Piccole storie di viaggio

Stasera sono stanco e vi racconto qualche storiella al volo, in ordine sparso, prima di andare a nanna.

Qua in Austria, quasi dappertutto, presso i locali, i ristoranti, le gasthof, gli alberghi vari, si trovano a disposizione dei piccoli clienti (Diego & simili) un po’ di giochi per passare il tempo mentre si aspetta. Ve l’avevamo già detto. La parte divertente è che Diego è entusiasta delle cose che trova, sempre diverse, e si inventa da solo giochini nuovi (ad esempio, trova un lungo cuscino, ci si siede sopra e va a cavallo), e passa lungo tempo a provare combinazioni, a esplorare luoghi e osservare gli animali (cani, gatti, uccellini ma anche conigli, mucche, cigni…).

Diego divide le cose in due categorie: quelle che si possono prendere e quelle che no. Foglia? Si può. Albero? Non si può. Luna? Non si può. Ma con un po’ di fantasia, mamma allunga la mano, la afferra e gliela offre, Diego accetta e qualche volta se la mangia.

Diego corre dietro al cocker della padrona del b&b. Si stufa, si gira verso l’armadio dei giochi e tira fuori una bella palla colorata morbida. La appoggia per terra. Il cane è dietro di lui, gliela prende e scappa. Diego ci resta male, ma non si dispera e lo insegue correndo nella ampia corte, tra le risa degli altri ospiti che assistono alla scena.

Nuove canzoni di viaggio: Heidi (ovviamente), “Oh papà/mamma come pedali… Tu pedali molto ben!”, “La macchina del capo… Ha un buco nella gomma”, e “Magari col monopattino… In America voio andar” (anche se la strofa più richiesta è “Magari a caval de mia suocera…”)

Prima di addormentarsi, riferendosi alla sua macchinino preferita: “no serve chiavi per guidare auto di Diego!”

Acqua, bosco, uccellini

Come da programma, siamo arrivati in due tappe a Linz.
La prima tappa, ieri mattina da Obermuhl a Aschach, è stata tutta immersa nella natura incontaminata. Davanti alla pista ciclabile si stendeva un’ampia distesa del Danubio, circondata da pendici scoscese e alberate dei monti, e nulla più. Il silenzio era interrotto solo dai suoni delle occasionali colonie di cigni, germani, oche in formazione levate in volo.
A pranzo eravamo già arrivati alla pensione, e per il terzo giorno consecutivo abbiamo trovato nella sala principale uno scatolone per bimbi che conteneva dei piccolissimi camioncini giocattolo. Troppo buona la sorte: abbiamo deciso di non sfidarla più. Dato che per una volta eravamo arrivati in una località composta da più di quattro case, e che addirittura aveva un paio di negozi, siamo andati con Diego a scegliere insieme le sue prime macchinine. Diego ha deciso che la scatola da cinque andava bene per cominciare la collezione. È stato un successone. I cinque piccoli veicoli hanno già una storia ciascuno, quello rosso è preferito di Diego, quello bianco è stato assegnato a me, e con un libro aperto a casetta facciamo il gioco del tunnel.

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Oggi la pedalata è stata un po’ più lunga. Volevamo arrivare a Linz prima di pranzo, e ci siamo riusciti… pranzando alle tre.
Il fiume si è fatto più placido, contornato non più da rilievi, ma da prati colorati di fiori di campo bianchi viola e blu, e appezzamenti coltivati, dorati, verdi o mattone.
L’ingresso alla città di Linz è stato piuttosto spettacolare. Un grande ponte, con la vista sui palazzi storici, ci ha portati alla piazza principale, proprio quando le cornamuse di un gruppo tradizionale si esibivano sul palco, in occasione di una festa rievocativa in costume, che a quanto ci hanno detto durerà tutto il giorno. Tra poco ci torniamo, dopo il pisolo pomeridiano di Diego, e visiteremo il bel centro pedonale della città.

