Questa mattina Diego è andato per la prima volta a teatro. Si è avvicinato al bancone e ha detto alla signorina: “Posso avere un biglietto?”. Poi è entrato, ha cercato un posto a sedere con noi, e ha visto il suo compagno di asilo Tito. Il teatro era pieno di bimbi vocianti, e il cantastorie prima di prendere i burattini ha imbracciato la chitarra: tutti si sono fatti silenziosi per ascoltarlo. Il programma del giorno prevedeva storie di lupi, ma noi sapevamo che i protagonisti delle storie di oggi non sarebbero stati lupi paurosi, anzi il lupo si vergognava e non voleva mai venire fuori a farsi vedere dai bambini. Non ci aspettavamo che Diego rimanesse fermo a lungo, e invece lo abbiamo osservato nella penombra mentre ascoltava affascinato, con gli occhi grandi puntati verso il palcoscenico, e rimaneva appiccicato a me mentre le case di paglia e di legno dei porcellini fluttuavano nel cielo. Poi è voluto uscire prima della fine, ha chiesto: “Andiamo a casa”. Mentre spingeva la sua bici verso piazza Unità, ha tirato fuori tutti i suoi pensieri. “I porcellini mi piacevano. La casa con i quadrati anche. Il rumore forte mi faceva paura”. Gli abbiamo spiegato che il cantastorie doveva parlare forte nel microfono per farsi sentire da tutti i bambini, anche i più lontani. Comunque siamo stati d’accordo che il teatro è bello. Per familiarizzare, questo è stato già un buon inizio.
In piazza Unità abbiamo trovato tanti coriandoli per terra, “come quelli di Ciccio Porcello”, ha detto Diego, che li riconosceva dopo averli visti solo disegnati nelle figure dei suoi libri.
Poi siamo andati a vedere due mostre, una nella sala comunale e una a Palazzo Costanzi. A Diego sono piaciuti i quadri. Ha firmato vicino a noi sul quaderno dei visitatori, con un piccolo ghiribizzo di misura simile ai nostri nomi. Per chi non sapesse leggere la sua scrittura, ho aggiunto la traduzione vicino: “Diego, due anni e cinque mesi”.