Un’ora a Copenhagen

Mercoledì scorso, alla fine del viaggio di lavoro, sbarco dalla nave a Copenhagen e ho due ore di anticipo rispetto al check-in del volo di ritorno a casa.
Intercetto un tassista al salto, e gli chiedo: “Quanta strada c’è da qui all’aeroporto?”
Per rispondermi mi mostra l’orologio, mi fa un po’ di gesti, e capisco che ci vuole mezzo giro del quadrante: mezz’ora. Dunque, ho un po’ di tempo che mi avanza. Gli chiedo allora: “Riesco nell’ora che mi rimane ad andare a vedere qualcosa del centro della città?”
Scuote la testa, mi fa salire sul taxi, emette strani suoni, e alla fine mi porge il suo telefonino: eccomi connessa con la sua traduttrice personale, che in inglese mi suggerisce di andare a vedere la City Hall, e poi spiega a lui la decisione presa.

Cosa dire di un’ora libera passata a Copenhagen, con due valigie al seguito e il piglio fotografico dei giapponesi grampa e scampa? Che l’idea migliore era salire sugli autobus panoramici e fare il tour del centro con il naso in aria e il bagaglio scarrozzato comodamente? Oppure infilarsi nelle viuzze per turisti a confrontare souvenir insopportabilmente tutti uguali e consumare così mezz’ora per decidere che quei gadget non sono regalabili?

Uno solo è il messaggio ben chiaro che la città mi ha lasciato, osservata sia al centro che al largo verso l’aeroporto: l’esercito delle bici era qua con noi. Bici con carretti al seguito o di fronte, bici con tre ruote oppure con mini ruote, caschetti piccoli da ciclista o grandi da sciatore, scarpe col tacco alto o gonne al vento portate in bici senza timore; abito gessato da ufficio, stivaloni e impermeabile svolazzante, tutti in bici ad ogni ora! E i marciapiedi tappezzati di bici parcheggiate? Non ce n’è uno, dico uno, in tutta la mia città, che assomigli anche lontanamente a quelli ovunque sovraffollati di bici legate in fila che ho trovato qua.

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Aquileia sotto la pioggia

Sabato mattina scorso ho fatto un giro treno-bici tutto sul filo di lana. Per cominciare, sono arrivata in stazione alle 9.19 per prendere un treno che partiva alle 9.22: ho usato due macchinette automatiche in contemporanea per far uscire in tempo i due biglietti, quello per Cervignano e il supplemento bici, l’ultimo dei quali è stato stampato alle 9:21… Stessa cosa a fine giro: arrivo alla stazione di Monfalcone senza biglietto di ritorno e senza sapere a che ora è il treno, e scopro che è due minuti dopo… (riesco a prenderlo, però che c***)…

Durante la pedalata, ho avuto quasi sempre pioggia e vento come compagnia, ma il k-way ha fatto il suo lavoro, e l’acqua sull’erba a fianco strada faceva salire i profumi dei campi. A sinistra i papaveri occhieggiavano ondosi nel vento, più alti della distesa di grano morbido. A destra acacie e sambuco facevano piovere fiori bianchi, di quelli che si possono mettere nella frittata.

In mezzo al giro mi sono “riscaldata” nella basilica di Aquileia. Erano anni che non ci andavo. Mi sono accodata alle visite guidate. Inutile dire che la parte della regina viene svolta dai mosaici…
Il pavimento della basilica infatti costituisce il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale.

basilica di Aquileia mosaici di Aquileia poppies basilica di Aquileia

Bubu

Ricevo e, autorizzata, pubblico questa lettera della mia amica ‘Bubu’.

