I piccoli flash del giorno

Sabato c’era la Bora, la mattina ho guardato il sito del museo della Bora, e tira di qua molla di là, non sono uscita per la pedalata di rito, ho fatto giusto un salto in città a comprare le matite.

E’ stata una giornata fuori dal tempo, perchè si stava sempre chiusi a casa, infilati sotto il piumino del divano, tra cani, gatti e giochi con Franci, come ai vecchi tempi.
La partita della nazionale non mi ha coinvolta tanto; dopo il primo tempo, all’inizio del secondo, ho detto: cosa, ce n’è anche un altro? Molto più affascinante dello schermo tv era il gioco del fuoco nel caminetto. Croc croc fluff fluff… fiamme gialle e legna rossa. In controluce, il collo di Dorfi che dormiva in piedi.

La sera ho fatto la cernita delle matite doppie, lunghe e corte. Mi sono accorta di averne tantissime, dei mozziconi da un centimetro; giallo giallo rosso rosso, di gradazioni diverse da confrontare. Certe matite erano storiche: come giustamente si è ricordata mamma, anche a me è venuto il flash. Alcune tra quelle erano ancora le matite della nonna. La nonna che nel 1972 (prima che io fossi nata) firmava quei grandi disegni, guarda un po’ proprio ritratti di donna, che ancora oggi abbiamo in camera.

incompleto

Trasporto

Mi è capitato più volte, rispetto ad attività creative, di avere dei meccanismi di dipendenza. Uno dei sintomi, peraltro interessante, è questo: desiderare di compiere quell’attività (ad esempio: uncinetto) in momenti in cui non era possibile, desiderare ardentemente di farlo lì e subito, e immaginare con impazienza i dettagli di come si svolgerà questa attività appena possibile.

Nei confronti del disegno, ultimamente, ho osservato dei fenomeni di attrazione piuttosto forti. Appena ho un soggetto disponibile (grazie Carla! La mia prima modella in carne ed ossa per le foto da cui ho tratto l’ultimo lavoro) e appena ho un po’ di tempo a casa per cominciare il disegno, mi ci fiondo subito. Tre ore dopo: “Non riesco a smettere”, dico ripetutamente a Davide che ha già cominciato la cena. Eppure ad un certo punto devo posare le matite per andare a dormire. Ma la mattina dopo, appena mi sveglio, una delle prime voci che sento dal cuscino, mi dice di nuovo quello: “il disegno, posso finire il disegno!”.

Irresistibile.

absolute portrait

Il tempo per gli extra si trova sempre

Quando si legge un libro, non è il caso di interromperlo per cominciarne un altro, in teoria.
Però, due settimane fa, ho interrotto temporaneamente la lettura di “Vita di Tina Modotti” (grazie Edle che ce l’hai regalato, biografia di una illustre fotografa!) per portare in treno un libro da viaggio più leggero e sottile che ho iniziato e finito durante il tragitto.

Quando si comincia un disegno, uno di quelli lunghi che si completano in più puntate, come si fa a cominciarne un altro, anche se ne viene voglia?
Si fa così: lo si comincia, e finisce, in treno. Come questo, che ho fatto lo scorso weekend. E nello zaino della gita domenicale, pesava pure meno di un libro…

bianca in treno

Ma il disegno dove lo metto…

I disegni sono bidimensionali: comodo, si possono sempre mettere via, imbucare. Dove? Soluzioni di ieri e di oggi, e qualche chicca, nello scambio di mail di seguito…

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Da: Paola
A: Fabrizio-indirizzo1

Ciao Fabrizio. (…) È divertente poter mostrare sul web il proprio lavoro anzichè tenerlo chiuso in un cassettino come ai vecchi tempi! Proprio oggi ho messo on-line un disegno nuovo.
Cari saluti,
Paola

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Da: Fabrizio-indirizzo1
A: Fabrizio-indirizzo2
Oggetto: Inoltro

Fabrizio,
rispondi a questa mail di Paola.
Ciao,
Fabrizio.

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Da: Fabrizio-indirizzo2
A: Paola

Cara Paola,
mi ha fatto piacere ricevere queste tue righe. Anch’io sono stato appassionato di disegno a mano libera ed avevo vari lavori esposti a suo tempo ai muri del Liceo Scientifico G. Oberdan. Alcuni ne ho anche a casa ma purtroppo un paio che erano là e che erano i migliori saranno ormai in qualche cantina…

Purtroppo, dopo il liceo, gli studi all’Università e il lavoro ma, in primis, la mia solita abnegazione nell’immergermi nell’occupazione corrente mi avevano rapidamente privato di questa abilità che coltivavo fin da bambino anche con successo in vari concorsi. Spero che tu possa avere un po’ di costanza nel continuare a dedicarti a quest’arte. Cercherò di sbirciare la nuova opera…

Orpo, proprio ora sto sentendo delle voci “Fabrizio, Fabrizio, smetti di disegnare, cerca di produrre…”… ma chi è ?, non c’è nessuno in stanza e nemmeno nelle stanze vicine… sarà meglio che ora torni a riprendere in mano le pratiche interrotte ieri !Ciao, ciao, Fabrizio.

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Sì, si, continuo. Ecco qua uno degli ultimi lavori. Ciao!! Paola
grass-colour

So cosa sto disegnando

Bargaggina è un’artista genovese. In questi giorni comincia un corso di pittura: insegna. Con la forza delle sue creazioni, sbarca in giro per il mondo… una energia che sparge come spezie al vento… ecciù! pepe!!!
Ecco qua una citazione dalle facce delle sue amiche. Mi ci son fatta quasi il crampo alla mano, e ho usato pure il pennello, per spazzare la polvere di gomma tra una matita e l’altra…

girl network

Recensione: la culla dell’Occidente

La culla della cultura occidentale è la Grecia, di cui Omero è il primo cantore. Nella sua opera, è possibile vedere tracce delle altre culture.
Margaret Atwood ha ricordato i chiari elmenti provenienti dalle altre voci, e le ha fatte parlare. Penelope ha delle cose da dire sull’uccisione delle sue ancelle, avvenuta al ritorno di Ulisse.
Un libro che dovrebbe essere presentato a scuola. The Penelopeiad. Il canto di Penelope.

girl self portrait

La motivazione della foto o del disegno

Fin da quando ero piccola, fin dai miei primi ricordi, c’è sempre stato un rapporto con la creatività.
Una attività essenziale per me è stata disegnare, sempre. Ho disegnato almeno per vent’anni di seguito, completando anche più di un lavoro in una sola giornata, e ho conservato quasi tutto: il pre-scolare ritratto del gatto bianco su sfondo rosso ha il suo posto nell’armadio di là.
Qualche anno fa, la macchina fotografica ha rubato di botto il posto alla matita, con una chiara motivazione pratica. Scattare una foto è più rapido che finire un disegno. In mancanza di tempo, una forma di sopravvivenza molto vitale.

Dopo parecchi anni di matite ferme (almeno sei?), l’altro ieri, ero in autobus, avevo un’idea, e pensavo: so che la posso disegnare, anche se è da tanto tempo che non lo faccio, so che la vedo e la metto su carta senza difficoltà.
Beh, è facile dirlo, ora. Il trasporto che si ha durante l’operazione del disegno è più intenso, e viscerale.
i'm back drawing