Risposta esatta!

Ieri nonno Franco è venuto a trovarci, abbiamo passato un po’ del pomeriggio a casa tra i mille giochi di Diego, e un po’ in giardinetto per sgranchirci le gambette.
Ad un certo punto ci è sembrato che Diego avesse mangiato qualcosa di strano, ma non ne eravamo sicuri.
Nonno Franco si è precipitato da lui: “Cos’hai in bocca?!
E Diego, sorridente: “I denti!

Parole copiate, parole inventate

Diego ha cominciato a dare significato ai suoi disegni.
Un mucchio di segni di matita: “la pasta col pomodoro
Un groviglio di cerchi: “la moto“; una riga lunga che parte da lì: “la strada per le macchine“.

Il disegno della moto lo abbiamo regalato alla zia Cilla per il suo compleanno.
Gliel’abbiamo portato ieri, alla festa nel giardino dei nonni.
I festeggiamenti però si sono spostati presto dentro casa, perchè col cielo che volgeva al rosa si sono sentite le prime gocce di pioggia. “Non si può stare in giardino perchè piove, mannaggia! E’ birichina, la pioggia!”, ha esclamato Diego.
Sembra che mannaggia lo senta dalla maestra Elisa, mentre birichina glielo ha insegnato la nonna Luisa.

In questi giorni Diego ci fa sentire le sue canzoni preferite, anche con delle variazioni. Invece di “pippi calzelunghe“, ci canta “bibbibabebube“, o “mimmimamemume“. Oggi Davide ha chiesto in asilo se fanno dei giochi di questo tipo, ma gli hanno detto di no. Questi esperimenti con le parole sono proprio una sua invenzione.

Oggi Diego compie due anni!

Questa mattina, per svegliare Diego, siamo andati subito a cantargli “tanti auguri a te”. Anche gufo e panda gli hanno intonato la canzone!

Durante la colazione, gli abbiamo fatto provare a spegnere le candeline. “Ancora!“, chiedeva lui.

Prima di uscire, Diego ha voluto prendere una delle chiavette del caffè che papà Dado non usa più.
E quando scendevamo le scale di casa assieme, ci ha fatto sentire la sua vena chiacchierina.
Diego scende le scale con la chiave, in mano. Posso giocare, con la chiave? E’ mia. Me l’ha data papà. Per regalo.”

cartolina di auguri

Nuvole basse a Lagolo

Anche quest’anno abbiamo passato la settimana di ferragosto in Trentino, a Lagolo, con i nostri amici Liviano Michele e Silvia.
Abbiamo trovato il tipico clima variabile del posto, per metà fatto di sole caldo che intiepidiva l’acqua del lago fino a ventiquattro gradi, e metà di pioggerellina fine che chiedeva maglioncino e giacchetta.
Dalle montagne attorno a noi salivano vapori che formavano nuvole basse, e le ricorrenti pioggie hanno innalzato il livello d’acqua del lago fino a quasi sommergere il pontile.
Diego ha apprezzato molto le passeggiatine quotidiane attorno al lago, che generalmente faceva in bici, durante le quali osservava le pigne da raccogliere, gli aghi di pino da regalare alla mamma, il muschio da accarezzare. Se faceva freddo, controllava che tutti avessero cappuccio o berretto. “Mamma ha il cappello! Anche Diego ha il cappello! Papà non ha il cappello! E la bici, ce l’ha il cappello?”
In pieno periodo loquace, Diego ha chiacchierato con tutti, e ha animato i suoi giocattoli facendoli ballare attorno a sè. “O Diego come tu danzi, danzi danzi danzi ben“. Idem con le macchinine, con il panda, con le ciabatte e con la fetta biscottata, che salterellava nelle sue mani per ballare sul divano.

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Il periodo animista

In questi giorni, la sera dopo cena, usciamo sempre con Diego per fare un giro in giardinetto. La temperatura è buona, anche se il cielo nell’ultima settimana è stato spesso coperto, e qualche volta abbiamo preso un paio di gocce di pioggia, però non abbiamo mai saltato l’appuntamento.

Questa sera sopra di noi c’era una splendida volta blu, senza nuvole. Dopo un po’ di giorni che Diego chiedeva dov’era, oggi finalmente abbiamo rivisto la luna.
Diego l’ha salutata, da sopra le sue due ruote.
“Ciao luna! Come stai? Vieni sulla moto, luna? Non viene sulla moto, la luna. Prendi un biscotto, luna?
Diego ha preso dalla sua tasca un biscotto immaginario, e lo ha allungato alla luna. Potendo immaginare quello che voleva, probabilmente la luna ha accettato il biscotto. A quel punto, Diego si è ritenuto soddisfatto.

scoprire giochi e usare frasi nuove

Diego è nel pieno di una fase di ulteriore evoluzione, del linguaggio e dei movimenti. In asilo sta imparando a fare le corse “pronti… via!”, i salti e le capriole, rotolarsi “pancia su e pancia giù” e continua l’allenamento a casa, correndo da una parete della cucina all’altra o lungo il corridoio con grande allegria. Si diverte anche a lanciare una palla e corrergli dietro, meglio con una di quelle più rovinate che saltano in maniera disomogenea e fanno ancora più ridere!
Ieri sera ha voluto che papà tirasse fuori, dall’angolo dove era riposto, il suo bastone da hockey, che, purtroppo, sta facendo le ragnatele… però quell’aggeggio era troppo grande per Diego, quindi papà Davide ha tirato fuori il bastone formato mignon che stava nell’armadio ad aspettare l’occasione buona per farsi conoscere.
Mentre papà rovistava tra le sue mille robe nello scaffale, Diego ripeteva “Non si tòva batòne…”. Appena tirato fuori l’oggetto, il piccolo hockeysta ha subito capito cosa farci, e ha copiato i movimenti di papà e mamma per passarci la palla tra noi! “Trovato batòne papà!”
Oltre a copiare i movimenti con i suoi neuroni specchio, è molto attento a memorizzare e imparare tutte le nuove parole e frasi che sente. E poi ricombinarle insieme, con grande sorpresa di genitori e nonni… per esempio ti dice, con lo stesso tono che ha sentito usare, cose tipo
“papà guarda colombo*… hai visto colombo?”
“hai capito? ho capito!”
“esatto!”
“il colombo* vava via… il camino non vava via…”
“oggi no c’è Niccolò… domàaaani…”
“dov’è macchina papà?… oggi no macchina mamma… oggi guida papà!”
(*i colombi sono un soggetto che lo diverte molto; li osserva dalla finestra, li fa scappare quando li vede).
Ieri pomeriggio, nonna Luisa e nonno Giordano lo hanno portato a fare un bel giro in Villa Revoltella. Al ritorno, nonno ha avuto un momento di difficoltà ad aprire la carrozzina, che aveva il movimento un po’ incastrato.
Al che, Diego guarda nonno Giodi e, candido come tutti i bimbi, dice “nonno, ce la fai?”