Mi impegno a continuare a dire quello che sottolineava lui: “pace, giustizia, dignità”

Vent’anni fa, in un giorno che era più o meno di questa stagione, ero davanti alla vista su tutta la città, a Conconello.
In quel momento, il mio compagno di classe Matteo si faceva domande sul senso delle cose, sull’intento di combattere l’ingiustizia, o quello di inseguire la conoscenza, mentre possedevamo solo gli appunti di filosofia.
Cinque anni dopo, sul molo audace, lo prendevo in giro: “ti ricordi quando dicevi che volevi fare la rivoluzione, e in realtà in quel momento non succedeva ancora niente?”
Lui mi rispondeva (era tornato per pochi giorni dal Messico): “eh sì, poi la rivoluzione l’ho fatta, pure troppo…”

Ora si possono vedere diversi segni del senso delle cose.
Li ha lasciati scritti lui. Ad esempio quando ha realizzato il reportage sulla lunga marcia messicana “per la pace con giustizia e dignità”.

Queste le pagine dedicate a Matteo da alcuni dei giornali per cui scriveva:
Desinformemos: hermano-amigo-companero-adios
Global-project
Il Manifesto
Il Manifesto-2
Wu Ming
giornalismo partecipativo
(claudio ernè su il piccolo)

Sopra le nuvole

In questi giorni passati nella penisola scandinava, la cosa piu´strana e´stata la luce, che si e´fatta vedere dalle 5 di mattina alle 11 di sera.
Il momento migliore e´stato il pranzo con un vecchio amico, Principe, che non vedevo da tempo. In un´ora scarsa di tempo, abbiamo subito trovato degli argomenti in comune. Uno tra questi: “il bello del silenzio”.
Ora sono di nuovo in aeroporto, dopo l´attraversamento di un fitto banco di pecorelle di vapore, e mancano ancora due voli.
Finalmente si ritorna a casa.

Una giornata da supporter… in Ungheria – parte 3

Sono nell’auditorium di Érsekvadkert in Ungheria, è passata qualche ora dall’inizio del soundcheck, quando, ad un certo punto, gli artisti spariscono tutti dietro le quinte.
“Sta per arrivare il pubblico”, vengo avvisata.
Che strano, io su quelle sedie della platea avevo fatto mio un posto in prima fila già da molto tempo prima degli altri.

Sandor esce per primo, e lo spettacolo comincia.
Si vede che questo è il suo territorio, perchè le sue lunghe spiegazioni in ungherese vengono apprezzate dal pubblico che evidentemente non disdegna di parlar di musica.
L’esibizione di Sandor, che si conclude con un affascinante pezzo tibetano, viene seguita da quella di Roland, suo allievo, e nel passarsi il testimone eseguono un brano assieme.
E’ insolita per me una rassegna in cui si susseguono quattro musicisti dediti tutti alla chitarra acustica contemporanea. Solo i Deja, che chiudono il concerto, aggiungono la voce, che è quella di Serena. “Voce arabeggiante“, le dice Nikolai, che li precede come penultimo sul palco, con una esibizione che contiene delle cantilene bulgare, insieme ai ritmi variati con improvvisazione.
Nikolai viene applaudito con molto entusiasmo, e così l’atmosfera è diventata calda al punto giusto.
Quando arriva il turno dei miei amici, con i loro pezzi solari si crea continuità al clima avvolgente portato dalla musica precedente.

Sandor e Roland Nikolai, Bulgaria l'ingresso dei Dèja l'esibizione dei Deja

Andrea e Serena aprono l’esibizione con un brano tipico del loro lavoro: “Credo alle favole“. La loop-station di Serena le permette di sovraincidere la propria voce dal vivo, costruendo polifonie vocali che riecheggiano su quattro tracce sovrappposte.
Adoro vedere come Andrea trasporta il suono sulle corde in “Tu sei qui“. Gliel’ho visto fare molte volte, ormai, ed è sempre, in qualche modo, diverso.
Durante l’esecuzione, sono colta dalla sorpresa di vedere che sulla scena c’è anche un pezzo di me. Sullo sfondo vengono proiettate immagini tratte dai cd, e riconosco il segno della mia matita, sulla proiezione di frammenti della copertina di “Laila“.
Ad un certo punto, si crea una visione sorprendente: tra i video sovrapposti sullo schermo, compare il viso di Serena che sta cantando, ripreso dalle telecamere di scena, affiancato al volto della bambina disegnata per il cd, quasi a sovrapporsi in una similitudine evidente. Nessuno in sala, in quel momento, lo sa. Ma la bambina disegnata sulla copertina è veramente Serena, ritratta da una foto recuperata da vecchi album di quando era piccola, con le foglie in mano, mentre viveva nella Russia asiatica.
Quel frammento di storia riemerso da una vecchia stampa sbiadita si è per un attimo intrufolato tra le immagini della cantante di oggi, che calca un palcoscenico dell’Europa dell’est.

