Ieri pomeriggio sono andata a trovare Franci…
ma lei non c’era, doveva ancora arrivare.
Mentre l’ho aspettata fuori dal portone, mi son lasciata incantare dai disegni dei voli di rondini. Che fischiavano, facevano vibrare le ali, volteggiavano rapide sopra tetti e giardini!
Che meraviglia.
Tag: animaletti
Mini giro stagno di Banne – Orlek – Trebiciano
In questa stagione la natura è rigogliosa.
Lo stagno è pieno di ranette, piccoli tritoni, chiocciole palustri, libellule a coppie, gerridi e ninfee.
Ai lati del sentiero, le ortiche sfiorano la mano, e sui prati abbondano fiori gialli, fiori viola, rosa pallido.
Sopra la pozzanghera si alzano nugoli di farfalle bianche, mentre mi tuffo pedalando.
E gli scarabei stercorari ci mettono un’ora ad attraversare la strada con la loro palletta…
Storia di una sariandola (anzi, due)
L’altro giorno Dado mi ha chiamato, prima di prendere il treno per tornare a casa, e ad un certo punto la sua voce è sparita: “‘speta, ‘speta un momento!“, mi dice. “Go visto una picia sariandola, ‘speta che la ciapo!”
Eccola qua, detto fatto, l’ha presa e le ha fatto al volo una foto.
Direttamente dalla mano del Dado.
Questo episodio mi ha ricordato una storia di qualche anno fa, di quando Dado ha salvato una lucertolina in difficoltà.
Dado stava ancora a casa dai suoi, e in campagna erano state messe delle trappole fatte di carta con vischio per topi, una sostanza adesiva che li avrebbe catturati.
E invece ci era finita sopra una lucertolina, si era appiccicata tutta e non riusciva più a liberarsi!
Dado allora, con un batuffolo di alcool, l’aveva staccata con delicatezza dalla carta-vischio, facendo attenzione che non rimanesse lì la coda.
Ma questa lucertolina si era ben ricoperta di adesivo, e continuava a rimanere incollata alla mano del Dado; se si sforzava tutta per spostare una zampina di qua, …splach!, si riappiccicava di là.
Ci è voluta un bel po’ di pazienza, e tutta la proverbiale abilità di Dado nel salvare gli animaletti, per lavarle via l’adesivo di dosso un po’ alla volta. Alla fine era fatta: “Va’ sariandola, cori, scampa via prima che qualchidun altro te ‘rivi a ciapàr!”
AmicoGeko
Oltre a quella delle nottole, c’è anche un’altra storiella animalesca simpatica da raccontare.
Qualche settimana fa, come al solito vado a chiudere le persiane della finestra della camera prima di andare a dormire. Mentre apro la finestra vedo con la coda dell’occhio qualcosa che si muove.
Alzo la testa e paf!, una cosa verdastra cade dalla parete e comincia a correre sul pavimento.
Svelto (io), l’abbranco tra le mani. È un geco!
Cerca di scappare ma tengo le mani chiuse. Chiamo Paola e mi faccio portare un Tupperware. Lo appoggio dentro e chiudo il tappo. Ma così non mi piace, poverino…
Vado a prendere il setaccio della farina, tolgo il coperchio e lo appoggio sopra la scatola. Adesso può respirare tranquillo!
Me lo guardo un po’: le zampe appiccicose che possono aderire su tutte le superfici sono proprio carine. Gli occhietti vigili.
Cerco notizie su internet: che bestia è? che ci fa da queste parti? cosa mangia? cosa beve? lo teniamo?
Posto che tenere un animaletto a casa non è comunque facile, tenere un geco non è comodo. Per la cronaca il geco è un rettile cacciatore notturno. Mangia farfalle, falene, grilli, larve, scarafaggi, cacciandoli vivi, dal crepuscolo in poi. Già qua è un problema: chi se lo tiene a casa in un terrario, si deve attrezzare anche di un altro terrario, dove dovrà allevare anche gli insetti che serviranno da pasto al geco…
Mi dispiace, stasera fai digiuno, non ho grilli sottomano. Però leggo su internet che per dargli da bere basta spruzzare il terrario con l’acqua, e poi lui si va a bere le gocce dalle pareti.
