Mini pausa al Nodo-Doc festival

In questi giorni corro, corro, una cosa senza tregua. Ho più cose da fare che tempo, sia di giorno, che di sera. Durante la settimana sono stata a Genova, Marsiglia, neanche il tempo di farne foto e parlarne, sono già tornata.

E’ fine pomeriggio, e vorrei andare almeno un salto al festival del documentario Nodo-Doc, però esito, potrei in alternativa tornare a casa e finire altre mille cose tra quelle che ho da fare.
Oscillo, lascio quasi che sia l’autobus che arriva a decidere per me.
Anche se in ritardo, vado.

Arrivo al cinema che il film non è ancora iniziato: ho un po’ di fortuna che sembra far cambiare senso alla ruota del tempo. Entro. La sala del cinema è ancora vuota, la coda di gente è fuori, e io che son già dentro comincio a riempirmi gli occhi dei manifesti del festival che fanno bella mostra di sè.
Momento di attesa prima dell’inizio proiezione, trepidante. E tuffo di contentezza: ci sono riuscita, ora sono qui, proprio dove avrei voluto essere.

nodo-doc

Recensioni dal FEFF

Questa domenica, dopo anni che me lo ripromettevo, sono finalmente andata a vedere uno spizzico del Far East Film Festival di Udine, il FEFF.
Sono riuscita a vedere solo una manciata di proiezioni, e ho trovato (ovviamente) più interessante il cinema popolare rispetto a quello commerciale di grande distribuzione. Ho apprezzato ad esempio i telefilm polizieschi di Ann Hui del ’77, della serie ICAC, di cui ho visto due puntate. E’ proprio la vivace produzione cinematografica di Hong Kong, zona da cui proviene questa regista, ad aver dato avvio al festival udinese undici anni fa.
La complessità degli episodi e la profondità dei personaggi di Ann Hui li rende del tutto attuali. Come nel caso della giovane donna poliziotto che sfida i colleghi più esperti sulle contraddizioni della loro missione. O dell’agente novellino che tenta di denunciare la corruzione infiltratasi in un’altra base di polizia, e che non può procedere senza il supporto dei suoi superiori, poichè dovrà affrontare un tribunale che tenterà di invalidare la sua testimonianza accusandolo di insanità mentale.

macedonia ingresso al feff le sedie del feff teatro nuovo S. Giovanni da Udine

Nella pausa pranzo, dopo una fetta di pizza fatta dal Dado e due porzioni di macedonia comprate sul posto, mi metto a leggere a sbafo un po’ dei libri esposti presso il bookshop del festival. Alzo la testa dalla pagina del libro e vedo… Gianni! E pure Claudia! Era dai tempi del Funeral de la Sardela, quando ci eravamo conciati in maschera assieme, che non li rivedevo in comitiva!
Ho detto a Gianni che ascolto sempre le sue recensioni dei film di fantascienza alla radio, e lui si è entusiasmato: è partito a raccontarmi tutti i film del FEFF che aveva visto fino a quel momento…
“Gli inseguimenti con le bici nelle vie affollate!”, mi segnalava Claudia. “E le sequenze sui mezzi pubblici!”, continuava Gianni. “Non è come nei film americani, in cui gli inseguimenti si svolgono sempre in auto. Nei film orientali i personaggi usano sempre l’autobus, e le macchinone sono solo per i gangster!”

p.s. Annoto qui di seguito l’itinerario che ho studiato prima di partire, per arrivare in bici in pochi minuti dalla stazione di Udine al cinema Visionario, e giungere in tempo al film. Pol sempre servir.
Udine Stazione – v. Roma – rotonda a sinistra, via Cicconi – via Tullio – v. Ferriere – v. Marangoni – v. Volpe – a destra v. Asquini (contromano un pezzettino sul marciapiede). E per il Teatro Nuovo: Stazione – viale Ungheria – piazza Primo Maggio – v. Treppo – angolo a destra con via Trento – piazzale del teatro a vista.

