Ritorno ai laghetti rossi

Con i laghetti rossi di Capriva avevo un conto in sospeso da un mese. Domenica scorsa, li ho ritrovati al primo colpo senza perdermi. Ho verificato che il nome “laghetti rossi” deriva dal colore della terra argillosa della zona del Rio Toccai.
Percorrendo in bici il sentiero sterrato che va dai laghetti alla Crosera dai Giaz, ho visto la strada cosparsa da ricci di castagne. Ho pensato: meglio fermarsi prima di bucare. E poi ho pensato: meglio ancora fermarsi a raccogliere le castagne! Ho fatto una piccola scorta da portare ‘fresca fresca’ per la castagnata che mi attendeva nel pomeriggio. C’erano anche parecchi gusci vuoti, e alcune scorze di castagna pelata sparse nel sottobosco. Forse una parte della scorpacciata era già stata fatta da qualche animale. Ci sono animali che sanno pelare le castagne per mangiarle?

bosco castagne laghetti rossi Paola è arrivata ai laghetti rossi

Al ritorno ho visto il treno passare sopra la mia testa, mentre raggiungevo la stazione di Gorizia dal sottopasso. Arrivo al binario e il treno è ancora lì: è il mio? non è il mio? Mentre mi oriento il treno comincia a muoversi senza di me. Era il mio. Accidenti. Mi consolo con un pranzetto risotto zucchine e scampi all’aria aperta, non lontano dalla stazione, in attesa del treno successivo.
Sul treno ho chiacchierato con i macchinisti veneziani. Secondo loro, a Venezia, coi politici che ci sono, può succedere di tutto. Ti dicono “Piazza S. Marco non serve più, i piccioni fanno epidemia”, e ci tirano su un centro commerciale. Te lo vedi, un palazzone di centro commerciale al posto di piazza S. Marco?

Tra gli altri incontri del giro: un uomo a cavallo nel bosco di San Lorenzo. Una coppia coi cesti straripanti di funghi: “chiodini e porcinelli. Cammini tanto tanto, e poi, quando mai ti aspetti, riempi il cesto”. E un paio di ciclisti epilati che dopo una tappa di cento chilometri meditavano un pomeriggio di pesca, e che hanno sgamato la mia provenienza triestina dagli adesivi ‘de palma’ sul telaio.

laghetti rossi

Mini giro sull’altopiano

Sabato scorso, alla mattina, il cielo era misto: piove o non piove? Mah, andiamo in bici lo stesso.
Prendo il tram, parte subito, però a metà strada si ferma: anche stavolta non porta fino a su. Quando verrà riparato definitivamente?
Poco male: le due curve di via Commerciale alta si fanno subito, tra il rumore d’acqua dei rivi un po’ più pieni, e i cespugli di rovi dove si può rubare ancora qualche mora.
Faccio dunque il mini giro triangolare Opicina-Monrupino-Fernetti-Opicina. Capitare dopo una settimana di pioggia ha i suoi vantaggi: il sottobosco umido profuma, e i raggi di sole illuminano come gioielli le gocce d’acqua sul sommacco rossoverde.
Ai lati della strada adocchio mucchietti di crochi sotto gli alberi (tutti i crochi avevano al loro interno un insetto-forbice nascosto, tranne uno che aveva la lumachina). E poi erica rosata tra i sassi, e un fantastico bruco arlecchino.
Come tocco finale, buco la ruota poco prima del rientro: finalmente! L’ultima volta mi era successo dieci anni fa! Dopo aver trovato, a casa, il minuscolo forellino, sono andata con Dado a far scorta di toppe per riparare mille volte la gomma… così ho diecimila anni di pedalata garantiti!!!

crochigialli roccecarsiche sommacco brucoarlecchino

Le gite trenobici

Domenica scorsa c’era Pordenonelegge. “Nel programma non c’è niente di interessante”, ci eravamo detti dopo un’occhiata veloce sul sito. E invece non era così. Bastava leggere un po’ più a fondo le note sugli autori. Rosi Braidotti. Docente di Women’s Studies all’Università di Utrecht. Nata a Latisana. Quando le chiedo l’autografo dopo il suo intervento, si mette subito in relazione con me: una nomade in bici, è la sua dedica. Anna Maria Crispino. Presidente della Società Italiana delle Letterate. Dovrò controllarne il sito.