Le anse del Danubio

Il nostro viaggio in bici sul Danubio continua, ora baciato da belle giornate di sole.
L’andare è tranquillo e gradevole, quasi completamente lontani dal traffico, immersi nel silenzio della natura, accompagnati dai cinguettii del bosco e dalle ampie curve del fiume che ha scelto la sua strada molto tempo fa.
Le due sponde del Danubio si guardano da lontano, i ponti sono rari e gli attraversamenti del fiume sono possibili solo ogni tanto, su traghetto di legno. Ieri c’è n’erano un paio che offrivano di abbreviare il percorso, passando dal lato interno di una ampia ansa a forma di omega, una zona che abbiamo rivisto poi molte volte fotografata in veduta aerea sulle guide turistiche o nelle sale d’ingresso dei ristoranti.

Il viaggio in bici in tre si trasforma rispetto a quello che facevamo anni fa in due. Il senso della comodità di ciascuno dei membri del gruppo influenza il tipo di giornata che scegliamo. Diego è un abitudinario e viene un po’ sfidato dal nostro stile che ci porta ogni giorno in una località diversa. A lui piace avere un po’ di senso di stabilità, tornare a più riprese in camera a giocare con le automobiline sulla sponda del letto (questa volta la sala giochi aveva in dotazione dei camion). Diego si affeziona ai giochi che trova in prestito in un posto e noi per fortuna ne troviamo di simili nel posto successivo. D’altra parte impara presto ad orientarsi tra scale e porte d’ingresso sul cortile di ogni gasthof, e prende l’iniziativa di andare dentro e fuori per alternare la zona di gioco a suo piacimento, e la notte si concede delle lunghe dormite, ogni volta in un lettino diverso.
Gli scivoli e i parchetti con le strutture di legno per fortuna da queste parti sono una costante, li ritroviamo non solo presso i pernotti ma anche nelle pause per bere qualcosa a metà pedalata, e Diego non attende più la prima mezz’ora per ambientarsi come mesi fa, ma si butta diretto sulla scala a pioli degli scivoli, si cui ormai si arrampica con disinvoltura.
A conti fatti, per combinare le preferenze di tutti, il nostro andare è più lento e con tappe brevi rispetto a una volta, e finora ha compreso lunghe pause pomeridiane davanti al fiume, durante le quali il nostro bucato si asciugava al sole, e la quiete del luogo veniva improvvisamente animata dal passaggio di un traghetto più affollato degli altri, che veniva addirittura accolto con la fanfara. La banda di ottoni del luogo, in costume tradizionale, è rimasta poi a brindare tutto il resto del pomeriggio sui tavoli all’aperto davanti alla nostra camera, mentre Diego addentava il cono del suo primo gelato mangiato intero da solo.

Il programma dei prossimi giorni è arrivare in un paio di tappe a Linz. Se guardiamo la guida in nostro possesso, abbiamo percorso in tre giorni tre segmenti di viaggio, su un itinerario totale che ne richiede ventuno, che sono di più dei giorni liberi a nostra disposizione, ma va bene così.
Certo va detto che in questo tratto la ciclovia è stata veramente perfetta per lo spostamento con bici e carretto, data la ampia strada asfaltata quasi completamente in pianura e nella maggior parte dei casi dedicata davvero solo a bici e pedoni. Con l’arrivo a Linz invece ci attende un’area un po’ più trafficata, e un paesaggio cittadino. Ci sembrerà strano, dopo le lunghe ore in mezzo al verde, con i tramonti che volgono al blu appena interrotto dai pochi lampioni, dopo i chilometri in cui non si vede una costruzione e in cui persino i generi di prima necessità vanno approvvigionati con un certo anticipo, altrimenti per un bel po’ non se ne trovano più.

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Pedalare lungo il Danubio

Ci siamo!
Eccoci qua, dopo qualche anno ritornati ai viaggi in bici, questa volta in tre!
La guida della ciclovia del Danubio ci aspettava sullo scaffale da un po’, ed eccola rispolverata, molto utile per organizzarci il viaggio, dato che qua si parla poco l’inglese, e la ricerca del pernottamento a volte crea un po’ di suspence.
Ma torniamo all’inizio.
Lunedì siamo partiti, caricando l’auto con le bici e il carretto, e sotto una pioggierella fine siamo arrivati fino a Salisburgo. Le ore di macchina fino a Passau non erano poche, almeno cinque da dividere in due giornate, però con i pisoli, le pause merenda e il gioco dei tunnel (“ora entriamo in un tunnel… Pronti… Viaaaaa!”), Diego se l’è passata. E quando chiedeva “ancora tunnel!”, era facile accontentarlo!