Il secondo problema è che il geco, come tutti i rettili italiani, è una specie protetta. Chi lo tiene a casa in cattività è multabile. Di suo, comunque, il geco entra a casa della gente, approfittando delle imposte aperte, e viene a cacciare anche in coabitazione con gli umani.
Bon, anche se ci avevo già fatto amicizia, mi sono risolto di lasciarlo libero il giorno dopo. Così, con un ultimo saluto, l’ho lasciato al giardinetto, su un muretto tra le cui fessure può farsi un nido. Ciao!
Questo per tutti quelli che credono che in città la natura non esiste.
E questo in foto è lui, l’amicoGeko, fotografato sulla parete, un secondo prima che mi cascasse quasi sulla testa!

Storia di tre nottole
L’altra sera, era venerdì, c’era un concerto in piazzetta organizzato da Toni Lamponi.
Andiamo a sentirlo dopo cena, prendiamo un gelato, troviamo un sacco di gente.
Tastiera Fender Rhodes, tromba, contrabbasso e batteria: jazz con personaggi ufologici.
A fine concerto toniamo a casa, passando presso il giardinetto.
La strada è illuminata dai lampioni, e Dado ad un certo punto vede qualcosa a terra. Una massa marrone che si muove…
Che cos’è?
Un pipistrellino! Che cerca di risalire il muro, e forse non sa ancora volare bene, è troppo piccolo.
Dado prova a raccoglierlo. Ci vuole un po’, perché quello gira sempre dall’altro lato e non vuole farsi prendere, comunque alla fine si lascia posare presso il vano di una finestra, forse il telaio in legno è di suo gusto.
Restiamo a guardare mentre si sistema a testa in giù, e continua a fischiare “fi-fi-fi-fi-fi…” senza smettere mai. Sembra un richiamo. Un suono che penetra le orecchie e rimbalza facendo degli echi. Proviamo ad ascoltare. Dado dice: sarà l’effetto degli ultrasuoni. Ma no, secondo me c’è un controcanto, non è solo lui che fischia. E infatti guardiamo bene: poco più avanti, sempre a terra, ne vediamo un altro.
Amico pipistrellino numero due! Aspetta che tiriamo su anche te! Prima che tu venga calpestato!
Dado posa il secondo pipistrello in un altro punto del vano finestra.
Vediamo che i due si sentono, si avvicinano, si raggruppano, si appiccicano tra loro. Il fischio non smette.
Facciamo due passi, e nella parte bassa del muro della casa troviamo un terzo pipistrellino! Ma ciao, ci sei anche tu!
Prendiamo anche lui, e lo posiamo presso gli altri.
“Fi-fi-fi-fi-fi” di fischietti continui.
Anche lui si avvicina ai compari. Passa sotto le ali degli altri, si intrufola. Prende posto a testa in giù pure lui, i tre si stringono a falange, si scaldano a vicenda.
E smettono di chiamare.
Finalmente.
Il fischio tace.
“Ora che ci siamo riuniti, siamo a posto”.
Lilla è tutti noi
Lilla è per noi il simbolo di una grande affettività, e di una grande resistenza biologica.
Dà più di quel che chiede, ed è fortunata perchè fa una vita sana.
Cambia città e si adatta a un nuovo ambiente, e ama fare lunghe corse e passeggiate nel bosco.
Le passa tutte, e ci mostra quali sono le fasi del ciclo della vita che si riproduce.
Anche se è una piccola e semplice creatura della Natura, di tutto quello che è capace di fare lei, nessuno di noi può essere da meno.
Pelo di farfalla e mignolo bagnato
Domenica scorsa, faccio tappa al lago di Cornino.
Era tempo che volevo vederlo, da quando ne avevo letto l’articolo su Bora.la.
Prendo il treno per Gemona la mattina presto, pedalo tra Trasaghis e Peonis sulle tracce del ciclista Bottecchia, e vedo il colore blu del laghetto accendersi a lato della strada, sotto il monte.
La discesa a lago dal lato nord è percorribile con la bici.