E così, siamo andati al Pordenonelegge in una splendida giornata di sole. Non col treno: con la bici, da Codroipo, perchè la tentazione di farne un giro libro+treno+bici era troppo forte. La distanza in teoria era breve, in pratica abbiamo fatto 50 km di pedalata, grazie agli smarrimenti sull’argine lungo-fiume a caccia del secondo ponte sul Tagliamento che non c’era (stava più a sud, non più a nord…); eppure, il tratto migliore è stato proprio la divagazione tra i campi. Cespugli di falsi girasoli sotto le pannocchie rosso bruciate. Una femmina di fagiano dalla coda lunga che si alza in volo spaventata da noi. Le Alpi come un pezzo di bussola e come meta di via delle Alpi. Il sole sempre davanti, lungo la statale percorsa al ritmo di 70 pedalate al minuto (ha fatto i conti Dado).

campi e cielo davidaola tra i fiori falsi girasoli pordenonelegge

Viaggiate in bici? anche noi

Sabato scorso c’era Ciclomundi a Portogruaro, e ci siamo andati col treno per sentire i contributi del pomeriggio e della sera.
Al caffè Roma c’è stato il racconto dei viaggi in bici di Sandra Segato e Cecilia Gentile: Alaska, Senegal. Cecilia l’abbiamo ritrovata al bar dopo cena: io e lei ci siamo confrontate sui contatti in comune nelle rispettive città (cicloturisti FIAB, associazioni dei senegalesi).
La sera abbiamo sentito le prodezze da traduttore di Emilio Rigatti, che ha condotto la serata ciclosofica con Didier Tronchet. E così abbiamo potuto finalmente incontrare Emilio dal vivo, dopo i tentativi virtuali: “ho letto le vostre ricette sul blog; fate i miei stessi giri!” ci ha detto. Che bel: siamo rimasti con un appuntamento volante per una prossima volta, per cui restate sintonizzati e vedrete il seguito della storia!
Chiusura della sera con concerto dei Tete de Bois. Hanno proposto una interessante tecnica coreografica: la proiezione su uno schermo di disegni, che venivano creati di volta in volta su una tavola luminosa ricoperta di sabbia; forme tracciate, cancellate e ricreate in una sequenza infinita!
Poichè la serata era fredda, prima di prendere il treno Dado ed io ci siamo imbucati nella Villa Comunale, a scaldarci sul divanetto con un bicchiere di cioccolata, come ai vecchi tempi dell’università…
Tornando in treno, Dado ha potuto cominciare l’ultimo (autografato) libro di Rigatti, dato che quello di Augias che si era portato nello zaino, in realtà lo aveva già finito una settimana fa!!!

(continua…)

ciclomundi cecilia gentile rigatti dal vivo tete de bois

Il basso Collio by bike

La gita treno-bici Cormons-Gorizia è facile e piacevole. In teoria, il riferimento sono le tappe Cormons – Capriva – Mossa – Lucinicco – Gorizia. In pratica, la strada statale si può evitare, per intrufolarsi tra i paesini: le deviazioni fuori rotta sono meglio della retta.

La prima meta extra può essere la Brazzano-Giassico (con l’accento sulla seconda ‘i’). Il 19 agosto Giassico ospita la festa Convivio dei Popoli della Mitteleuropa. Io, a Giassico, dopo una mezz’ora condita dall’acqua Kaiser Wasser, dagli applausi ritmati sulla Radetzkymarsch, e dall’avvicinamento di un tipo con le Operette Morali di Leopardi in friulano (ho scoperto poi che era della società filologica friulana) ho deciso di continuare il giro.

Ecco allora, ben segnalate dai cartelli pro-bici, alcune deviazioni interessanti:
1) la Cormons – Monticello – Boatina (anello di viali alberati tra paesi rurali con annesse aziende vinicole)
2) la Capriva – Spessa (con campi da golf tra filari di viti e ulivi sotto il castello di Spessa)
3) i Laghetti Rossi tra Capriva e Mossa (riserva naturale di pesca, il cui attributo ‘rosso’ deriva dalla roccia e non dall’acqua).

panocia bike

Martedì pomeriggio, vigilia di ferragosto, lo svago migliore è un bel giro treno-libro-bici, improvvisato dopo un’occhiata su google-earth al territorio da esplorare. La pedalata Latisana-Codroipo risale per 30 km il Tagliamento tra i campi, tenendo l’argine del fiume sempre a sinistra, garantendo un paesaggio verde e una pianura senza salite. A dire il vero oltre l’argine non c’è una vista del fiume, ma un largo campo “di sicurezza”, e il fiume appare solo dopo un po’ (immagino che questo campo sia sacrificale in caso di piena). Alla vista dell’acqua ci sono arrivata diverse volte, attraversando anche zone boscose e selve di rovi.