A Salisburgo abbiamo fatto la prima tappa, con passeggiata lungo la classica via dove si trova la casa di Mozart, accompagnata da vetrine piene di cioccolatini. Diego ha apprezzato soprattutto il parco Mirabelle, dove ha inseguito un po’ i merli tra i fiori, e andando via ha salutato i giochi d’acqua: “Ciao fontana, a domani!”

Martedì abbiamo ripreso l’auto ancora per un po’, giusto quel che serviva a raggiungere il grande parcheggio coperto vicino alla stazione di Passau, punto di partenza della rinomata Donauradweg. In realtà la ciclovia Passau-Vienna comincia lungo il fiume Inn, che abbiamo già conosciuto qualche anno fa, e che non è meno ampio e maestoso del Danubio a cui si unisce poco dopo.
L’imbocco della ciclabile sfugge alla prima vista, perchè il percorso si raggiunge scendendo dietro alle case giù per una ripida rampetta a fianco a delle scale, rampa larga appena poco più di una bici, e questo tratto era un po’ impegnativo per il nostro sistema bici-più-carretto porta bimbo!
Una volta tornati sulla via, Diego ha mostrato subito di apprezzare lo stile di vacanza all’aria aperta. Durante il pranzo di pesce in zona pedonale, prima di finire il suo piatto Diego si è lanciato giù dal suo sgabello per fare slalom tra i tavolini e gli avventori, all’inseguimento dei colombi e verso gli spruzzi d’acqua che uscivano dalle statue sulla fontana.

Nei fine settimana precedenti, avevamo già provato qualche giro in bici col carretto al seguito, e sapevamo che il dondolio del mezzo conciliava la nanna, però non sapevamo come Diego avrebbe reagito ad un vero e propio viaggio in bici. Ok, in questi giorni non facciamo tratte in bici più lunghe di un paio d’ore. Ora lo sappiamo: cosa fa Diego per passare il tempo nel carretto mentre noi pedaliamo? Canta!!!

Martedì pomeriggio, dopo una quindicina di chilometri in bici, abbiamo raggiunto Kasten, e lì ci siamo fermati, iniziando la serie dei pernotti in paesini minimi.
La passeggiata della sera prevede come attrazione principale la visita ad una stalla, e Diego rimane così colpito dalle mucche, che passa le ore successive a ricordarci che gli hanno risposto: “Ha fatto muuuu!”

Oggi abbiamo fatto la seconda pedalata, abbiamo cambiato lato del fiume caricando le bici su un piccolo traghetto (che veniva a comando dal lato richiesto suonando la campana dalla sponda del fiume…), e abbiamo proseguito sul pedale giusto per dieci chilometri prima dell’arrivo della pioggia. Comunque era tutto calcolato: ci siamo fermati in una gasthof con vista sul Danubio, che abbiamo scelto accuratamente grazie alla sua attrazione principale: un bel parco giochi per bambini!
Diego ha voluto provare lo scivolo un po’ di volte prima di andare a pranzo, incurante delle goccioline d’acqua che cominciavano a scendere, e ha deciso di fermarsi quando il pantaloncino era bello bagnato. Pronti al cambio, via!
Per fortuna la camera è comoda e spaziosa, e la sala da pranzo era dotata di giocattoli. Ci siamo fatti prestare le macchinine, e ora non par vero ma sono riuscita a scrivere tutte queste righe senza interruzione, perché Diego sta facendo correre gli autini su e giù per tutti i mobili.
Per questo pomeriggio, aspetteremo la fine della pioggia da qui. Prossima tappa, domani!

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scoprire giochi e usare frasi nuove