decimo festival internazionale di chitarra acustica Andrea, Serena di oggi, e Serena a otto anni

Alla fine, l’ultima canzone è un tripudio di chitarre.
Tutti i musicisti sono tornati fuori assieme, e arrangiano “Norwegian Wood“, improvvisando giri tra corde e voce.
Si vede che questi giorni di tour sono serviti a creare un’intesa tra gli artisti.
Il pubblico ungherese applaude, con un ritmo delle mani che diventa cadenzato e crescente: tutti all’unisono, creano un passo battuto a più riprese per trasmettere agli autori l’energia restituita dalla platea.
Non posso capire quello che viene detto tra i saluti finali nella loro lingua, ma certo la musica è stata compresa in modo universale.

manifesti del concerto tutti sul palco per il pezzo di chiusura

Una giornata da supporter… in Ungheria – parte 2

La mia tappa in Ungheria comincia mantenendosi in movimento.
Subito dopo il mio arrivo a Vác, ho appena il tempo di lasciare la valigia in camera di Serena, che si riparte.
Il camioncino che deve portare gli artisti e i loro strumenti è già pronto per andare a Érsekvadkert, la località dove si tiene il concerto, e da oltre il finestrino vedo una faccia che mi riconosce come nuova del gruppo, e mi saluta: “Paola!“. E’ Sandor, che ha sentito parlare del mio arrivo dall’Italia, e che ha dato la disponibilità a prenotarmi un posto nella stessa pensione dove pernottano gli artisti, e a darmi un passaggio nel camioncino con loro.

Faccio dunque conoscenza con Sandor, Nikolai, Roland, Laura e Barnabas.
Attraversiamo per un’oretta campi e boschi interamente verdi: è strano, per essere a non molta distanza dalla capitale, le zone fuori città non hanno nessuna casa che interrompe la continuità del colore sulle colline.

Nikolai e Roland in partenza l'auditorium durante le prove
chiesetta di paese disegni dei bambini delle scuole corridoi dell'auditorium Andrea
Serena e Andrea Serena e Andrea le chitarre sul palco Roland che prova
Andrea e Nikolai Sandor alla prova del suono fiori di campo festival di chitarra acustica

Ci fermiamo finalmente all’ingresso dell’auditorium, dove è appeso lo striscione che presenta il Festival Internazionale di Chitarra Acustica.
E qui, i tempi si dilatano improvvisamente. Posso smettere di muovermi da un luogo all’altro, per fermarmi tutto d’un colpo ad aspettare.
Mancano ore all’inizio dell’evento, e tutti i musicisti diventano impegnati nelle loro consuete manovre di prova e preparazione; io invece mi siedo in una platea temporaneamente vuota, e ascolto.
Il soundcheck viene bene per tutti al primo colpo, mi dice Serena. L’organizzazione tecnica è tutta ad un livello molto alto.
E’ una bella occasione da vedere: i miei amici si sentono più del solito a loro agio, gli altri artisti si trovano in sintonia con loro.
Non conosco la musica degli altri chitarristi, e le loro prove del suono mi mettono curiosità.
Però poi mi sgranchisco un po’: esploro i ballatoi e la cucina, esco a curiosare vicino alla chiesa e tra i fiori di campo, noto il manifesto affisso là vicino che pubblicizza i loro nomi. Italia, Bulgaria, Ungheria: diverse nazionalità saranno presenti sul palco.

Nelle pause, Andrea mi spiega che Sandor è l’organizzatore della rassegna di eventi. Oltre ad essere un chitarrista acustico sperimentale lui stesso, porta altri autori internazionali a questo pubblico, che ormai lo conosce bene, e da dieci anni torna fedele in queste sale, quando passa il festival delle chitarre.
Si vede che Sandor vuol far sentire a proprio agio gli ospiti che ha radunato. Quando si rivolge a me, mi anticipa che dopo l’evento ci sarà una festa, con cena direttamente offerta sul posto. Per rispondere alle necessità dei miei amici ha fatto preparare anche un menu vegetariano, a cui mi accoderò volentieri anche io.

