Categoria: giri e giretti
chi va ai monti, chi va al mare…
Gita naturalistica
Ieri siamo stati al centro visite Gradina, sopra il lago di Doberdò.
La passeggiata era avvolta nelle fioriture del sommaco, e Diego ha assaggiato la santoreggia.
La guida ci ha spiegato che il lago di Doberdò è in continuo mutamento, e forse tra cento anni sarà ricoperto da un bosco.
Non solo farfalle
La gita di questa domenica era programmata da tempo.
Siamo andati alla casa delle farfalle di Bordano, e alla fine del giro, Diego per la prima volta ha disegnato una farfalla.
Poi ha chiesto di andare a vedere il fiume: bene, il Tagliamento è la mia passione, e così lo ha conosciuto anche lui!
Conclusione in bellezza nel giardino dei nonni, con la raccolta delle ciliegie direttamente dall’albero.
Fredda accoglienza
Questa mattina ho iniziato uno di quei viaggi verso il nord che durano tutto il giorno. Tra un paio d’ore sarò arrivata alla mia meta in Finlandia, intanto per ora aspetto in una delle infinite tappe intermedie, all’aeroporto di Helsinki.
Il tragitto è subito cominciato in modo movimentato. Il primo volo che dovevo prendere era in ritardo, e l’ora di partenza veniva aggiornata a più riprese. Ci è voluta un’ora prima dell’imbarco, e a fine volo, all’atterraggio, è arrivato il primo brivido: il mio volo successivo sarebbe decollato da lì a dieci minuti. Inutile provare a correre al gate: la mia coincidenza era persa, e ho dovuto cambiare piano di viaggio.
Nel segmento di volo successivo, con un nuovo biglietto stampato di fresco, gli imprevisti sono continuati. Poco dopo aver preso posto sul sedile dell’aereo, un ragazzo si è avvicinato a me mostrandomi il numero del suo biglietto: 16C, lo stesso che avevo io. Per fortuna alla mia sinistra c’era un posto libero, per cui la mia prima esperienza di overbooking si è risolta senza problemi!
Il ragazzo del biglietto viaggiava con un amico, che si è seduto alla mia destra: mi sono ritrovata in mezzo ai loro fitti scambi di parole, tra le quali ne riconoscevo alcune: “da, da”, oppure “niet”, mentre loro si scambiavano panini, il primo dei due guardava sul portatile un concerto di George Michael, e sullo sfondo del computer una piccola icona riportava l’immagine dell’altro.
Verso la fine del volo, la gentile voce della hostess ha descritto la zona che sorvolavamo, e la temperatura al suolo. Il ragazzo alla mia destra è trasalito come me: “cetirie nais? minus forty degrees?” Anche a me sembrava di aver sentito meno quaranta, ma mi pareva strano: al mattino erano solo meno venticinque… Appena tocchiamo terra, lo vedo controllare il meteo sul telefono. Il numero è chiaro: meno quattordici. “Minus fourTEEN, not minus forty!”, ci diciamo con sollievo. Mi faccio ripetere come si dice quel numero nella loro lingua: cetirie nais, quattordici. Immagino di aver capito tutto, grazie a quei numeri in russo che mi aveva insegnato papà… in realtà mi sbagliavo: come mi hanno spiegato poi, quella lingua era bulgaro.
Il viaggio continua tra poco, e le variazioni non sono finite. Il prossimo volo, che doveva arrivare all’una di notte, ha annunciato un quarto d’ora di ritardo. Ci dormiremo su!
It’s London
Le castagne vanno trattate bene
Oggi siamo andati con Diego a vedere l’esposizione naturalistica della guardia forestale di Basovizza. C’erano uova di tante misure diverse, il serpente con la coda arrotolata, il cavalluccio marino, e il gufo di cui si poteva sentire il verso: “Uh Uh!”
Sulla strada del ritorno abbiamo raccolto le castagne. Diego le ha messe nella tasca della sua giacchetta. Mentre cercava di tirare su la lampo della tasca, ha detto: “Chiudi, così le castagne non prendono freddo!”
Scoprire un posto dopo dieci anni di visite
Oggi per la prima volta, invece dell’aereo mordi e fuggi, ho preso in Finlandia un treno.
Finalmente sono uscita da quel mondo ovattato a parte, grigio di giacche e trolley, e mi sono trovata negli spazi d’abiti informali di tutti i giorni.
Il paesaggio mi è apparso finalmente vicino, dal finestrino, come qualcosa che per alcuni istanti è stranamente familiare (i campi bruni o dorati che scorrono possono sembrare della bassa friulana), e poi per tutto il resto del tempo ritorna ad essere tipicamente locale (filari continui di alberi lunghi ritti, e luce sempre più tenue sopra le loro cime).
Per quasi tutte le tre ore di viaggio passate finora, le persone che mi hanno circondato nel vagone hanno osservato un quasi completo silenzio (ci sono mille modi di dire silenzio, qui).
Ora sono sul secondo segmento di treno su tre, e un ritardo di venti minuti (anche qua?) sta per farmi perdere la coincidenza. Mi hanno detto che l’altro treno aspetta. Chiudo, mi metto la sciarpa, corro fuori e vedo come va.
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Sì sì l’ho preso, il treno successivo, insieme a un gruppo di ragazze bionde con i calzettoni che sono scattate nella mia stessa direzione. Mentre aspetto ancora un po’ la partenza di quest’ultimo treno (c’era margine, insomma), sbircio il binario da oltre la tendina rosa, accomodata sui sedili azzurri a righine anch’esse rosa, di una carrozza che nelle forme ricurve ricorda quelle dei nostri intercity più datati, ma che nella manutenzione rimane come nuovo.
