Siamo finiti sul settimanale Zeno come partecipanti alla mostra collettiva sho-TS!
(E poi Dado è anche finito sul Piccoglio in fotografia come hockeysta e tutta la sua squadra ne rideva a sua insaputa…).
Per chi non è potuto passare alla casa della musica (anche se c’è tempo fino al 31 gennaio), ecco qua sotto le immagini presentate, rispettivamente di Davide e di Paola.
Tag: recensioni
Una storia che è una partita a scacchi
Oggi ho finito l’ultimo libro della Harris che, grazie ad Ambra, avevo sentito recensire dalla diretta voce dell’autrice un anno fa, quando siamo andate a incontrarla al pordenonelegge. Ambra, che le aveva chiesto un autografo, avrebbe potuto conservare una foto ricordo del momento, se la sua macchina fotografica nelle mie mani non si fosse scaricata proprio in quel momento (batterie infide).
Effettivamente, questa lettura meritava. Era palese, l’insight, l’occhio da esperta dell’ambiente, che l’autrice aveva: la storia era ambientata in quello che era stato il suo luogo di lavoro per dodici anni, una scuola maschile. “Gentlemen and Players“, l’ho letto in lingua originale (la traduzione del titolo in italiano è spaventosa: “La scuola dei desideri”), ed ecco cosa dice l’autrice di quell’ambiente sul suo sito:
“Women teachers were few; political correctness was at a minimum.
For a writer, it’s a perfect environment. It’s invigorating; intensely sociable; riddled with the unexpected.”
Buono per potercisi identificare.
MovieMesh
Quando il grande cinema incontra la grande musica…
Si scopre da dove nasce il nome dei Jennifer Gentle.
Jennifer Gentle è un personaggio citato nel pezzo dei Pink Floyd, “Lucifer Sam”.
Sulla musica di Lucifer Sam, sabato pomeriggio, è stato girato il materiale per il video di Miry, opera prima per la sua seconda laurea in Musica e Nuove Teconologie.
Nell’attesa dell’uscita del lavoro di Mirella, ecco a voi le foto del cast, e un po’ di backstage nel video: “On the set of Lucifer Sam”.
Impressioni a caldo dalla mostra di Rosa
Questa sera siamo stati all’inaugurazione della mostra dei disegni di Rosa Bernal, a Monfalcone, Sala Antiche Mura. Un buon modo per iniziare il weekend!
La prima cosa che ho notato, è che la sua opera è gioiosa: trasmette sensazioni positive. La seconda cosa, che mi ha fatto cucù dalla coda dell’occhio, erano i mandarini con le loro foglie che stavano a terra, non a caso, sotto i quadri. Abbiamo fatto conoscenza con Francesco Altan (ciao Checco!), che guardava i lavori con l’occhio del disegnatore (ovvio!), e con Chiara Carminati, autrice di libri per bambini.
Emilio Rigatti, marito di Rosa, mi ha detto quasi subito: “quando facciamo la nostra inaugurazione?”. Vi aggiorneremo tra breve sull’evento che Emilio ed io abbiamo in ballo, e torniamo alla protagonista di oggi, Rosa.
Era questa la sua prima mostra personale in Italia, quindi un evento speciale! Per spiegare la sua opera, Rosa ci ha detto che voleva esprimere il contatto umano, la comunicazione col corpo. Nell’esposizione abbiamo trovato infatti corpi che danzano, che si incontrano e avvicinano, tra morbidi segni di matita rotonda.
(continua…)
This is so contemporary
Lunedì sera ho visto al Teatro Sloveno uno spettacolo di danza contemporanea suggerito da Ico: buona scelta.
La formazione constava di quattro europei, quattro asiatici e quattro africani, tre donne e un uomo per ogni gruppo. Già i loro colori che si intrecciavano valevano il biglietto. E poi i movimenti da loro composti: battito di ciglia, alberi al vento o onde e grida primordiali. Danzavano al buio facendo intravedere appena dei guizzi di moto, o nel quadrato bianco e luminoso guardavano il pubblico, diretti come interrogativi.
Per fortuna l’arte contemporanea, in questo caso la danza contemporanea, ci è familiare, altrimenti poteva sembrare strana. E invece alcuni attimi sono stati positivi come una rivelazione. Come quella volta in cui ho scoperto la musica classica contemporanea vedendo Steve Reich dal vivo. Una finestra aperta impossibile da dimenticare.
Davidaola alla Biennale di Venezia / 2
Questa domenica abbiamo visto la seconda metà della Biennale di Arte Contemporanea a Venezia. Arsenale: meno interessante che Giardini. Però, splendido spazio espositivo. Colonnati e magazzini storici.
