Una serata a Milano

Lunedì sera ho avuto un paio d’ore libere da passare a Milano.
Era tardi e c’era una lieve parvenza di pioggia, ma ho vinto la pigrizia e sono andata a fare due passi fino a un ristorante suggerito da Diego, il fratello di Emilio. Ho attaccato un po’ bottone al proprietario, che era stato avvisato del mio arrivo, e ho fatto una cenetta proprio piacevole. Insalata di arance e finocchio: da ricordare! E minestra di zucca appena fatta, tutto gusto. Come compagnia aggiuntiva, ho scambiato un po’ di messaggi con Domenico e Dado:

PAOLA: ciao DadoAleBibiDodo, sto mangiando la minestra di zucca!
DODO: anche noi mangiato minestra di zucca!
PAOLA: non ci credo! non è possibile che stiate mangiando la minestra di zucca all’interno di una zucca come me!
DODO: nella tua zucca vuota? (by dado). anche noi nella zucca, con il mestolo di legno, e le fiepe roste 😉

finocchi e arancio minestra di zucca rovello 18 oltre la terra

Per chiudere la serata, ho trovato proprio quello che ci voleva. Una mostra fotografica all’aperto, in via Dante, dedicata al cosmo e alla cooperazione che porta avanti la ricerca astronomica: nome della mostra, “Oltre la terra”.
Tra i corpi celesti fotografati, c’era persino, udite udite… il buco nero supermassiccio!

“Distante circa 10-13 milioni di anni-luce in direzione della costellazione del Centauro, la galassia Centaurus A è una delle sorgenti celesti che ha più sorpreso gli astronomi di tutto il mondo. Un buco nero di massa equivalente a quella di 100 milioni di Soli si annida nel suo centro, brillando di luce a tutte le frequenze, dalle onde radio ai raggi X e Gamma. Dal buco nero centrale si diparte un getto di particelle ad altissima energia, che si muovono circa alla velocità della luce.”

E’ quello della foto in basso a sinistra. Dovrò dirlo a Elio!

centaurus A galassia vortice M51

httpv://www.youtube.com/watch?v=wEChgmU4xAI

La seconda mostra di Rosa

Qualche giorno fa, abbiamo ricevuto l’invito per l’inaugurazione della nuova mostra di Rosa. Nonostante il poco preavviso, ci buttiamo, al salto. Uscita pomeridiana anticipata, biglietto del treno e bici. Arriviamo a Gorizia alla Biblioteca Comunale sotto una nebbia densa di goccerelline d’acqua, e scendiamo le scale verso il piano sotterraneo.

Entriamo così in un ambiente molto caratteristico. La biblioteca di Gorizia ha i soffitti a volta bassi, in pietra a vista; ha le teche in vetro con le cornici di legno, e Rosa ne ha usato gli spazi inserendo diari con disegni e installazioni create per l’occasione, secondo il filone dell’idea della sua mostra: il fidanzamento temporaneo e di finzione tra Rosa e l’attore Adrien Brody…
La sorpresa finale si raggiunge entrando nello spazio chiamato “la camera degli sposi”: si attraversa un’angusta apertura, ed eccoci a faccia a faccia con dei disegni giganti, troppo vicini perchè possano lasciare indifferenti, l’impatto è molto forte! Ritratti di Rosa e di Adrien si alternano, lei rappresentata in diversi momenti della vita mutevole, e lui sempre identico come un’icona mitica e di finzione…

i disegni di rosa

Dopo l’inaugurazione siamo andati di nuovo sotto la pioggerellina in bici. Nel buio della strada, con le piccole luci da bici, abbiamo seguito Emilio fino alla casa di Alba, un’amica di Rosa che ha messo a disposizione la propria casa per il rinfresco dopo la mostra. Una casa all’insegna dell’arte! Quadri di amici e di artisti riconosciuti si alternavano alle pareti, tappezzandole in ogni angolo. Alba ci ha regalato dei ciuffi di piante aromatiche del suo giardino: menta, salvia, erba luigia, che ho ancora qui sul tavolo e che mi pungono il naso come fosse limone…

rosa alla presentazione arancio e arancio rosa tra i suoi disegni rinfresco dopo la mostra

La mia casa è dove arriva luce

Certe volte, a fine giornata, accade qualcosa di speciale.
Strada verso casa. Esco dallo stabilimento. C’è un grosso albero tagliato a forma di cespuglio dai giardinieri, un albero speciale. In quell’albero, ogni tanto, si svolge una riunione di condominio. Centinaia di uccellini nascosti tra le foglie chiacchierano in coro, creando uno speciale brusio, fortissimo, CIU CIO CIP CIP CIU CIO…, fitto fitto, quanto i rami che fan da riparo.

Mi sono sempre domandata che cosa li portasse, proprio a quell’ora, a cantare tanto tutti assieme, sovrapponendo mille voci; e altre volte invece niente.

