Speriamo

Pensiamo ad una cosa bella al giorno.

La mattina, il buongiorno del Dado.
Poco dopo, ridere fino alle lacrime con l’anteprima di un altro dei video preparato da noi.
Dopo ancora, la pioggia insieme con il sole, fuori dai vetri del bus.
E poi al pomeriggio, mentre attraverso la stazione, ascolto Tu sei qui, e chiudo gli occhi continuando a camminare. Le pareti si allontanano, lo spazio attorno a me si allarga, spinto dagli echi della musica.
E la sera arrivo a casa, il Dado giunge alla porta, e solo il vederlo mi fa sorridere…

E’ più di una cosa bella al giorno!!!

resistiamo

Videointervista a Lillo e Greg, “Intrappolati nella commedia”

Il seguente articolo è stato pubblicato su bora.la

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Venerdì scorso siamo andati a vedere la prima dello spettacolo in scena in questi giorni al teatro Orazio Bobbio, “Intrappolati nella commedia“. E abbiamo trovato un Lillo e un Greg in ottima forma, accompagnati da brillanti attori e attrici, tra cui la collega che in radio li affianca col personaggio di Deborah Jessichi, Chiara Sani.

Quando siamo entrati nel teatro già Cristallo, abbiamo trovato il pubblico delle grandi occasioni. Sala piena, signore che si lamentano perchè è la quinta volta che si alzano per far accomodare gli ultimi spettatori da pigiare nei pochi posti vuoti residui.
All’apertura della scena, vediamo Lillo e Greg che si offrono a vicenda un caffè e che, dotati di una torcia da puntare in platea, testano le reazioni in sala con le prime gag. Buona risposta dal pubblico: si sente che è già pronto ad apprezzare le battute d’inizio.
Durante lo spettacolo, arrivano parecchie risate, e non mancano gli applausi a scena aperta. Per la squadra degli attori, si può dire che non ci sia di che lamentarsi. Il pubblico triestino è attento alle offerte dei teatri, ed è anche preparato: i riferimenti ai leit-motiv della loro trasmissione radiofonica “610” vengono colti con attenzione, come la solo apparentemente casuale esclamazione di Lillo “e ‘sticazzi”, che richiama alla mente dei fan il popolare personaggio Grande Capo Estiqaatsi.

Lo spettacolo narra le disavventure di due attori che si ritrovano intrappolati all’interno di una commedia che non è la loro, che in teoria non dovrebbe essere messa in scena perchè fuori orario, e dalla quale non si può fuggire, dal momento che le porte risultano cieche o orientate su labirinti che fanno tornare al luogo di partenza. Una situazione come questa è l’ideale per sviluppare tutte le espressioni del nonsense di cui Lillo e Greg sono maestri. Nel dividersi lo spazio da protagonisti, che affrontano entrambi la perdita di senso del reale, li vediamo opporre splendidamente le due reazioni tipiche: è meglio adattarsi (più o meno volontariamente) al nuovo assurdo, o cercare di mantenere il proprio centro e continuare a richiamarsi alla ragione?
Non è una operazione da solisti, quella di Lillo e Greg. Gli altri personaggi in scena mutano continuamente d’accento e d’abito. I generi brillanti si alternano. Musical, parodia del quiz televisivo, horror demenziale. Forse c’era materiale per anche più di uno spettacolo. Ma si sa che i nostri autori sono parecchio prolifici. La loro trasmissione radiofonica “610” va in onda tutti i giorni dal 2004, e viene distribuita in un podcast che è il più scaricato della RAI. Chi conosce i temi del nonsense sviluppati in “610”, sa come l’iterazione minimalista sia parte consueta e abbondante della loro arte.
Va notato infine come nello spettacolo ci sia la capacità di fare il verso alle torture della televisione, pur mantenendosi indipendenti rispetto ad essa. Lillo e Greg, una volta “intrappolati”, temono di essere finiti dentro un incubo; e nel capacitarsi dell’incubo ci deliziano con spiegazioni più o meno fantasiose. Tra queste non manca l’ipotesi dell’essere finiti vittima di un perverso programma televisivo. Ma tale ipotesi non è mai del tutto consolatoria.

Il pubblico in sala al teatro Orazio Bobbio Il saluto degli attori e delle attrici

Il giorno successivo, insieme a Davide, abbiamo realizzato una videointervista presso gli spazi de “La Contrada“.
Lillo e Greg ci raccontano come è nata l’opera “Intrappolati nello spettacolo”. Ci spiegano quanto è grande lo spazio del nonsense in Italia e chi lo occupa. Abbiamo scoperto a chi si ispirano, e come sviluppano le loro composizioni. Infine, grazie alla loro visita a Trieste, è emerso che anche qui c’è una enciclopedia De Gambrinis, con due lemmi che riguardano Lillo e Greg…
Buona visione!

Lillo e Greg from davethewave on Vimeo.

