Avevo l’influenza

Oggi Diego ha ricevuto la sua seconda scatola gioco dei pirati.
Si combina bene con la prima, quella era di legno, la nuova è di cartone, ed in questo periodo Diego dà facilmente vita a molte scenette con i vari personaggi.
Nella nave di cartone c’è un foro da cui sbuca all’altezza giusta il cannoncino di legno della prima serie.
Diego mi chiede: “Spara con il cannone!”
Io gli rispondo: “Non voglio sparare, non voglio fare questa parte”
E Diego aggiunge: “Allora devo farlo io?”
Cerco di salvarmi con un: “Puoi fare paura mostrando che ce l’hai, e poi non lo usi”.

Più tardi Diego è vestito con berretto e giaccone, sta per raggiungere Dado che si avvia alla porta, per andare ad una festa dei nostri amici. Passa a salutarmi con un bacino mentre io resto a casa sopra molti cuscini e sotto le coperte.
“Mi mancherai”, dico a Diego dandogli il cambio per una volta, dato che di solito lo dice lui, se qualcuno di noi esce la sera.
Diego mi risponde pronto: “Un’altra sera andremo tutti assieme, tu papà ed io, ad un’altra festa”.

Non dovrei far fare a Diego discorsi troppo da grande.
Ma forse per il fatto che avevo la febbre, sono giustificata.

A Diego piacciono le mostre

In questo periodo Diego comincia a seguirci su attività che piacciono anche a noi, come l’andar per musei.
Oggi siamo andati a vedere i disegni di Nicoletta Costa a Muggia.
Qualche giorno fa abbiamo preso il treno fino a Treviso per vedere una mostra su piante e neuroscienze. Quando siamo arrivati al libro delle firme dei visitatori, Diego ha lasciato come autografo il suo primo disegno di un fiore.

treviso plantarium firme il mondo di nicoletta costa

L’uso del ghiaccio di una volta

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Nel giorno di Santo Stefano, siamo tornati allo stagno di Gropada, dopo otto anni che non lo visitavamo.
La giornata di sole invernale era calda, eppure la superficie dell’acqua si è rivelata ghiacciata, con lunghi cristalli a forma di stella.

Dal pannello del posto abbiamo letto che il ghiaccio sullo stagno si vedeva di frequente.
“Oggi uno stagno rappresenta una risorsa ambientale, culturale, educativa e turistica. Un tempo però per gli abitanti del Carso gli stagni rappresentavano una risorsa economica diretta. Erano infatti fondamentali per l’abbeverata del bestiame domestico (mucche, pecore, capre, cavalli) e della selvaggina, per lavare i panni, per irrigare gli orti siccitosi e anche, se si asciugavano le cisterne, come risorsa idrica d’emergenza. Inoltre, gli stagni più vicini ai paesi fungevano da serbatoio d’acqua d’emergenza da cui far partire la catena umana di secchi per spegnere gli incendi. Ma erano anche piscina e luogo ricreativo per molti giovani che vi si rinfrescavano dalle calure estive.
Infine, date le basse temperature invernali, si formava negli stagni uno spessore di ghiaccio che arrivava anche ai 20 centimetri. Esso veniva tagliato in blocchi e poi conservato in cavità a forma di cisterna circolare, profonde dai 7 ai 10 metri, che prendono il nome di ghiacciaie (jazere o ledenice). Il ghiaccio non veniva venduto solo a Trieste, ma commercializzato in tutta Europa e caricato in botti di legno foderate con paglia su navi che giungevano sino in Egitto. Questo commercio fu però abbandonato agli inizi del ‘900 per la forte concorrenza del ghiaccio prodotto con i refrigeratori elettrici.”

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Diego scrive

Finora Diego era abituato a firmare i suoi disegni con una serie di cinque-sei cerchietti: il suo nome era un elenco di simboli tondi; cosa ci si dovesse mettere dentro, era ancora da venire.
Oggi siamo andati a mangiare la pizza, e come sotto piatto Diego ha ricevuto un divertente foglio da colorare con i pennarelli.
Davide gli ha buttato lì un: “scrivi il tuo nome”.
E Diego, di punto in bianco, lo ha scritto. Non gli abbiamo dato riferimenti. Solo la “G” stava in uno spazio incerto della sua mente, forse per questo Diego l’ha abbozzata a semi cerchio al di sopra della riga su cui stava scrivendo, non dopo le altre lettere, e poi ha detto “la G è difficile” (mentre continuava poi con una “O” distanziata, aggiungendo che “la O è facile, è un tondo!”).
Allora gli ho mostrato in un angolino come era fatta la G, proponendogli di riscriverla nello spazio lasciato libero nel suo nome.
E lui ci ha riprovato.

Diego scrive il suo nome

Molti cambiamenti in pochi giorni

Lunedì mattina Diego ha chiesto di non prendere l’autobus, per poter andare in monopattino in asilo.
Martedì sera, nella vasca da bagno, non ha più avuto paura di lavarsi i capelli, e si è gettato ciotole d’acqua in testa ridendo.
Il giorno prima, l’ho visto montare un camioncino di pezzetti LEGO guardando da solo le istruzioni.
La settimana scorsa ha imparato a spingersi sull’altalena, e per essere sicuro di andare veloce, si è esercitato per più di un’ora.
Ieri pomeriggio, mentre il nonno Franco giocava con lui a pescare i numeri della tombola dal sacchetto, ha scelto il numero quattro e lo ha messo, gongolando, al posto giusto sul tabellone.

La torta dei quattro anni

Diego va in bici

Oggi Diego ha provato per la seconda volta a pedalare con la bici nuova, regalata dai nonni, ed ha imparato.
A tre anni e dieci mesi, ha fatto subito il passaggio dalla bici senza pedali a quella con i pedali, saltando la tappa delle rotelline.
Da quando si è lasciato andare, non ha più voluto smettere: dopo la prima mezz’ora in giardinetto, siamo tornati a casa per la cena, ma appena ha messo in bocca l’ultima porzione del suo piatto preferito, è saltato giù dalla sedia che ancora stava masticando, e ha chiesto subito di tornare a pedalare ancora.

L’inizio è stato di quelli classici: con Dado ed io che, tipo due carabinieri, lo tenevamo sulle due spalle, e gli camminavanmo a fianco (e poi correvamo) e poi non lo toccavamo più, mentre lui neanche si accorgeva di essere diventato autonomo. Poco dopo, al terzo giro consecutivo del giardinetto percorso da solo, ha spinto di più sul pedale e ha detto: “Posso andare alla velocità che voglio!”

Diego va in bici