Progetto o improvvisazione?

Da quando ho iniziato a cucire, vestiti o patchwork, tempo e pazienza per le prove sono sempre stati pochi.
Spesso mi butto direttamente nel lavoro definitivo. Se faccio errori, me li tengo (o, se so come fare, li riparo).
A volte unisco striscie di colore di getto, per comporre un patchwork mezzo astratto e mezzo figurativo. Oppure comincio con un piccolo progetto sulla carta, appena abbozzato. Ma è solo quando il lavoro viene messo insieme e diventa di grandi dimensioni, che scopro il vero peso delle masse. Insomma, lo capisco quando l’ho finito.

Beh, è proprio dagli errori, che si impara, no?

Anche con il trapunto a mano libera è stato così.
Dopo settimane di attesa prima di entrare veramente in questa nuova tecnica, venerdì ho montato il nuovo piedino con la molla, quello ufficiale per ricamo e rammendo, e ho usato solo tre dei miei dieci quadrati di stoffa imbottita che avevo messo da parte per farci delle prove.
Siccome il terzo quadratino di prova cominciava ad essere buono… ho osato e mi sono trasferita su un lavoro definitivo.

La mia prima avventura di trapunto improvvisato si è riversata su un quilt abbastanza ampio (55×70 cm), che era stato preparato nel corso di diverse sessioni di cucito. Se lo rovinavo con l’ultima operazione, quel che era fatto era fatto. Ma in fondo, la composizione, per come mi stava venendo fino a quel momento, con sole righe dritte parallele e blande curve, era troppo moderata e tranquilla, insomma, noiosa…
Quindi, perchè non arricchirla subito con una cascata d’onde ricciolute e barocche?

quilt in lavoro difetti da "freno a mano" esercizi di trapunto a mano libera dalle curve ai riccioli

Devo dire che la mia idea iniziale di trapunto a mano libera era quella per cui, con il freno sul pedale, pian pianino guidavo la stoffa come una principiante della scuola guida, che si ferma ad ogni incrocio, e guarda tutte le volte se la strada è proprio libera e deserta.
Il problema è che, se si va troppo piano, il filo viene tirato, e si formano “raggi e ciglia” attorno alle curve del punto ricamato, insomma dei difetti, che sono proprio il segno della presenza del freno a mano.
Quindi, l’unica soluzione è proprio quella di pigiare sull’acceleratore… e sentire la macchina sferragliare con mille colpi del motore sull’ago… e lasciar scorrere le curve e le volute libere, non più inibite, così come vengono… insomma, bisogna tappare il naso e tuffarsi nell’acqua gelida…

Splassssh!
Ho cominciato a nuotare.

Chissà se queste nuvole spumose, che si accumulano nel cielo dorato del mio primo disegno di stoffa, rotoleranno giù dissolvendosi nel mare rosso del tramonto?

il mio primo quilt

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