E’ accertato: Diego sa raccontare cosa gli è accaduto un po’ di tempo prima.
Ieri mattina, all’ingresso in asilo, Dado ha sentito una bambina che piangeva. Diego l’ha riconosciuta, e ha esclamato: “Linda!“. Diego deve essere affezionato alla sua compagna di classe. L’ha nominata tutta la sera, e ha continuato anche stamattina, mimando una faccina che piangeva: occhi strizzati, boccuccia sofferente, ci ricordava l’episodio: “Linda!“.
Come da tradizione, i nonni gli stanno insegnando i numeri, li ripetono ogni volta che salgono le scale. Diego non sa ancora bene cosa vogliano dire, ma appena ne sente pronunciare uno, continua con la filastrocca degli altri. Un po’ sparsa. Di solito li elenca così: “Uno, tre, quattro. Sette, otto, nove…DIECIII!”
La sua scatola di ritagli di giornale si sta arricchendo. Oltre alle immagini dei cronografi, ora sta collezionando anche le moto. Chissà se avrà in futuro passatempi costosi. Per il momento si accontenta di catturare i suoi oggetti preferiti con l’occhio. Affacciato alla finestra, controlla tutto quel che passa. Le persone che portano a passeggio il cane, che hanno un cappello, che portano una borsa; l’altra settimana mi ha ricordrato per tutto il giorno di aver visto dei bimbi che salivano su un auto. E poi “moto, moto“, quando ne sente il rombo di passaggio; e se sono tante, diventano “le mote!“. Come dargli torto…