Moltiplicazione

Le prime tovagliette che ho cucito e trapuntato sono entrate in lavoro, e da qualche giorno raccolgono l’acqua ribaltata a pranzo o la polvere di zucchero a velo del pandoro addentato a colazione.
Con le striscie di stoffa colorata rimasta da questo e da altri lavori precedenti, ho composto una nuova opera che è ancora in attesa di essere consegnata, e senza saperlo ho messo in pratica alcune tecniche ben definite del patchwork, che partono dai piccoli resti di stoffa per combinare casualmente geometrie non rettilinee e nuove ricette di colore.

unione di tutte le pezze tovagliette in lavoro con l'imbottitura

Da lì, si sono moltiplicati gli spunti.

I nomi degli stili del patchwork sono i più vari e dettagliati.
“Crazy quilt” è la composizione che non bada alle linee dritte. Abbellita a volte da ricami elaborati, era nata già in epoca vittoriana.
Da principiante che stranamente trasforma tutte le diagonali in curve che virano nella stessa direzione, mi ci sono subito affezionata… e poco dopo per contrasto ho finalmente cominciato ad esercitarmi con le cuciture così dritte da cercar di seguire il singolo filo della trama.
“Modern” è lo stile contemporaneo, che non bada per forza alle geometrie perfette di stelle e quadri infiniti. Dopo aver letto la storia della sarta che mostrava la enorme trapunta regalata alla figlia dopo tre anni di lavoro di unione di triangoli perfetti, ho pensato: il geometrico classico non fa per me.
“Improv” è lo stile che improvvisa, senza un disegno prefissato, provando ad unire le striscie di colore come vengono, una pezza dopo l’altra… e il tessuto si fa tavolozza di colori che si moltiplicano.
Mi sono detta: questo è il mio.

Sono corsa in negozio a comprare striscie di rossi, verdi e blu come se fossero pastelli, e l’esercizio di accostamento pezzo dopo pezzo è cominciato.
Cosa ne verrà fuori?