“Ciao mamma, è tuo questo? Allora posso fare finta di essere mamma e prenderlo! Poi quando sarò di nuovo Diego, te lo ridarò!”
Categoria: noi
mi cun ti e ti cun mi
Pronti al ritorno
Questa mattina il risveglio finlandese ha portato uno splendido sole nel cielo azzurro.
Prima lezione dei paesi del nord: non è il colore della luce a fare la temperatura. Il freddo è aumentato: meno 22 gradi.
Secondo insegnamento di questi giorni: quando devi passare pochi minuti all’aperto, non spenderli tutti a rovistare faticosamente in cerca dei guanti. Mettili prima di uscire.
Terzo trucco imparato nel lungo tour in treno da una città all’altra: se hai un trolley, non appoggiare la valigia sulle rotelle, quando passi da un binario all’altro. La neve si appiccica alle ruote, e quando infili la valigia in alto sulle rastrelliere, poi ti gocciola sulla testa.
Adesso sono di nuovo in aeroporto, sulla via del rientro. Il fatto che anche il primo volo di oggi si annuncia con un ritardo sulla partenza non significa nulla. Sicuramente.
Fantasie dei giorni di festa
Questa mattina Diego ha raccolto tutte le sue scatole, e come se fossero mattoni le ha disposte attorno al tappeto per costruire la sua casa. Per entrare, si bussava sulla bici, che rappresentava il cancello, e ci si infilava sotto un tunnel, formato dal suo tavolino a fiori.
Abbiamo fatto delle grandi corse assieme attorno al tavolo, tenendoci per mano. Poi Diego si è seduto sulla sua sediolina, con un nastro rosso di stoffa addosso. “Sono un aquilone, mi sono impigliato su una stella!”. Sono andata a riprenderlo con il razzo Egidio, per l’occasione impersonato da un camioncino. Al mio arrivo, ricevevo la scatola triangolare della chitarra, che Diego mi consegnava ripiena delle sue automobiline come regalo.
Auguri a tutti!
Diego, papà e nonno in piscina
Evoluzione del no
No
No, grazie
No, non mi interessa
Non mi piace questa idea
Non sono per niente d’accordo
Non vale
Non sono più tuo amico
Gli attrezzi per comporre storie
Qualche giorno fa, con Diego abbiamo inventato un nuovo modo di giocare.
Luci spente, un lumino a far chiarore sui nostri visi, burattini sulle dita e via! Ecco fatto un teatro, dal palcoscenico piccolo quanto il punto di luce appena creato, e tutto il resto dello scenario immaginato a volontà.
Abbiamo impersonato le storie che avevamo già inventato assieme in questi giorni, quelle buttate giù sul quaderno bianco, con poche frasi e quattro disegni, ispirate ai nostri viaggi ed agli incontri con gli amici.
Una volta cominciata la recitazione, sulle storie si inanellavano tantissime varianti, e Diego voleva ricominciare mille e più volte, e il ginocchio piegato era una montagna, e la plastilina una monetina da coniare col martello, e i porcellini di lana sulle dita diventavano gatti o zucche, e tutto poteva essere inscenato.
Oggi ho letto questo articolo, che spiega come i bambini che sanno programmare, possono adattare le storie e i personaggi dei giochi digitali alle forme del loro mondo.
L’approccio dell’autore è un po’ come il mio.
Mi piace insegnare a Diego a inventarsi, scriversi, costruirsi in plastilina/carta/stoffa e bigoli di pasta le sue storie. E’ un esercizio di creatività. E’ un modo per poter guardare le narrazioni degli altri in modo critico.
Dopo aver letto questo, però, mi sono accorta che ci vogliono abilità ben più moderne!
Ma per fortuna, per far provare la programmazione a Diego ci sarà Dado.
Proprio in queste settimane, ho finito di leggere il saggio veloce di Jonathan Gottschall, che mi avevano regalato Bibi e Dodo per il compleanno.
L’autore definisce l’uomo un “animale raccontastorie”: questa è la traduzione letterale del titolo (l’originale è The storytelling animal, dato che l’ho letto in inglese), più graziosamente pubblicato qui come “L’istinto di narrare“.