Tecniche utilizzate nelle opere che si facevano notare di più: dipingere con l’acqua su pietra rovente, così l’acqua evapora subito, come il desaparecido ritratto. Ricamare con filo di seta su tela di lino, con perline luminose come le luci della città. Comporre un arazzo con pezzi colorati di metallo, che si rivelano essere dei lucenti tappi di bottglia. Saldare e laccare una scultura di lamiera a forma di gigante… cacca. Ricostruire la silhouette dei grattacieli di Manhattan con l’ombra di una serie di altoparlanti che riproducono il suono del traffico.
Queste, e molte altre, le idee degli artisti contemporanei.
Davidaola alla Biennale di Venezia
Questo fine settimana io e Paolina siamo andati alla Biennale di Venezia. Avevamo pensato di andarci già in giugno. Capitava quasi bene, con l’inaugurazione quasi contemporanea al nostro matrimonio. Poi non ci siamo andati, e tiraparaemola abbiamo trovato il momento di andarci quasi alla chiusura della mostra.
A me e a Paola piace molto l’arte contemporanea, soprattutto da quando io ho avuto occasione di seguire un corso di arte al Conservatorio e ho potuto condividere con Paola le scoperte che facevo.
Sabato siamo stati ai Giardini, a vedere i padiglioni nazionali. Mi sono piaciuti: l’Austria, qualcosa in Spagna, la Russia, Israele, Australia e poi diverse opere nel Padiglione Italia che propone un’insieme scelto da vari paesi.
Sopra le altre, secondo me, l’opera di Sol Lewitt, maestro del minimalismo e del concettuale, purtroppo morto in aprile. Due grandi pareti, una di fronte all’altra, colorate a mano a carboncino: una con una sfumatura dal grigio scuro al grigio chiaro andando verso il centro, dall’altra parte l’inverso, chiaro all’estremità e scuro al centro.
Ma tanto mi è piaciuta anche una pozzanghera nei giardinetti tra i padiglioni, opera della Natura, datata 3 Novembre 2007. Non occorre pagare il biglietto per ammirarla, perciò guardatela anche voi…
Luci e ombre
Sabato scorso, Bora a Trieste, sole e calma nell’entroterra. Alle 8.45 accendo il pc e guardo l’orario dei treni per Cormons: alle 9.04 c’è l’unico treno decente; prendo, ed esco! Combino quindi un piccolo e splendido giro treno-bici in mattinata: da Cormons all’Anello del Monte Quarin, un percorso che potrà essere un’ottima base per ulteriori esplorazioni ed itinerari nel Collio.
Due immagini: la pioggia di foglie d’acacia attraversate da luce dorata, poco dopo il maneggio della Subida. E presso il bosco di Plessiva, si accende davanti a me un mulinello di foglie di vite, rosse e grandi, portate in alto dal vento o forse dalla piroetta di un folletto ubriaco.
In treno ho parlato con Drasen, un ragazzo di Bucarest piuttosto giovane. Andava a Udine a cercare lavoro, i lavori precedenti fatti a Roma nei fast food erano una fregatura, mi ha detto. Ho avuto l’impressione che presso le stazioni si chiudesse in bagno per evitare il controllore.
Ieri ho visto il film di Ken Loach, “In questo mondo libero“, sul sistema del lavoro precario: come protagonista, una ragazza londinese, che subiva e metteva in atto i meccanismi che la portavano dalla condizione di sfruttata a quella di sfruttatore.
Recensione: la culla dell’Occidente
La culla della cultura occidentale è la Grecia, di cui Omero è il primo cantore. Nella sua opera, è possibile vedere tracce delle altre culture.
Margaret Atwood ha ricordato i chiari elmenti provenienti dalle altre voci, e le ha fatte parlare. Penelope ha delle cose da dire sull’uccisione delle sue ancelle, avvenuta al ritorno di Ulisse.
Un libro che dovrebbe essere presentato a scuola. The Penelopeiad. Il canto di Penelope.
Il saggio come affresco di un’epoca
Recensione dell’ultimo libro letto.
Titolo: Women, art and society.
Autrice: Whitney Chadwick.
Trovato alla libreria del MACBA di Barcellona, centro per la cultura contemporanea.
Portato in treno, in bus, in aereo, con tutto il suo chiletto abbondante di peso.
Tomo di 500 pagine che ti accompagna per tutto il percorso della storia dell’arte, affrontando le trasformazioni sociali e culturali affiancate alle questioni di genere. Donne produttrici di cambiamento nell’arte, che esplorano tecniche artigianali, che contribuiscono all’editoria degli albori ed all’immaginario visuale scientifico. Donne rappresentate nell’arte, in modi che mostrano gli streotipi dellle varie epoche.
Quando arrivo all’arte contemporanea, la sento, è mia, è quella che parla dei miei tempi.
In programma, tappa alla Biennale di Venezia, e si continua.









