Per i Deja, questa è una esperienza che fa ricaricare le batterie. Per incontrare gruppi di persone che lavorano bene, in un settore musicale che ha delle specificità, con delle professionalità di eccellenza ma anche con delle qualità umane che lasciano spazio all’empatia e ai rapporti improntati a correttezza e scambio di ispirazione, bisogna talvolta fare molti chilometri. Esserci, è una opportunità.

Una giornata da supporter… in Ungheria – parte 1

Rieccomi qua.
Sono già tornata a casa.
Sto ascoltando uno dei cinque cd di chitarra acustica che ho ricevuto, nella maggior parte dei casi in dono, dai miei compagni di viaggio. Le sensazioni delle giornate scorse, brevi e intense, si affollano nella mente.

La visita ai miei amici Deja durante il loro tour in Ungheria è stata densa di stimoli. Uno per tutti, ad esempio: il discorso fatto a pranzo con Andrea, Serena e Nikolai, sui modi con cui può vivere un artista che vuole essere veramente libero dalle logiche di mercato.

Ma partiamo dall’inizio.

I primi cenni riferiti a questa storia si sono fatti sentire l’estate scorsa, quando avevamo invitato Andrea e Serena a passeggiare nel bosco tra le colline di Trieste, sulla strada del latte. In quei giorni loro erano appena tornati dall’esperienza di registrazione del loro ultimo disco in Germania, occasione che aveva portato loro importanti contatti internazionali. Durante l’attività nello studio avevano conosciuto Sandor, che li aveva invitati a tornare a suonare con lui l’anno successivo, per una breve tournèe europea.

Ed eccoci di nuovo ai giorni nostri, quando, poco più di una settimana fa, l’argomento è tornato fuori in tutti i suoi dettagli.
Serena aveva pubblicato sul web le date del loro tour in Ungheria, Romania, Repubblica Ceca, al seguito di Sandor e di altri musicisti.
Queste informazioni hanno subito cominciato a rimbalzare dentro la testa dei loro fan super-sfegatati, tra cui la sottoscritta, che stava già componendo nella propria mente il film in cui si vedeva una intera serie di concerti, con me al seguito di tutto il gruppo degli artisti nel ruolo di comparsa, traduttrice, giornalista-biografa, imbucata tra gli strumenti nel loro camioncino, tutta intenta a scoprire i segreti del dietro le quinte delle band…

Fatto sta che, tenendo un piede per terra e uno sulla zattera del web, ho cominciato a visualizzare gli itinerari del loro tour su google maps, vedendo quei luoghi come sempre più vicini.
Quando ho scoperto che c’era un treno-notte diretto, da Monfalcone a Budapest, non ho resistito più, e li ho chiamati.
“Senti Serena, scusa se ti disturbo mentre state facendo le valigie, ma… potresti dirmi dove pernotterete?”
E così, sono riuscita ad organizzarmi per acchiappare una data del loro viaggio. Quattordici ore di treno andata, quattordici ritorno, e una giornata rubata al seguito dei miei amici in Ungheria.

al matrimonio di Paola e Mauro ecco il mio treno palla in partenza campi dal treno
lungo i binari il centro di Budapest la stazione di Vac aspettando il treno
attraversamento binari consentito fiori sul treno papaveri sui binari Andrea e Serena sono venuti a prendermi

Tralascio il dettaglio “freak” della partenza fatta con valigia al seguito, direttamente a fine festa di matrimonio di Paola e Mauro, in cui Dado mi porta in auto da Aquileia alla stazione di Monfalcone.
Vabbè, lo dico.
Il dettaglio era questo.
Credo che gli invitati, alle prese con gli ultimi balli della sera, non si siano accorti che la sottoscritta stava andando via dalla villa con, sotto la giacca, non più un vestito da matrimonio, bensì con un abbigliamento cambiato all’ultimo che assomigliava, se non proprio a un pigiama, perlomeno ad una tuta…

Bacio di rito sul binario al Dado, che resta da solo per un paio di giorni, comunque allietato dalle partite di hockey (si fa per dire, visto che poi in campo ha trovato pioggia e grandine…).
Salgo sul mio treno, ciaociao dal finestrino, e via, verso l’attraversamento di tre confini: Slovenia, Croazia ed Ungheria.
Dopo il check veloce dei primi due confini prima dell’alba, all’ingresso in Ungheria i controlli si dilungano: passano sia la dogana che le polizie dei due stati vicini, e ripetutamente confrontano la foto sul documento con la faccia sul cuscino. Non si può dire un sonno placido senza interruzioni.
Comunque.

