Pause

Messaggio mattutino da Palla:

“Ciao Dado, mi sono chiusa un pò in bagno a riposare con la testa sul braccio, e ora non posso uscire a farmi vedere finché non mi passa lo stampo delle trecce del maglione dalla fronte…”

il maglione responsabile dello stampo Fronte a righe

La fase dei pecchè

Ale, a due anni e quasi mezzo, è entrato nella fase dei perché. Per ogni cosa che lo incuriosisce, lui chiede “perché?”. E la catena delle domande continua spesso fino a lasciarti senza risposta.
L’altra sera a cena da AleEmmaBibiDodo, verso le nove e mezza, Paola si stava abbioccando sul divano. Ale la guarda e chiede: “Paola dorme. Pecchè?”
Dodo gli risponde: “Dorme perché ha sonno”
Paola sente e aggiunge: “Dormo perché mi sento tranquilla qui con voi”
E Ale al volo: “Paola adesso parla! Pecchè???”

La via del ritorno

Stamattina risveglio all’ostello. Guardiamo dal balcone: nero sopra i monti, come previsto pioverà.
Colazione, bagagli e abbiamo ancora due orette e mezza da passare in città.
Visitiamo al volo due mostre. La prima “La pratica informativa dell’arte” è all’interno del Festival dell’Economia, e ci colpiscono le coloratissime opere di Davide Nido.
La seconda è una mostra di ricamo. Le 50 allieve di una scuola espongono i loro lavori dell’ultimo anno. Bisogna dire che ci sanno fare, alcune opere sono particolarmente fini e delicate.
Nel bel mezzo di una chiacchierata con una autrice -triestina trasferita a Trento- sentiamo il rombo del cielo che protesta.
Gavemo capì! Tornemo a casa!
Corsa sotto i goccioloni e ultimo saluto della vacanza dalla stazione dei treni.
Tra poco si parte e stasera saremo a casa.

Ritorno sull’Inn: Wasserburg

Ieri mattina abbiamo lasciato Monaco perché finalmente il sole è rispuntato. Così abbiamo preso il treno per Mühldorf e da lì abbiamo ripreso la InnTalWeg, stavolta in direzione contraria allo scorrere del fiume.
La tappa verso Wasserburg si è rivelata un continuo saliscendi, con più sali che scendi… Tra boschi e campagne abbiamo scollinato almeno trenta volte. Con alcune pendenze decisamente interessanti, 10-12%.
Risultato: Dado dopo cena ha accusato il colpo e ha avuto la febbre della domenica sera. Passata già dopo una bella dormita.
Oggi giornata di riposo per entrambi, e pioggia che ritorna a bagnare la Baviera.
Abbiamo visitato il museo della città che ci è stato gentilmente aperto nonostante il giorno di chiusura. Ben conservati tanti strumenti di artigianato locale, dai fabbri ai tessitori, farmacisti, calzolai e fabbricanti di spazzole…
Tutti ovviamente e orgogliosamente “Bayerischer”!
Addendum: non abbiamo detto che la tappa in bici è stata di circa 53km. Contando i dislivelli, sicuramente un record. Seconda cosa: ci è spesso capitato di svegliarci per aver sentito persone che parlano, cani che abbaiano, o anche uccellini che cinguettano. Qui a Wasserburg, nella camera affacciata al fiume Inn, siamo stati svegliati dal qua-qua della colonia di Germani reali che abita proprio sulla riva qua sotto.

Dalla campagna alla città

Come da previsione, stamattina il sole è rimasto a dormire e nuvole nere hanno portato pioggia e vento. Quindi i vostri eroi, invece di fare gli eroi, sono andati alla stazione di Garching e hanno preso il primo treno per Monaco. Che, anche se piove, è sempre una città da visitare.
Appena trovato posto in ostello, è venuto giù il diluvio che ci ha costretti a comprare un ombrellino (speravamo di cavarcela senza portarne uno con noi in bici).
Tra gli oltre 40 musei della città, ovviamente ci siamo fiondati all’Hypo KunstHalle per immergerci nell’arte contemporanea (niente croste vecie per noi). Abbiamo trovato un’ottima mostra sul Realismo e quindi sul rapporto tra rappresentazione e soggetto. Dagherrotipi dell’800, nature morte, dipinti che sembrano fotografie, sculture iperrealiste che vorresti dargli la mano; i soggetti variano nel tempo: spazi domestici, ritratti, paesaggi, non luoghi, città affollate, oggetti di consumo.
Per concludere: “begl”.
A cena siamo andati dal “Gildopesce” e poi in una Konditorei. Qui abbiamo scoperto che quella che noi chiamiamo torta Bavarese, qui al centro della Baviera non la chiamano così: “Nicht Bayerische! Erdbeerjougurtshmicktenkatzentorte!”. O perlomeno abbiamo capito così.
Domani e dopodomani ancora pioggia quindi ancora Monaco e musei.

