Diego, mangia lentamente…
Davide: “Chi ha finito per primooo?” Diego: “Noi abbiamo fatto un’altra gara, oltre a quella a chi finisce per primo: quella a chi finisce per secondo. E io ho vinto.”
Davide e Paola sul Web
mi cun ti e ti cun mi
Diego, mangia lentamente…
Davide: “Chi ha finito per primooo?” Diego: “Noi abbiamo fatto un’altra gara, oltre a quella a chi finisce per primo: quella a chi finisce per secondo. E io ho vinto.”
Finora Diego era abituato a firmare i suoi disegni con una serie di cinque-sei cerchietti: il suo nome era un elenco di simboli tondi; cosa ci si dovesse mettere dentro, era ancora da venire.
Oggi siamo andati a mangiare la pizza, e come sotto piatto Diego ha ricevuto un divertente foglio da colorare con i pennarelli.
Davide gli ha buttato lì un: “scrivi il tuo nome”.
E Diego, di punto in bianco, lo ha scritto. Non gli abbiamo dato riferimenti. Solo la “G” stava in uno spazio incerto della sua mente, forse per questo Diego l’ha abbozzata a semi cerchio al di sopra della riga su cui stava scrivendo, non dopo le altre lettere, e poi ha detto “la G è difficile” (mentre continuava poi con una “O” distanziata, aggiungendo che “la O è facile, è un tondo!”).
Allora gli ho mostrato in un angolino come era fatta la G, proponendogli di riscriverla nello spazio lasciato libero nel suo nome.
E lui ci ha riprovato.
Oggi Diego ha provato per la seconda volta a pedalare con la bici nuova, regalata dai nonni, ed ha imparato.
A tre anni e dieci mesi, ha fatto subito il passaggio dalla bici senza pedali a quella con i pedali, saltando la tappa delle rotelline.
Da quando si è lasciato andare, non ha più voluto smettere: dopo la prima mezz’ora in giardinetto, siamo tornati a casa per la cena, ma appena ha messo in bocca l’ultima porzione del suo piatto preferito, è saltato giù dalla sedia che ancora stava masticando, e ha chiesto subito di tornare a pedalare ancora.
L’inizio è stato di quelli classici: con Dado ed io che, tipo due carabinieri, lo tenevamo sulle due spalle, e gli camminavanmo a fianco (e poi correvamo) e poi non lo toccavamo più, mentre lui neanche si accorgeva di essere diventato autonomo. Poco dopo, al terzo giro consecutivo del giardinetto percorso da solo, ha spinto di più sul pedale e ha detto: “Posso andare alla velocità che voglio!”
Ieri siamo stati al centro visite Gradina, sopra il lago di Doberdò.
La passeggiata era avvolta nelle fioriture del sommaco, e Diego ha assaggiato la santoreggia.
La guida ci ha spiegato che il lago di Doberdò è in continuo mutamento, e forse tra cento anni sarà ricoperto da un bosco.
La gita di questa domenica era programmata da tempo.
Siamo andati alla casa delle farfalle di Bordano, e alla fine del giro, Diego per la prima volta ha disegnato una farfalla.
Poi ha chiesto di andare a vedere il fiume: bene, il Tagliamento è la mia passione, e così lo ha conosciuto anche lui!
Conclusione in bellezza nel giardino dei nonni, con la raccolta delle ciliegie direttamente dall’albero.
– “Mamma, papà è tanto tempo che non guardiamo Handy Manny… Guardiamo un po’ di Handy Manny?”
– “No, Diego, oggi non è il giorno giusto…”
– “Lo guardiamo quando ci laviamo i capelli?…”
– “…”
– “… sai, oggi pomeriggio mi sono messo un po’ di terra in testa…”
Oggi siamo stati all’Orto Botanico, per la rassegna Invasati. Abbiamo ascoltato le fiabe lette dalle ambasciatrici di Nati per Leggere, assaggiando torte all’arancio ricoperte di petali di fiori e profumate tartine di aglio ursino. Diego era impaziente e voleva tornare a casa, ma quando è cominciato il concerto d’arpa, si è accoccolato sull’erba con noi, e ha ascoltato musica medievale fino alla fine.