Prima di iniziare, credevo che avrei trovato una storia della letteratura classica, di come ha portato alla forma narrativa scritta, dopo quella orale.
E invece no. Gli esempi raccolti nei vari capitoli, mostravano come l’essere umano compone storie e narrazioni in tutti gli altri ambiti che non sono necessariamente quelli letterari, come esigenza della mente, che deve dare un senso agli stimoli del mondo.
Sogni, deliri dei lunatici, miti della spiritualità o della dittatura, affabulazioni degli avvocati, tutto sotto forma di racconto, se possibile con un chiaro lieto fine.
Non ho l’ottimismo dell’autore, che crede nella potenza delle storie di invenzione, come qualcosa che diventerà sempre più prezioso per la società, con fiducia nella morale contenuta.
Al contrario, sono sempre più radicata nell’aggancio alla descrizione oggettiva, al testo scientifico o giornalistico, alla lettura di “non fiction”.
Però l’argomento rimane quello: confrontare il racconto personale e il racconto degli altri, sapendo con che attrezzi sono stati fatti.
Un mondo di case mobili
Domenica pomeriggio, dopo il pranzo dai nonni, è ora di andare via.
Diego saluta nonno Giordano dal seggiolino nella nostra auto, indugia, vuole trattenerlo ancora un po’.
Diego: “Nonno, vieni con noi”
Papà Davide: “Ma no, nonno resta qui”
D: “Perché nonno resta qui?”
P: “Perché abita qui, questa è la sua casa”
D: “E noi non possiamo portare a casa la sua casa?”
Un istante da stagione fredda
Davide: “Diego, vieni sotto la coperta, che è calda”
Diego: “Ma la coperta l’avete scaldata nel microonde?”
Ottanta libri in tre anni
I nostri gusti in materia di racconti per bambini sono molto precisi ed esigenti. Poiché Diego ci chiede di leggere insieme i suoi libri più e più volte, la lettura deve appassionare anche noi, altrimenti tornare molte volte su un passaggio che ci annoia è un tormento. L’ultimo arrivo è stato un gran successo, una raccolta di fumetti della Pimpa di novanta pagine, che Diego ama sentire tutto di fila per due volte consecutive. Le storie quindi si misurano nella loro freschezza e simpatia anche dopo il centesimo ripasso. Le librerie del centro si classificano, secondo noi, per l’attenzione nelle scelte della sezione per l’infanzia. Se non troviamo vicende allegre che ci piacciono, ce le scriviamo e disegniamo da soli a partire dai giochi che Diego inventa.
Giovedì pomeriggio passo velocemente alla Minerva, dove so che a colpo sicuro posso trovare i libri della collana da noi preferita: “Le due lune“. Supero rapida la sezione su cui di solito mi soffermavo, quella dei saggi-mattone. Mi accorgo che, sin da questa primavera, la mia ora di lettura mattutina in bus è stata del tutto spodestata a favore dal ricamo. Alla cassa trovo un mio vecchio compagno di studi e posso indugiare in chiacchiere. “Secondo te, per capire se sono ancora un lettore forte, posso contare anche i libri per bambini che leggo insieme a Diego?”, chiedo mentre gli passo due storie di Pimpa e di Giulio Coniglio. “Conta tutto, conta tutto”, risponde lui.
Priorità
Passeggiamo insieme, ieri pomeriggio.
Centro città, sole caldo e voglia di un po’ di frutta.
Entro in un baracchino piccolissimo, di quelli che neanche ti muovi tra tutte le ceste stipate di ortaggi. Dado resta fuori, Diego mi segue, però quando esce, una cassetta di frutta lo intralcia e… patapumfete! Rotola giù sul marciapiede, per fortuna con le mani davanti. Un attimo dopo è in braccio a Dado, ed esprime forte la sua delusione: “uaaaaaaaaah!”. Io controllo le ginocchia… non sono graffiate, bene. La signora che lavora nel botteghino vuole consolarlo: “vieni dentro a vedere come faccio i succhi di frutta?” E Diego risponde: “Dopo, quando ho finito di piangere”. E ricomincia: “Uaaaaaah!”