Mi apposto a bordo costa, appollaiata su una roccia emersa dove c’è posto a malapena per me. Ho tutto il giorno davanti. Faccio compagnia al lago per un po’.
Sulla superficie verde-blu girano lente alcune foglie, convergono gruppi di avannotti, scattano i gerridi e scorrono le nuvole specchiate.
Mi metto a salvare insetti alati caduti in acqua, offrendo foglie-zattere al loro quasi inutile sgambettamento.
L’ape, una volta raggiunta la pietra col mio aiuto, ci mette parecchio a lisciarsi via dal pelo le gocce, raccolte insieme a una mini pozza di polline.
Recupero anche la mosca smeraldina, che dopo il tipico gesto di sfregamento delle zampe, testa le ali una alla volta, fa vibrar via l’umido, e se ne va.
Vedo pure una farfalla in acqua, che sbatte le ali come un rullo di tamburo, generando onde concentriche a tratti. Viene salvata dal mio piedone che, raggiungendola da sotto l’acqua in sù, la riporta nel mondo emerso. Riprende fiato per un bel po’ e, quando si sente pronta, vola via.
La mia sessione minimalista sul lago viene interrotta dall’uscita di una grossa biscia che, da sotto l’acqua e tra i sassi immersi, sbuca a periscopio per ben due volte, troppo vicina per i miei gusti.
La signora alla guida del centro visite ascolta attenta la mia descrizione. “Hai avvistato una biscia del tipo <<natrice tessellata>>, ne sono certa. Terrore dei pescatori, si divora tutti i pesci piccoli quando sono ancora avannotti”. Entusiasta della notizia, mi sommerge di depliant su tutte le riserve naturali della Regione. Che ovviamente mapperò palmo a palmo con la bici.
Il pezzo forte del giro è la mia consueta visita al letto del Tagliamento. C’è una buona discesa a fiume proprio dal lato opposto del lago di Cornino.
Il suono d’acqua che scorre, continuo, forte, vicino all’orecchio posato sui sassi, cancella tutto il resto.
Prendo sole fino a scottarmi.
“Il re dei fiumi “, dice il pannello sul Tagliamento. “L’unico che è rimasto ancora nel suo alveo naturale“.
Gli altri fiumi europei lo invidiano. Quasi tutti, ormai, scorrono in un letto artificiale.
Suoni, sapori, primavera
Sabato scorso abbiamo invitato i nostri amici Déjà da noi.
Era solo la seconda volta che visitavano la nostra casa nuova, dopo una prima tappa veloce… che si era svolta al buio.
“Si possono fare grandi scherzi con la cabina armadio”, ha detto Andrea, quando ha visto la camera ad essa dedicata, “ci puoi nascondere un’intera orchestra klezmer dentro!”
Ci hanno portato in regalo una piantina di menta: era la prima piantina che faceva ingresso nella casa nuova, ed ora, dando seguito ad una storia iniziata molto tempo fa, poteva essere accompagnata al suo vaso!
Il pomeriggio l’abbiamo passato allo stagno di Villa Giulia.
Non sapevo come l’avrei trovato in questa stagione, e per fortuna era pieno di segni di rinnovamento. Alberi in fiore, girini e rane nascoste sotto i sassi, tritoni dalle creste rosse e gerridi scattanti sul pelo dell’acqua.
I biscotti fatti da Serena, con pezzetti di mandorla e scorza di limone, si intonavano perfettamente col suono tranquillo del ruscello in sottofondo.
La sera abbiamo buttato una pasta per tutti, sugo al pomodoro preparato dal Dado.
Parlare di musica con i nostri amici artisti non è come farlo con chiunque altro. I dettagli tecnici emergono a spiegazione; gli autori e le voci che a loro piacciono non risultano certo casuali.
Soundtrack:
Noa, Mishaela, Blue touches blue
Pierre Bensusan, Wu Wei, La femme chambree
Le affinità tra noi e le specie animali
Giovedì sera mi sono buttata sul cinema di settore, al teatro Miela.
Rassegna di documentari sulla speleologia.
Non ho un particolare interesse per le grotte, ma mi affascina il senso dell’esplorazione e della ricerca.
