Ciclopista del Brenta – parte 2

Il primo giorno di pedalata sulla ciclovia del Brenta abbiamo percorso 60 km. Ci siamo fermati per la notte oltre la metà del nostro tragitto perchè non avevamo trovato altri posti dove pernottare.
Il panorama lungo la strada del primo giorno è stato riempito dai colori della natura di montagna: blu del cielo tra le nuvole di zucchero, e azzurro-verde del fiume che scorreva quasi sempre alla nostra sinistra. Verde scuro degli abeti e verde nuovo dell’erba baciata dal sole; giallo o azzurro dei fiori piccoli che tappezzavano le distese dei prati; bianco dei meli e delle cime dei monti.

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Il mattino del secondo giorno è stato caratterizzato dalla scoperta a sorpresa del laghetto carsico di Ponte Subiolo. Un luogo ovattato dalle rocce muschiate e protetto dai fichi attraversati dai raggi di luce, in cui l’acqua di risorgiva sotterranea riempie uno specchio di sfumature trasparenti con tutte le tonalità dei colori freddi e chiari come di pietra preziosa.
La sera del secondo giorno è stata resa affollata dal clima di pre-raduno degli alpini a Bassano del Grappa (che si popolava già in vista della festa della settimana successiva), e dalla cena in pizzeria alla Favorita con gli amici Emilio e Bughi, contattati telefonicamente in quanto li sapevamo in zona (hanno percorso lo stesso nostro itinerario in metà del tempo!).
Certo che a noi, questi giorni sul pedale, hanno fatto venire voglia… di continuare così sempre più!!!

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Ciclopista del Brenta – parte 1

Lo scorso weekend c’è stato un bel sole nei giorni di venerdì e sabato. Ben informati dalle previsioni meteo, ci siamo attrezzati per passare quelle due giornate in sella alle nostre bici, immersi nel verde nuovo formatosi dopo le piogge precedenti, acceso dalla luce primaverile.
Programma della gita treno-bici: percorrere la ciclovia del Brenta, da Pergine a Bassano del Grappa, per un totale di 100 km, in due splendide tappe.
Questo percorso ciclabile è stato messo a punto due anni fa, ed è ancora in corso di ampliamento, con collegamenti fino a Trento, verso Vienna, e così via.
Devo ringraziare Paolo Bonavoglia che ce l’ha fatto scoprire, mediante la recensione del percorso, che nel suo sito presenta anche le altimetrie complete.
L’itinerario, in gran parte interdetto alle auto, è impreziosito dalla percorrenza lungolago (Caldonazzo), lungo fiume (il Brenta, sempre accessibile alla vista come pochi fiumi, dapprima ristretto e poi ampio e forte), sotto monte, dentro il bosco, largo nella valle, tra picchi innevati, presso filari di meli, lungo la via Claudia Augusta vecchia di 2000 anni, nelle tradizioni di allevamento degli ovini della Valsugana, e presso sorgenti che rivelano magici fenomeni di carsismo (di cui parleremo domani).

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Scalo Legnami

Lunedì di Pasquetta, c’era previsione di pioggia. E invece dopo pranzo è arrivato il sole: non resisto, non resisto, vado a fare un giro in bici!
Percorro le rive… Andiamo avanti, ancora un po’, sali, scendi e continua…
Arrivo fino a Scalo Legnami.
L’ultima volta, ci sarò stata quindici anni fa.
Come quella volta, anche questa sono riuscita ad entrare nell’area magazzini: il cancello era aperto.
Grandi spazi vuoti, mezzo cielo nero, ombre nette diagonali. Passando da un capannone all’altro, arrivo fino al mare: non c’è nessuno, a parte i gabbiani, e un camioncino solitario che carica surgelati.
Quando arrivo al magazzino storico, dove la luce filtra tra le colonne di mattoni come quindici anni fa, dietro di me arriva una guardia giurata. Nascondo la macchina fotografica appena in tempo, e gli dico “buongiorno” con nonchalance. “Buongiorno”, mi risponde.
Mi allontano… esco dall’area magazzini superando il cancello… la guardia mi segue, si ferma al cancello, e lo chiude dietro di me.

Ma io, come quell’altra volta anni fa, le foto le ho fatte comunque!