“Ciao Paola,
come stai?
Sono appena salita sul treno per Gorizia, per il giro in bici del sabato mattina, l’ho preso (come al solito) per un soffio.
Mi sono svegliata tre quarti d’ora fa e ho fatto colazione davanti al pc acceso, su cui ho studiato i potenziali itinerari di bici. Quando mancavano 20 minuti all’unico treno utile (quello delle 9:04 su cui sono salita ora) ho deciso: si va, monastero di Kostanjevica a Nova Gorica dove c’è la festa delle rose, non ho capito bene la strada per arrivarci ma chiederò là.
A quel punto, ho 10 minuti per prepararmi e 10 per fare strada, biglietti e caricare la bici sul treno. Per prepararmi, cerco la tuta da bici: è fuori, con il bucato steso sul cavo nel cortile, devo affrettarmi a tirarlo dentro fino a raggiungere le braghette corte da bici: fa caldo.
Ho ancora il tè della colazione: lo metto nella borraccia (ho scoperto poi che mi è venuto troppo amaro e che era meglio se mi tenevo l’acqua). Carta da lettere in borsa e via, esco, pedalando contromano verso la stazione. Ho la sensazione di aver dimenticato qualcosa, con questa corsa, e guardo giù verso i pedali…
AAAARGH!
LE GAMBE PELOSE!!!
…quando arriverò a Gorizia spaventerò i bambini!!!

(ma questa storia, secondo te, si potrà mettere sul blog?)”

ricci castagna

Ciclopista del Brenta – parte 2

Il primo giorno di pedalata sulla ciclovia del Brenta abbiamo percorso 60 km. Ci siamo fermati per la notte oltre la metà del nostro tragitto perchè non avevamo trovato altri posti dove pernottare.
Il panorama lungo la strada del primo giorno è stato riempito dai colori della natura di montagna: blu del cielo tra le nuvole di zucchero, e azzurro-verde del fiume che scorreva quasi sempre alla nostra sinistra. Verde scuro degli abeti e verde nuovo dell’erba baciata dal sole; giallo o azzurro dei fiori piccoli che tappezzavano le distese dei prati; bianco dei meli e delle cime dei monti.

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Il mattino del secondo giorno è stato caratterizzato dalla scoperta a sorpresa del laghetto carsico di Ponte Subiolo. Un luogo ovattato dalle rocce muschiate e protetto dai fichi attraversati dai raggi di luce, in cui l’acqua di risorgiva sotterranea riempie uno specchio di sfumature trasparenti con tutte le tonalità dei colori freddi e chiari come di pietra preziosa.
La sera del secondo giorno è stata resa affollata dal clima di pre-raduno degli alpini a Bassano del Grappa (che si popolava già in vista della festa della settimana successiva), e dalla cena in pizzeria alla Favorita con gli amici Emilio e Bughi, contattati telefonicamente in quanto li sapevamo in zona (hanno percorso lo stesso nostro itinerario in metà del tempo!).
Certo che a noi, questi giorni sul pedale, hanno fatto venire voglia… di continuare così sempre più!!!

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Ciclopista del Brenta – parte 1

Lo scorso weekend c’è stato un bel sole nei giorni di venerdì e sabato. Ben informati dalle previsioni meteo, ci siamo attrezzati per passare quelle due giornate in sella alle nostre bici, immersi nel verde nuovo formatosi dopo le piogge precedenti, acceso dalla luce primaverile.
Programma della gita treno-bici: percorrere la ciclovia del Brenta, da Pergine a Bassano del Grappa, per un totale di 100 km, in due splendide tappe.
Questo percorso ciclabile è stato messo a punto due anni fa, ed è ancora in corso di ampliamento, con collegamenti fino a Trento, verso Vienna, e così via.
Devo ringraziare Paolo Bonavoglia che ce l’ha fatto scoprire, mediante la recensione del percorso, che nel suo sito presenta anche le altimetrie complete.
L’itinerario, in gran parte interdetto alle auto, è impreziosito dalla percorrenza lungolago (Caldonazzo), lungo fiume (il Brenta, sempre accessibile alla vista come pochi fiumi, dapprima ristretto e poi ampio e forte), sotto monte, dentro il bosco, largo nella valle, tra picchi innevati, presso filari di meli, lungo la via Claudia Augusta vecchia di 2000 anni, nelle tradizioni di allevamento degli ovini della Valsugana, e presso sorgenti che rivelano magici fenomeni di carsismo (di cui parleremo domani).

