo di confluenza, quello del Tagliamento sotto Amaro, nella zona “Dint”. Eppure è proprio vero: basta scendere un poco, e si ha la conferma che qui il fondo valle è senza sole per due mesi all’anno, e la luce del dopopranzo arriva solo indiretta e azzurrina. Ma vado, voglio vederlo, il fiume nel freddo tra i monti. E ci arrivo, passando per il sentiero dalla brina permanente.
Eccoti qua, Tagliamento, ti riconosco.
Il tuo rumore d’acqua è lieve e quieto, come nelle parti del tuo corso più a sud che ho già esplorato. Sarà perchè serpeggi in un letto ampio, e non hai fretta di scendere. Chissà se parli davvero sempre così.

Alcuni rami del fiume sono così calmi che sembrano specchi. E le cime baciate dal sole ci si riflettono: ai lati del triangolo del S. Simeone adombrato, si accendono gli ori del tramonto su monti più aperti alla vista. E’ un posto appena poco meno che ospitale, perchè bisogna dirlo che è dicembre e le rocce incombono attorno, ma la magia del fiume mi incanta.

giaccio e alghe nelle pozzanghere il cigno del Cison il sentiero dalla brina permanente luce sui monti all'orizzonte
ciottolo peloso brina sulla sabbia pizzo di ghiaccio la confluenza tra Tagliamento e Fella

Qui trovo delle altre sorprese.
La brina sui ciottoli di fiume.
E la brina anche sulla sabbia, a forma di onde, come pennellate bizzarre.
Solo qui si possono sentire i sassi che sfrigolano sotto i passi, come se fossero stati coperti di zucchero.

So che devo tornare indietro, che non posso stare fuori oltre le quattro. Se non fosse per la giornata corta che mi stringe, camminerei sul fiume largo per ore ed ore. E invece pedalo, ritorno al sentiero coperto di foglie dure e scricchiolanti. Le pozzanghere mostrano ogni cerchio del ghiaccio come se fosse un pizzo finemente ricamato.

Risalgo veloce il bosco fino al Ponte della Carnia. E capisco che ho fatto bene a non dilungarmi, perchè sento il vento che sale dai monti e mi rallenta la bici, mettendomi in difficoltà proprio nell’ultimo chilometro che manca alla stazione!

Arrivo in sala d’aspetto che c’è il riscaldamento acceso. Proprio quello che ci voleva. Ho una mela da sgranocchiare. E il sole se ne va a dormire, lasciando spazio al cielo blu tutto attorno ai monti.

Il Tagliamento sotto Amaro

Ritorno ai Magredi. Un fiume di pietra

Domenica scorsa preparo un giro piuttosto lungo.
Voglio tornare sui Magredi, cercando degli attraversamenti più a nord.

Comincio il giro da Pordenone, fissando la prima tappa a Budoia, alla sagra dei funghi. C’è anche la mostra fotografica Asferico, bella. E poi, le solite bancarelle dei mestieri: cesti in metallo, scarpe in panno cucite a mano… mi sa che queste esposizioni fanno il giro delle pro loco, e io mi ritrovo a corrergli dietro ogni settimana…

Faccio pranzo e pedalo verso Aviano, lungo una panoramica pedemontana. Quando arrivo in centro, mi sembra di essere finita “altrove”: le insegne dei negozi sono tutte in inglese, e alcune hanno anche la versione in italiano, ma al secondo posto.
Comunque, di americani non se ne vedono. Mi dicono che non fanno esercitazioni nel weekend, solo durante la settimana. Proprio sul basso greto del Cellina, dove voglio andare io, che è servitù militare.

Quando arrivo a San Foca, il letto del fiume secco si apre davanti a me. Un’enorme distesa di pietroni bianchi, larga oltre un chilometro, e che risale fino alle montagne, dritta verso l’orizzonte.
Il greto del Cellina a quell’altezza non si riesce ad attraversare in bici come speravo, si deve prendere il ponte. Un ponte sopra un fiume bianco, stridente.
Dopo il ponte inizia l’area triangolare tra Cellina e Meduna che si uniscono, un’ampia steppa protetta come Sito di Importanza Comunitaria.
E lì mi butto.
Seguo l’indicazione “perdersi nei Magredi”. E mi perdo.

il pannello dopo il ponte sul cellina acqua nei magrediil greto ampio del cellina piante

Giro nella zona dei prati stabili, che non ha un orientamento preciso come lo avrebbe un fiume. Strade bianche e ciuffi verdi-viola spelacchiati. Orizzonte indistinto. Qualche rivo d’acqua riemerge ogni tanto e bagna i piedi.
Quando arrivo alla vecchia base Brigata Ariete, non so più la direzione. Ci giro attorno, vado dove il panorama è più ampio, la luce mi attira. C’è una serie di costruzioni abbandonate. E rumore di spari. Ta-ra-ta-ta-ta.
Intravedo dei ragazzi che giocano alla guerra. Uno. Due. Tre. Dieci. Sbucano dai nascondigli, levano sulla spalla le armi. Finte.