Viva l’A: partenza!

Siamo partiti dall’unico porto di un grande impero (ex) per raggiungere la nostra nonnapatria. Dopo i saluti di Franco all’imperial regia stazione di Trieste siamo saliti sui treni della Repubblica.
Diciamo che il servizio stavolta non è stato amico delle bici… A quasi ogni stazione da mestre in poi, tre cambi di treno compresi, c’erano sempre accese discussioni sul fatto che volevano salire più bici di quante ce ne stavano nella carrozza dedicata. Anche noi a Verona abbiamo dovuto fare il pianto greco del “non potere separare marito e moglie” quando si erano esauriti i posti e Paola era su e io giù dal treno
Abbiamo incontrato i soliti strani compagni di viaggio: un somalo leghista vangelomunito ci ha attaccato bottone dicendo che gli piace dare consigli ai giovani. Una giapponesa col trucco rosa e le calze di lana (con 30 gradi e afa!), interessata alle differenze tra vocali italiane e giapponesi e alla difficoltà della grammatica italiana. In confronto alla sua che per noi è giapponese. Appunto.
Una nigeriana verde speranza vestita, con vistoso ciondolo dorato a forma di $, che voleva dimostrarmi:
1) la necessità di credere in dio
2) la superiorità dell’uomo sulla donna. – Che, devo darti lezioni di femminismo io? –
3) il fatto che all’inferno è brutto come quando metti la mano sulle fiamme del fornello.
E pensare che invece con ’sto caldo mi ci stavo già abituando…

Innsbruck è molto bellina e ci ha accolto per benino. Già nel primo negozio di paccottiglia tirolese volevo comprarmi un loden… E viva l’A e po’ bon!!!

AmicoGeko

Oltre a quella delle nottole, c’è anche un’altra storiella animalesca simpatica da raccontare.
Qualche settimana fa, come al solito vado a chiudere le persiane della finestra della camera prima di andare a dormire. Mentre apro la finestra vedo con la coda dell’occhio qualcosa che si muove.
Alzo la testa e paf!, una cosa verdastra cade dalla parete e comincia a correre sul pavimento.
Svelto (io), l’abbranco tra le mani. È un geco!
Cerca di scappare ma tengo le mani chiuse. Chiamo Paola e mi faccio portare un Tupperware. Lo appoggio dentro e chiudo il tappo. Ma così non mi piace, poverino…
Vado a prendere il setaccio della farina, tolgo il coperchio e lo appoggio sopra la scatola. Adesso può respirare tranquillo!
Me lo guardo un po’: le zampe appiccicose che possono aderire su tutte le superfici sono proprio carine. Gli occhietti vigili.
Cerco notizie su internet: che bestia è? che ci fa da queste parti? cosa mangia? cosa beve? lo teniamo?
Posto che tenere un animaletto a casa non è comunque facile, tenere un geco non è comodo. Per la cronaca il geco è un rettile cacciatore notturno. Mangia farfalle, falene, grilli, larve, scarafaggi, cacciandoli vivi, dal crepuscolo in poi. Già qua è un problema: chi se lo tiene a casa in un terrario, si deve attrezzare anche di un altro terrario, dove dovrà allevare anche gli insetti che serviranno da pasto al geco…
Mi dispiace, stasera fai digiuno, non ho grilli sottomano. Però leggo su internet che per dargli da bere basta spruzzare il terrario con l’acqua, e poi lui si va a bere le gocce dalle pareti.
Il secondo problema è che il geco, come tutti i rettili italiani, è una specie protetta. Chi lo tiene a casa in cattività è multabile. Di suo, comunque, il geco entra a casa della gente, approfittando delle imposte aperte, e viene a cacciare anche in coabitazione con gli umani.
Bon, anche se ci avevo già fatto amicizia, mi sono risolto di lasciarlo libero il giorno dopo. Così, con un ultimo saluto, l’ho lasciato al giardinetto, su un muretto tra le cui fessure può farsi un nido. Ciao!

Questo per tutti quelli che credono che in città la natura non esiste.
E questo in foto è lui, l’amicoGeko, fotografato sulla parete, un secondo prima che mi cascasse quasi sulla testa!
amicoGeko

Dado in trasferta

Vado a Roma per qualche giorno al corso allenatori. Sto partendo proprio ora, sono sul treno in partenza.
Per strada, qualche minuto fa, pensavo: “fra cinque giorni, al ritorno, riconoscerò ancora la mia ristrutturanda casa?”. I lavori procedono spediti, in una settimana faranno passi da gigante!
Invece, poco fa, mentre portavo il borsone e lo piazzavo sul portabagagli in alto, la seconda domanda: “perché non ho preso la valigia con le ruote???”
Sono sopra a Barcola adesso, guardo il mare e mi manca già Trieste… e Paolina…