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Scalo Legnami

Lunedì di Pasquetta, c’era previsione di pioggia. E invece dopo pranzo è arrivato il sole: non resisto, non resisto, vado a fare un giro in bici!
Percorro le rive… Andiamo avanti, ancora un po’, sali, scendi e continua…
Arrivo fino a Scalo Legnami.
L’ultima volta, ci sarò stata quindici anni fa.
Come quella volta, anche questa sono riuscita ad entrare nell’area magazzini: il cancello era aperto.
Grandi spazi vuoti, mezzo cielo nero, ombre nette diagonali. Passando da un capannone all’altro, arrivo fino al mare: non c’è nessuno, a parte i gabbiani, e un camioncino solitario che carica surgelati.
Quando arrivo al magazzino storico, dove la luce filtra tra le colonne di mattoni come quindici anni fa, dietro di me arriva una guardia giurata. Nascondo la macchina fotografica appena in tempo, e gli dico “buongiorno” con nonchalance. “Buongiorno”, mi risponde.
Mi allontano… esco dall’area magazzini superando il cancello… la guardia mi segue, si ferma al cancello, e lo chiude dietro di me.

Ma io, come quell’altra volta anni fa, le foto le ho fatte comunque!

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La discesa del Torre

Il giro trenobici da Gemona a Udine giù per il fiume Torre lo avevo preparato mesi fa. Solo sabato mattina scorso si è presentata l’occasione per farlo: previsioni di sole splendido e risveglio anomalo alle 4 di mattina, comodamente utilizzabile per ricontrollare il percorso su Google Earth, vestirmi al buio e uscire alle 6:45 per beccare il treno delle 7 (preso per un pelo).
In questo giro le indicazioni delle persone del luogo sono state fondamentali. Mi hanno segnalato ben due tratti ciclabili interdetti alle auto. Il primo era da Magnano a Tarcento (imboccatura a destra della chiesa di Magnano, sul rio Magnalina, come indicato dalla prima foto in basso). Il secondo tratto è stato una strada bianca vicino al fiume, da Reana del Rojale verso Udine (si imbocca da Cortale sulla ‘strada 4 venti’ e si continua giù fino a Godia).
La tappa più bella è stata quella sulle cascate del Torre (osservabili da Tarcento in direzione ‘alta valle del Torre’): un rumore d’acqua impetuosa che lava i pensieri, con la possibilità di scendere sul letto del fiume, mentre la cascata si getta davanti a te.
Tuffo nella natura anche con la seconda tappa sul tratto ciclabile in strada bianca, immerso tra i filari di alberi da frutta: fiori rosa contro il blu del cielo, fiori gialli sopra l’erba, e montagne innevate che si stagliavano nitide all’orizzonte.

rio magnalina giochi di legno le cascate del Torre rumore d'acqua
montagne udinesi fiume torre monti fiori ed erba frutteti

Nonsoloweekend

Sabato scorso, pomeriggio di pioggia… non resta che fare ordine a casa.
La lavatrice gira, il tè è in infusione. Prendo i guantini per la bici e li cucio per l’ennesima volta; avranno dodici anni, ma non li mollo, preferisco continuare a ripararli.
Subito si apre un’immagine mentale, fresca come una giornata di sole: andare fuori a pedalare, appena sarà bello.
Ho già programmato una serie di uscite treno bici anche fuori regione, orari e itinerari, tutto pronto. Appena il clima è d’accordo con me, vado.

guantini da bici

Bicinotte

Giovedì sera, rassegna cinematografica casalinga a casa di Pierpa. Perchè non andarci in bici?
La città in bici di notte è fantastica. Non fa freddo, non c’è traffico. Le luci della notte si alternano con diverse temperature colore e i rumori sono attutiti. La velocità della pedalata permette di osservare paesaggi notturni che altrimenti non si notano. Scorrono a lato: le persone in attesa del bus, i manifesti illuminati. Un bucato steso ad asciugare che prende colore dal lampione. Il profumo del sale sulle rive, il riflesso delle barche sul mare nero.

TramontoCanàl tardotramonto

In bici a Rupinpiccolo

Domenica scorsa siamo andati in bici tra i paesini del Carso, usando pigramente il treno fino a Bivio d’Aurisina, in mancanza del tram, per arrivare sull’altopiano.
A metà giro c’è stata l’immancabile tappa “rodoleto”, prosciutto olive peperoni e un bicchier di vino rosso.
Dado ha cominciato a fare rallentamenti e tappe fotografiche al posto mio, cominciando a sfogarsi con la sua macchina panasonic nuova. Era ora!! Finalmente mi sento in degna compagnia! Sì: queste qua sotto sono le foto sue, trattate con il metodo HDR.

Rupinpiccolo - Repnic in hdr … Rupinpiccolo - Repnic in hdr - 2