Storia di una sariandola (anzi, due)

L’altro giorno Dado mi ha chiamato, prima di prendere il treno per tornare a casa, e ad un certo punto la sua voce è sparita: “‘speta, ‘speta un momento!“, mi dice. “Go visto una picia sariandola, ‘speta che la ciapo!”
Eccola qua, detto fatto, l’ha presa e le ha fatto al volo una foto.
Direttamente dalla mano del Dado.

sariandola colta dal Dado

Questo episodio mi ha ricordato una storia di qualche anno fa, di quando Dado ha salvato una lucertolina in difficoltà.
Dado stava ancora a casa dai suoi, e in campagna erano state messe delle trappole fatte di carta con vischio per topi, una sostanza adesiva che li avrebbe catturati.
E invece ci era finita sopra una lucertolina, si era appiccicata tutta e non riusciva più a liberarsi!
Dado allora, con un batuffolo di alcool, l’aveva staccata con delicatezza dalla carta-vischio, facendo attenzione che non rimanesse lì la coda.
Ma questa lucertolina si era ben ricoperta di adesivo, e continuava a rimanere incollata alla mano del Dado; se si sforzava tutta per spostare una zampina di qua, …splach!, si riappiccicava di là.
Ci è voluta un bel po’ di pazienza, e tutta la proverbiale abilità di Dado nel salvare gli animaletti, per lavarle via l’adesivo di dosso un po’ alla volta. Alla fine era fatta: “Va’ sariandola, cori, scampa via prima che qualchidun altro te ‘rivi a ciapàr!”

La fase dei pecchè

Ale, a due anni e quasi mezzo, è entrato nella fase dei perché. Per ogni cosa che lo incuriosisce, lui chiede “perché?”. E la catena delle domande continua spesso fino a lasciarti senza risposta.
L’altra sera a cena da AleEmmaBibiDodo, verso le nove e mezza, Paola si stava abbioccando sul divano. Ale la guarda e chiede: “Paola dorme. Pecchè?”
Dodo gli risponde: “Dorme perché ha sonno”
Paola sente e aggiunge: “Dormo perché mi sento tranquilla qui con voi”
E Ale al volo: “Paola adesso parla! Pecchè???”

La via del ritorno

Stamattina risveglio all’ostello. Guardiamo dal balcone: nero sopra i monti, come previsto pioverà.
Colazione, bagagli e abbiamo ancora due orette e mezza da passare in città.
Visitiamo al volo due mostre. La prima “La pratica informativa dell’arte” è all’interno del Festival dell’Economia, e ci colpiscono le coloratissime opere di Davide Nido.
La seconda è una mostra di ricamo. Le 50 allieve di una scuola espongono i loro lavori dell’ultimo anno. Bisogna dire che ci sanno fare, alcune opere sono particolarmente fini e delicate.
Nel bel mezzo di una chiacchierata con una autrice -triestina trasferita a Trento- sentiamo il rombo del cielo che protesta.
Gavemo capì! Tornemo a casa!
Corsa sotto i goccioloni e ultimo saluto della vacanza dalla stazione dei treni.
Tra poco si parte e stasera saremo a casa.

Ritorno sull’Inn: Wasserburg

Ieri mattina abbiamo lasciato Monaco perché finalmente il sole è rispuntato. Così abbiamo preso il treno per Mühldorf e da lì abbiamo ripreso la InnTalWeg, stavolta in direzione contraria allo scorrere del fiume.
La tappa verso Wasserburg si è rivelata un continuo saliscendi, con più sali che scendi… Tra boschi e campagne abbiamo scollinato almeno trenta volte. Con alcune pendenze decisamente interessanti, 10-12%.
Risultato: Dado dopo cena ha accusato il colpo e ha avuto la febbre della domenica sera. Passata già dopo una bella dormita.
Oggi giornata di riposo per entrambi, e pioggia che ritorna a bagnare la Baviera.
Abbiamo visitato il museo della città che ci è stato gentilmente aperto nonostante il giorno di chiusura. Ben conservati tanti strumenti di artigianato locale, dai fabbri ai tessitori, farmacisti, calzolai e fabbricanti di spazzole…
Tutti ovviamente e orgogliosamente “Bayerischer”!
Addendum: non abbiamo detto che la tappa in bici è stata di circa 53km. Contando i dislivelli, sicuramente un record. Seconda cosa: ci è spesso capitato di svegliarci per aver sentito persone che parlano, cani che abbaiano, o anche uccellini che cinguettano. Qui a Wasserburg, nella camera affacciata al fiume Inn, siamo stati svegliati dal qua-qua della colonia di Germani reali che abita proprio sulla riva qua sotto.

Dalla campagna alla città

Come da previsione, stamattina il sole è rimasto a dormire e nuvole nere hanno portato pioggia e vento. Quindi i vostri eroi, invece di fare gli eroi, sono andati alla stazione di Garching e hanno preso il primo treno per Monaco. Che, anche se piove, è sempre una città da visitare.
Appena trovato posto in ostello, è venuto giù il diluvio che ci ha costretti a comprare un ombrellino (speravamo di cavarcela senza portarne uno con noi in bici).
Tra gli oltre 40 musei della città, ovviamente ci siamo fiondati all’Hypo KunstHalle per immergerci nell’arte contemporanea (niente croste vecie per noi). Abbiamo trovato un’ottima mostra sul Realismo e quindi sul rapporto tra rappresentazione e soggetto. Dagherrotipi dell’800, nature morte, dipinti che sembrano fotografie, sculture iperrealiste che vorresti dargli la mano; i soggetti variano nel tempo: spazi domestici, ritratti, paesaggi, non luoghi, città affollate, oggetti di consumo.
Per concludere: “begl”.
A cena siamo andati dal “Gildopesce” e poi in una Konditorei. Qui abbiamo scoperto che quella che noi chiamiamo torta Bavarese, qui al centro della Baviera non la chiamano così: “Nicht Bayerische! Erdbeerjougurtshmicktenkatzentorte!”. O perlomeno abbiamo capito così.
Domani e dopodomani ancora pioggia quindi ancora Monaco e musei.