La storia del delta d’Europa – l’ecologia

il testo seguente è tratto da: la storia ecologica del delta Reno-Mosa, Piet H. Nienhuis

Che cosa è la scienza chiamata ecologia?

La natura in passato veniva intesa come una risorsa libera da utilizzare e sfruttare. Tutto quello che la natura produceva aveva un impiego commerciale o domestico. Letteralmente ogni porzione di piante e animali aveva uno scopo o un altro. Questa convinzione è rimasta presente fino all’inizio del ventesimo secolo. Si può dire che appena a partire dal diciassettesimo secolo una varazione sul tema era stata avviata, in cui descrizioni veritiere (e non religiose) di piante, invertebrati, pesci, mammiferi è stata introdotta, in osservazione del loro valore intriseco e scientifico. L’Olanda, in questo, è stata pioniera, con i suoi grandi microsopisti e botanici (un settore in cui hanno avuto un ruolo chiave anche le donne, illustratrici scientifiche e biologhe, n.d.r.).
E’ solo alla fine del diciannovesimo secolo che si cominciano ad avvertire i primi sintomi di sensibilità verso la protezione delle risorse naturali, e appunto all’inizio del ventesimo secolo è nato un interesse di tipo professionale verso gli aspetti anche ecologici di ambienti umidi e acquatici. Per avere una raccolta sistematica di dati ambientali e analisi si deve arrivare al secondo dopo guerra. Oggi, una enorme quantità di dati qualitativi e quantitativi su parametri chimici e biologici del delta Reno-Mosa viene raccolta continuamente.

L’inquinamento dell’acqua ha una dimensione cronica internazionale, come l’inquinamento dell’aria.
L’impatto combinato di interferenze chimico-fisiche al sistema biologico, ha portato effetti diversi ad esempio sui vari gruppi di pesci. Le categorie specializzate che condividevano strategie storiche di adattamento a peculiari ambienti fluviali sono declinate molto più ampiamente delle specie generaliste che possono sopravvivere in un ampio range di habitat non necessariamente caratteristici dell’ecosistema del fiume.
Inoltre, i diversi stati iniziali del ciclo di vita delle specie acquatiche (uova, girini, larve, avannotti) necessitano di una successione di micro-habitat particolari e vicini tra loro, per cui la frammentazione degli habitat fluviali (ad esempio mediante separazione e canalizzazione dei corsi d’acqua, o alterazione dei profili graduali degli argini naturali) possono mettere a rischio il successo riproduttivo di queste specie. Ad esempio, il salmone (che peraltro è stato una risorsa economica storica per quelle zone), noto per il suo comportamento di risalita dei fiumi nel periodo della riproduzione, è sparito dai fiumi dell’Olanda da molto tempo.

L’interazione con l’ambiente, in Olanda, ha avuto per protagonisti anche le specie vegetali.
A partire dal medioevo, le alghe del mare del Wadden, comunemente presenti in grandi masse, venivano impiegate per per molti scopi, tra cui il rivestimento degli argini. Nel periodo 1970-1990 però sono state soggette ad una campagna di eliminazione per il disagio che creavano allo sfruttamento turistico dei laghi. Questo esempio serve ad illustrare come nel tempo la percezione ecologica di una specie (da preziosa e da preservare, a dannosa e da alterare) possa cambiare nel tempo.
Anche per gli animali, a seconda del periodo storico, la distinzione tra “utile” e “dannoso” è sempre stata decisiva per determinare il modo in cui venivano trattati. In tempi recenti, la maggior parte dei mammiferi selvatici è “protetta”, e la estensione della loro popolazione è controllata da misure che ne stimolano la riproduzione (protezione di siti riproduttivi o di canali migratori) o che ne riducono la quantità mediante permessi di caccia selettivi. Altre specie però rimangono perseguitate rigorosamente, a causa delle loro caratteristiche etichettate come dannose.

La domanda “cosa è la natura” nel delta del Reno-Mosa è una domanda retorica, perchè letteralmente ogni centimetro quadrato di suolo è stato ripetutamente rivoltato sottosopra nel corso della storia.
Per gestire un simile ambiente semi-naturale, il modo migliore è adottare in ogni zona una misura differente e specifica, e una volta scelta, mantenerla nel tempo. Spesso le pratiche gestionali odierne però si basano su un continuo cambiamento delle metodiche, e nell’applicazione di queste metodiche dappertutto ad ogni loro avvio.
La condizione ecologica dell’ambiente fluviale dovrebbe essere migliorata in modo misurabile, e il sistema-fiume, da profondamente alterato e suscettibile com’è ora, dovrebbe tornare ad esser più capace di autosostentamento e resilienza nei confronti delle variazioni contingenti, in modo che le manutenzioni si rendano necessarie solo ad un livello minimo.

Oggi è chiaro che la definizione di sviluppo sostenibile si basa sul valore della reversibilità, e sulla possibilità di mantenere le opportunità disponibili per le generazioni future.