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domenicamattina

Le previsioni del tempo sono fondamentali. Domenica scorsa c’era sole solo di mattina: quindi bisognava acchiapparlo con un giretto in bici prima che se ne andasse.
Nella cittàvecchia dorata si sono sovrapposti due fotografi in azione: provate a indovinare quali tra queste foto sono della Paola e quali del Dado.
La luce ha attirato tutte le persone negli stessi luoghi. Ecco allora che tra gli incontri casuali ci sono stati: il gruppo bolzanino al tavolo per un drink solare; e ovviamente bibi&dodo&ale in giardinetto sotto casa. Ciaociao!

ombre gialle due fotografi spezzone di cielo graffiti
non sostare fontana graffiti cavana
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Una domenica di sole

Questa domenica c’è stata una giornata di sole come non se ne vedevano dall’anno scorso: si sentiva già il giro delle stagioni, sbucato presto!
Mentre tutti erano in coda per Barcola, noi ci siamo andati facendo una splendida passeggiata su per le colline, tra peschi, ciliegi e scalette nascoste. Itinerario: Scala Santa fino alla quarta fontana, attraversamento bosco e fiumiciattolo, via del Collio, Gretta, giù per le scale all’osteria belvedere, strada del Friuli fin dopo al faro, e calata verso il mare per via del Perarolo.

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In bici a Rupinpiccolo

Domenica scorsa siamo andati in bici tra i paesini del Carso, usando pigramente il treno fino a Bivio d’Aurisina, in mancanza del tram, per arrivare sull’altopiano.
A metà giro c’è stata l’immancabile tappa “rodoleto”, prosciutto olive peperoni e un bicchier di vino rosso.
Dado ha cominciato a fare rallentamenti e tappe fotografiche al posto mio, cominciando a sfogarsi con la sua macchina panasonic nuova. Era ora!! Finalmente mi sento in degna compagnia! Sì: queste qua sotto sono le foto sue, trattate con il metodo HDR.

Rupinpiccolo - Repnic in hdr … Rupinpiccolo - Repnic in hdr - 2

Padova fotografia

foto Silvia Camporesi foto Isabella Bona

Ieri, venerdì, gita trenobici a Padova per vedere una mostra fotografica organizzata dal CNF, Centro Nazionale di Fotografia. Il simpatico custode Giancarlo mi ha dato le infomazioni necessarie a fare tappa negli uffici del CNF, conoscerne le amministratrici e il coordinatore. Volevo infatti informazioni sugli altri eventi organizzati per la rassegna “racconti di donne”. Ho scoperto in realtà che il prossimo festival della fotografia, organizzato come ogni anno a Padova ad aprile, ospita 30 autori, di cui zero donne. Mah.

Nel pomeriggio, il giretto in bici si è dipanato sulle strade lungo argine del circondario di Padova. Il più bello è stato il lungoargine Terranegra, presso il Piovego, col sole finalmente sbucato tra le nebbie, e l’orizzonte misterioso, sfumato all’infinito.

ponte sul Piovego colori concordi lungoargine Piovego lungoargine Terranegra

in bici sugli argini

Natale senza confini – Bozic Brez Meja

Lo scorso 22 dicembre abbiamo preso parte ad un’iniziativa dedicata alla caduta dei confini tra Italia e Slovenia: il giro in bici dei sentieri, dapprima interrotti e invalicabili e ora ricongiunti, atraverso l’ex confine di Gorizia, caduto da due giorni. Erano presenti rappresentanti delle associazioni Fiab – Ulisse – Ruotalibera di Gorizia, Trieste, Udine, Pordenone, Codroipo, Sacile, ecc. ecc.!!

Il giro è iniziato su stradine asfaltate minori e poi è continuato su sterrato e tra i campi. Alla prima discontinuità su un cavalcavia c’era chi chiedeva: “Era questo il confine?” oppure: “Ma il confine ora tolto, lo si vede da qualche segno rimasto?”. E invece il confine non era lì, non era ancora stato raggiunto. Parecchio più avanti, un segno: un cippo. Lì il confine c’era stato, ma ci sarebbe scappato se uno più esperto tra le guide non ce lo avesse indicato. Quello è stato il luogo adatto per una lettura di rito da parte di Emilio Rigatti: “Confini blu”. Poi, continuando a pedalare in terra slovena, sono venuti: campi nel sole, un gelso ultracentenario, e tutto sommato la continuità del paesaggio.