Giovedì scorso, però, ho capito.
Contrariamente alle previsioni del tempo, quel pomeriggio è venuto uno splendido sole, caldo, molto meglio del freddo del settembre precedente.
Il mitico cespuglio era tutto un rumore, e un grande occhio arancio puntava dritto su di lui. Era l’ora: era il momento in cui il raggio di sole orizzontale del tramonto, filtrante tra i piloni, colpiva proprio le finestre del condominio-cespuglio. Un riverbero cinguettante si era acceso su ogni foglia. Era il sole, dunque, era la luce: euforia per uccellini impazziti.

(Le foto di seguito sono state scattate sul Carso durante l’ultimo giro in bici, tra il sommaco in esplosione)

foglie gialle tenda rossa sottobosco magico rosa canina
pedalando sul carso l'albero erba e foglie cespuglio esplosivo
mille colori rosso e blu trasparenze frullando nel vento

Mini vacanza sul Sile – parte 2

Domenica sera, dopo il mio arrivo in bici alla Rotonda di Badoere e alla ex chiesetta di Sant’Antonio, il buio è arrivato all’improvviso.
Carla, dopo aver aiutato a sistemare l’interno della chiesetta per l’evento della sera, mi ha portata a cena a casa sua. Non sapevo ancora quali prelibatezze mi aspettavano! Risotto di funghi raccolti da loro, coniglio di allevamento casalingo e ben quattro contorni dall’orto, due dessert e uno spaziale succo di melograno di cui parlerò ancora… E poi un maglione di lana in prestito, perchè avevo sottovalutato il fresco della sera. Cosa volere di più?

Dopo la cena luculliana, è il momento dell’evento del giorno. Arrivano le nove, siamo di nuovo all’ingresso della chiesetta, e molte persone si stanno avvicinando. Ho avuto l’onore di far da maschera, guidandoli all’ingresso, così ho potuto avere un ruolo attivo nell’evento!
Quella sera, infatti, si svolgeva il finissage, la festa di chiusura della rassegna Phada Murgania, che ormai da molti anni si svolge a Badoere con il contributo di Carla che mi ha invitata. Diversi tipi d’arte s’incontravano; in questo caso: pittura, scultura, musica e danza contemporanea. Grazie ad una ulteriore autorizzazione speciale da fotografa, mi sono intrufolata negli angoli privilegiati per guardare lo spettacolo da un altro punto di vista. Un momento magico per tutti: il volo delle foglie secche, tra i piedi della ballerina, che facevano vortici con la danza invece che con il vento. Splendida idea.

La serata avrebbe dovuto essere più lunga. A mezzanotte ormai superata, Carla mi spiegava nell’unica (e accogliente) osteria del paese, come una volta gli eventi culturali si svolgesserno al piano di sopra della osteria stessa, prima di poter usare la chiesetta sconsacrata. Era facile capirla. Anche io avrei voluto avere posti così sotto casa.

(continua…)

phada murgania 2008 ex chiesetta di Sant'Antonio sculture svettanti inizio a parete
movimento in bianco ballando tra le foglie artisti dopo la performance L'osteria di Badoere

Mini esplorazione

La scorsa domenica, c’era il battesimo di Ale, e Dado aveva l’importante ruolo di santolo, mentre io ero la fotografa ufficiale.
Dopo la cerimonia, abbiamo pranzato molto bene al “pescaturismo”, al Villaggio del pescatore. Il sole è apparso proprio al nostro arrivo, e le vetrate sul mare ci riempivano di luce. Mi ricordo ancora dei ‘girai in savor’ con la cipolla rossa di tropea, delle cozze impanate, o gratinate, e delle alici marinate col finocchio.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo, ho fatto una passeggiata lungo la costa. Avevo l’abito scuro, e le scarpe con i tacchi alti, ma questo non mi ha impedito di fare una esplorazione presso le zone dei pescatori, tra gli scogli, la ghiaia, l’erba alta e i rovi. Ho scoperto un deposito di galleggianti in vetroresina, dai colori vivi e dalle superfici strappate e incrostate di patelle. Una manna per chi ama fotografie macro e tessiture: ovviamente mi ci sono tuffata…

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Frammenti di Pordenonelegge – 2

La visita a Pordenonelegge di sabato scorso è stata piena di incontri e spunti.
Il primo incontro è stato inatteso, e mi ha fatto fare tardi alla fiera del libro.

