Alla conquista del laghetto sperduto

Vi ricordate la storia del laghetto irraggiungibile, il laghetto di Pietrarossa? Domenica scorsa sono tornata a caccia di itinerari da quelle parti.
Ma andiamo con ordine.

Lo scorso weekend è stato caratterizzato da previsioni del tempo scoraggianti: “Bora a 70 km/h, pioggia e neve sulle alture, pochi gradi sopra lo zero”. Mah, chissà se il giro in bici si può fare. Domenica mattina ho deciso di uscire a pedalare lo stesso, abbigliamento tecnico più maglione di lana tra gli strati, e k-way di emergenza in borsa. Devo dire che alla fine nei sentieri nel bosco si stava bene, e che c’erano solo delle finissime goccioline d’acqua nell’aria che mi accompagnavano sempre, minaccia di pioggia ma mai vera pioggia. Quindi meno male che il clima non mi ha scoraggiato e che sono andata incontro alle sorprese.

Treno fino a Monfalcone, percorso Ronchi – maneggio – centro visite di Pietrarossa. Toh! nell’edificio del centro visite c’è qualcuno, andiamo a vedere. D’inverno dovrebbe essere chiuso, forse è una festa privata, beh posso sempre bussare e far la curiosa. Trovo Andrea, che mi spiega che di lì a due ore ci sarà una castagnata con il CAI di Monfalcone; mi invita ad unirmi a loro quando torno dal giro (cosa che puntualmente farò, portando in cambio la mia scorta di arance).

L’incontro con Andrea mi dà l’opportunità di cogliere alcuni indizi decisivi sul mistero del laghetto. Se non mi fossi intrufolata nel centro visite e non avessi insistito chiedendo informazioni sugli itinerari del luogo, Andrea non mi avrebbe dato le brochure sul sentiero dei Castellieri. E se non avessi aperto subito il pieghevole sotto il suo naso, non avrei potuto esclamare: “ehi, ma qua c’è una foto del Laghetto di Pietrarossa, com’è stata fatta dal momento che non è raggiungibile?!!”. Andrea mi spiega che c’è un osservatorio nascosto nel verde, che permette di vedere il lago dal basso; mi descrive come arrivarci (non facile), e mi dice che proprio ieri hanno pulito un po’ il sentrierino che porta all’osservatorio, per permettere al gruppo CAI, atteso per la castagnata, di passarci.
Quest’ultimo indizio è stato decisivo: alcuni rovi tagliati di fresco sono stati l’indicatore giusto per scovare il mini sentiero che s’inoltrava nel folto. Ho legato la bici, mi sono intrufolata tra le fronde, e quando ho raggiunto la postazione-casetta-finestrella sul lago, sono rimasta a bocca aperta come davanti a un tesoro. Pure se mezza diroccata, la postazione mi ha fatto l’effetto di un luogo prezioso, e mi ha permesso di osservare finalmente il lago, piccolo! Molto più piccolo di Lagolo (per chi sa com’è). Sono rimasta un bel po’ in contemplazione di quel posto privato, proprietà di uccelli acquatici in gruppi numerosi, che si tuffavano e chiacchieravano ognuno col suo verso.

Alla fine sono tornata a ringraziare Andrea e a scaldarmi al loro caminetto con le castagne.
Altro che previsioni del tempo.

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