L’esperienza è stata tutta nostra: il confine ineffabile. Se non ci sono altri che te lo posizionano, vedi che non c’è.


senza confini - Brez Meja

I mille tappeti del sottobosco

pomodoro e basilico terra nera verso il lago lo scotano e i suoi amici tappeto di pervinca

Nella pedalata attorno al lago di Pietrarossa, ho ritrovato, fedeli, alcuni dettagli che avevo già notato la domenica precedente. Come la macchia di sentiero gialla, che ospitava foglie di tutte le gradazioni dell’oro.
Ma ho anche incontrato il cespuglio di sommacco svuotato, con il fuoco caduto ai suoi piedi.
E mentre mi intrufolavo verso il lago, la terra si faceva nera, e grigi i caduti dell’albero.
Fuori sentiero stavano stesi i tappeti verdi della pervinca. Ho capito perchè la mia pervinca in vaso resiste sempre agli inverni alla finestra. Questa è la sua zona.

pervinca la mia amica il fuoco ai piedi del sommacco margheritine viola il tappeto d'oro

Alla conquista del laghetto sperduto

Vi ricordate la storia del laghetto irraggiungibile, il laghetto di Pietrarossa? Domenica scorsa sono tornata a caccia di itinerari da quelle parti.
Ma andiamo con ordine.

Lo scorso weekend è stato caratterizzato da previsioni del tempo scoraggianti: “Bora a 70 km/h, pioggia e neve sulle alture, pochi gradi sopra lo zero”. Mah, chissà se il giro in bici si può fare. Domenica mattina ho deciso di uscire a pedalare lo stesso, abbigliamento tecnico più maglione di lana tra gli strati, e k-way di emergenza in borsa. Devo dire che alla fine nei sentieri nel bosco si stava bene, e che c’erano solo delle finissime goccioline d’acqua nell’aria che mi accompagnavano sempre, minaccia di pioggia ma mai vera pioggia. Quindi meno male che il clima non mi ha scoraggiato e che sono andata incontro alle sorprese.

Treno fino a Monfalcone, percorso Ronchi – maneggio – centro visite di Pietrarossa. Toh! nell’edificio del centro visite c’è qualcuno, andiamo a vedere. D’inverno dovrebbe essere chiuso, forse è una festa privata, beh posso sempre bussare e far la curiosa. Trovo Andrea, che mi spiega che di lì a due ore ci sarà una castagnata con il CAI di Monfalcone; mi invita ad unirmi a loro quando torno dal giro (cosa che puntualmente farò, portando in cambio la mia scorta di arance).

L’incontro con Andrea mi dà l’opportunità di cogliere alcuni indizi decisivi sul mistero del laghetto. Se non mi fossi intrufolata nel centro visite e non avessi insistito chiedendo informazioni sugli itinerari del luogo, Andrea non mi avrebbe dato le brochure sul sentiero dei Castellieri. E se non avessi aperto subito il pieghevole sotto il suo naso, non avrei potuto esclamare: “ehi, ma qua c’è una foto del Laghetto di Pietrarossa, com’è stata fatta dal momento che non è raggiungibile?!!”. Andrea mi spiega che c’è un osservatorio nascosto nel verde, che permette di vedere il lago dal basso; mi descrive come arrivarci (non facile), e mi dice che proprio ieri hanno pulito un po’ il sentrierino che porta all’osservatorio, per permettere al gruppo CAI, atteso per la castagnata, di passarci.
Quest’ultimo indizio è stato decisivo: alcuni rovi tagliati di fresco sono stati l’indicatore giusto per scovare il mini sentiero che s’inoltrava nel folto. Ho legato la bici, mi sono intrufolata tra le fronde, e quando ho raggiunto la postazione-casetta-finestrella sul lago, sono rimasta a bocca aperta come davanti a un tesoro. Pure se mezza diroccata, la postazione mi ha fatto l’effetto di un luogo prezioso, e mi ha permesso di osservare finalmente il lago, piccolo! Molto più piccolo di Lagolo (per chi sa com’è). Sono rimasta un bel po’ in contemplazione di quel posto privato, proprietà di uccelli acquatici in gruppi numerosi, che si tuffavano e chiacchieravano ognuno col suo verso.

Alla fine sono tornata a ringraziare Andrea e a scaldarmi al loro caminetto con le castagne.
Altro che previsioni del tempo.

osservatorio pietrarossa - istruzioni il laghetto catturato laghetto di pietrarossa sentiero per l'osservatorio
l'osservatorio di pietrarossa gli abitanti del lago andrea alle castagne centro visite pietrarossa