Domande aperte

C’è una filastrocca che parla di un pesciolino che nuota nella boccia di cristallo, che si ripete sempre uguale, e ad ogni strofa parla di un pesce di un colore diverso.
Credo che questa filastrocca sia stata la prima occasione per Diego per imparare l’elenco dei colori.

Quando chiediamo a Diego di che colore è la sua maglia, la macchina parcheggiata sulla via, o cose così, lui risponde sempre provando a dire un colore (primo tentativo: il verde!), però non riesce ancora a riconoscere il colore giusto.

Il significato dei numeri invece sta diventando un po’ più chiaro.
“Quanti nasi ha Diego?”
“Uno!”
“Quanti sono i piedi di Diego?”
“Due!
”
Ok, a due ci fermiamo.

Questa sera Dado ha esclamato: “Diego, ma quanto bello sei!?!?”
E Diego gli ha risposto: “Due!”

I verbi all’infinito

Diego sta provando ad usare i verbi in varie forme.
Credo che, per i verbi all’infinito, abbia capito il loro potenziale imperativo.

Quando finisce di mangiare (o anche un poco prima di aver finito), ci avvisa subito se vuole lasciare il suo seggiolino: “Scendere!”

L’altra sera guardavamo insieme le auto dalla finestra del soggiorno.
“Dov’è auto mamma?”
Ho cercato di spiegargli che la mia auto non si vedeva da là, perchè stava nella via dietro l’angolo, quella vicino al giardinetto.
La mattina successiva, dopo un bel giro in bici, con Diego nel carretto e nonno Franco sul pedale insieme a noi, siamo andati a giocare al giardinetto sotto casa.
Diego mi ha chiesto nuovamente: “Dov’è auto mamma?”
E io col dito gli ho indicato una zona un po’ più in là, dietro l’angolo.
“Vedere!”, ha insistito Diego.
Passetto passettino, l’ho portato fino all’auto per manina. Impossibile resistere al suo approccio sperimentale!

Gita a Barcola con finale umido

Oggi abbiamo pedalato a lungo sulla ciclabile lungomare, con Diego al seguito che pisolava nel dondolio del nuovo carretto.
Si può dire che la soluzione è definitivamente collaudata: ha resistito bene alla pioggia del ritorno!
Il profumo di foglie bagnate ci ha catapultati nell’atmosfera dei viaggi in bici di qualche anno fa.

Senti chi parla

Questa sera Diego, nel chiacchiericcio sonnolento prima di sprofondare nella nanna, ha allungato il collo per controllare se il suo triciclo c’era ancora. Si è fatto la domanda e si è ripetuto da solo la risposta: “Dov’è moto Diego? E’ là!”

Nel caso non sapessimo chi fosse andato a prenderlo all’asilo nel pomeriggio, e con quale mezzo di trasporto, Diego ce lo aveva rivelato poco prima: “Nonno guida… auto mamma”

Gli piacciono le foto di bambini, ce ne sono sempre di vivaci sulle scatole dei giochi e dei pannolini, e lui se le riguarda e ci si confronta: “Ciuccio bimbo…. No ciuccio Diego!”

Adora gli incastri e le serrature, ci gioca per ore! Per non farci rubare sempre le nostre chiavi, gli abbiamo regalato una casetta mille porte, quelle con le sagome di tutte le forme e colori. Ok, per sbloccarle qualche volta ha bisogno di una mano: “papà apri porta… Chiave quadrata!”

I mattoncini del linguaggio

Quando Diego va a trovare degli amici, subito gli dicono che è un chiacchierone.

In questo periodo compone spesso frasette da tre parole.
“no voglio pappa”
“no male Diego”

Ha imparato gli aggettivi e usa concetti astratti:
“vuoto”
“grande”
“piccolo”
“alto”
“tondo”
“quadrato”

Quando ci vestiamo, descrive le manovre:
“Piede… altro piede”

Gli piace esercitarsi con il suono delle parole più difficili:
“gam-ba, gam-ba”

Indica le lettere che vede in giro, sulla tastiera del computer, sul coperchio dello yogurt, sui pulsanti della lavastoviglie:
“La A, la O!”

E se non riesce a fare qualcosa, chiede aiuto con disinvoltura:
“liuto mamma”
“liuto papà!”

Grammatica. Prima la regola, poi l’eccezione

E’ accertato: Diego sa raccontare cosa gli è accaduto un po’ di tempo prima.
Ieri mattina, all’ingresso in asilo, Dado ha sentito una bambina che piangeva. Diego l’ha riconosciuta, e ha esclamato: “Linda!“. Diego deve essere affezionato alla sua compagna di classe. L’ha nominata tutta la sera, e ha continuato anche stamattina, mimando una faccina che piangeva: occhi strizzati, boccuccia sofferente, ci ricordava l’episodio: “Linda!“.

Come da tradizione, i nonni gli stanno insegnando i numeri, li ripetono ogni volta che salgono le scale. Diego non sa ancora bene cosa vogliano dire, ma appena ne sente pronunciare uno, continua con la filastrocca degli altri. Un po’ sparsa. Di solito li elenca così: “Uno, tre, quattro. Sette, otto, nove…DIECIII!”

La sua scatola di ritagli di giornale si sta arricchendo. Oltre alle immagini dei cronografi, ora sta collezionando anche le moto. Chissà se avrà in futuro passatempi costosi. Per il momento si accontenta di catturare i suoi oggetti preferiti con l’occhio. Affacciato alla finestra, controlla tutto quel che passa. Le persone che portano a passeggio il cane, che hanno un cappello, che portano una borsa; l’altra settimana mi ha ricordrato per tutto il giorno di aver visto dei bimbi che salivano su un auto. E poi “moto, moto“, quando ne sente il rombo di passaggio; e se sono tante, diventano “le mote!“. Come dargli torto…

Quattro parole di seguito

Giorno dopo giorno, Diego sta diventando sempre più una “masineta”.
Chiacchiera, commenta quello che vede, e passa dalle parole singole alle frasi.