La parola è d’oro

Domenica pomeriggio sono andata in treno a Pordenone.
Al posto della bici, stavolta avevo l’ombrello.
Al posto dei giri tra i campi, ho fatto tappa alla sala espositiva della Provincia, dove ho trovato una mostra fotografica: “Temperatura esterna“, paesaggi e città.
Ho trovato foto d’ambienti e composizioni seriali: anche io ne faccio, a gruppi e frammenti. Evidentemente questi sono i tempi della molteplicità d’informazione, rumorosa come un mosaico.

mosaico di foto la società delle spiagge movimento non mettere la testa sotto la sabbia
cinemazero a Pordenone ritratto di Stella al cinema la rossa alla telecamera la parola è d'oro

Lo scopo della uscita a Pordenone era andare a vedere dei film-documentario, in rassegna per il festival “Le voci dell’inchiesta“. Ecco la recensione delle opere realizzate da due donne regista.

“La guerra delle onde“, di Claudia Cipriani.
E’ la storia di Radio Oggi Italia, una emittente illegale che aveva sede all’estero e che, nonostante questo, riusciva ad avere le notizie prima della radio di Stato e a raggiungere quattro milioni di ascoltatori. Una parabola durata dal ’50 al ’68 che potrebbe essere universale.

“Fondamenta delle convertite“, di Penelope Bortoluzzi.
Un anno nel carcere femminile di Venezia: la vita quotidiana nei corridoi e negli spazi comuni di un ex-monastero affacciato sulla laguna, sito d’eccezione per la presenza di molti spazi relativamente aperti.
Questo documento mostra le caratteristiche di un gruppo sociale molto specifico. Le sue caratteristiche mi sono parse incredibili. La distanza gerarchica tra donne guardie e detenute si nota a malapena, appare addirittura minore e più sfumata di quella che c’è tra detenute madri e i rispettivi figli. Tale è lo sforzo di rendere quasi invisibili i rapporti di forza per rendere più tollerabile il clima, che la situazione rappresentata mi è sembrata lontana mille miglia dall’ambiente a prevalenza maschile in cui sono abituata a passare le giornate io.

Fantascienza con la pioggia

Domenica scorsa, con la pioggia che c’era, l’unica attrazione era il cinema delle 15.30 con Bibi e Dodo.
Siamo andati a vedere Wall-E, l’ultimo film di animazione della Pixar, e devo dire che era fatto bene: un buon equilibrio di grafica, ironia e citazioni. Un lavoro elegante! Come non immedesimarsi nelle scene di volo e danza nello spazio, sfiorando con le dita gli anelli di asteroidi di Saturno?

Wall-e e lo spazio Wall-e ed Eve

al cinema

ieri io e Paola siamo andati al cinema. Paola mi propone “vediamo qualcosa di leggero…”. Cadiamo su Sex and the city. film ben curato come gli episodi della serie tv, punta tutto sulle battutine irriverenti delle quattro protagoniste. e sulla quantità infinita e inutile di accessori e di abbigliamento all’ultima moda. urletti ed esclamazioni arrivano oltre che dal film, anche dalla platea, appena si vedono un nuovo paio di scarpe col tacco 12 o la borsetta firmata.
non riesco a capire come ‘ste ragazze/donne che guardano il film riescano ad identificarsi con le protagoniste: queste sono “donne in carriera”, battute di soldi, che non pensano ad altro che a fare “scioppin”, a riempire l’armadio, o più o meno intensamente a fare del sesso. beh, insomma, posso capire l’ultimo punto, ma gli altri no.
il resto è piuttosto noioso. e le ragazze/signore al cinema mi infastidiscono pure, perché non si trattengono e commentano continuamente ad alta voce “ah, che belle scarpe… oh! che bel vestitoooo!! uuuuuuuhhhh!!!!!”.
comunque la storia è questa: Carrie e Big John vogliono sposarsi, lui al momento del sì non si presenta, lei lo molla, le amiche l’aiutano a tirarsi su, poi lei e lui si reincontrano.
a questo punto la scena cruciale. Lui si mette in ginocchio e dice: “Carrie, vuoi sposarmi di nuovo?” e lei risponde sbattendo gli occhietti “Sì”. a quel punto sono io che non mi trattengo e sbotto ad alta voce: “E allora te son proprio m*na!”. e tutte le persone intorno a sganasciarsi…
Eh, quando ce vo’, ce vo’!