Scenette della sera

Diego: “Papà, vieni sul tappeto, io dormo e tu vieni con me”
Davide: “Eccomi. Ma se tu dormi, io cosa faccio?”
Diego: “Prendi una macchinina e giochi!”
Davide: “Va bene, dammene una piccola”
Diego: “Tieni quella nera, grande”
Davide: “No, ne voglio una piccola”
Diego: “Ma quello che càpita, càpita!”

Passatempi invernali

Questa mattina Diego è andato per la prima volta a teatro. Si è avvicinato al bancone e ha detto alla signorina: “Posso avere un biglietto?”. Poi è entrato, ha cercato un posto a sedere con noi, e ha visto il suo compagno di asilo Tito. Il teatro era pieno di bimbi vocianti, e il cantastorie prima di prendere i burattini ha imbracciato la chitarra: tutti si sono fatti silenziosi per ascoltarlo. Il programma del giorno prevedeva storie di lupi, ma noi sapevamo che i protagonisti delle storie di oggi non sarebbero stati lupi paurosi, anzi il lupo si vergognava e non voleva mai venire fuori a farsi vedere dai bambini. Non ci aspettavamo che Diego rimanesse fermo a lungo, e invece lo abbiamo osservato nella penombra mentre ascoltava affascinato, con gli occhi grandi puntati verso il palcoscenico, e rimaneva appiccicato a me mentre le case di paglia e di legno dei porcellini fluttuavano nel cielo. Poi è voluto uscire prima della fine, ha chiesto: “Andiamo a casa”. Mentre spingeva la sua bici verso piazza Unità, ha tirato fuori tutti i suoi pensieri. “I porcellini mi piacevano. La casa con i quadrati anche. Il rumore forte mi faceva paura”. Gli abbiamo spiegato che il cantastorie doveva parlare forte nel microfono per farsi sentire da tutti i bambini, anche i più lontani. Comunque siamo stati d’accordo che il teatro è bello. Per familiarizzare, questo è stato già un buon inizio.
In piazza Unità abbiamo trovato tanti coriandoli per terra, “come quelli di Ciccio Porcello”, ha detto Diego, che li riconosceva dopo averli visti solo disegnati nelle figure dei suoi libri.
Poi siamo andati a vedere due mostre, una nella sala comunale e una a Palazzo Costanzi. A Diego sono piaciuti i quadri. Ha firmato vicino a noi sul quaderno dei visitatori, con un piccolo ghiribizzo di misura simile ai nostri nomi. Per chi non sapesse leggere la sua scrittura, ho aggiunto la traduzione vicino: “Diego, due anni e cinque mesi”.

Primi pensieri al risveglio

Paola: “Diego, svègliati, buongiorno! Vieni a fare colazione!”
Diego: “E poi?”
Paola: “Alzati, che ci sono le palacinke fatte da papà!”
Diego: “E poi?”
Paola: “E poi mangiamo lo yogurt all’arancio che ti piace!”
Diego: “E poi?”
Paola: “E poi… Dimmi tu!”
Diego: “E poi giochiamo!”

Domare il cattivo tempo

In questi giorni di festività, molto tempo lo passiamo a casa o in giardinetto o in città, e Diego viene sempre con noi sulla sua bici.
Se andiamo col bus, Diego sa riconoscere il nostro quando arriva: “È la cinque!”
Se andiamo col tram, Diego ci spiega: “Va sui binari, il tram!”
Per i prossimi giorni sono previste temperature molto basse, anche sotto lo zero, e già oggi soffiava la Bora, tanto da redere difficoltoso per Diego spingere la sua bici contro vento. Ma siamo andati avanti lo stesso. Diego ha le idee chiare su chi è che comanda: alle raffiche, ha intimato: ” Spòstati, vento!”

Risposta esatta!

Ieri nonno Franco è venuto a trovarci, abbiamo passato un po’ del pomeriggio a casa tra i mille giochi di Diego, e un po’ in giardinetto per sgranchirci le gambette.
Ad un certo punto ci è sembrato che Diego avesse mangiato qualcosa di strano, ma non ne eravamo sicuri.
Nonno Franco si è precipitato da lui: “Cos’hai in bocca?!”
E Diego, sorridente: “I denti!“

Parole copiate, parole inventate

Diego ha cominciato a dare significato ai suoi disegni.
Un mucchio di segni di matita: “la pasta col pomodoro”
Un groviglio di cerchi: “la moto“; una riga lunga che parte da lì: “la strada per le macchine“.