All’arrivo alla stazione di Budapest Keleti, scatta il piano “precisione millimetrica”.
Cambio gli euro, cambio la metro (prima la rossa e poi la blu), cambio stazione e giungo a Budapest Nyugati.
Mostro un po’ di volte con l’indice le mie stampe del piano di viaggio a chi, interpellato per informazioni, non sa parlare inglese. Trovo dunque, indicatomi a gesti, il trenino locale che mi serve per l’ultima mezz’ora su rotaia, e arrivo fino a Vác, cittadina di campagna situata su una curva del Danubio.
Scendo dal vagone, alzo lo sguardo e vedo sul marciapiede Andrea e Serena che mi attendono.
Evviva! La tappa è cominciata!

News dall’Ungheria

Eccomi qua, che scrivo dalla camera di Andrea e Serena, che canticchiano mentre scrivo, e dall’altra camera, quella di Nikolai, si sente suono di chitarra che prova…
Andrea dice: “Qual è la nazione più lunga d’Europa? Luuuungheria! (tra parentesi, non è mia, è di Frassica)“.
Per anticipare qualcosa, dico solo che il concerto di ieri era un grande evento, da non perdere, e chi non c’era non c’era; tipo: i pink floyd a Venezia!
Ora andiamo a pranzo, il resto degli aggiornamenti arriveranno poi, saluti ungheresi!

Serena e Paola al Panzio

Giorni da matrimonio – 2

L’altro sabato si è sposata un’altra coppia di nostri amici, Renzo e Cristina.
Li abbiamo visti davvero pieni di energia.
Nei giorni immediatamente precedenti al matrimonio, gli ultimi dettagli creativi ed organizzativi venivano sistemati a precisione millimetrica, anche col nostro contibuto.

Le decorazioni per i segnaposto dei ben 25 tavoli sono state frutto di:
-arzigogolamenti in rima composti dai nostri amici, che han voluto far tribolare gli invitati con degli indovinelli
-scatto di foto spiritose tipo nano-da-giardino-in-viaggio ad opera del Dado
-fotomontaggi infiniti in Photoshop, ad opera della sottoscritta che ha raggruppato il tutto
-consegna della chiavetta con i file da Dado a Renzo, giusto a pelo prima dell’antivigilia.

Ecco come si sono svolti gli ultimi istanti del piano, stando al resoconto del nostro amico e compagno di classe:

“La consegna di Davide di stamattina è stata veramente roba da The Bourne Identity:
passo in via machiavelli in auto senza riuscire a fermarmi e vedo alla moviola e oltre i vetri Davide che effettua la consegna alla guardia…
e scompare nell’oscurità dell’antico palazzo…

ripasso in auto, mi fermo in mezzo alla strada con le quattro frecce, scendo di corsa, vado dalla guardia chiedendo il materiale lasciato da Davide G.; la guardia con malcelato sorriso: “Se te son Renzo V. alora xè per ti”.
Ritiro, corro fuori, disinserisco le quatto frecce e via con il materiale scottante…
che roba!”

evviva gli sposi il cartellone dei segnaposto cartoline segnaposto cartoline da piscianzi
di ritorno dalle foto davidaola vestiti da festa il menu ingresso in sala
fiori nuziali il mare dal molo quarto palloncini fuggiti effetto brindisi

Giorni da matrimonio – 1

Domani si sposa una coppia di nostri amici, Paola e Mauro.

Io ho avuto la fortuna di essere stata invitata alla festa di addio al nubilato della sposa.
Una serata a tutto vantaggio delle amiche, che si sono immerse nel ruolo della giuria assaggiatrice, obbligata a valutare le prodezze culinarie della protagonista.
Che doveva cuocere degli elaborati uccelletti amari…

Troppo buoni quei biscotti!
Ce li siamo divorati tutti!
L’alto contenuto di cacao non ha reso il rito meno dolce…

uccellini uccellacci...

Lo volevo fare, lo volevo fare… l’ho fatto!

Lunedì, stanca della giornata pesante da cui volevo andare via, mi sono detta: vado in stazione.
E poco dopo ho mandato a Serena questo un messaggio:
“non ci crederai, ho davvero appena preso il biglietto del treno per Budapest… ci vediamo al vostro concerto in Ungheria!”

Deja Eastern Europe Tour dates:
13/05 – Vác (Hungary)
14/05 – Győr (Hungary)
15/05 – Érsekvadkert (Hungary)
17/05 – Szatmárnémeti (Romania)
19/05 – Prága (Czech Republic)

httpv://www.youtube.com/watch?v=zEt4am2BiYI