Chi comanda qua?

Diego, sul lettone, gioca con le macchinine: “papà siedi qua“, e batte con la manina sul cuscino di mamma.
“Ma quello è il posto di mamma…” – “papà siedi!“. Mi sposto dall’altro lato del letto e mi siedo come richiesto.
Diego mi guarda e fa: “papà spostati, quello è il posto di mamma!!“

Con un po’ di calma e di ragionamento…

Oggi Diego voleva mangiare abbracciato al panda. Quando il panda è sotto il braccio di Diego, non è il caso di strapparlo via.
Il piatto di pasta al pomodoro aveva proprio i colori sbagliati, rischiava di tingere il nostro pelouche, non ho provato neanche ad avvicinarglielo, ci mancava solo che con una bocca tutta rossa di pomodoro, Diego cominciasse a dagli bacini.
Allora ho aspettato un attimo prima di dare avvio alla pappa, e ho chiesto a Diego: “Quando fai il bagnetto il panda resta fuori, perché così non si bagna, vero?”
“Mh mh“, Diego ha fatto cenno di sì con la testa.
“E quando mangi, il panda resta lontano, così non si sporca, vero? dove lo mettiamo, lì sulla sedia va bene?”
Ho avvicinato la sedia, mettendola a portata di mano.
“Mettilo tu sulla sedia, Diego”

E ha funzionato.

Diego sa qual è la cosa giusta da fare.
A volte basta mettergli a portata di mano gli elementi perché possa farla da solo.

La ciclovia del Danubio secondo noi

La voglia di fare il viaggio in bici con Diego lungo la ciclovia del Danubio ce l’avevamo, che andava e veniva, un po’ per tutto l’anno scorso, e ogni tanto ci chiedevamo se davvero saremmo riusciti ad andarci.
Ora che il nostro viaggio si è concluso, possiamo dire che gli eventuali dubbi sul portarsi un bimbo al seguito nel carretto erano del tutto infondati. Ok, abbiamo adattato il nostro ritmo a quello di Diego, sostituendo i musei con i parchi giochi, e abbreviando le tappe… sulla base di quello che diceva lui (“Scendere!”).
Ma a parte questo, se qualcuno ci chiedesse di consigliare l’itinerario sul Danubio come adatto per viaggi comodi in bici, lo faremmo di sicuro.

Dopo diversi viaggi lunghi ed itineranti tutti in bici, in vari paesi europei che hanno rivelato stili diversi e più o meno amichevoli verso il viaggiatore sulle due ruote, la nostra graduatoria personale vedeva la Svizzera e l’Olanda ai primi posti della classifica; la prima per la splendida rete ciclabile nazionale del tutto integrata e con segnaletica uniforme e molto chiara, in un paesaggio superbo; la seconda per l’enorme estensione di chilometri ciclabili a traffico dedicato (ovvero separato da quello veicolare), capace di vantare anche più corsie dedicate alle bici che svoltano in più direzioni, all’interno della stessa strada, cose che per noi possono sembrare fantascienza. Anche se una parolina a favore dell’Italia posso sempre dirla, quando mi accorgo dei nuovi progetti di ciclovia che si estendono (anche sotto casa nostra, al ritmo della lumaca, ma i progressi ci sono), e quando ripenso alla ciclovia del Brenta che come viaggio breve è il più bello in assoluto.
Ma torniamo al percorso sul Danubio.
Al criterio della facilità di viaggio. Della larghezza della strada per le bici, della sua continuità, della separazione rispetto ai percorsi per le auto. Alla natura imponente che ti circonda silenziosa mentre le due ruote sfilano e un bimbo al seguito ti accompagna in tutta sicurezza.
Non ci sono storie.
Per questi aspetti, la ciclovia del Danubio batte tutti.