Il disegno della moto lo abbiamo regalato alla zia Cilla per il suo compleanno.
Gliel’abbiamo portato ieri, alla festa nel giardino dei nonni.
I festeggiamenti però si sono spostati presto dentro casa, perchè col cielo che volgeva al rosa si sono sentite le prime gocce di pioggia. “Non si può stare in giardino perchè piove, mannaggia! E’ birichina, la pioggia!”, ha esclamato Diego.
Sembra che mannaggia lo senta dalla maestra Elisa, mentre birichina glielo ha insegnato la nonna Luisa.

In questi giorni Diego ci fa sentire le sue canzoni preferite, anche con delle variazioni. Invece di “pippi calzelunghe“, ci canta “bibbibabebube“, o “mimmimamemume“. Oggi Davide ha chiesto in asilo se fanno dei giochi di questo tipo, ma gli hanno detto di no. Questi esperimenti con le parole sono proprio una sua invenzione.

Oggi Diego compie due anni!

Questa mattina, per svegliare Diego, siamo andati subito a cantargli “tanti auguri a te”. Anche gufo e panda gli hanno intonato la canzone!

Durante la colazione, gli abbiamo fatto provare a spegnere le candeline. “Ancora!“, chiedeva lui.

Prima di uscire, Diego ha voluto prendere una delle chiavette del caffè che papà Dado non usa più.
E quando scendevamo le scale di casa assieme, ci ha fatto sentire la sua vena chiacchierina.
“Diego scende le scale con la chiave, in mano. Posso giocare, con la chiave? E’ mia. Me l’ha data papà. Per regalo.”

cartolina di auguri

Nuvole basse a Lagolo

Anche quest’anno abbiamo passato la settimana di ferragosto in Trentino, a Lagolo, con i nostri amici Liviano Michele e Silvia.
Abbiamo trovato il tipico clima variabile del posto, per metà fatto di sole caldo che intiepidiva l’acqua del lago fino a ventiquattro gradi, e metà di pioggerellina fine che chiedeva maglioncino e giacchetta.
Dalle montagne attorno a noi salivano vapori che formavano nuvole basse, e le ricorrenti pioggie hanno innalzato il livello d’acqua del lago fino a quasi sommergere il pontile.
Diego ha apprezzato molto le passeggiatine quotidiane attorno al lago, che generalmente faceva in bici, durante le quali osservava le pigne da raccogliere, gli aghi di pino da regalare alla mamma, il muschio da accarezzare. Se faceva freddo, controllava che tutti avessero cappuccio o berretto. “Mamma ha il cappello! Anche Diego ha il cappello! Papà non ha il cappello! E la bici, ce l’ha il cappello?”
In pieno periodo loquace, Diego ha chiacchierato con tutti, e ha animato i suoi giocattoli facendoli ballare attorno a sè. “O Diego come tu danzi, danzi danzi danzi ben“. Idem con le macchinine, con il panda, con le ciabatte e con la fetta biscottata, che salterellava nelle sue mani per ballare sul divano.

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Il periodo animista

In questi giorni, la sera dopo cena, usciamo sempre con Diego per fare un giro in giardinetto. La temperatura è buona, anche se il cielo nell’ultima settimana è stato spesso coperto, e qualche volta abbiamo preso un paio di gocce di pioggia, però non abbiamo mai saltato l’appuntamento.

Questa sera sopra di noi c’era una splendida volta blu, senza nuvole. Dopo un po’ di giorni che Diego chiedeva dov’era, oggi finalmente abbiamo rivisto la luna.
Diego l’ha salutata, da sopra le sue due ruote.
“Ciao luna! Come stai? Vieni sulla moto, luna? Non viene sulla moto, la luna. Prendi un biscotto, luna?”
Diego ha preso dalla sua tasca un biscotto immaginario, e lo ha allungato alla luna. Potendo immaginare quello che voleva, probabilmente la luna ha accettato il biscotto. A quel punto, Diego si è ritenuto soddisfatto.