tagliamento sotto il viadotto panocia assicurata viola a bordostrada

La strada lungo l’argine permette di evitare le auto, facendo un tranquillissimo giro in solitaria; altrimenti è comunque poco trafficata la strada che attraversa in sequenza i seguenti paesini: Latisana, Latisanotta, Ronchis, Fraforeano, Canussio, Madrisio, Varmo, Belgrado, Morsano al Tagliamento, Camino al Tagliamento, San Vidotto, Biauzzo e Codroipo.
Ecco dunque fatto un giro con immersione nel verde. Se non ci sono gli ovvi campi di “panoce”, si vedono filari d’acacia e vigneti. Il tiepido pomeriggio permette di raccogliere i seguenti profumi: erba tagliata, legna bruciata, frittata di verdure, grigliata, menta, gigli e uva in fermentazione.
La vendemmia sarà precoce quest’anno.

lungo largine ciao fiume gigli fondo d'acqua

La donna che visse due volte. E l’uomo che era il sosia di sé stesso

Nel famoso film di Hitchcock (dal titolo originale ‘vertigo’), la donna che visse due volte è entrambe le volte una donna ‘finta’, ricostruita. Questa è la mia linea di interpretazione personale. Chi non ha ancora visto il film e non vuole farsi svelare tutta la trama, salti questo paragrafo. La prima volta è una sofisticata signora bionda, costruita ad arte per recitare la copertura di un delitto. La seconda volta, è la stessa immagine di donna, ancora una volta finta, ricostruita nello stesso modo dal poliziotto protagonista, che vuole rivivere le vicende dell’assassinio per farci chiarezza (e beccarsi lo stesso tragico finale, purtroppo!). Mai vera, insomma.

Sicuramente molto più spensierata (a meno di un po’ di scomoda pioggia) è la storia dell’incontro con Emilio Rigatti, di cui ora sto per svelarvi il finale, ovvero se l’incontro era stato vero o finto. Per chi non avesse già visto l’inizio di questa storia, consiglio di fare tappa a questo link prima di leggere il paragrafo successivo.
Ho scritto alla casa editrice di Rigatti per sapere se avevo incontrato (più o meno brevemente) proprio lui, ed ecco a voi cosa Emilio in persona mi ha risposto.

—-Messaggio originale—-
Da: emilio rigatti
Data: 20-ago-2007 8.30 PM
Ogg: sosia di me stesso

Cara Paola,
quando ho letto il tuo blog a momenti mi dà di volta il cervello: io ho parlato con una tipa in autobus? Mi ha chiamato e mi ha ottenuto un permesso speciale di trasporto bici? ma sto dando fuori di testa? Avevo già il cellulare in mano per chiamare i due amici che erano con me in quel viaggio in Istria per chiedere se davvero mi ero scordato tutto, quando sono arrivato alla fine del post e ho capito che il mio normale livello di “otava division” era comunque sotto i livelli di guardia…medica. Comunque l’autista dell’autobus successivo era più morbido, ci ha fatto salire senza biglietto e ci ha portato fino in stazione. Treno fin a Monfalcòn, foratura a Ronchi e arrivo alle otto. Allego la foto che comprova l’avvenuto trasporto sull’autobus successivo anche senza la tua mediazione e l’ultima foto del tour. Sai che a metà settembre c’è “Ciclomundi” a Portogruaro? Forse vi potrebbe interessare.
Un caro saluto e te e a Davide.
Emilio Rigatti

(continua…)

la bici sul bus Rigatti è quello a destra

La perfetta guida turistica (conosce le esigenze dei ciclisti)

Domenica scorsa, gironzolando sul molo, ho incontrato un gruppo di sette giovani ciclisti in rosso, pieni di bagagli, che venivano dalla Polonia. Mi sono offerta di aiutarli.

