Anche E.T. aveva la bici

Tra le varie pedalate degne di nota, valgono anche quelle fatte in città vicino a casa, mi pare evidente.

Sabato scorso sono uscita che era già tramonto, ma faceva caldo, sembrava una serata estiva. Ho fatto tappa su tutti i moletti delle rive, come al solito. C’era ancora sul Molo Audace l’opera d’arte che avevo visto al mattino: un tratto del percorso impacchettato alla Christo, bitta fucsia-bitta rossa, tappeto blu e lampione giallo. “My favourite place” è il nome dell’opera (che si colloca nella serie “Public Art a Trieste e dintorni”), e mi pare un nome perfetto.
Alla fine del giro, passo alla Stazione Piloti di Trieste, che sta tra la Guardia di Finanza e L’Ausonia; quella da cui si può vedere il Pedocin, insomma. L’ingresso è vietato, ma il cancelletto è aperto, anche questa volta. E non c’è nessuno.
All’orizzonte ci sono il cielo e il mare che chiamano: rosa, grigio e giallo chiaro. Attraverso il cortile, raggiungo il molo: percorrerlo è attraversare un tratto dalla lunghezza infinita, verso l’aria e l’acqua. Sembra di stare in un sogno, di quei sogni in cui puoi andare avanti quanto vuoi, anche sull’acqua, e proiettarti a vedere dall’alto il paesaggio che spazia…
Ok, a fine molo ho fermato la bici. Sul muricciolo di fronte, tre sagome scure in silhouette, dapprima distanti, si avvicinavano tra loro; una sembrava portare la custodia di uno strumento musicale. Cosa c’entra uno strumento con le barche che stanno intorno?
A sinistra, l’unica luce forte della sera, il traghetto UN-Ro-Ro, che carica placidamente camion nella sua pancia.
Mi volto, ripercorro la strada all’indietro. Il molo si allunga anche stavolta, ai lati c’è l’acqua verde scuro, sembra sempre un sogno, si può scartare a lato e volare sopra il mare…

gioco d'arte sul molo audace il molo è nostro My favourite place Public Art a Trieste e dintorni

[Aggiunta di Davide]: beh, quel posto e quei moletti fanno parte dei nostri giri da quando eravamo morosetti. Sempre in bici, andavamo al tramonto nelle giornate calde a guardare la luce che cambia. E a darci qualche bacetto (innocente eh!). Un giorno, dal lato del molo della Finanza, siamo lì seduti a chiacchierare (!) e a un certo punto arriva da dietro una voce “Cosa fate qui?!” interrogativa e marziale… Un finanziere della garitta ci dice: “Questa è zona militare, è vietato l’accesso!” (e noi che ci siamo andati mille volte…) e “E poi lì sopra c’è una telecamera, non vi vorremmo vedere registrati…”! ohoho! Beccati! bon, figurino fatto, via da un’altra parte a sbaciucchiarsi ancora!! =*

Una storiella d’acqua dalla Cilla

Ricevo e, autorizzata, pubblico: troppo bello questo raccontino!!!

—–Original Message—–
From: sorellina Cilla
Sent: 12 October 2007 9:21
To: sorellona Palla
Subject: blub splut splat