Aspetto che si radunino tutti insieme fuori dal sito di appostamento. E quando sono sicura che hanno smesso, li punto con la bici. Per chiedere: “Sapete dove posso attraversare il Meduna?”.
Come sempre, è uno solo che risponde per tutti.
“E’ di là, c’è un guado dietro agli alberi. L’acqua sarà fonda venti centimetri, puoi attraversarla”.
Filo via mentre gli altri cominciano a borbottare. Arrivo al fiume in pochi minuti. Finalmente acqua viva che scorre!
Via le scarpe, via le calze, immergiamoci.
La bici viene al seguito, con me.
Devo dire che la corrente tenta un poco di portarmela via, ma ormai sono oltre.
Fuori! Sono all’esterno del triangolo di confluenza tra i due fiumi!

Davanti a me c’è ancora steppa, e vedo un paio di ragazzi che giocano sui sassi, stavolta con due moto polverose.
Di nuovo, attendo.
Dopo un po’ si fermano.
Mi lasciano passare.
Non credono alle loro orecchie, quando dico che vengo da Aviano, e ancora prima da Pordenone. “E poi vai a Casarsa? Guarda che è lunga”, mi fanno.
Certo che è lunga, lo so. Sono in giro per tutto il giorno, io.

Prima di arrivare a Casarsa perdo il treno, ma in fondo lo avevo messo in conto.
Prendo quello dopo, che arriva a Trieste dopo le nove. Sono fuori da dodici ore, giornata lunga. Ma è questo il bello.
Il tran tran del treno che mi riporta a casa fa quasi appisolare. Vedo sentieri, ho la musica nelle orecchie. Un senso di ipnosi, una stanchezza meritata.
Proprio quello che ci voleva.

la mostra dei primi vincitori ragno oltre le gocce d'acqua cancello di legno a budoia risotto di funghi galletti a budoia
palla e i sassi grossi sabbia e sassi percorso accidentato d'acqua piante d'acqua
chiome bianche il segno del cingolato la steppa striata stazione di casarsa

Bicitinerario: Pordenone stazione – via Garibaldi a sinistra – indicazioni per Aviano – Roveredo in Piano – Budoia – strada pedemontana – Piante – Aviano – Sedrano – San Foca – Ponte sul Cellina – dopo il ponte, cartello per l’ingresso nella riserva naturale – percorso delle garitte – edificio recintato per le esercitazioni militari – casette-bersaglio – guado sul Meduna – uscita dai Magredi – Rauscedo – Domanins – Arzene – Castions e Orcenico Superiore (in realtà è più breve andare verso Valvasone) – Casarsa della Delizia stazione.

Io e le piante pioniere – i Magredi del Cellina

strano cuore sulle prealpi cesti artigianali sagra dei Sest Erba palustre, rafia naturale...
messaggio sospetto la storia delle piante pioniere i Magredi del Cellina all'incorcio col Meduna guado del Cellina
Magredi del Cellina con la bici Magredi del Cellina sabbia asciutta e sabbia bagnata cono di ghiaia lavata
magredi erbosi mosaico di Castions Mosaico a Castions L'ambiente magredile

Questa mattina, nel pensare alle mete per la pedalata domenicale, c’era l’imbarazzo della scelta. Le pro loco della regione riaprivano le attività con numerose sagre e iniziative. Mi sono limitata a puntarne due.

A Polcenigo, la 337a sagra dei Sèst, del cesto in vimini intrecciato (che poi si rivela essere salice decorticato o non, pioppo, erba palustre).
A Zoppola, una rassegna di opere d’arte trasformate in mosaico permanente.
Emozioni particolari da queste due tappe?
Nulla di imprevedibile.
Se non la nota sul mio consueto, irresistibile, richiamo verso i luoghi deserti.
Sì, perchè, per passare dalla prima alla seconda meta, si doveva da qualche parte attraversare il fiume Cellina-Meduna. E dopo lunghe (sì devo ammetterlo, lunghe) ricerche, il passaggio l’ho trovato.
Al guado di Cordenons. Presso Murlis.
Un guado ufficiale, asfaltato. Col cartello per le auto: “Divieto di passaggio in caso di presenza d’acqua”.