I treni decorati al binario qua vicino, ospitano disegni di abeti e oche in volo.
I ragazzi coi capelli lunghi che aspettano di partire, tengono parcheggiata accanto a sè la fedele bicicletta da passeggio nera.
Ho trovato diversi piccoli vezzi negli accessori dei vagoni.
I distributori di fazzolettini agganciati alla parete.
I cuscinetti celeste regolabili come poggia testa.
I termometri a mercurio vicini alle porte mediane, con una scala graduata che, lo devo ammettere, non va significativamente sotto lo zero.
La donna che ha controllato i biglietti, ha verificato con precisione se il ritardo accumulato anche da questo treno avrà impatto sul mio viaggio successivo. Ho notato, sul suo foulard e sulla camicia, i colori e le geometrie di una divisa delle ferrovie, ma il suo abbigliamento mi è sembrato morbido e non ingessato.
Lo sapevo già, poiché vale anche dalle mie parti, che i mezzi pubblici vengono usati in maggior parte dalle signore. Ma adesso mi sto domandando se qui si sono anche tolte lo sfizio di renderli graziosi e comodi secondo il loro gusto.
Frammenti di atmosfera svedese
Da oggi sono di nuovo in viaggio, per i prossimi quattro giorni, e la tappa di questo momento è una attesa di quattro ore nell’aerorto di Stoccolma.
Diego ancora non lo sa, ma il primo posto in cui mi sono buttata è il negozio di giocattoli, che mi ha subito dato un bel po’ di spunti interessanti. Ho l’impressione che i giochi spiritosi, ma che fanno comunque ragionare, qua siano più diffusi.
La seconda cosa che mi è venuta in mente è il blog di un papà italiano che vive in Svezia e che racconta le sue avventure con le figlie, che ha seguito da piccole stando diversi mesi a casa, dato che in questo paese il congedo parentale può durare molti mesi ed è possibile, ben agevolato, per entrambi i genitori. Mentre passeggiavo per il corridoio mi domandavo: chissà se l’autore del blog è da queste parti, e magari lo vedo di persona invece che in formato virtuale.
La terza tappa l’ho fatta in libreria. Già in passato mi sono presa dei libri in inglese qui, e oggi in prima linea ho visto il saggio (che in realtà sto già leggendo) che ultimamente vorrei consigliare a tutti: “il Capitale nel XXI secolo”. Bene, hanno buoni gusti.
Appena per ultimo, mi è venuto in mente il punto di ristoro, dove ho trovato un muffin gigante ricoperto di cioccolata bianca: mio!
Ora la sera sta diventando più inoltrata, l’aria del nord comincia a intrufolarsi tra le corsie, e comincio a sentir bisogno del cappottino, che stamattina dopo tanti mesi ho tirato fuori dall’armadio.
La giornata sarà ancora lunga, dato che l’ultimo volo mi porterà alla meta all’una di notte. Spero di non addormentarmi prima sul divanetto, mentre l’aereo se ne va senza di me…
Lo stagno cambia sempre
Era più di un anno che non andavo allo stagno di villa Giulia.
L’ultima volta era in secca.
Ora sente le pioggie di quest’anno, ha riempito tutte e tre le vasche fino a un livello alto.
Nella quiete della mattina, non è passato nessuno.
Solo le libellule, il gocciolio del ruscello sulle rocce, i riflessi sui menischi d’acqua.
Una gita al volo
Oggi mi sono presa un giorno libero e, dopo quasi tre anni, sono tornata pedalando in uno dei miei posti preferiti, il fiume Tagliamento.
Si vede che sono un po’ fuori allenamento con i giri treno-bici.
Appena sono salita sul treno e ho visto il controllore, mi sono accorta che non avevo comprato il biglietto di supplemento per la bici. Per fortuna la signora che controllava i biglietti aveva anche un terminale sotto mano, e me ne ha stampato uno senza sovrapprezzo.
Appena sono arrivata a Codroipo, mi sono resa conto di non aver portato con me la piantina della zona (e ne avrei potute scegliere ben tre adatte, dalla mia collezione). Comunque quando sono uscita dalla stazione, mi sono ricordata il percorso per Biauzzo, fino all’argine del fiume.
Appena mi sono sistemata sul greto sassoso, di fronte al corso del Tagliamento, una pioggerellina fine ha cominciato a punteggiare di perline il mio k-way, e a oscurare di grigio gli alberi attorno a me. L’ho ignorata senza muovermi, e ho continuato imperterrita il mio panino appena addentato, perchè le previsioni del tempo che avevo controllato tre volte dicevano che non ci sarebbe stata pioggia fino alle sei del pomeriggio. E non sbagliavano di molto. Dopo un paio di foto alle polle di risorgiva, la piccola pioggia da fiume se n’è andata, e ho potuto continuare la mia collezione di immagini di segni naturali sulla sabbia.
Non ero del tutto sicura di riuscire a percorrere i miei itinerari storici come ai vecchi tempi, ma a fine giro mi sembrava di conoscere da sempre ogni tronco e ciuffo d’erba tra i ciottoli, e gli altri percorsi regionali mi tornavano in mente come ciliegie, che una tira l’altra.




















