stamattina ero sveglia alle 6 per andare in piscina col papi. esco alle 6 e 30 col cappotto perché a quell’ora fa frrreddissimo. piscina di san giovanni aperta dalle 7 e papi mi fa anche una tesserina da 10 ingressi. era tanto che non andavo, quasi non mi ricordavo cosa dovevo fare. bon, mi faccio la doccia gelida per abituarmi all’acqua della piscina. papi mi dà una scuffia vecchia di stoffa, ma appena entro in acqua ovviamente la perdo e faccio svolazzare il mio codino di cavallo. ecco subito il bel bagnino che mi richiama… “paaapi, mi dai la tua cuuuffiaaa?” e cambio con la sua che per fortuna mi sta. tra parentesi l’acqua è calduccia (e allora occorreva gelarsi i sentimenti col doccino???). incomincio a nuotare con gli occhialini (di papi, cilla-astronauta-spaziale), ma dopo 4 vasche a stile sono già morta. che pappetta, penso! ma no, è solo perché sono andata troooppo veloce. allora rallento, ma è meglio non sforzare troppo il braccino, che comunque è andato giù di muscolatura. un po’ di stile e ogni tanto dorso per riposare. con un dorso tutto mio, mi schizzo, mi annego, acqua negli alveoli polmonari, cilla splat, splut, triplo BLUB! l’acqua poi è strana, perché non sudi, non sai esattamente quando sei caldo…ma sai quando sei stanco! braccia pesanti, gambe che non stanno bene a galla; l’unica cosa che sta bene a galla è rotonda e ha 2 chiappette… esco dall’acqua insieme a papi e vado nella piscinetta idromassaggio così sciolgo anche un po’ i muscoli, faccio un po’ di stretching per le braccia a penzoloni. vado a farmi la doccia (stavolta bollente) e mi asciugo la chioma. memore dei miei anni di piscina mi asciugo col phon portato da casa per evitare che mi si creino ciuffi ribelli (dalla piscina vedi spesso uscire capelli a parabola). yuppee, capelli normali! mi vesto, esco e… ma guarda, papi è ancora dentro, ho finito prima di lui, ah ah! paaapiiii!!! usciamo dalla piscina e sono appena le 8. bella sensazione di avere i muscoli rilassati e di avere ancore tutta la mattinata davanti impagabile.
rosolin-cill
bluereflection5

Ancora sogni popolati da strane creature

Il libro in lettura di questi giorni è “Blackberry wine“, della brillante Joanne Harris. Storia di uno scrittore che rivisita in una vacanza i luoghi delle sue esplorazioni di ragazzo, i ricordi delle sue prime avventure.

Per me questo tipo di luoghi, salite all’altopiano dietro la casa dei miei, torna a farsi vivo nei sogni, con un po’ di variazioni sull’argomento…

Stanotte ho sognato di avere un appuntamento con delle amiche presso Campo Cologna, e di andarci partendo dalla sommità di via Moreri sull’altopiano. Cominciavo quindi una discesa lunga e tortuosa (come realmente è), infarcita di passaggi per strani luoghi.
La prima tappa si svolgeva in un campetto di terra rossa. Sul campetto, c’erano delle foglie cadute, gli orli avevano un bel colore brunito, e mentre mi avvicinavo per fotografarle, vedevo che le foglie si alzavano sopra le proprie zampe: in realtà erano degli insetti-foglia (forse un tributo agli insetti stecco visti l’altra settimana a casa di Bibi e Dodo).
A lato c’era una scuola di volo per uccellini: si buttavano in planata da un ciglio, e poi lo risalivano arrampicandocisi come scalatori.
Presa dalla mania delle foto macro, trovo coleotteri scintillanti e farfalle dalle ali trasparenti, che camminano agili lungo tele di ragno, e provo anche a catturare con dei video la seguente scenetta.
A lato del campetto c’erano dei buchi nella terra tipo nidi di talpa. Dai buchi spuntavano testoline rosse di galletto urlante, con occhio vigile ed allarmato, e poi galletti interi a frotte che correvano fuori sculettando. Dietro di loro, sbucavano dal terreno dei bambini dispettosi e paffuti, che li inseguivano secondo un gioco di caccia al galletto, che facevano percorrendo già da sotto il terreno le gallerie delle talpe…
Giungo ad una villa con terrazze con vista: sembra che sono arrivata alla festa! All’ingresso sulle terrazze, stavano due splendidi gatti, vestiti con una scintillante corazza di rame, per un gatto liscia e per l’altro corredata di sbuffi di pelo, a mo’ di decorazioni piumate da capo indiano: i veri protettori del luogo. E nelle sale, persone vestite a festa, forse quelle conosciute in Francia lo scorso weekend…
Che psichedelia!!!

