Storia di tre nottole

incontro con tre pipistrelli

L’altra sera, era venerdì, c’era un concerto in piazzetta organizzato da Toni Lamponi.
Andiamo a sentirlo dopo cena, prendiamo un gelato, troviamo un sacco di gente.
Tastiera Fender Rhodes, tromba, contrabbasso e batteria: jazz con personaggi ufologici.

A fine concerto toniamo a casa, passando presso il giardinetto.
La strada è illuminata dai lampioni, e Dado ad un certo punto vede qualcosa a terra. Una massa marrone che si muove…
Che cos’è?
Un pipistrellino! Che cerca di risalire il muro, e forse non sa ancora volare bene, è troppo piccolo.
Dado prova a raccoglierlo. Ci vuole un po’, perché quello gira sempre dall’altro lato e non vuole farsi prendere, comunque alla fine si lascia posare presso il vano di una finestra, forse il telaio in legno è di suo gusto.
Restiamo a guardare mentre si sistema a testa in giù, e continua a fischiare “fi-fi-fi-fi-fi…” senza smettere mai. Sembra un richiamo. Un suono che penetra le orecchie e rimbalza facendo degli echi. Proviamo ad ascoltare. Dado dice: sarà l’effetto degli ultrasuoni. Ma no, secondo me c’è un controcanto, non è solo lui che fischia. E infatti guardiamo bene: poco più avanti, sempre a terra, ne vediamo un altro.
Amico pipistrellino numero due! Aspetta che tiriamo su anche te! Prima che tu venga calpestato!
Dado posa il secondo pipistrello in un altro punto del vano finestra.
Vediamo che i due si sentono, si avvicinano, si raggruppano, si appiccicano tra loro. Il fischio non smette.
Facciamo due passi, e nella parte bassa del muro della casa troviamo un terzo pipistrellino! Ma ciao, ci sei anche tu!
Prendiamo anche lui, e lo posiamo presso gli altri.
“Fi-fi-fi-fi-fi” di fischietti continui.
Anche lui si avvicina ai compari. Passa sotto le ali degli altri, si intrufola. Prende posto a testa in giù pure lui, i tre si stringono a falange, si scaldano a vicenda.
E smettono di chiamare.
Finalmente.
Il fischio tace.
“Ora che ci siamo riuniti, siamo a posto”.

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