Oggi, nella sua solita vena descrittiva, ha seguito passo passo le fasi della vestizione di papà Dado, e ha concluso soddisfatto ribadendo “cravatta“.
L’altra settimana mi ha raccontato di aver visto, la mattina, “nonno….nonna…. moto… casco” (e posso ben dire che era una storia vera: li ho visti anche io, i nonni sprint, che ci hanno salutati a cavallo della moto).
Sabato si è pizzicato il dito con la molletta del bucato; colto dalla sorpresa, invece di dire aaaaaaah, ha fatto partire l’allarme: “male-male-male!”
Da un po’ di tempo, ora, Diego gioca a cucù con i suoi pupazzetti. E mentre li nasconde, crea mistero con il suo mantra: “Dov’è? Dov’é?”
Plurali e articoli entrano nel suo vocabolario. Un mattoncino verbale dopo l’altro, cercando i suoi giochi, Diego questa mattina ci ha deliziati con: “Chitarra… Chitarra… Dov’è la chitarra?”

p.s. Dado dice che non sa disegnare. Ma quando Diego glielo chiede, è dimostrato che sa anche fare un bel ritratto di mamma e papà!

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Niente neve sul fronte nordeuropeo

Eccomi di nuovo in viaggio.
Questa settimana faccio due tappe in Finlandia. Sei voli in tutto, ci vuole sempre parecchio tempo per muoversi quassù.

Il mio viaggio è cominciato ieri a mezzogiorno, all’insegna del buon umore.
Ho salutato Diego, con un incoraggiamento di rito: “Appena sarò andata via, farai una buona pappa“.
“Sì“, mi ha risposto convinto, e ha tenuto fede alla parola.
Mentre l’auto mi portava in costiera dove c’era già la fila in zona Barcola, papà Dado mi aggiornava sul gradimento del risotto alle verdure che aveva appena spadellato: “Diego ha finito il piatto suo e ha chiesto _ocòla_! Ha mangiato allora ancora un mezzo piatto che rimaneva in pentola, e ora sta chiedendo aggiunte dal piatto mio…”

Sono salita sul primo aereo, e il capitano ha dato il benvenuto ai passeggeri mostrando grande entusiasmo. “Siamo veramente in perfetto orario, la giornata è davvero limpida, potete godervi una splendida vista, il meteo è ottimo anche all’arrivo, e arriveremo perfettamente puntuali!”
Eh sì, dalla cabina di pilotaggio dev’essere una soddisfazione avere davanti un bel cielo terso.
Anche io mi sono lasciata cogliere dalla meraviglia. Il panorama del volo Trieste – Monaco mi è familiare, però stavolta si potevano apprezzare per molti chilometri dei dettagli di paesaggio in più. Tutto il bacino del Cellina e del Meduna si abbracciava con uno solo sguardo. Lentamente volavamo sul Tagliamento, che si allungava verso la sorgente, in confluenza col Fella; con tutte le sue anse di un colore grigio lucido nella vista dal cielo, con quelle curve che ho mappato in bici tante volte e che ora potevo apprezzare in unico un colpo d’occhio…

Tre segmenti di volo più tardi, ero a Vaasa, e il taxi mi portava in albergo lungo una strada senza tracce di neve. Non ci potevo credere: di solito era tutto bianco, l’aspetto di questo paese del nord. “Ma la neve quasi non c’è stata, quest’anno“, mi hanno detto i finlandesi.
Anche ora che sono in albergo, e che ho ricevuto olio d’oliva e aceto balsamico per condire l’insalata (invece delle solite salsine agrodolci che qui in teoria accompagnano tutti i piatti), non so bene dove sono arrivata, se ho fatto un salto direttamente dall’autunno alla primavera, e se col nuovo sole delle giornate che si allungano arriveranno altre sorprese…

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Segnatempo

Qualche settimana fa, nel fare il bucato, ho messo in lavatrice tra le varie cose anche il burattino di panno di Diego, quello a forma di pagliaccio, nasone rosso e maglietta verde.
Diego lo adora, è uno dei suoi pupazzi preferiti, infatti quando lo animiamo scoppia a ridere, e gli rosicchia sempre il naso!
Quando lo ha visto in ammollo oltre l’oblò, ha cominciato a chiamarlo preoccupato: “P’etto, p’etto!“, con voce tutta tremolante…
Io ho cercato di spiegargli che il pagliaccetto faceva il bagno, ma in effetti a vedere la faccina di stoffa schiacciata che girava piuttosto veloce, capivo che la mia spiegazione non era tanto convincente.
Quindi ho aggiunto: “Quando finisce la lavatrice, lo prendiamo“.
Allora Diego ha confermato: “Sì!“.
Nelle due ore successive, appena Diego si ricordava del suo amichetto in centrifuga, ripetevo la stessa formula come un mantra: “Quando finisce la lavatrice, lo prendiamo“, e riuscivo a farlo tornare tranquillo: “Sì!“.

Ieri pomeriggio, nel mio viaggio di ritorno, all’aeroporto di Monaco ho preso un altro burattino; questa volta, il personaggio è un cuoco.
Ho girato a lungo nel negozio di giocattoli prima di decidermi. Ha una bella sezione di giochi di legno per bimbi di un anno, ma per l’età di Diego sono superati.
Ogni volta che torno in quel negozio, vedo il segno del tempo: devo cercare sempre in un reparto diverso!