thecat figlia di vite 2farfalle bug

Dream pics

Stanotte ho sognato che si potevano fare le foto ai sogni.
Era una cosa facile: bastava tenere in mano nel sonno la macchina fotografica. In questo modo, il dito che toccava il pulsante dello scatto trasmetteva alla macchina fotografica il potenziale chimico (guarda un po’!) necessario ad impressionare la CCD della macchina fotografica con l’immagine in corso… Infatti, poi nel sogno arrivava mattina, mi svegliavo, e trovavo memorizzate tutte le foto dei sogni, che la sera prima non c’erano… Che flash!!

freeze i blu di dado rosafredda bluereflection12

Comincia la sezione dedicata ai sogni…

Questa notte ho sognato di incontrare mia sorella Francesca dopo lavoro.
Lei mi aspettava con una sorpresa. Un gelato! Ma una torta gelato, creata da lei! Stava su un tavolo lungo 10 metri, ed era una torta lunga come il tavolo, composta da 150 palline di gelato messe in fila, come su un lunghissimo vassoio. E sopra ogni pallina di gelato, una montagnetta di panna. E sopra la montagnetta di panna, 5 o 6 pezzetti di fragola, o delle mandorle… yummm!!!
Uè, Cilla, che pazienza con tutte quelle palline!!!

fragola

p.s.: e questo non è ancora niente. Guardate qua che sogni spaziali che tira il dado!!!

La donna che visse due volte. E l’uomo che era il sosia di sé stesso

Nel famoso film di Hitchcock (dal titolo originale ‘vertigo’), la donna che visse due volte è entrambe le volte una donna ‘finta’, ricostruita. Questa è la mia linea di interpretazione personale. Chi non ha ancora visto il film e non vuole farsi svelare tutta la trama, salti questo paragrafo. La prima volta è una sofisticata signora bionda, costruita ad arte per recitare la copertura di un delitto. La seconda volta, è la stessa immagine di donna, ancora una volta finta, ricostruita nello stesso modo dal poliziotto protagonista, che vuole rivivere le vicende dell’assassinio per farci chiarezza (e beccarsi lo stesso tragico finale, purtroppo!). Mai vera, insomma.

Sicuramente molto più spensierata (a meno di un po’ di scomoda pioggia) è la storia dell’incontro con Emilio Rigatti, di cui ora sto per svelarvi il finale, ovvero se l’incontro era stato vero o finto. Per chi non avesse già visto l’inizio di questa storia, consiglio di fare tappa a questo link prima di leggere il paragrafo successivo.
Ho scritto alla casa editrice di Rigatti per sapere se avevo incontrato (più o meno brevemente) proprio lui, ed ecco a voi cosa Emilio in persona mi ha risposto.

—-Messaggio originale—-
Da: emilio rigatti
Data: 20-ago-2007 8.30 PM
Ogg: sosia di me stesso

Cara Paola,
quando ho letto il tuo blog a momenti mi dà di volta il cervello: io ho parlato con una tipa in autobus? Mi ha chiamato e mi ha ottenuto un permesso speciale di trasporto bici? ma sto dando fuori di testa? Avevo già il cellulare in mano per chiamare i due amici che erano con me in quel viaggio in Istria per chiedere se davvero mi ero scordato tutto, quando sono arrivato alla fine del post e ho capito che il mio normale livello di “otava division” era comunque sotto i livelli di guardia…medica. Comunque l’autista dell’autobus successivo era più morbido, ci ha fatto salire senza biglietto e ci ha portato fino in stazione. Treno fin a Monfalcòn, foratura a Ronchi e arrivo alle otto. Allego la foto che comprova l’avvenuto trasporto sull’autobus successivo anche senza la tua mediazione e l’ultima foto del tour. Sai che a metà settembre c’è “Ciclomundi” a Portogruaro? Forse vi potrebbe interessare.
Un caro saluto e te e a Davide.
Emilio Rigatti

(continua…)

la bici sul bus Rigatti è quello a destra

L’enigma del bonsaibaba

L’altra settimana è venuto a trovarci un bonsai, anzi, una bonsai. Accavalla le gambe, come una pasciuta donna di Botero. Raffinata ed esigente. Non ama fare il bagno: meglio la doccia, con acqua limpida, che scivola via senza macchia.