Subito dopo il mio arrivo a Pordenone, infatti, ho scoperto alla mia destra una galleria d’arte che esponeva delle fotografie decisamente interessanti. Si trattava della sezione di Pordenone della mostra Palinsesti, un evento che si sviluppa su più sedi.
Insieme alla sorpresa per l’aver trovato un buon sito d’arte contemporanea dietro l’angolo, è scattata la curiosità per tutto il retroscena. Ecco allora che attacco un bottone micidiale al custode Gabriele, che mi spiega come l’iniziativa abbia già quindici anni (e solo negli ultimi due ha cambiato nome). Il nucleo organizzatore si trova a S. Vito, e sicuramente passerò a vedere anche il resto.
La discussione si allunga anche sull’elenco dei siti di arte contemporanea in regione e dintorni. Oltre alla (ora in difficoltà) Villa Manin, c’è un bel giro in Trentino: la biennale di arte contemporanea Manifesta, che porta da noi la tedesca Documenta. Buone entrambe per i prossimi giri!

palinsesti

Il cielo sorride – parte 3

Nella parte finale del volo da Copenhagen, si è raggiunta la vista sui campi coltivati della zona di Monaco.
Il sole ormai radente ne accentuava la trama e le ombre.
I campi verdi erano di un velluto più spesso di quelli gialli; i riquadri di cereali avevano i famosi “cerchi nel grano” (ovvero le zone con le spighe cadute quasi casualmente), oppure erano arati interamente, in una scansione di passaggi a serpentina. Le balle di fieno sembravano pulci lucenti, che spiccavano sopra la loro piccola ombra.
Laghi o canali passavano dal colore blu intenso come il cielo, allo stato di specchio imbevuto di luce, a seconda del raggio che li colpiva.
E su un campo di calcio gli omini, apparentemente immobili visti da lassù, erano tutti raccolti da un lato. Evidentemente c’era una fase di gioco che prevedeva una punizione o un corner.

Ero proprio pentita di non aver portato la macchina fotografica, ma così ho bevuto i panorami in modo più continuo con gli occhi, e per rendere l’idea ho raccolto dai voli più vecchi un po’ di foto di repertorio.

campi o piastrelle?

Humus Park

Sabato pomeriggio, giro treno bici a Pordenone. Ogni volta che ci vado, mi oriento nel centro storico ricordandomi degli stand di pordenonelegge.
Sono andata a vedere la mostra di foto e poesia “Confini e Frontiere” all’interno della rassegna Spilimbergo Fotografia, e poi ho visitato il Parco del Seminario, abbellito dall’esibizione di Land Art “Humus Park“.
Nel parco presso il fiume Noncello, si mimetizzavano le sculture realizzate in materiali naturali reperiti sul posto dagli artisti. Un piccolo esercito di scope danzanti mi catturava mentre io ci passavo in mezzo con la bici facendo cric-croc sull’erba tagliata!
L’angolo più bello del parco era quello nascoso presso un’ansa del fiume, reso magico dalla scultura italiana: un salice di fiori di legno a lungo stelo, cadente a tenda dai rami di un albero, che cantava con il rumore dell’acqua tra i sassi.

palla c'è pn museo pordenone centro
il ballo della scopa bruco salice magico ingresso svizzero

Villa Manin

Domenica scorsa siamo andati a vedere la mostra estiva di arte contemporanea God & Goods, Spiritualità e Confusione di Massa a Villa Manin. Molti degli eventi in archivio presso quella sede li abbiamo visti, e come le volte passate anche questa è stata interessante: almeno metà dei lavori ci portava qualche sorpresa.

Mi piace vedere che la fotografia è molto presente nell’arte contemporanea. Insieme alla rappresentazione della nostra società sotto diversi punti di vista.

Ci ha colpito il lavoro di Artur Zmijewski, “Them“. Un video in cui diverse squadre si esprimono in un gioco di ruolo che le vede impegnate nei loro credo più profondi: la squadra dei giovani polacchi nazionalisti, dei cattolici conservatori, dei socialisti pacifisti e dei filoisraeliani. E’ loro compito dipingere grandi poster che contengano i simboli del loro credo. Tali simboli vengono stampati su magliette che indosseranno, portando i colori della loro squadra. Ecco allora che le squadre ritornano sul luogo in cui ci sono i poster coi simboli dipinti da tutti, per commentare e rispondere agli stimoli degli altri. Li vediamo rivaleggiare in tentativi inizialmente creativi di ‘defacement’ (alterazione del messaggio della fazione opposta), sovrapponendo il proprio segno all’altrui, avvicinandosi poi alla rissa, alla distruzione, alla prevaricazione e incomunicabilità. Interessante l’accostamento delle sequenze presentate nel video, perchè permette di astrarre dal tipo di preferenza culturale, mostrando come è facile in generale, da qualunque punto di partenza, cadere nel rifiuto dell’altro.

In teoria, avrebbero potuto negoziare un accordo. Conoscete anche voi quei giochi proposti sotto forma di sfida, che sottendono la possibilità di un punto d’incontro amichevole, che però rimane facilmente nascosto dalla lotta fino al fallimento finale…

manin tin astronave rossa