Oggi per la prima volta, invece dell’aereo mordi e fuggi, ho preso in Finlandia un treno.
Finalmente sono uscita da quel mondo ovattato a parte, grigio di giacche e trolley, e mi sono trovata negli spazi d’abiti informali di tutti i giorni.
Il paesaggio mi è apparso finalmente vicino, dal finestrino, come qualcosa che per alcuni istanti è stranamente familiare (i campi bruni o dorati che scorrono possono sembrare della bassa friulana), e poi per tutto il resto del tempo ritorna ad essere tipicamente locale (filari continui di alberi lunghi ritti, e luce sempre più tenue sopra le loro cime).
Per quasi tutte le tre ore di viaggio passate finora, le persone che mi hanno circondato nel vagone hanno osservato un quasi completo silenzio (ci sono mille modi di dire silenzio, qui).
Ora sono sul secondo segmento di treno su tre, e un ritardo di venti minuti (anche qua?) sta per farmi perdere la coincidenza. Mi hanno detto che l’altro treno aspetta. Chiudo, mi metto la sciarpa, corro fuori e vedo come va.
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Sì sì l’ho preso, il treno successivo, insieme a un gruppo di ragazze bionde con i calzettoni che sono scattate nella mia stessa direzione. Mentre aspetto ancora un po’ la partenza di quest’ultimo treno (c’era margine, insomma), sbircio il binario da oltre la tendina rosa, accomodata sui sedili azzurri a righine anch’esse rosa, di una carrozza che nelle forme ricurve ricorda quelle dei nostri intercity più datati, ma che nella manutenzione rimane come nuovo.
I treni decorati al binario qua vicino, ospitano disegni di abeti e oche in volo.
I ragazzi coi capelli lunghi che aspettano di partire, tengono parcheggiata accanto a sè la fedele bicicletta da passeggio nera.
Ho trovato diversi piccoli vezzi negli accessori dei vagoni.
I distributori di fazzolettini agganciati alla parete.
I cuscinetti celeste regolabili come poggia testa.
I termometri a mercurio vicini alle porte mediane, con una scala graduata che, lo devo ammettere, non va significativamente sotto lo zero.
La donna che ha controllato i biglietti, ha verificato con precisione se il ritardo accumulato anche da questo treno avrà impatto sul mio viaggio successivo. Ho notato, sul suo foulard e sulla camicia, i colori e le geometrie di una divisa delle ferrovie, ma il suo abbigliamento mi è sembrato morbido e non ingessato.
Lo sapevo già, poiché vale anche dalle mie parti, che i mezzi pubblici vengono usati in maggior parte dalle signore. Ma adesso mi sto domandando se qui si sono anche tolte lo sfizio di renderli graziosi e comodi secondo il loro gusto.