Dunque sono andata a vedere com’è fatto il labirinto della più grande grotta di gesso al mondo (Ucraina, duecento chilometri di estensione). Gli speleologi che la mappano restano all’interno anche per diversi giorni, appoggiandosi ad un campo base che comunica con l’esterno attraverso un lunghissimo filo del telefono.
Ho apprezzato il documentario “Il fiume delle rondini”, girato lungo un tratto d’acqua sommerso, nelle Filippine. Le immagini degli uccelli vorticanti nelle grandi cattedrali sotterranee erano emozionanti, per il loro canto continuo ed echeggiante tra le rocce. Diceva lo zoologo: “Vorremmo restare qui per ore, ad ascoltare le rondini che esprimono la loro felicità di colonizzare il mondo”.
Il sentiero Piscianzi – Scala Santa
L’altro sabato, mattina nebbiosa, avevo un paio d’ore a disposizione. Giusto il tempo di esplorare un sentiero che avevo visto sulla cartina, e di cui non avevo ancora trovato l’inizio. Mi sfuggiva, come un mistero del bosco: un percorso vicino a casa, ed irraggiungibile nello stesso tempo… com’era possibile! Bisognava trovarlo!
E così ho preso il tram, portando ago e filo con me. Chissà cos’avranno pensato gli altri passeggeri, mentre vedevano che durante il tragitto mi rinforzavo i bottoni un po’ allentati del cappotto…
Scendo poco sotto l’obelisco.
Il primo tratto da percorrere è il sentiero parallelo a via degli Olmi: un’ampia discesa che porta fino a Piscianzi. Foglie gialle rosse e verdi sulla strada, piccole gocce di condensa, aperture panoramiche su colline e vigneti. Chi l’ha detto che col tempo bigio non si possono apprezzare le meraviglie dell’autunno? Il sottobosco è più profumato, gli alberi vicini scacciano il freddo e i colori vincono lo stesso.
Mi fermo a sbirciare un campo coltivato sulla sinistra, metto il naso nella rete che interrompe il muro alto. Silenzio, filari dorati di viti. Sembra che non ci sia nessuno, eppure… FLUFF FLUFF FLUFF! L’aria si sposta sopra di me. Passa uno stormo di uccelli, un lenzuolo sopra la testa, un suono che è una sorpresa. Devo venire in questi angoli nascosti, per riscoprire il rumore del volo?
Arrivo a Piscianzi, i lavori alle tubature vanno a rilento. Chi vuoi che venga quassù con la macchina per l’asfalto?
Il sentiero che cerco inizia qua, tra le case, in via delle Robinie. Ecco l’ingresso, su un tratto privato, sembra un rito di passaggio: una galleria coi pampini d’uva mi dà il benvenuto.
Il collegamento tra Piscianzi e Scala Santa fa il giro della collina senza scendere di livello. Quanto sarà antico questo tratto? Il bosco è avvolgente e luminoso, si vede il fondo tappezzato di ghiande. Il giorno dopo non resisterò e dovrò tornarci, per mostrare la mia scoperta anche a Dado.
A fine sentiero si sbuca in Scala Santa, più o meno a metà altezza, resta solo la discesa.
Molte foglie ai lati della strada, vedo a terra delle castagne, provo a muoverle con la scarpa. Ma la scarpa mi fa SPLACH, accidenti, non erano castagne! Riparo al danno tra le foglie, vedo altre “castagne” nei dintorni, però queste sono rosa, rosse, gialle… aha, ho capito, sono prugne, ora mi stanno più simpatiche!
Il giro è quasi concluso, la discesa punta al mare. Da dietro un’auto salta fuori un gattino scatenato. Ha deciso di farmi un agguato! E’ carino col suo collare rosso, cerco di fargli una foto. Poso il ginocchio del fotografo, e lui mi salta sulla spalla… Gratta il muso sull’obiettivo, non sta fermo un momento! Sì, lo so, anche io voglio giocare. Però il pranzo mi attende. E allora ciao, ci rivediamo quando ripasso di qua!



















































