L’altro giorno Dado mi ha chiamato, prima di prendere il treno per tornare a casa, e ad un certo punto la sua voce è sparita: “‘speta, ‘speta un momento!“, mi dice. “Go visto una picia sariandola, ‘speta che la ciapo!”
Eccola qua, detto fatto, l’ha presa e le ha fatto al volo una foto.
Direttamente dalla mano del Dado.
Questo episodio mi ha ricordato una storia di qualche anno fa, di quando Dado ha salvato una lucertolina in difficoltà.
Dado stava ancora a casa dai suoi, e in campagna erano state messe delle trappole fatte di carta con vischio per topi, una sostanza adesiva che li avrebbe catturati.
E invece ci era finita sopra una lucertolina, si era appiccicata tutta e non riusciva più a liberarsi!
Dado allora, con un batuffolo di alcool, l’aveva staccata con delicatezza dalla carta-vischio, facendo attenzione che non rimanesse lì la coda.
Ma questa lucertolina si era ben ricoperta di adesivo, e continuava a rimanere incollata alla mano del Dado; se si sforzava tutta per spostare una zampina di qua, …splach!, si riappiccicava di là.
Ci è voluta un bel po’ di pazienza, e tutta la proverbiale abilità di Dado nel salvare gli animaletti, per lavarle via l’adesivo di dosso un po’ alla volta. Alla fine era fatta: “Va’ sariandola, cori, scampa via prima che qualchidun altro te ‘rivi a ciapàr!”