Per voi futuri ciceroni, ecco le tipiche domande del ciclista itinerante polacco, con relativa traduzione.
Domanda: “Sono così tutte le città d’Italia?”
Traduzione: Il loro primo arrivo in Italia, col tramonto sulle rive di Trieste, li aveva entusiasmati.
Domanda: “Il mare qui è molto salato?”
Trad: il Baltico non ha molto sale; qui, dopo una nuotata, è necessaria la doccia per levarsi il sale di dosso prima di ricominciare a pedalare?
Domanda: “C’è una casa catodica?”
Trad: C’è un ostello dei preti dove dormire? (casa cattolica n.d.r.)
Erano frustrati perchè cercavano un pernotto a meno di venti euro, e gli alberghi presso le rive non andavano a meno di 70. Allora ho controllato per loro, c’era posto all’ostello della gioventù di Miramare, di cui Dado da casa mi aveva mandato il numero di telefono.
Domanda: “non ci sono strade in salita per arrivarci, vero?”
Eh, anche noi durante il nosto viaggio di nozze in bici coi bagagli facevamo spesso questa domanda…

Incontri ravvicinati dell’altro tipo (ovvero: cogli l’attimo)

Oggi, lunedì semiferiale (nel senso che metà ufficio era in ferie), il vento fuori dalle finestre ha spazzato le fronde per tutto il giorno: la forza della natura era uno spettacolo. Si dice ‘uno spettacolo’ soprattutto quando lo si guarda restando dentro al calduccio: ovviamente, proprio al momento di uscire, è scattato il nubifragio sopra le nostre teste.

Esco dunque sotto la pioggia, e con un paio di salti nelle pozzanghere (fortunatamente dotata di sandali impermeabili da fiume) arrivo quasi decente al bus fermo al capolinea, mi siedo e da lì ricomincio a guardare le figure dell’acqua spazzata dal vento fuori dal finestrino.

In quel momento sale sul bus un altro tipo mezzo bagnato, mantellina nera svolazzante da volatile, caschetto da bici, sandali e braghette corte. Chiede al conducente: “Si può portare la bici sul bus?” Ovviamente la risposta è no, come mi son sentita dire altre volte anch’io. Scende dal bus, lo squadro, occhi azzurri pizzetto ed orecchino, “Sembra Rigatti”, dico mentre esce, ma non mi sente.

Allora apro il finestrino, gli grido “Emilio!”, e lui si gira… E’ proprio lui, il mio mito, lo faccio tornare! Intercedo con l’autista usando la mia solita tecnica: “Sono una habituèe del bus, ho la tessera dell’autobus annuale da anni, faccia un’eccezione, se è così gentile da farlo salire scriverà di lei in uno dei suoi libri, è uno scrittore affermato!”. Incredibile, ma funziona: Emilio sale, assicura la bici nell’ampio spazio centrale, e fino alla stazione mi racconta del giro che stava facendo in Val Rosandra, prima di riprendere il treno per Ruda, e del suo nuovo libro; e io gli cito il nostro viaggio di nozze in bici, fatto con questi sandali uso-bici che ho scelto pensando ai suoi suggerimenti, e le piste ciclabili francesi e spagnole…

Bello, eh? Quell’attimo catturato. Peccato che da “Emilio” in poi ho immaginato tutto. L’avessi catturato davvero. Ma ora scrivo alla sua casa editrice e glielo dico. Anche se era un sosia, ormai vale lo stesso. Come una citazione tra scrittori, se così si può dire…

(continua…)

limone bluereflection2 vinca caduta

Caldo statico… o no?

Ora dirò una banalità. Come in certi inverni in cui non c’è voglia di uscire per il freddo, in questi giorni di pazza estate capita che si sta rintanati a casa per evitare il caldo di fuori. Ci si rinfresca con delle dosi maxi di tisana fatta in casa, e le tazzone, anche tiepide, danno veramente ristoro. Era da tempo che volevo aggiornare le ricette di tisane… Ecco qua un paio di nuove versioni!!

Ieri pomeriggio, prima di andare a far scorta di spezie ed erbe per tisane da Toso, ci siamo detti: ma stiamo più freschi se andiamo a piedi o in bici? Risposta condivisa: meglio in bici, perchè ci si diverte di più. (E ci si fa vento correndo…).
Il momento migliore è stato il ritorno a casa notturno. La salita in bici di via Budrio (non illuminata) nel frusciante buio della campagna. E la discesa di via Molino a vento usando poco i freni… uaoooo!!!! Come nei sogni. Sì, quei sogni in cui ti domandi: mi tuffo o non mi tuffo? Sì, mi tuffo, tanto è un sogno, e non mi succederà nulla di male…

Paola sul Piccolo