Diego è nel pieno di una fase di ulteriore evoluzione, del linguaggio e dei movimenti. In asilo sta imparando a fare le corse “pronti… via!”, i salti e le capriole, rotolarsi “pancia su e pancia giù” e continua l’allenamento a casa, correndo da una parete della cucina all’altra o lungo il corridoio con grande allegria. Si diverte anche a lanciare una palla e corrergli dietro, meglio con una di quelle più rovinate che saltano in maniera disomogenea e fanno ancora più ridere!
Ieri sera ha voluto che papà tirasse fuori, dall’angolo dove era riposto, il suo bastone da hockey, che, purtroppo, sta facendo le ragnatele… però quell’aggeggio era troppo grande per Diego, quindi papà Davide ha tirato fuori il bastone formato mignon che stava nell’armadio ad aspettare l’occasione buona per farsi conoscere.
Mentre papà rovistava tra le sue mille robe nello scaffale, Diego ripeteva “Non si tòva batòne…”. Appena tirato fuori l’oggetto, il piccolo hockeysta ha subito capito cosa farci, e ha copiato i movimenti di papà e mamma per passarci la palla tra noi! “Trovato batòne papà!”
Oltre a copiare i movimenti con i suoi neuroni specchio, è molto attento a memorizzare e imparare tutte le nuove parole e frasi che sente. E poi ricombinarle insieme, con grande sorpresa di genitori e nonni… per esempio ti dice, con lo stesso tono che ha sentito usare, cose tipo
“papà guarda colombo*… hai visto colombo?”
“hai capito? ho capito!”
“esatto!”
“il colombo* vava via… il camino non vava via…”
“oggi no c’è Niccolò… domàaaani…”
“dov’è macchina papà?… oggi no macchina mamma… oggi guida papà!”
(*i colombi sono un soggetto che lo diverte molto; li osserva dalla finestra, li fa scappare quando li vede).
Ieri pomeriggio, nonna Luisa e nonno Giordano lo hanno portato a fare un bel giro in Villa Revoltella. Al ritorno, nonno ha avuto un momento di difficoltà ad aprire la carrozzina, che aveva il movimento un po’ incastrato.
Al che, Diego guarda nonno Giodi e, candido come tutti i bimbi, dice “nonno, ce la fai?”

Il vantaggio di saper suonare

Stanotte Diego si è svegliato per la sete e il raffreddore, ed è stato attivo per due ore con tanta voglia di giocare sulla sua nuova cucinetta.
Abbiamo fatto una eccezione alla regola e per cercare di rilassarlo lo abbiamo portato nel lettone.
Nel silenzio della notte, Diego era in piena vena chiacchierina.
“Non c’è luce, è buio!”
“Non c’è sole, c’è la luna!”
Col suo fedele strumento musicale in mano, deliziava la nostra voglia di tranquillità strimpellando sulle piccole corde.
“Diego suona la chitarra, hai visto?”

Domande aperte

C’è una filastrocca che parla di un pesciolino che nuota nella boccia di cristallo, che si ripete sempre uguale, e ad ogni strofa parla di un pesce di un colore diverso.
Credo che questa filastrocca sia stata la prima occasione per Diego per imparare l’elenco dei colori.

Quando chiediamo a Diego di che colore è la sua maglia, la macchina parcheggiata sulla via, o cose così, lui risponde sempre provando a dire un colore (primo tentativo: il verde!), però non riesce ancora a riconoscere il colore giusto.

Il significato dei numeri invece sta diventando un po’ più chiaro.
“Quanti nasi ha Diego?”
“Uno!”
“Quanti sono i piedi di Diego?”
“Due!
”
Ok, a due ci fermiamo.

Questa sera Dado ha esclamato: “Diego, ma quanto bello sei!?!?”
E Diego gli ha risposto: “Due!”

I verbi all’infinito

Diego sta provando ad usare i verbi in varie forme.
Credo che, per i verbi all’infinito, abbia capito il loro potenziale imperativo.

Quando finisce di mangiare (o anche un poco prima di aver finito), ci avvisa subito se vuole lasciare il suo seggiolino: “Scendere!”

L’altra sera guardavamo insieme le auto dalla finestra del soggiorno.
“Dov’è auto mamma?”
Ho cercato di spiegargli che la mia auto non si vedeva da là, perchè stava nella via dietro l’angolo, quella vicino al giardinetto.
La mattina successiva, dopo un bel giro in bici, con Diego nel carretto e nonno Franco sul pedale insieme a noi, siamo andati a giocare al giardinetto sotto casa.
Diego mi ha chiesto nuovamente: “Dov’è auto mamma?”
E io col dito gli ho indicato una zona un po’ più in là, dietro l’angolo.
“Vedere!”, ha insistito Diego.
Passetto passettino, l’ho portato fino all’auto per manina. Impossibile resistere al suo approccio sperimentale!