Lì, nel guado, ho trovato sassi di fiume incastonati nella sabbia croccante, che a calpestarla, rivelava un primo strato biscottato più compatto, e poi un sottofondo friabile e polveroso.
Da quanto tempo era passata per l’ultima volta l’acqua, tanto da lasciare sopra la polpa del letto questa superficie sottile così ben cotta?

io e le piante pioniere strato biscottato
paesaggio desertico apparente

Bicitinerario: Pordenone stazione – centro pedonale, via Garibaldi a sinistra – indicazioni per Aviano – Roveredo in Piano – Budoia – prima di entrare nel centro di Budoia, subito a sinistra, ciclabile per Budoia stazione – S. Lucia di Budoia – S. Giovanni – Polcenigo.
Ritorno fino a Roveredo – la Comina – Cordenons – guado sul Cellina – Murlins – Ovoledo – (Zoppola) – Castions – Orcenico Superiore – Casarsa stazione.

La piana del Preval

Qualche tempo fa era uscita un’ottima notizia per gli amanti della bici: la realizzazione di nuovi percorsi ciclabili nella già splendida zona di Cormons.
Oggi, dunque, prendo il treno, e vado a vedere cosa c’è.
L’ufficio turistico di Cormons è aperto: chissà cosa vanteranno al proposito. E invece, niente cartine dedicate.
“E non si sono ancora visti cartelli nuovi”, mi dice la ragazza dell’ufficio, “però i lavori sono già stati iniziati: bisogna andare a cercarli sopra La Subida“.

Vado.

Mi inoltro sul colle, e dopo un po’, guarda chi ti vedo: degli amici triestini! E per di più, esperti della zona! Propio quello che ci voleva.
Fabrizio mi dice: “Noi veniamo sempre da queste parti, più spesso il sabato, talvolta la domenica”. “Infatti qui abbiamo una grande amica!”, aggiunge Susanna, riferendosi alla cagnetta Terry.
Mi spiegano che il cane del ristorante locale è molto affezionato a loro, e ormai sono anni che li accompagna per lunghe passeggiate nel weekend, alla scoperta dei segreti del luogo, compreso una volta l’incontro con una volpe.
Susanna mi fa notare che il tratto in cui ci troviamo è stato appena messo a nuovo: al posto di terra sconnessa con buchi e pozzanghere, il fondo ora è battuto e ricoperto di ghiaia fine. Molto più scorrevole e comodo di prima.
Scoprirò, proseguendo il giro, che proprio questo è stato il lavoro di rifacimento degli itinerari ciclabili condotto di recente. Una serie di vie e percorsi riassestati con la ghiaia, i dissuasori di legno, le piazzole di sosta e le panchine che intendono essere “di design”.

pista ciclabile dietro la Subida laghetto del preval ninfea sul lago laghetto del Preval
dissuasori di legno sulla pista ciclabile pista ciclabile con piazzole di sosta zuppa di funghi porcini api in quantità

Proseguo lungo la Piana del Preval.
Proprio qui, anni fa, mi ero persa in bici con IcoCla e la loro amica canadese, mentre cercavamo invano la via per gli Stagni Rossi, ma eravamo troppo a nord. Oggi questi luoghi sono rientrati a far parte di quelli conosciuti e ben mappati, perchè mi ci sono inoltrata a fondo.
I laghetti del Preval visitati prima di pranzo mi hanno regalato nuvole d’api, voli di gru, e le orecchie attente di un capriolo che mi ha guardata di tra i vigneti.

La Piana del Preval era una zona paludosa fino agli anni Quaranta del secolo scorso. La trasformazione in campi coltivati è stata parte delle bonifiche volute nel Ventennio. Oggi, in rappresentanza della ex zona umida, sono rimasti soltanto alcuni invasi d’acqua, per lo più nascosti e non accessibili, e che presso Mossa sono stati usati come riserva di pesca.

Dopo pranzo (zuppa cremosa di funghi porcini), interrogo il titolare del ristorante Blanch. Mi dice che i lavori promossi da Provincia e privati continueranno per i prossimi tre anni, arrivando a completare una rete di percorsi ciclabili che saranno anche transfrontalieri.

percorsi ciclabili nella piana del Preval

Per il ritorno, cambio di stazione.
Bicitinerario: Cormons – Subida – Piana del Preval – S- Floriano del Collio – Mossa – S.Lorenzo – Farra d’Isonzo – Gradisca – dalla piazza centrale, ponte sull’Isonzo – Poggio terza Armata – Sagrado – Stazione.