Il fiume più importante d’Europa, da solo, è un compagno prestigioso. Il suo corso attraversa numerose nazioni, ha visto infiniti passaggi di storia, e la sua lunghezza supera i 2800 chilometri.
Il percorso ciclabile sulle alzaie del Danubio, probabilmente è continuo per gran parte di questa lunghezza, ma molto famoso certo è il tratto Passau-Vienna, su cui ci siamo cimentati noi. Data la fama, io mi aspettavo di trovare le folle di turisti, e invece su tanta parte della strada ci siamo potuto sentire quasi soli e in pace col mondo. Certo si sono visti numerosi viaggiatori e veicoli a due ruote vari e originali, e molti carretti con uno o due bimbi, figli sul seggiolino o sul monopattino, perché proprio questa sicurezza della corsia dedicata e larga è il top per le famiglie.
Poi, dobbiamo ammetterlo, c’è la siamo presa proprio comoda e senza vincoli. Piove? Ok, pausa. Oppure, è bello ma siamo rilassati, ci fermiamo a mangiare e… ci fermiamo del tutto per oggi? Quello che veniva veniva. Quindi abbiamo pedalato per una settimana circa, e abbiamo percoso poco più di metà del tratto Passau Vienna, con tappe da quindici o trenta chilometri al giorno, roba che se abbiamo raggiunto i duecento chilometri totali è tanto, ma non avevamo in mente i record.
Quello che è sembrato come un record, per noi, è stato sicuramente l’approccio della accoglienza locale verso i ciclisti, cosa che, lo dice anche Fiorin nella sua guida della ciclovia del Danubio che ci ha accompagnati come un prezioso cicerone, fa sentire veramente il ciclista coccolato.
Fuori dalle gasthof, dai ristoranti, ci sono le insegne con i loghi delle bici, le rastrelliere per far parcheggiare comodamente il ciclista, e sono sempre tutte piene, mentre ai tavoli attorno a noi si raccolgono tutine e caschetti, usati da persone di tutte le età. Perché il popolo della bici si raduna davvero qua. E il modo di viaggiare è pacifico e lento, sicuramente oltre a noi e ai giovanissimi, c’erano anche dei pensionati, o comunque persone di una certa età dal fisico non necessariamente atletico (anche la popolazione locale, molto amante delle salsiccie e delle palacinke col gelato, faceva un po’ di moto sulla ciclovia per non far crescere troppo il bulbetto, di cui tutti gli austriaci ci sono sembrati più o meno ampiamente dotati). Quindi gli utilizzatori confermavano che si tratta di un percorso amico di tutti.

La guida di Fiorin, come dicevo, è effettivamente utile, perché indica sempre quale lato del Danubio è preferibile, e per quale motivo, descrivendoli comunque entrambi. Questa è una informazione preziosa, perché le possibilità di passare da un lato all’altro del fiume sono veramente scarse. I ponti che abbiamo visto si contano sulle dita, e metà di questi sono associati a dighe, non sempre valicabili dal pubblico. I traghetti che portano da un lato all’altro sono economici e fatti apposta per le bici, ma solo in alcuni punti si concentrano e poi spariscono di nuovo per i cento chilometri successivi. Nell’ultimo tratto del nostro percorso, verso il paesino di St. Nikolas, la corsia dedicata alle bici è sparita per gli ultimi dieci chilometri (questo lo sapevamo, ma dovevamo andare avanti lo steso se volevamo pernottare di lì a poco, su quel lato del fiume), per cui ci siamo dovuti accontentare della strada statale, che dopo la quiete del bosco della settimana precedente, quasi ci spaventava un po’.
Quindi la possibilità di stare sempre lontani dalle auto c’è, basta scegliere il lato migliore del fiume, per questo la scelta del percorso va pianificata con un po’ di anticipo e tenendo in considerazione i piani per il pernotto o per il treno che si vuole prendere.
A parte questo accorgimento, tutto il resto è facile, facilissimo, anche per chi non si prepara tutto prima e vuole decidere sulla base di quello che trova alla giornata. Come abbiamo fatto quasi sempre noi, pupo al seguito compreso.

E Diego si è divertito molto.
L’ambiente naturale e tranquillo, vicino al fiume e agli animali, è stato ideale per lui.
Perciò, dato che abbiamo visitato solo una parte dell’itinerario… è possibile che continueremo ad esplorarlo una prossima volta!

Ritorno al via

L’altro ieri, c’è stata una grande pioggia sul Danubio tutto il giorno.
Alla piccola stazione di St. Nikolas, abbiamo caricato bici e carretto sul vagone, e così Diego ha provato il suo primo viaggio in treno.
Ci ha fatto le corse avanti e indietro, e si è mangiato una pizzetta tutto solo con le mani.
“Diego, com’è il treno?”
“Graaande!”
“E come va il treno?”
“Veloce veloce!”
Quasi tutti i treni in Austria trasportano anche le bici, i vani dedicati sono spaziosi, e quando c’erano le scale il personale della stazione ci ha aiutati a portare su e giù bici e bagagli.

In un paio d’ore, con cambio a Linz, siamo arrivati a Passau, il nostro punto di partenza del giro in bici. Non l’avevamo visitata all’inizio, e quindi ci siamo rimasti una notte.
Ieri mattina, quindi, abbiamo visitato il centro storico della città dei tre fiumi: Danubio, Inn e Ilz. E il duomo di Santo Stefano, con l’organo più grande del mondo interno a una cattedrale. Secondo me il vero record era quello del duomo, per la densità di riccioli degli stucchi barocchi, rispetto alla superficie di colonne e soffitti, e gli artefici sono stati degli architetti italiani del Seicento!