Le piace scrivere. Sparge fogli, pergamene con misteriose iscrizioni, come un oracolo. È un’amante della calligrafia! Ieri ha scritto: alluvione; Camargue! Oggi ha scritto: torrone, Grecia! Frammenti di storie passate. E poi, con le foglie nuove verdi, prevede il futuro! Aspetta, aspetta… guarda là… c’è una fogliolina gialla… giallo come un raviolino… chissà cosa vorrà dire? vedremo, vedremo.

Il radicio e il concerto

C’era una volta un radicio picio picio. Poichè era il più picio di tutti, veniva chiamato ‘radicieto scoresa’: no iera niente de lui, solo due ciuffetti che sparivano nella calca. Nella cesta delle verdure faceva ‘cucù’! e a malapena si sentiva la sua vocina. Un giorno venne preso come da un soffio di vento, e il mondo sotto di lui cominciò a girare… uooouuu… tutto si muove… blubb che paura!

Il radicieto fu portato da barbiere, che gli tagliò corta la frangetta. Poi in piscina, poi in sauna. Poi gli fecero una maschera di bellezza, con una crema profumata. E poi lo vestirono di tutto punto, pizzi e volant millefoglie. Non sapeva che sarebbe stato portato ad un concerto. Col suo abito da sera nuovo, sentì le orecchie ronzare: un rumore di chitarra hawaiana proveniva dall’altra stanza (iera Dado che gratava le corde della slide…).

Nel coro: ricotta, parmigiano, speck, pasta sfoglia ed erbe di provenza.

Incontri ravvicinati dell’altro tipo (ovvero: cogli l’attimo)

Oggi, lunedì semiferiale (nel senso che metà ufficio era in ferie), il vento fuori dalle finestre ha spazzato le fronde per tutto il giorno: la forza della natura era uno spettacolo. Si dice ‘uno spettacolo’ soprattutto quando lo si guarda restando dentro al calduccio: ovviamente, proprio al momento di uscire, è scattato il nubifragio sopra le nostre teste.

Esco dunque sotto la pioggia, e con un paio di salti nelle pozzanghere (fortunatamente dotata di sandali impermeabili da fiume) arrivo quasi decente al bus fermo al capolinea, mi siedo e da lì ricomincio a guardare le figure dell’acqua spazzata dal vento fuori dal finestrino.

In quel momento sale sul bus un altro tipo mezzo bagnato, mantellina nera svolazzante da volatile, caschetto da bici, sandali e braghette corte. Chiede al conducente: “Si può portare la bici sul bus?” Ovviamente la risposta è no, come mi son sentita dire altre volte anch’io. Scende dal bus, lo squadro, occhi azzurri pizzetto ed orecchino, “Sembra Rigatti”, dico mentre esce, ma non mi sente.

Allora apro il finestrino, gli grido “Emilio!”, e lui si gira… E’ proprio lui, il mio mito, lo faccio tornare! Intercedo con l’autista usando la mia solita tecnica: “Sono una habituèe del bus, ho la tessera dell’autobus annuale da anni, faccia un’eccezione, se è così gentile da farlo salire scriverà di lei in uno dei suoi libri, è uno scrittore affermato!”. Incredibile, ma funziona: Emilio sale, assicura la bici nell’ampio spazio centrale, e fino alla stazione mi racconta del giro che stava facendo in Val Rosandra, prima di riprendere il treno per Ruda, e del suo nuovo libro; e io gli cito il nostro viaggio di nozze in bici, fatto con questi sandali uso-bici che ho scelto pensando ai suoi suggerimenti, e le piste ciclabili francesi e spagnole…

Bello, eh? Quell’attimo catturato. Peccato che da “Emilio” in poi ho immaginato tutto. L’avessi catturato davvero. Ma ora scrivo alla sua casa editrice e glielo dico. Anche se era un sosia, ormai vale lo stesso. Come una citazione tra scrittori, se così si può dire…

(continua…)

limone bluereflection2 vinca caduta