BavieraTiroloTrentino – le foto (4), l’itinerario

In tutti i nostri viaggi in bici, c’è stata la presenza – per non dire il bisogno – dell’arte.
A Monaco, a Bolzano, a Trento ne abbiamo trovata.
Arte contemporanea, ovviamente; apertura della mente.
Realismo e iperrealismo li abbiamo già citati.
Ma ancora un’opera, in particolare, voglio ricordare.
L’artista si chiama Kimsooja.
Il lavoro si intitola “Bottari”.
Leggo la scheda.
Bottari è il termine coreano per “fagotto”. I fagotti, nel paese d’origine del’artista, venivano comunemente utilizzati per trasportare gli averi delle famiglie.
I Bottari messi in mostra sono imballi di stoffe e vestiti legati alla storia personale dell’artista e delle persone a lei vicine.
I fagotti simboleggiano l’esistenza nomade dei tempi passati e anche presenti. La migrazione e il viaggiare nel mondo globalizzato acquisiscono attraversi di essi un significato metaforico.

E così, improvvisamente, capisco.
I miei amici, i viaggiatori per lavoro.
Sono i nomadi di oggi, anche loro.
basta con la pioggia, basta... Sì, iniziamo col colore Realismus - iperrealismo Realismus - la mostra
le Birkenstock con la mucca uh, questo sì che era buono! le barchette in mostra La mucca si offende...
e questa era ancora Wasserburg.. fagotti ciclovia dell'Adige - da Bolzano meleti con casetta al centro
La ciclovia dell'Adige è stupenda Pallariposo Dadobandana occhitondocchi

percorso del viaggio in tirolo e baviera

BavieraTiroloTrentino – le foto (3)

Sia in Tirolo che in Baviera, le località e i paesini attraversati erano piuttosto piccoli.
L’attrazione non era il centro, non era la permanenza.
In queste zone vinceva il verde. L’andare sul pedale.
Però a Wasserburg (anche perchè ci ha fermato la pioggia) siamo rimasti un giorno in più, e volentieri.
Al museo comunale, abbiamo visto i mille ritratti della città. Sempre al cuore dell’ansa dell’Inn, più o meno popolato di case. C’era il modellino plastico, il dipinto d’epoca, il quadretto fatto in carta-moneta ipersvalutata.
E c’erano i segni del benessere di una volta. I bersagli di legno dipinto, fatti per i giochi di tiro a segno tra ricchi, con scene di caccia e di bevute di un tempo.
Clanfe sì, culatade no!! Dado contro il cielo posa un attimo la bici vista sulle fronde
bosco in Baviera Palla e la mappa colline, scollinamenti gli uccelli che si levano
Wasserburg - primo avvistamento il tiro a segno di una volta Wasserburg - il ritratto in carta moneta Wasserburg - il dipinto d'epoca
Wasserburg - il plastico Dado col broncio e con l'Inn Davidaola vicini vicini davidaola nell'acqua di Wasserburg

BavieraTiroloTrentino – le foto (2)

Durante la nostra pedalata in Baviera Tirolo e Trentino, l’acqua è stata sempre con noi. No, non sto parlando della pioggia, anche se quasi quasi ci starebbe.
Sto parlando di fiumi, laghi, itinerari lungo l’umido.
I percorsi in bici in quelle zone sono moltissimi. Pedalare a fianco dei fiumi minori è ancora più bello e naturale che pedalare presso i fiumi grandi. Splendido, poter mettere i piedi nell’Alz, con quasi null’altro intorno.
Dalla mappa delle ciclovie, ci si può spostare lungo una ragnatela di giri sempre continui. La via di Mozart, la via del sale, la via del treno…
C’è pure la BenediktWeg, lunghissima. Se la fai tutta, ottieni punti per diventare papa.
Chiemsee per le vacanze Chiemsee, prati, monti Dado tamarro Palla al lago
l'Isola della dama Che bon, el pesce de lago! Dado in campagna prima vista sul Chiemsee
BenediktWeg e altre il bosco della via di MOzart pannelli solari per tutti fiume, verde, argine...
Palla nell'Alz piedi nell'acqua! L'Alz a perdita d'occhio il segno dei tre Magi