Domenica scorsa preparo un giro piuttosto lungo.
Voglio tornare sui Magredi, cercando degli attraversamenti più a nord.
Comincio il giro da Pordenone, fissando la prima tappa a Budoia, alla sagra dei funghi. C’è anche la mostra fotografica Asferico, bella. E poi, le solite bancarelle dei mestieri: cesti in metallo, scarpe in panno cucite a mano… mi sa che queste esposizioni fanno il giro delle pro loco, e io mi ritrovo a corrergli dietro ogni settimana…
Faccio pranzo e pedalo verso Aviano, lungo una panoramica pedemontana. Quando arrivo in centro, mi sembra di essere finita “altrove”: le insegne dei negozi sono tutte in inglese, e alcune hanno anche la versione in italiano, ma al secondo posto.
Comunque, di americani non se ne vedono. Mi dicono che non fanno esercitazioni nel weekend, solo durante la settimana. Proprio sul basso greto del Cellina, dove voglio andare io, che è servitù militare.
Quando arrivo a San Foca, il letto del fiume secco si apre davanti a me. Un’enorme distesa di pietroni bianchi, larga oltre un chilometro, e che risale fino alle montagne, dritta verso l’orizzonte.
Il greto del Cellina a quell’altezza non si riesce ad attraversare in bici come speravo, si deve prendere il ponte. Un ponte sopra un fiume bianco, stridente.
Dopo il ponte inizia l’area triangolare tra Cellina e Meduna che si uniscono, un’ampia steppa protetta come Sito di Importanza Comunitaria.
E lì mi butto.
Seguo l’indicazione “perdersi nei Magredi”. E mi perdo.
Giro nella zona dei prati stabili, che non ha un orientamento preciso come lo avrebbe un fiume. Strade bianche e ciuffi verdi-viola spelacchiati. Orizzonte indistinto. Qualche rivo d’acqua riemerge ogni tanto e bagna i piedi.
Quando arrivo alla vecchia base Brigata Ariete, non so più la direzione. Ci giro attorno, vado dove il panorama è più ampio, la luce mi attira. C’è una serie di costruzioni abbandonate. E rumore di spari. Ta-ra-ta-ta-ta.
Intravedo dei ragazzi che giocano alla guerra. Uno. Due. Tre. Dieci. Sbucano dai nascondigli, levano sulla spalla le armi. Finte.
Aspetto che si radunino tutti insieme fuori dal sito di appostamento. E quando sono sicura che hanno smesso, li punto con la bici. Per chiedere: “Sapete dove posso attraversare il Meduna?”.
Come sempre, è uno solo che risponde per tutti.
“E’ di là, c’è un guado dietro agli alberi. L’acqua sarà fonda venti centimetri, puoi attraversarla”.
Filo via mentre gli altri cominciano a borbottare. Arrivo al fiume in pochi minuti. Finalmente acqua viva che scorre!
Via le scarpe, via le calze, immergiamoci.
La bici viene al seguito, con me.
Devo dire che la corrente tenta un poco di portarmela via, ma ormai sono oltre.
Fuori! Sono all’esterno del triangolo di confluenza tra i due fiumi!
Davanti a me c’è ancora steppa, e vedo un paio di ragazzi che giocano sui sassi, stavolta con due moto polverose.
Di nuovo, attendo.
Dopo un po’ si fermano.
Mi lasciano passare.
Non credono alle loro orecchie, quando dico che vengo da Aviano, e ancora prima da Pordenone. “E poi vai a Casarsa? Guarda che è lunga”, mi fanno.
Certo che è lunga, lo so. Sono in giro per tutto il giorno, io.
Prima di arrivare a Casarsa perdo il treno, ma in fondo lo avevo messo in conto.
Prendo quello dopo, che arriva a Trieste dopo le nove. Sono fuori da dodici ore, giornata lunga. Ma è questo il bello.
Il tran tran del treno che mi riporta a casa fa quasi appisolare. Vedo sentieri, ho la musica nelle orecchie. Un senso di ipnosi, una stanchezza meritata.
Proprio quello che ci voleva.
Bicitinerario: Pordenone stazione – via Garibaldi a sinistra – indicazioni per Aviano – Roveredo in Piano – Budoia – strada pedemontana – Piante – Aviano – Sedrano – San Foca – Ponte sul Cellina – dopo il ponte, cartello per l’ingresso nella riserva naturale – percorso delle garitte – edificio recintato per le esercitazioni militari – casette-bersaglio – guado sul Meduna – uscita dai Magredi – Rauscedo – Domanins – Arzene – Castions e Orcenico Superiore (in realtà è più breve andare verso Valvasone) – Casarsa della Delizia stazione.