La zona pedonale si allunga fino alla penisola dove confluiscono i tre fiumi. Cosa c’è al vertice di questo lembo di terra circondato d’acqua? Un parco giochi per bambini! Abbiamo trovato anche una giostra a pedali, dove poter girare con lo sfondo di un corso d’acqua, e poi l’altro, e poi i traghetti di nome Sissi, Gisela (che fu regina ungherese), e di nuovo Sissi…

Dopo un pranzo al ristorante italiano (lo ammettiamo: dopo dieci giorni ci mancava la pastasciutta…), abbiamo cominciato il viaggio di ritorno in auto. In due tappe, con pernotto un po’ prima di Salisburgo, sul lago di Mondsee. E con la colonna sonora intonata al viaggio. Abbiamo ascoltato le puntate della trasmissione radiofonica (recuperate in podcast) che parla degli ultimi giorni dell’impero Austroungarico, cento anni dopo: “l’Autista Moravo“.
Consigliato.

Oggi ci siamo svegliati davanti al lago, e abbiamo portato Diego a fare un paio di giri sullo scivolo. Nuvole basse fan da cappello alle colline, e una pioggerellina fine sta ricominciando.
Tra poco si parte per il ritorno a casa, ciao ciao fiumi e laghi d’Austria!

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Andar per fattorie

Dopo aver lasciato Linz, la pista ciclabile si è fatta affollata di ciclisti, pattinatori, famiglie sulle due ruote che come noi portavano i bimbi al seguito nel carretto, ma anche sul seggiolino, o col monopattino, e persino sul tandem o sulla bici recumbent.
Il fiume si è disteso placido sulla pianura, e il sole ha cominciato a farsi sentire, mentre noi ci guadagnavamo la prima abbronzatura del ciclista a mezze maniche (che per Dado è diventata una scottatura).

Nelle ultime tre tappe sulla ciclovia del Danubio, abbiamo pernottato presso delle fattorie. La prima l’abbiamo scoperta per caso, chiamando a tutti gli indirizzi che erano consigliati nella nostra guida, e arrivando al nono su dieci dopo aver scartato tutti i precedenti perché non avevano un lettino da bimbo con le sponde. Questo unico indirizzo buono era di una fattoria un po’ fuori mano in zona Mathausen.
Ci siamo trovati bene in quella grande casa tranquilla, perciò abbiamo continuato così anche nei giorni successivi: c’è una catena di fattorie collegate tra loro, che offrono pernottamento e cucina casalinga, e che assicurano la presenza del lettino, e ora ogni volta che ne lasciamo una, ci facciamo fare direttamente da là la prenotazione per quella successiva, a una ventina di chilometri di distanza.

Le fattorie che abbiamo visitato sono state costruite con un edificio poligonale che al suo interno ha una ampia corte, dove Diego può correre liberamente insieme ai cani o ai bambini del posto con cui contendersi la palla o il carretto o la frutta raccolta sotto l’albero. Sul retro c’è il prato con i giochi, e poi caprette, galline, conigli e porcellini, e Diego ha imparato a dare da mangiare agli animali erbe lunghe e saporite senza farsi rosicchiare il dito.

La seconda fattoria dove siamo stati era a Mittenkirchen, e ci abitavano tre generazioni di una famiglia orgogliosa dei propri prodotti (in bella mostra stavano le foto dei premi ricevuti per il sidro di mele, giudicato il migliore dell’anno in tutta l’Austria, con la serie di nipotini che esibivano la medaglia). A qualche chilometro di distanza da lì, abbiamo visitato un laghetto balneabile, il Badesee, dove Diego ha giocato con la sabbia, un po’ preoccupato per i granellini che gli restavano attaccati ai piedi.

Oggi abbiamo raggiunto la fattoria di St. Nikolas, paese intitolato proprio a San Nicolò, dopo il pranzo nel bel centro storico di Grein, e una faticosa arrampicata su per una salita con pendenza al 27%, roba da spingere il carretto in due. Però poi siamo stati premiati da una splendida terrazza con vista sul Danubio, il cui corso ora ha abbandonato la pianura per inoltrarsi di nuovo tra colline boscose.
Ora siamo sui tavoli di legno all’aperto, che beviamo succo di mela prodotto dal vicino di casa del fattore, al riparo di una tettoia fiorita, mentre sulla valle tuona e piove, e la temperatura, finalmente, scende un po’. Anche stavolta Diego si diverte con i nuovi giocattoli ricevuti in prestito: carta, matite e un camioncino colorato!

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